I secoli oscuri (secoli XIII-IX)
Migrazione e trasformazioni durante i secoli oscuri
01 Il periodo fra il tramonto della civiltà micenea… §
Il periodo fra il tramonto della civiltà micenea e l’inizio del VIII secolo viene definito, generalmente, età oscura o secoli oscuri (medioevo ellenico). Il risultato della rovina della cultura micenea fu un’epoca buia, che durò circa per trecento anni. La rottura con il passato fu effettivamente radicale; i Greci che vennero dopo ignorarono quasi tutti gli aspetti veramente importanti del mondo che ritrassero nella poesia eroica: l’organizzazione sociale, la cultura materiale, il suo sistema di scrittura. I secoli oscuri furono sconvolti da grandi migrazioni e trasformazioni. I due grandi flussi migratori furono: la “migrazione egea”, coloni greci passarono, attraverso le isole egee, sulla costa occidentale dell’Asia Minore e “migrazione dorica*”, greci nord-occidentali e Dori occuparono le regioni meridionali della penisola greca. Probabilmente, in epoca micenea, gli antenati dei Dori e dei greci nord-occidentali vivevano nei territori a settentrione e a occidente che erano ai margini della civiltà micenea. Ma chi erano i Dori? In epoca storica i Dori erano distinti da altri Greci per il dialetto e per certi costumi sociali comuni: per esempio, ogni stato dorico era diviso in tre phylai (tribù), e cioè gli Illi, i Dimani e i Pamfili; inoltre, vi sono alcune istituzioni primitive che si possono ritrovare in comunità doriche pur molto distanti tra loro come Sparta e Creta. I Dori, sconosciuti al racconto omerico della Grecia, occuparono la maggior parte di quello che era stato il cuore del potere miceneo: il Peloponneso, e in certe zone come Argo e Sparta dominarono su una popolazione non dorica. La leggenda spiegava che erano arrivati solo in tempi recenti: i figli dell’eroe semidivino Eracle* erano stati esiliati da Micene, e più tardi ritornarono con i Dori a reclamare la loro eredità. I Dori occuparono Creta, le isole meridionali dell’Egeo e quasi tutto il Peloponneso, ad eccezione della parte centrale, l’Arcadia, dove si manteneva il popolo degli Arcadi, popolo greco di stirpe* eòlica, che l’aveva precedentemente occupata. L’Attica e l’Eubea non furono interessate da tale movimento. La loro invasione non si compì in un solo momento, né con le stesse modalità: la città di Pilo, in Messenia, rimase completamente spopolata, mentre è possibile che nel Poloponneso meridionale, ad Amicle, si sia mantenuta una certa continuità di elementi protogreci. Pochi chilometri più a nord di questa località nacquero quattro villaggi dorici, uniti sotto il nome di Sparta; un altro nome usato per il territorio era Lacedemone, e da esso la tribù dorica prese il nome di Lacedemoni. La sorte degli abitanti pregreci fu, nel complesso, molto differenziata da luogo a luogo. Alcuni si unirono, altri fuggirono; quanti fecero resistenza furono in parte annientati o ridotti in schiavitù. A partire dalla fine del XI secolo circa, un’altra migrazione coinvolse coloni greci che occuparono le coste occidentali dell’Asia Minore. Anche in questo caso non fu un movimento unico, ma di un processo che richiese più di un secolo. Sulle rive della penisola anatolica affacciate all’Egeo nascevano così, più a nord L’Eolide, occupata da genti che provenivano dalla Tessaglia e dalla Beozia; al centro la Ionia, formata da gruppi originari dell’Attica e dell’Eubea; a sud i Dori. Gli Ioni erano più numerosi, per questa ragione il loro nome fu usato per indicare tutti i Greci dell’Asia Minore occidentale; oggi questo fenomeno viene definito come “migrazione ionica”. La colonizzazione fu possibile dal fatto che nessuno stato organizzato si trovava sul cammino dei coloni. Con la crisi apertasi a seguito della distruzione della cultura micenea, il sistema economico e sociale che resse per secoli si estinse: non si costruirono più grossi edifici in pietra (mégaron) come quelli di Tirinto e Micene, ma semplici e povere case, anche per i nobili; la scrittura* fu dimenticata, il sistema economico che favoriva il mantenimento dei centri micenei fu abbandonato. E’ possibile che i signori micenei avessero rappresentato soltanto un’aristocrazia ristretta, mentre lo stile di vita della massa non fosse diverso da quello degli invasori. Ne derivarono mutamenti nella struttura del commercio, iniziò l’età del ferro (a partire dal 1050 il ferro cominciò a sostituire il bronzo); Cipro costituiva un importante centro di scambi. Il potere dei re, non assoluto neppure nell’età micenea, va progressivamente riducendosi, fino a scomparire del tutto a vantaggio della nobiltà (talvolta i nobili portavano il titolo di basileús -vedere civiltà micenea); questa monopolizza la proprietà terriera, conquista un primato economico e militare che diventa anche primato politico. Così si arrivò alla scomparsa della monarchia (in Grecia l’eliminazione della monarchia non è mai passata come un evento spettacolare come invece a Roma): i nobili si sostituirono al re nel governo dello stato e, al posto delle monarchie micenee o omeriche, sorsero altrettante repubbliche aristocratiche*. Le nuove repubbliche furono dunque governi di classe, i quali sancirono il prepotere di quella ristretta casta di cittadini che aveva provocato, nel proprio interesse, l’indebolimento e la caduta del governo regio. La maggioranza della popolazione era costituita probabilmente da contadini legati alla nobiltà da diversi tipi di obblighi. Il ruolo dell’assemblea popolare, per quanto esisteva, era soltanto passivo. Queste sono le condizioni sociali ricostruibili dai poemi epici per l’ultima parte dei secoli oscuri. Non deve essere dimenticato che questo periodo, detto medioevo ellenico per alludere ad un regresso di civiltà, sarà determinante per i secoli successivi; il mondo greco dall’VIII secolo in poi è il frutto di questi “secoli oscuri”.
02 Migrazione dorica* Alcuni archeologi moderni non credono ad… §
Migrazione dorica* Alcuni archeologi moderni non credono ad una invasione dorica, ma affermano che diversi raggruppamenti etnici erano presenti fin dall’inizio della cultura micenea: i palazzi sarebbero stati distrutti da razziatori di passaggio. Tuttavia, la ricerca di nuovi insediamenti, l’abbandono dei vecchi e l’uso come luoghi di sepoltura di questi ultimi, suggeriscono l’afflusso di una nuova popolazione. Sebbene non si possa provare che i Dori abbiamo distrutto la cultura micenea, sembra probabile che questi misteriosi Dori abbiano approfittato del vuoto che si era venuto a creare dopo la distruzione della civiltà micenea.
03 Eracle* La leggenda del “ritorno di Eracle” è… §
Eracle* La leggenda del “ritorno di Eracle” è un mito di legittimazione che spiega in base a quale diritto un popolo del tutto sconosciuto al mondo degli eroi dell’epica abbia ereditato il territorio dei Greci micenei e asservito una parte della popolazione che lo abitava.
04 Stirpe* Si possono distinguere tre diverse stirpi greche §
Stirpe* Si possono distinguere tre diverse stirpi greche, che parlano differenti dialetti: gli Ioni abitarono l’Attica, l’Eubea e la Ionia d’Asia Minore; i Dori, che assimilarono anche gli Achei, si stanziarono nel Peloponneso, Grecia centrale ed Epiro; gli Eoli popolarono la Beozia, la Tessaglia e l’Eolide d’Asia Minore. In Arcadia come a Cipro, il dialetto locale conservó elementi della lingua comune micenea (arcado-cipriota).
05 Scrittura* Anche se non vi sono certezze §
Scrittura* Anche se non vi sono certezze, sembra che l’alfabeto fenicio fu importato e adottato dai Dori al posto della vecchia scrittura lineare B.
06 Aristocratiche* La parola “aristocrazia” che significa “potere o… §
Aristocratiche* La parola “aristocrazia” che significa “potere o governo dei nobili” deriva da “àristoi”, cioè i “migliori”. Diciamo “repubbliche aristocratiche” perchè il privilegio di esercitare le cariche pubbliche era ristretto a coloro che appartenevano alle famiglie nobili.
Età arcaica* (secoli VIII-VI)
07 Gli inizi della “ pólis ” §
Gli inizi della “pólis”
08 Il periodo arcaico è l’epoca nella quale nasce… §
Il periodo arcaico è l’epoca nella quale nasce la forma di organizzazione sociale e statale tipica del mondo greco, la cosiddetta pólis (pl. póleis) o città-stato. Il costituirsi di nuove repubbliche aristocratiche favorì il sorgere di vere e proprie città, nelle quali fu stabilita la sede del governo, dove vennero a dimorare i magistrati che ricoprivano i vari uffici pubblici, dove affluì, dalle campagne, una parte più o meno numerosa della popolazione per dedicarsi a tutti quei piccoli mestieri e commerci, dei quali si sente subito la necessità là dove si riunisce a vivere un certo numero di persone. Questi stati greci erano tutti assai piccoli, alcuni piccolissimi: ogni stato non contava che una sola città vera e propria; nel resto del territorio, la popolazione viveva disseminata in casolari isolati o in villaggi. In origine il termine pólis stava certo a designare la collina fortificata, ma in seguito indicò anche l’insediamento ai piedi di essa o, più in generale, una località chiusa. Il termine ha più di un significato: pólis poteva indicare semplicemente l’insediamento chiuso, “la città” in senso materiale, cioè l’insieme degli edifici a volte cinta da mura fortificate; poteva anche significare un’unione di persone, una comunità di uomini, racchiusa intorno ad un centro cittadino. Una comunità che regolava i suoi affari in modo autonomo, secondo regole stabilite in comune. E’ naturale chiedersi quando e perché sorse la pólis. Alcuni caratteri dei poemi omerici*, indicano già l’esistenza della pólis, in tutti i suoi aspetti fondamentali, alla fine del medioevo ellenico. Dal medioevo ellenico emerse una società con poca o nessuna storia alle spalle, e senza costrizioni sociali o religiose; essa riuscì a creare un senso della comunità basato sulla giustizia e sulla ragione, forse perché le sue istituzioni erano primitive e le sue forme di comando incerte. Tale sviluppo permise agli abitanti della città di controllare quasi tutte le questioni relative al governo della città, e tale forma di governo divenne predominante nel mondo greco per circa un millennio. Gli archeologi modermi optano per l’VIII secolo come inizio della pólis: secondo criteri moderni si tratta di villaggi piuttosto grandi. In alcuni casi la pólis poteva comprendere sia la città che la campagna: in questo caso tutti i membri della comunità prendono il nome della località centrale; così gli abitanti dell’Attica che politicamente appartenevano alla città di Atene si chiamavano Ateniesi. In genere i greci per indicare la nazionalità usavano il nome della comunità di abitanti, locale o tribale (per esempio i focesi). Quanto al motivo per cui fu adottato questo tipo di organizzazione sociale, possiamo fare solo delle ipotesi: certamente la divisione geografica del paese in piccole regioni separate dalle montagne o dal mare, ha avuto un ruolo importante; tuttavia, anche in quelle regioni dove le condizioni sembravano permettere l’unione di un territorio più grande, si crearono più comunità indipendenti, come in Beozia ed in alcune isole. Ogni pólis aveva una rocca, detta acropoli, una piazza per i mercati e le riunioni “agorá”, in cui il popolo poteva ritrovarsi in occasioni importanti. Nel corso del tempo qui si costruirono gli edifici pubblici e, il piú delle volte, una cinta di mura che la proteggeva dai nemici. A partire dal VII secolo, i greci ricominciarono a ricostruire edifici di rappresentanza in pietra: non si trattava più di palazzi (come nell’età micenea) ma di templi. L’immagine della pólis nell’età classica è caratterizzata dalla libertà economica e dalla partecipazione dei contadini, ma non dobbiamo trascurare il tipo di servaggio a cui alcuni di essi erano sottoposti. A fianco dei contadini liberi (disponevano di proprietà e di una loro forza lavoro composta da schiavi) ne troviamo altri in uno stato di dipendenza che possiamo definire servitù della gleba. Non in tutta la Grecia esistevano contadini liberi; probabilmente i rapporti tra i signori potenti e i contadini si sono creati durante la migrazione e poi con la successiva colonizzazione. La “sottomissione degli autoctoni” è stata differente fra regione e regione in base al numero dei nuovi venuti (che poi divengono proprietari terrieri) o dal tipo di organizzazione economica esistente. Nella Grecia del V e del VI secolo (età classica) si sviluppa un altro tipo di organizzazione politica: l’éthnos (stato etnico o tribale), cioè uno stato, come gruppo di popoli o tribù, la cui identità è la stirpe. La dimensione territoriale dello stato etnico comprende tutte le popolazioni che si identificano nella stirpe (discendenza da un unico capostipite). L’Arcadia, per esempio, era la regione della nazione degli arcadi, l’Etolia degli etoli. Questo tipo di organizzazione politica, in età classica, la troviamo ancora nelle zone più sottosviluppate della Grecia nord-occidentale, presso i focesi, i locresi, gli eniani, gli arcaniani e gli etoli. Talvolta le due organizzazioni politiche, la pólis e l’éthnos, coesistevano all’interno di uno stesso stato etnico come in Tessaglia, Arcadia, Acaia. Oppure una pólis assumeva il ruolo di guida, come fecero Tebe in Beozia e Opunte in Locride orientale.
09 Arcaico* “Arcaico” è una parola greca (archàos) §
Arcaico* “Arcaico” è una parola greca (archàos), che non significa semplicemente “antico”, ma piuttosto “molto antico, antichissimo, originario”; sicché si è adottato questo termine per indicare la fase, l’aspetto, il periodo più antico dei singoli argomenti di studio dell’antichità. Cosí, nella storia dell’arte antica, greca o romana, si designano come “arcaici” i periodi più antichi che precedono le fasi “classiche”, mature, di pieno sviluppo delle singole arti.
10 Poemi omerici* Le caratteristiche fisiche della pólis del… §
Poemi omerici* Le caratteristiche fisiche della pólis del tardo medioevo ellenico sono così descritte da Nausicaa.
11 Un muro la cinge §
Un muro la cinge, alto, e bello ai lati della città si apre un porto, ma stretta è l’entrata; le navi ben manovrabili lungo la strada son tratte in secco, e hanno la piazza [dell’assemblea], intorno a un bel tempio [tempio di Posidone], pavimentata di blocchi di pietra cavata.
da Omero, Odissea
La seconda colonizzazione
12 Il nuovo moto migratorio (secoli VIII-VI) §
Il nuovo moto migratorio (secoli VIII-VI), chiamato seconda colonizzazione o grande colonizzazione, vede le popolazioni greche fondare nuove colonie* nelle zone costiere del Ponte Eusino (mar Nero) e del Mediterraneo occidentale, “Come rane intorno ad uno stagno” con queste parole Platone (Fedone, 109) descrive l’area d’insediamento greco nel V secolo. I motivi della migrazione furono numerosi: talvolta derivarono dalla necessità di trovare fonti di sussistenza dato che la naturale povertà del suolo greco non garantiva un approvvigionamento sufficiente per tutta la popolazione (sovrappopolazione); talaltra furono motivi politici a spingere una minoranza perseguitata ed oppressa a cercare lontano dalla patria pace e possibilità di lavoro; altri casi potevano essere legati ad ingiustizie, disuguaglianze, scarsezza di terreno fertile, personaggi ambiziosi ed esuberanti che potevano mirare a posizioni di prestigio* e, anche se marginali, ricerca di nuove fonti di materie prime e nuovi sbocchi commerciali. Salvo rare eccezioni, l’iniziativa della colonizzazione non spettò alle póleis (non esistevano le condizioni), ma a particolari gruppi di cittadini (non necessariamente della stessa città-madre), che partivano per volontà propria, anche se spesso venivano aiutati dallo stato con doni di armi o di navi, piu il capo dell’impresa. Una volta giunti a destinazione rimanevano solitamente in buoni rapporti con la madrepatria (metropolis) , ma mai in rapporti di dipendenza. Due furono i campi principali della espansione coloniale greca: la regione costiera della Macedonia, della Tracia e dei territori intorno al Ponte Eusino; L’Italia e la Sicilia*. La colonizzazione della prima zona (VII secolo) fu opera prevalentemente dei Greci dell’Asia minore, le cui città erano allora piú ricche e popolose che non quelle della Grecia propriamente detta: basti pensare che la ionica Mileto disseminò i suoi coloni in decine di città. L’importanza economica di questa regione consisteva nella sua abbondantissima produzione di grano e di pesce. Qui i milesi fondarono Istros, Olbia, Apollonia (Sozopol), Odessos (Varna), Tomis (Costanza), Theodosia (Feodosia), Pantikapaion (Kerc), Fais (presso Poti). Coloni di megara fondarono Eraclea Pontica (Eregli), Kallatis (Mangalia), Chersonesos (Sebastopoli), Mesambria (Nessebar), Calcedonia e Bisanzio. Nel secolo VIII si stanziarono a Corcira (Corfù) coloni dapprima di Eretria, poi di Corinto. Attorno al 625 Corcira e Corinto fondarono insieme Epidamno (Durazzo). Non sono sicuri i dati sulla fondazione di Sinope e Trapezunte. Anche piú rilevante fu la colonizzazione greca nelle terre d’occidente. Fondazione dei corinzi fu Siracusa (destinata a divenire la piú grande città greca dell’occidente) attorno al 733; da Siracusa furono fondate Akre e Camarina. Coloni di Calcide ed Eretria si insediarono nell’isola di Pitecussa (Ischia), forse per i giacimenti di rame, attorno al 770-760 (stanziamento piú antico dei greci in occidente); questi stessi coloni fondarono Kyme (latino Cumae), Cuma fondó Neaples (Napoli) attorno al 660. Altri emigranti da Calcide fondarono Zankle (Messana), Mylai (Milazzo), Nasso, Lentini, Katane (Catania); da Zankle furono fondate Rhegion (Reggio Calabria) e Imera. I magaresi fondarono Megara o Iblea (728), da Megara Iblea fu fondata Selinunte. Da Rodi e da Creta, gruppi di coloni fondarono Gela che a sua volta fondó Akragas (Agrigento) attorno al 580. Dagli “achei” (Acaia) del Peloponneso nord-occidentale furono fondate Sibari, Crotone e Metaponto (dal 720 circa); da queste città fu fondata Poseidonia (Paestum). Attorno al 706, coloni di Sparta fondarono Taras (Taranto). Dai locresi fu fondata Locri Epizefiri, a sud di Crotone. Per motivi ignoti, le zone d’insediamento dei greci in Italia meridionale prese il nome di Magna Grecia. Notevole fu, anche nei mari di occidente, l’attività dei coloni di Focea, i quali, intorno al 600 fondarono Massalia (Marsiglia), dalla quale essi si spinsero a colonizzare vari punti delle coste della Spagna settentrionale e della Corsica. Né rimasero assenti, i coloni greci, dalle coste africane, benché la maggior parte di queste, verso occidente (dalla Tripolitania al Marocco), fosse già colonizzata dai fenici. Coloni dorici, partiti dall’isola di Tera, fondarono Cirene, dalla quale tutta la regione circostante ha preso il nome di “Cirenaica”. In Egitto, Naucrati sul delta del Nilo, non era una pólis sovrana, ma uno stanziamento commerciale di molte póleis greche costruito sul territorio egizio col permesso del faraone. Verso la fine del VI secolo il movimenti migratorio dei Greci, dopo aver disseminato di città tutte le coste del Mediterraneo, dovette segnare il passo: in occidente esso fu bloccato dalla progressiva resistenza dei cartaginesi e degli etruschi*; in oriente dai persiani. Le conseguenze storiche della seconda colonizzazione furono diverse: estensione della pólis come forma di organizzazione sociale, che si basava sulla proprietà privata del suolo; siccome la maggior parte dei coloni erano di estrazione popolare, la terra venne divisa pressappoco in parti uguali; le capacità personali, i meriti dei singoli individui indipendentemente dalle loro origini erano i criteri secondi i quali si formavano le gerarchie sociali e politiche; il contributo dei greci sull’incivilimento delle popolazioni locali, specialmente in Italia ed in Sicilia, fu decisivo. I rapporti con la popolazione locale differirono a seconda delle circostanze locali; a Siracusa e a Eraclea sul Ponto, si giunse a forme di dominio come il servaggio. I territori ideali per la colonizzazione erano le zone disabitate, o scarsamente abitate, o abitate da popolazioni culturalmente inferiori e piú deboli militarmente, in modo che potessero essere cacciate o sottomesse. I riflessi dell’attività colonizzatrice sui greci stessi furono molto significativi; le energie dei coloni si dimostrarono ben presto straordinariamente vivaci. Da principio importavano dalla madrepatria quei prodotti ai quali i greci erano abituati e che difettavano nelle nuove sedi: olio, vino, vasellame, utensili; la richiesta stimolava la produzione nelle terre d’origine. Poi le colonie stesse si rendevano autosufficienti e capaci a loro volta di esportare. L’economia di tutto il mondo greco si giovava enormemente dell’ampiezza dei mercati; per quanto l’agricoltura conservasse dovunque il primato nell’economia, le attività artigianali, industriali, minerarie e commerciali assunsero in questo periodo un’importanza crescente. Ciò significò che in una parte del demos* si andava distinguendo una classe ricca.
13 Colonie* Il termine “colonia” deriva dal latino “coloniae”… §
Colonie* Il termine “colonia” deriva dal latino “coloniae” (letteralmente: “insediamenti di contadini”) e traduceva la parola greca “apoikía” che sta ad indicare un movimento verso l’esterno.
14 Posizioni di prestigio* Il fondatore (oikistés) di un… §
Posizioni di prestigio* Il fondatore (oikistés) di un colonia aveva rango elevato; alcuni di essi, dopo morti, furono onorati come eori (semidei).
15 Sicilia* Tucidide descrive l’arrivo dei Greci in Sicilia §
Sicilia* Tucidide descrive l’arrivo dei Greci in Sicilia.
16 Tra gli Elleni §
Tra gli Elleni, per primi alcuni calcidesi, navigando dall’Eubea con Tucle come capo colonizzarono Nasso, ed eressero un altare di Apollo Archegeta, che ora si trova fuori dalla città, sul quale per primo i messi sacri, quando si imbarcano dalla Sicilia [per le feste di Delfi], fanno i lori sacrifici. Da Tucidide (VI,3)
17 Cartaginesi e degli etruschi* Nella battaglia di Alalia §
Cartaginesi e degli etruschi* Nella battaglia di Alalia, etruschi e cartaginesi riuniti (540 circa) sconfissero i coloni grechi; la battaglia di Alalia viene considerata di solito come il momento finale della grande colonizzazione, ma l’ondata principale era finita già da prima.
18 Demos* Termine che §
Demos* Termine che, nell’età monarchica, indica la totalità del popolo che non appartiene alla nobiltà; in epoca arcaica inizia ad indicare quel gruppo di cittadini, i quali, benché esclusi dai poteri del governo, possiedono i mezzi economici e le qualità intellettuali per esercitarli.
Tiranni e legislatori
19 La trasformazione economico-sociale avvenuta durante la grande colonizzazione… §
La trasformazione economico-sociale avvenuta durante la grande colonizzazione, ebbe profonde ripercussioni anche sulle strutture politiche e militari. Aumentò il numero di coloro che potevano procurarsi le armi e diventare opliti*, cioè “uomini armati”. Pertanto i nobili cessarono di costituire l’elemento decisivo negli scontri armati. La classe oplitica toglieva all’aristocrazia il monopolio della difesa sul terreno militare, come le aveva tolto il monopolio della ricchezza sul terreno economico: le basi sulle quali si era fondata la dominazione politica della nobiltà erano dunque profondamente intaccate. Lo stato aristocratico di fronte alla trasformazione risultava inadeguato persino dal punto di vista dell’efficienza tecnica, oltre che quella sociale e politica: il moltiplicarsi dei rapporti commerciali, i contatti e la convivenza fra genti di diversa origine rendevano sempre più necessaria una codificazione scritta del diritto, che impedisse interpretazioni arbitrarie e che avesse una maggiore consistenza oggettiva; gli aristocratici non sono più il centro naturale del mondo greco, la loro pretesa di continuare ad esercitare il monopolio della vita pubblica appare sempre più assurda ed intollerabile. Il problema di costruire un nuovo stato, adeguato alle esigenze della nuova società, verrà risolto in modi diversi. In alcune póleis i contrasti e il venir meno delle norme tradizionali portarono al temporaneo dominio di singoli individui, i tiranni. La parola tyrannos, è certamente non indoeuropea, e forse di origini fenicia che significa “signore”, e fu adottata dai greci per indicare gli usurpatori che, non legittimati da nascita o da elezione, si pongono a capo della comunità di proprio arbitrio, anche se, appoggiati caso per caso, da forze sociali diverse. In altre póleis, il démos riuscì ad imporre un pacificatore (aisymnétes) o un legislatore (nomothétes), dove il primo cerca di moderare i contrasti sociali soddisfacendo almeno in parte le esigenze del démos, mentre il secondo redige leggi scritte, le quali garantiscono una più imparziale amministrazione della giustizia. Il tiranno era per lo più un nobile, che passato dalla parte del popolo, approfittava dell’appoggio della cittadinanza per strappare il potere all’oligarchia* aristocratica; ma poteva anche essere che un re si trasformasse in tiranno come, ad esempio, Fidone di Argo. Il VII e il VI secolo sono contrassegnati, nella storia delle città greche, dal pullulare di queste figure. A Corinto esisteva un monopolio di potere esercitato dal gruppo aristocratico dei Bacchiadi; nel 657 circa, Cipselo* che viveva ai margini del gruppo, si ribellò e, con un ampio sostegno popolare, monopolizzò lui stesso il potere per trent’anni. Alla sua morte il potere passò al figlio Periandro; sotto di lui la tirannide assunse tratti più duri: si parla di una guardia del corpo (considerata tipica dei tiranni dell’età classica). La Corinto di Periandro fu molto potente come non lo era mai stata e come non sarebbe più divenuta in seguito; membri della sua famiglia governavano le colonie corinzie. Nel stesso tempo a Sicione governavano gli Ortagoridi; il principale rappresentante della dinastia, Clistene, resse la città dal 600 circa al 570. Secondo Aristotele la tirannide più longeva fu proprio quella di Sicione. A Megara la tirannide ebbe vita breve: attorno al 640 Teagene prese il potere, forse con l’aiuto dei contadini, ma poi fu cacciato. Contemporaneo di Periandro fu Trasibulo di Mileto: qui la presenza di un signore forte poteva essere giustificata con la lotta contro l’espansione dell’impero lidio. Un esempio di “pacificatore” lo troviamo nella città di Mitilene, nell’isola di Lesbo: qui il saggio Pittaco, governò per dieci anni l’isola e poi si dimise, dopo aver varato un certo numero di leggi intese a frenare i conflitti sociali fra gli aristocratici. La popolarità raggiunta da Pittaco è attestata dal fatto che venne compreso nel novero dei Sette Sapienti. Fra i tiranni più famosi ricorderemo Policrate di Samo, la bella isola ionica, che raggiunse sotto di lui una straordinaria floridezza e potenza marittima e riusci a mantenere l’isola indipendente dalla Persia fin verso il 520. Anche in Sicilia vi furono i primi inizi di tirranide: Panezio di Lentini (attorno al 610?); Falarido di Agrigento famigerato per una serie di atrocità; Terone della stessa città qualche decennio dopo; alla fine del VI secolo a Siracusa troviamo Gelone, Gerone, Polizelo. Famosi legislatori o conosciuti come “codificatori di leggi” in Sicilia sono Zaleuco a Locri (il primo legislatore in assoluto) e Caronda a Catania (ambedue nel VII secolo). Nel secolo VII Atene visse un solo tentativo di instaurazione di regime tirannico: il nobile Cilone, vincitore olimpico nel 640, occupó l’Acropoli con un gruppo di amici del suo ceto ma fu stretto d’assedio e costretto a fuggire. Atene fu governata per un breve periodo, verso il 560, da Pisistrato, poi di nuovo da lui e dai suoi figli, dal 546 al 510. Sparta ed Egina non furono coinvolte da questo fenomeno. L’ambizione personale era certamente uno dei moventi fondamentali della tirannide, spesso esercitata anche con metodi di repressione particolarmente odiosi che la critica greca dell’età classica (secoli V e IV) dipingerà a tinte fosche; ma ciò non toglie che il tiranno esercitasse una provvidenziale protezione del démos, si occupasse di sviluppare le attività economiche, moltiplicasse i lavori pubblici, svolgendo nel complesso una funzione almeno temporaneamente positiva. Grazie all’opera dei legislatori, dei pacificatori e dei tiranni lo stato aumentò il proprio potere e le proprie attribuzioni a tutto scapito dei privilegi particolari dei genos (famiglie aristocratiche): non si arrivò certo alla democrazia, perché il cittadino rimase sempre sottoposto a un’autorità dispotica, non frenata da precisi limiti costituzionali; ma si compì un importante progresso, perché si ottenne una struttura statale più aperta e più giusta.
20 Opliti* Gli opliti erano una schiera di soldati… §
Opliti* Gli opliti erano una schiera di soldati con armamento pesante in formazione chiusa. Le armi degli opliti furono lo scudo per la difesa e la lancia per l’offesa, anche se, per il combattimento, disponevano pure di una spada. L’equipaggiamento era completato dall’elmo, la corazza che ricopriva il torace e il ventre, le gambiere. Il combattimento oplitico richiedeva l’azione coordinata di un esercito di massa, la falange, e si realizzava tramite tramite lo scontro frontale, ad armi pari e su terreno uguale, tra due combattenti.
21 Oligarchia* Il significato del termine è “governo di pochi” §
Oligarchia* Il significato del termine è “governo di pochi”; in questo caso i pochi che governano sono gli aristocratici, ma il termine rimarrebbe oligarchico anche se il potere appartenesse, per esempio, solo ai più ricchi o comunque a un’élite.
22 Cipselo* Queste notizie su Cipselo §
Cipselo* Queste notizie su Cipselo, il fondatore della dinastia di tiranni che tenne per lungo tempo il potere a Corinto, le abbiamo da Nicola di Damasco, uomo dottissimo del I secolo a.C., autore, fra l’altro, di una “Storia Universale” in 144 libri.
23 Cipselo si guadagnò in poco tempo l’ammirazione dei… §
Cipselo si guadagnò in poco tempo l’ammirazione dei suoi concittadini col coraggio, la saggezza e con la cura che dimostrava per il pubblico bene. Organizzata una congiura, uccise il re, ingiusto e odiato da tutti; e il popolo proclamò lui re. Cipselo governò Corinto con dolcezza; non ebbe guardie del corpo e nessuno dei corinzi ebbe motivo di odiarlo. Gli succedette il figlio Periandro, ben diverso da lui: crudele e violento, il suo governo fu quello di un tiranno. Si circondò di trecento guardie del corpo: non volle che i cittadini comperassero gli schiavi, ma tutti dovevan lavorare senza posa e compiere le fatiche che egli imponeva. Periandro trasmise la signoria al nipote Cipselo, contro il quale poco dopo i corinzi si sollevarono, l’uccisero e fecero libera la loro città.
da Nicola di Damasco, Storie Universali
Origine e primi sviluppi della polis di Sparta
24 Le origini dello stato spartano risalgono alla penetrazione… §
Le origini dello stato spartano risalgono alla penetrazione dei Dori nel Peloponneso (isola di Pelope), ed è un evento avvolto nelle nebbie del passato. Sparta (probabile fondazione nel 900) si trova nella parte meridionale della penisola, nella regione della Laconia, una pianura formata dal fiume Eurota e delimitata da due catene montuose, il Taigeto ad occidente e il Parnone ad oriente. Il nome che viene correntemente usato per designare la città è Sparta (“disseminata”, “sparsa”), ma gli antichi utilizzarono più spesso il termine Lacedemone, includendo nella definizione dello stato spartano anche la Laconia, la regione in cui sorgeva la città. Confinano direttamente con la Laconia a occidente la Messenia, a nord l’Arcadia e a nord-est il territorio della città di Argo. Gli abitanti di Sparta appartenevano alla stirpe dei Dori dove, nel corso del X secolo, giunsero nelle regioni meridionali del Poloponneso, in Laconia; verso il 900 unirono quattro villaggi (obai) in una città, Sparta, e privarono gli indigeni della libertà, riducendoli alla condizione sociale di Iloti (il loro nome significa “prigionieri di guerra” o forse “abitanti di Helos” – “Palude” -, un villaggio della Laconia meridionale). Tutte le stirpi doriche erano divise in tre rami, le cosiddette phylai o tribù dei Dimani, degli Illei e dei Panfili, che anche in seguito ebbero un ruolo nell’inquadramento nell’esercito spartano. In un primo momento la spinta verso sud dei Dori era stata bloccata da Amicle*, una fortezza di età micenea che non era ancora stata distrutta; solo sotto il re Teleclo, alla fine del VIII secolo, gli spartani riuscirono a conquistare la fortezza e ad incorporarla nello stato, come quinto villaggio. Caratteristica particolare dello stato spartano consisteva nel suo regime monarchico che ci si presenta come un fatto insolito: infatti la monarchia era rappresentata da due re*, che appartenevano a due distinte famiglie nobili, gli Agiadi e gli Europontidi, e che regnavano contemporaneamente. La popolazione dello stato era suddivisa in tre gruppi: gli spartiati, i perieci e gli iloti. Gli spartiati costituivano la classe dominante, si autodefinivano “i pari” o gli “uguali” ed erano la parte meno numerosa della popolazione. Coloro che facevano parte di questo gruppo godevano dei pieni diritti politici e possedevano tutta la terra coltivabile nella zona centrale della Laconia. I perieci (períoikoi – “coloro che abitano intorno”), un termine che esprime la loro stretta relazione con Sparta, ma non la loro integrazione nello stato lacedemone, erano uomini liberi e vivevano nelle città circostanti. Forse di stirpe dorica come gli spartani, parlavano lo stesso dialetto, dovevano prestare servizio militare nell’esercito e pagare regolari contributi, lavoravano la loro terra (piuttosto povera) o si dedicavano ai mestieri di negoziante, commerciante e artigiano, proibiti agli spartani; non possedevano alcun diritto politico. La classe, molto numerosa, degli iloti era formata dalle famiglie dei contadini che coltivavano la terra degli spartiati: essi erano addetti al fondo, non se ne potevano mai allontanare e lo coltivavano per conto del padrone, al quale dovevano corrispondere una percentuale fissa dei prodotti del suolo. Non avevano alcun diritto politico e non godevano neppure di tutti i diritti civili: erano angariati e disprezzati, potevano venire uccisi per un banale motivo. Dopo due lunghe e difficili guerre (VIII e VII secolo), gli spartani sottomisero la Messenia, riducendo la popolazione alla condizione di iloti; ma si deve distinguere tra gli iloti della Laconia e quelli della Messenia*. Questi ultimi, per secoli, si batterono per recuperare la libertà perduta e costituirono una minaccia permanente per Sparta (nel 369 dopo la battaglia di Leuttra si ricostitui lo stato indipendente della Messenia). Con l’annessione della Messenia il territorio dello stato spartano (circa 8500 kmq) divenne superiore a quello di ogni altra polis della Grecia.
25 La Polis spartana non soltanto conservò per sempre… §
La Polis spartana non soltanto conservò per sempre il regime monarchico, ma mantenne inalterata per secoli la sua antica costituzione definita eunomia*, cioè “buon governo”, opera, secondo la tradizione, di un legislatore di stirpe reale, chiamato Licurgo*, ma sulla figura (non è chiara la sua figura: storica, mitica o divina) possiamo dire ancora meno che sulle tappe dell’annessione di tutta la Laconia. L’ordinamento della città non fu il risultato di un unico atto, ma il suo sviluppo abbracciò più secoli e fu influenzato da diversi fattori decisivi*: l’organizzazione tribale dei dori, la sottomissione della popolazione indigena, lo stato di guerra permanente contro gli stati confinanti, la crescita demografica e la guerra sociale. Dopo la conclusione della seconda guerra messenica, gli spartani si diedero l’ordinamento che viene attribuito a Licurgo: gli spartani erano convinti che il fondamento di questa costituzione fosse la grande rhetra*, termine che aveva il senso di “oracolo”. L’oracolo organizzo la società spartana per tribù e villaggi e dettò le regole della collaborazione tra i tre poteri costituzionali: la monarchia, l’assemblea popolare e il consiglio. I due re (diarchia*) erano i capi supremi dello stato, sommi sacerdoti, comandanti dell’esercito, la loro autorità andò via via diminuendo, col crescere d’importanza degli altri poteri dello stato. Succedeva al padre, sul trono, non il figlio primogenito in senso assoluto, ma quello che fosse nato per il primo dopo l’elevazione al trono del padre. La gerusia*, la cui istituzione era stata prescritta dalla rhetra, era un consiglio degli anziani: i suoi 28 membri, cui si aggiungevano i due re, dovevano almeno avere 60 anni. I consiglieri, detti geronti, venivano eletti a vita dall’assemblea di tutta la popolazione. La gerusia aveva due ambiti di competenza, il primo di carattere politico, il secondo di carattere processuale. Tutte le decisione dell’assemblea dovevano essere ratificate dalla gerusia; il consiglio stabiliva quali proposte dovessero essere sottoposte all’assemblea. Di considerevole importanza erano le prerogative del consiglio nell’ambito della giustizia penale. L’assemblea popolare (apella), che traeva origine dall’assemblea dei soldati, comprendeva tutti i cittadini di Sparta che avevano compiuto i 30 anni, e veniva convocata una volta al mese. Fino al VI secolo la presidenza dell’assemblea era affidata ai re, in seguito venne assegnata agli efori. Ad essa spettava approvare o respingere le proposte di legge e le dichiarazioni di guerra o di pace presentate dai magistrati (re, geronti ed efori) ed eleggere i magistrati e i geronti. Soltanto gli efori e i geronti avevano facoltà di parlare nell’apella; tutti gli altri potevano solo fare segni di approvazione o disapprovazione; l’apella non poteva discutere o introdurre emendamenti alle proposte presentate dai re e dai geronti. Nell’assemblea spartana non era previsto voto segreto, per alzata di mano o per divisione, ma si decideva per acclamazione, con la forza delle grida. Gli efori* (ispettori) erano cinque magistrati eletti annualmente coll’incarico di esercitare un rigido controllo su tutta la vita dello stato e sulla scrupolosa osservanza, da parte di tutti, anche dei re, delle leggi e delle severe norme di disciplina. Uno di essi era il magistrato eponimo che dava il nome all’anno. Potevano condannare ad ammende ed alla prigione chiunque degli spartiati ed i re stessi, i quali potevano inoltre venire da loro obbligati ad abdicare. La potenza dell’eforato andò sempre crescendo; gli efori convocano l’apella, discutono degli affari piú importanti con la gerusia, ordinano la mobilitazione dell’esercito, vigilano sulla condotta dei perieci, degli iloti e degli stessi spartiati. Due efori seguivano il re in guerra e controllavano la sua azione di comando. Altre magistrature, accanto all’eforato, divennero importanti quando, dal 430 al 370, gli spartani ebbero l’egemonia terrestre e navale sulla Grecia e crearono una sorta di impero lacedemone. Divenne necessario insediare nelle città sotto il controllo di Sparta degli amministratori, detti armosti; inoltre le imprese navali condotte nell’Egeo durante la guerra del Poloponneso (431-404) obbligarono Sparta ad instituire nuove cariche: quella di navarca (ammiraglio) e quella di epistoleus, che fungeva da sostituto del navarca.
26 Il governo dello stato spartano era dunque in… §
Il governo dello stato spartano era dunque in realtà esercitato da poche famiglie: tutti gli spartiati si consideravano “pari*” fra di loro e tutti si sentivano uniti dal tradizionale rispetto delle leggi dello stato e per la costituzione di Licurgo e dalla volontà di mantenere i loro privilegi politici di fronte agli iloti* e ai perieci*, tanto piú numerosi di loro. La posizione degli spartiati di fronte alla massa dei loro sudditi (perieci e iloti) ci spiega com’essi vivessero nel loro stato come un esercito accampato in un territorio di conquista. Risiedevano nei cinque villaggi o borghi che formavano la città di Sparta e si dedicavano esclusivamente all’esercizio delle armi. Coloro che facevano parte di questo gruppo dovevano rispondere a diversi requisiti; ogni cittadino di pieno diritto doveva provenire da una regolare famiglia di spartiati: se neonati, entrambi i genitori dovevano essere cittadini. Un gruppo di anziani esaminava l’idoneità fisica di ciascun neonato e solo in seguito a questa valutazione veniva iscritto nelle liste di cittadinanza; i neonati troppo deboli venivano lasciati morire. Gli spartiati dovevano condurre una vita militaresca in comune: in comune dovevano consumare i loro pasti (sissizzi), versando un contributo stabilito per pagare le spese, inoltre erano obbligati a seguire una sorta di corso di educazione allo stile di vita spartano e in seguito a prendere parte attiva alla vita politica, militare e sociale della città. Chi non era piu in grado di fornire il proprio contributo ai pasti in comune o non osservava scrupolosamente le molte obbligazioni legate alla vita in comune, veniva escluso dalla comunità e relegato in una categoria di statuto inferiore (hypomeiones). Alla vita militaresca in comune degli adulti faceva riscontro l’educazione militare impartita ai ragazzi, che lo stato toglieva fin dall’età di sette anni alle rispettive famiglie per allevarli ed educarli* a sua cura fino a vent’anni. I giovani venivano allenati severamente alle piu dure fatiche militari, sotto il comando di maestri scelti dallo stato.
27 Per il mantenimento proprio e della loro famiglia… §
Per il mantenimento proprio e della loro famiglia ogni spartiate riceveva dallo stato un lotto di terreno (kleros*), che dopo la sua morte passava al figlio primogenito o ritornava allo stato, nel caso che il possessore morisse senza lasciar figli. Ai figli cadetti si distribuivano le terre ancora disponibili nelle regioni di nuova conquista o se ne acquistavano nelle zone non ancora divise in lotti.
28 A differenza che nel resto della Grecia dove… §
A differenza che nel resto della Grecia dove la donna aveva un ruolo subalterno, a Sparta il rapporto tra i due sessi era paritario e complementare. Dato che gli uomini erano occupati nell’addestramento, nei sissizzi, nella politica e nella guerra, le donne dovevano necessariamente incaricarsi del sostentamento delle famiglie, cioè alla gestione della casa (oikos). Il marito dipendeva dunque totalmente dalla capacità della moglie di sorvegliare gli iloti e gli schiavi, ma anche delle sue conoscenze di economia che le permettevano di amministrare la casa in modo adeguato. In effetti dalle rendite assicurate dai suoi fondi dipendeva essenzialmente anche lo status sociale di un uomo. Ma come nel resto della Grecia le donne non erano rappresentate nelle istituzioni politiche, tuttavia nel caso di scelte importanti potevano assistere alle discussioni, avevano libertà di parola e in tal modo potevano esercitare un’influenza sulle decisioni.
29 L’ordinamento che si erano dati §
L’ordinamento che si erano dati, inteso all’unico scopo si assicurare il dominio degli spartiati sulle genti vinte o rese suddite (iloti e messeni), non poteva non riuscire fatale all’armonico sviluppo spirituale e sociale del popolo spartano. Il cittadino non viveva che per lo stato, sottratto alla vita familiare e ad ogni interesse culturale ed artistico*, impedito perfino a qualsiasi attività economica, industriale o commerciale che fosse: e percio Sparta non conobbe manifestazione alcuna dell’arte e del pensiero, né floridezza di commerci, né economia monetaria. Compenso a tante rinunzie, che significavano sacrificio della personalità alla sicurezza della collettività, furono le vittorie e le conquiste ottenute dal suo invincibile esercito nel corso del VII e del VI secolo, in seguito alle quali, verso il 500, Sparta aveva legato a sé con saldi ma onorevoli vincoli di alleanza, nella lega peloponnesiaca*, quasi tutti i principali popoli del Peloponneso (Arcadia, Elide, Corinto, Megara, oltre alle minori città dell’Argolide e all’isola di Citera). Fu un gran vantaggio per i Greci che un tale organismo politico, che abbracciava un territorio di oltre 16.000 kmq, abbia potuto raccogliere intorno a sé le forze della maggior parte dei Greci e guidarle alla difesa dell’indipendenza contro la volontà d’impero universale della monarchia persiana.
30 Amicle* L’annessione di Amicle §
Amicle* L’annessione di Amicle, ultima resistenza di una popolazione predorica (se non achea), fu di grande importanza per due motivi: strategico, in quanto controllava l’accesso alla valle dell’Eurota; socio-politico, perchè era ultima presenza indipendente sul territorio.
31 Re* Sulle origini della diarchia a Sparta gli… §
Re* Sulle origini della diarchia a Sparta gli storici moderni hanno pensato a una duplicità dovuta a un compromesso tra genti o siti (o entrambe le cose): la fusione di due ondate migratorie, la prima delle quali si era insediata nei villaggi vicini all’Eurota di Limne e Cinosura, mentre la seconda aveva occupato i villaggi occidentali di Mesoa e Pitane; tra Achei (Agiadi) e Dori (Europontidi); tra Sparta e Amicle; tra città alta (Terapne) e la città bassa; esistenza originaria di tre re, capi, ciascuno di una delle tre tribù doriche tradizionali (Dimani, Illei e Panfili) di cui una collegata con Amicle, e decaduta con questa, dopo la presunta ribellione e successiva (questa, sì, storica) conquista ad opera di Sparta, o una perdita di potere della famiglia degli Eg(e)idi, che non sembra abbia avuto mai un ruolo molto più che nobilmente “secondario”.
32 Messenia* La conquista della Messenia §
Messenia* La conquista della Messenia, una delle piu fertili pianure del Peloponneso, avvenuta in un momento di crisi economica e di eccedenza demografica cause di tensioni sociali, consentiva di ristabilire un equilibrio, mettendo a disposizione dello stato la terra sufficiente a garantire il proprio stato giuridico ad un alto numero di spartiati. Il territorio (chora) della Messenia dopo l’annessione venne divisa tra gli spartiati, mentre la popolazione locale (stirpe dorica), che non emigró, fu asservita con statuto ilotico.
Eunomia* Intorno al 380 Senofonte, autore ateniese che ben conosceva Sparta, scrisse:
33 un giorno riflettevo su come Sparta §
un giorno riflettevo su come Sparta, una delle città meno popolose, sia divenuta una delle piu potenti e celebri città della Grecia e mi stupivo di come cio potesse essere accaduto. Poi pensai alle istituzioni degli spartiati e finii di stupirmi.
da Senofonte, Costituzione dei Lacedemoni
34 Come Senofonte la pensavano molti dei suoi contemporanei… §
Come Senofonte la pensavano molti dei suoi contemporanei e dei posteri. Essi provavano ammirazione per l’ordinamento interno di Sparta, per la sua stabilità nel corso dei secoli, per la vita del cittadino spartano, semplice, seria e aliena da ogni inutile ostentazione, ma piuttosto orientata a temprare il carattere, la tenacia e il valore dell’individuo, ed elogiano questi caratteri come fondamento dei successi della città in politica estera. A fronte di questa esaltazione vi sono altri giudizi, che esprimono critica, disprezzo e ripugnanza: si ricorda che la vita degli spartanti era dedicata unicamente all’attività militare, si biasima l’assenza di umanità, il clima di oppressione, la mancanza di cultura, se non addirittura analfabetismo.
35 Licurgo* Agli inizi del II secolo d.C §
Licurgo* Agli inizi del II secolo d.C., Plutarco, uno degli autori più eruditi del suo tempo, tentò di raccogliere in una biografia le informazioni in suo possesso su Licurgo.
36 Di Licurgo §
Di Licurgo, il legislatore, non si può dire assolutamente nulla che non sia controverso; tanto sulla nascita che sui suoi viaggi all’estero, sulla morte e infine sulla sua attività di legislatore e di statista si rimandano notizie diverse, e tanto meno c’è accordo circa l’epoca in cui visse.
37 da Plutarco §
da Plutarco, Le vite di Licurgo e di Numa Fattori decisivi* L’ordinamento interno di Sparta conteneva elementi che non si rinvengono in altre città e furono influenzati da piu fattori: dalla presenza di due re, dalla mancanza di una nobiltà tradizionale, dalla magistratura degli efori, dal procedimento di voto nell’assemblea popolare, dagli iloti, dal fatto che l’educazione e tutta la vita dello stato avevano come obiettivo la guerra, dall’importante ruolo sociale delle donne, dalla religiosità degli spartiati e dal rito dell’espulsione degli stranieri (in greco xanalasie), dal permanente stato di guerra sia con le popolazioni locali assogettate (iloti della Laconia e della Messenia) sia con i popoli confinanti (Tegea e Argo in particolare) e dalla volontà di differenziarsi dagli altri greci.
38 Rhetra* Gli spartani ritenavano che i fondamenti della… §
Rhetra* Gli spartani ritenavano che i fondamenti della loro costituzione, fossero stati dettati da Apollo delfico al legislatore Licurgo. Delfi, sede dell’oracolo di Apollo, era un’autorità rispettata anche oltre i confini della Grecia: su ogni interrogativo Delfi dispensava il parere della divinità, un parere che era vincolante e che giustificava tutte le decisioni prese in base ad esso. La rhetra dunque, nel giudizio degli spartani, era stata legittimata, per così dire, dalla massima autorità. Licurgo non diede leggi scritte, ma le sue disposizioni acquistarono validità normativa attraverso la consuetudine.
39 Diarchia* I poteri che i re detenevano erano… §
Diarchia* I poteri che i re detenevano erano il risultato di progressive restrizioni subite nel corso del tempo a favore delle gerusia e dell’eforato. I re erano i sommi sacerdoti, celebravano i sacrifici ufficiali, sia in tempo di pace che in tempo di guerra, si occupavano anche dell’organizzazione delle cerimonie, stabilendo l’entità delle offerte; in generale si occupavano di tutto cio che concerneva la sfera religiosa. Avevano anche poteri politici, giudiziari e militari. I poteri dei re erano piu estesi nell’esercizio del comando militare.
40 Gerusia* La gerusia rappresentava la forza equilibratice tra… §
Gerusia* La gerusia rappresentava la forza equilibratice tra il popolo e i re, per impedire che la monarchia deviasse verso la tirannide e il popolo verso la democrazia. Infatti affiancando i re contrastavano la democrazia ma nello stesso tempo rafforzavano il popolo. Il prestigio della carica era molto alto: ai geronti venivano tributati molti onori. In caso di decesso, la scelta per il sostituto avveniva con criteri meritocratici; si ritiene che la carica non fosse accessibile a tutti, ma limitata agli esponenti delle famiglie che discendevano dalla antica nobiltà spartana. I geronti non dovevano rendere conto del loro operato. Le competenze principali della gerusia erano la presentazione delle proposte in assemblea, nonché la convocazione e lo scioglimento dell’assemblea stessa. Nell’ambito penale erano “gli arbriti della vita e della morte”. Assieme agli efori ed a uno dei re formavano la corte autorizzata a giudicare l’altro sovrano.
41 Eforato* Le funzioni dell’eforato erano di supervisione e… §
Eforato* Le funzioni dell’eforato erano di supervisione e controllo dell’ordine costituito e nella composizione numerica è possibile individuare qualche collegamento con i cinque distretti territoriali (obai). Gli efori erano eletti dall’assemblea e la carica era annuale. All’entrata in carica, gli efori, proclamavano la dichiarazione di guerra agli iloti. Le competenze erano nell’ambito politico, militare, giudiziario e sacrale. In ambito politico, gli efori svolgevano, assieme ai geronti, la supervisione e la tutela del rispetto delle leggi, sorvegliavano l’esecuzione delle stesse. Sovraintendevano alla agoge e nominavano i maestri preposti all’educazione (hippagretai). Le funzioni di sorveglianza erano in particolare dedicate all’operato dei due re. Le competenze in ambito militare erano di decretare la mobilitazione e occuparsi degli aspetti tecnici. Anche l’organizzazione della marina e le operazioni navali erano sotto la responsabilità degli efori. I poteri giudiziari erano estesi: potevano giudicare ed incriminare i re, potevano comminare pene, ordinare arresti.
42 Pari* Gli spartiati (homoioi) di pieno diritto tenevano… §
Pari* Gli spartiati (homoioi) di pieno diritto tenevano molto all’esclusivismo della loro condizione e si autodefinivano i “pari” o gli “uguali”, intendendo implicitamente che tutti gli altri non erano pari a loro. Certo anche tra gli uguali è possibile che vi fossero famiglie un poco piú uguali delle altre, ma nel complesso impedí il sorgere di un’aristocrazia nel senso tradizionale del termine, fatta eccezione per i re.
43 Educazione* Nell’educazione impartita agli spartiati (agogé) gli antichi… §
Educazione* Nell’educazione impartita agli spartiati (agogé) gli antichi videro il motivo del successo di Sparta. La famiglia è l’unità piu piccola della società spartana. Alla casa (oikos) appartenevano, accanto ai coniugi, i figli legittimi riconosciuti (fino all’età di 7 anni); il capofamiglia, dato che la famiglia traeva il suo sostentamento dal lavoro degli iloti, dedicava tutto il suo tempo allo stato (nei pasti in comune, nelle riunioni, in palestra). Alla moglie, anche in tempo di pace, toccava la conduzione della casa: la sorveglianza del personale, l’amministrazione dei tributi degli iloti e, in genere, la programmazione dell’economia domestica. I fanciulli e le fanciulle, se ritenuti fisicamente idonei, trascorrevano i primi 7 anni con la famiglia. La concezione educativa spartana pretendeva già dai bambini un’obbedienza assoluta; solo in questo modo si riteneva di poter sviluppare in loro l’attitudine a divenire un giorno dei dominatori. Dopo questo primo periodo, le ragazze ricevevano una scrupolosa educazione in casa, sotto la tutela della madre, mentre i ragazzi venivano educati in “istituti” pubblici. Dagli 8 fino ai 14 anni, la formazione maschile, oltre alla vita in comune, consisteva in attività per rinvigorire il fisico, insegnare l’obbedienza e una condotta di vita ascetica: si imparava anche a leggere e a scrivere. Quando il ragazzo aveva concluso questa formazione di base, passava ad una classe superiore. Qui esercitava le qualità e le virtù che erano necessarie per la vita militare: temprava il corpo, si allenava alla tenacia e nelle tecniche di combattimento. A 18 anni i giovani avevano superato la parte più difficile, ma fino a 30 anni rimanevano in caserma, facendo parte di una comunità esclusivamente maschile. A 30 anni si otteneva il pieno diritto di cittadinanza. Nemmeno il matrimonio e la procreazione cambiavano lo stile di vita: gli obblighi militari, gli uffici e le attività politiche, come i pasti in comune tra uomini, impegnavano larga parte della vita dello spartiate adulto. I pasti in comune (syssitia) era uno dei presupposti fondamentali per godere i pieni diritti di cittadinanza a Sparta (anche in altre parti della Grecia); l’origine di questa istituzione non è nota. In queste riunioni venivano preliminariamente discusse le questioni politiche, qui si provvedeva alle persone atte alle armi a seconda della propria occupazione, qui si coltivava una vita sociale utile a rafforzare i sentimenti di appartenenza comune, qui si imparava a conoscersi. All’età di 60 anni lo spartiate cessava di prestare servizio attivo nell’esercito, ma conservava anche in seguito un’importante funzione di consigliere e di esperta guida per i giovani.
44 Kleros* L’uguaglianza degli spartiati trovava espressione anche nelle… §
Kleros* L’uguaglianza degli spartiati trovava espressione anche nelle loro proprietà, o almeno cosi doveva essere in linea di principio. La tradizione ricollega ancora una volta al nome di Licurgo la suddivisione delle Laconia in 39 mila lotti di terra di uguale estensione, 30 mila sarebbero toccati ai perieci, 9 mila agli spartiati; questi ultimi ottennero le terre della fertile pianura della Laconia, mentre i perieci vennero insediati nelle aree periferiche della regione.
45 Iloti* Gli antichi videro una forma di oppressione… §
Iloti* Gli antichi videro una forma di oppressione verso gli iloti ripugnante: un giudizio che dipende sia dalla sproporzione tra il numero di iloti e quello dei liberi cittadini, sia dalle sconcertanti istituzioni create dagli spartani. Ogni anno, per esempio, gli efori dovevano dichiarare formalmente guerra agli iloti (agli iloti era vietato il possesso e l’uso delle armi), che dunque potevano essere uccisi come bestie in qualsiasi momento. Questa dichiarazione di guerra consentiva di inviare dei giovani spartiati per scovare di notte gli iloti, attaccarli e ucciderli, a scopo di addestramento militare. L’istituzione della krypteia (società segreta) scosse persino gli ammiratori di Sparta.
46 Un gruppo scelto di ragazzi se ne andava… §
Un gruppo scelto di ragazzi se ne andava a vivere di nascosto nelle campagne: senza farsi vedere di giorno, di notte uscivano allo scoperto e ammazzavano tutti gli iloti che riuscivano a incontrare.
da Plutarco, Vita di Licurgo
47 Gli iloti lavoravano la terra nei campi degli… §
Gli iloti lavoravano la terra nei campi degli spartiati ma non come schiavi privati, ma come schiavi pubblici. Una quota fissa, piuttosto alta, del frutto del loro lavoro doveva essere versata ai loro signori. Seppure in misura minore, gli iloti, vennero impiegati anche nell’esercito, soprattutto come soldati armati alla leggera e marinai. Gli iloti potevano intrecciare rapporti interpersonali con gli spartiati, in particolare nell’ambito dei lavori domestici e del servizio militare. L’unione tra spartiati e donne di condizione ilotica, i cosiddetti motaci, sebbene non venissero considerati come cittadini di pieno diritto, partecipavano pero all’educazione nelle istituzioni civiche. Gli iloti che ottenevano la libertà, i neodamodeis, potevano essere impiegati nell’esercito come opliti insieme agli spartiati o in formazioni separate. Gli iloti lavoravano la terra per conto degli spartiati, consentendo a questi ultimi di dedicare completamente la propria vita alla guerra e alla politica, ma erano considerati come nemici di guerra: questa fu la contraddizione che per secoli ... i rapporti tra spartiati e iloti.
48 Perieci* I periokoi (perieci) §
Perieci* I periokoi (perieci), abitanti delle zone periferiche, avevano autonomia locale ma non dispovenano di un’organizzazione militare propria e non potevano gestire una politica estera indipendente: dovevano essere disponibili al servizio militare. Quando gli startiani si costituirono in una élite militare, furono i perieci che cominciarono ad attendere alle attività manifatturiere e a tutte quelle attività di servizio, che sono indispensabili al funzionamento dello stato. Vennero cosi ad accupare una posizione privilegiata: protetti dal sistema militare spartano, essi non erano soggetti a tutti i rigori che comportava. Profonda fu la lealtà nei confronti degli spartani, che peraltro non si facevano chiamare “spartiatai” ,ma “lakedaimonioi”, abitanti di Lakedaimon, volendo con cio includere nel loro stato anche le comunità dei perioikoi. I nomi delle città perieciche ricordate sono Gizio, Asine, Psamatunte e Las.
49 Cultura ed arte* La cultura a Sparta era… §
Cultura ed arte* La cultura a Sparta era soggetta ad un’importante limitazione: doveva essere utile allo stato. Gli artisti venivano invitati a Sparta per comporre musica e canti per le feste e le marce, per incoraggiare i soldati in guerra, per creare le statue per i templi e gli edifici pubblici, i doni votivi e le ceramiche per gli usi del culto. Fino al VII secolo Sparta risulta aperta ai contatti con gli altri centri della Grecia. Qui fiorirono illustri esponenti della lirica corale, da Alcmane, a Terprando, a Tirteo. Le arti figurative fanno conoscere una produzione ricca e orginale; le ceramiche dipinte, come vasi, brocche o coppe, lavori di bronzo, intagli d’avorio e figure di terracotta sono stati ritrovati in Grecia, Italia, in Spagna, Africa e Asia minore. Ma a partire dal 500, l’ordinamento spartano si irrigidi, e da allora non venne piu realizzata alcuna opera d’arte e non vennero più importate opere d’arte o artisti.
50 Lega peloponnesiaca* Le due guerre messeniche §
Lega peloponnesiaca* Le due guerre messeniche, con le quali Sparta assoggettò la Messenia, furono lunghe e difficili, che misero addirittura in pericolo l’esistenza della città, e che furono gravide di conseguenze anche per lo sviluppo interno di Sparta. Ben poco si sa della causa della prima guerra messenica (avvenuta forse tra il 735 e il 715), tranne la brama di successo. Si parla di furti di bestiame e di reciproche accuse di omicidio. Non sappiamo se gli spartani progettassero sin dall’inizio di conquistare la regione, ma sappiamo con quale durezza trattarono i messeni, sconfitti dopo una guerra ventennale. Pur sconfitti, i messeni, divenirono fonte inesauribile di minacce e di apprensione per Sparta. Tuttavia la vittoria si dimostro vantaggiosa per Sparta poichè accrebbe la potenza e la fama della città. Le nuove terre e le ricchezze acquisite con la conquista della Messenia furono pagate a caro prezzo. Gli stati confinanti a nord e ovest, arcadi e argivi, erano in allarme e i messeni erano sempre pronti a cogliere l’occasione favorevole per ribellarsi. La dura sconfitta subita dagli spartani ad opera di Argo nel 669 offri l’opportunità giusta per la rivolta, passata alla storia come la seconda guerra messenica (avvenuta circa dopo il 669). Fu una guerra terribile, il cui ricordo era traumatico per gli spartani; alla fine Sparta riusci a vincere e a rafforzare la sua supremazia sulla Messenia. Le conseguenze di questa vittoria furono importanti per l’ordinamento interno della città, la crisi interna che la guerra aveva causato venne risolta con l’adozione dell’eunomia “il buon ordinamento”, descritto precedentemente. Un nuovo ordinamento militare prendeva forma, si basava su un nuovo modo di combattere: una schiera di soldati con armamento pesante (opliti) in formazione chiusa tentava di respingere il nemico con tutta la forza della sua massa. Questa evoluzione era la conseguenza delle umilianti sconfitte subite da Argo e dai messeni. Arrivarono i primi successi militari, e i cittadini impiegati dallo stato come opliti chiesero ed ottennero il diritto di partecipare alle decisioni politiche, per esempio quelle che riguardavano le imprese militari. Crebbe la loro influenza nello stato ed iniziarono a vivere solo ed esclusivamente per la guerra. Sparta era diventato uno stato oplitico. Dopo la conclusione della seconda guerra messenica Sparta ebbe un vivace risveglio che diede un impulso, inatteso, all’arte, alla letteratura e alla musica. La fama si era diffusa al di là dei confini del Peloponneso; molti stati chiesero di ottenere l’alleanza con i famosi spartani. Ma il successo provoco anche invidia e apprensione presso i popolo vicini che temevano una nuova espansione di Sparta. La città si era adattata alla nuova situazione: gli opliti, vennero rafforzati e obbligati a perferzionarsi nell’arte militare; gli stranieri ora non erano piu ben visti perchè portatori di idee che potevano mettere in questione le rigide prescrizioni del nuovo ordinamento spartano. Gradualmente le attività culturali lasciarono il posto ad una filosofia di vita improntata alla guerra: intorno al 500 la cultura spartana era morta. Il concentrarsi della vita di Sparta sugli aspetti militari ebbe ripercussioni anche sulla politica estera: si costrui una flotta, ma l’azione piu importante fu, intorno alla metà del VI secolo, la creazione della lega peloponnesiaca (symmachia peloponnesiaca). Sparta era uscita dalla guerra messenia rafforzata, vennero liberate nuove energie che poterono essere impiegate contro i nemici di un tempo: Argo e l’Arcadia. Grazie alle vittorie su Argo (nel 546) e contro gli arcadi (metà del VI secolo), gli spartani posero le basi del loro sistema di alleanze. E possibile che Sparta originariamente avesse intenzione di ridurre alla condizione di iloti anche gli arcadi; ma la resistenza fu violenta e alla fine gli spartani si accontentarono di stringere trattati con Tegea e altre città dell’Arcadia: era nata la lega peloponnesiaca. Fu anche la prima symmachia in ordine di tempo, gli stati alleati mantenavano la loro autonomia interna, riconoscendo la supremazia spartana in relazione ai rapporti con l’esterno, espressa dalla forma “avere gli stessi amici e gli stessi nemici di Sparta”, di conseguenza anche a fornire assistenza agli spartani in caso di rivolte di schiavi, da intendersi come insurrezioni ilotiche. Attraverso la lega, Sparta, riusci a tessere una rete di rapporti di alleanza intesi a mantenere la sua posizione di preminenza nel Peloponneso e tali da non compromettere la sua prerogativa al comando supremo in caso di guerra. Il ruolo egemoniale di Sparta era piu evidente in guerra; la città aveva il comando dell’esercito alleato, ordinava la mobilitazione e ne fissava i criteri, affidando gli aspetti organizzativi a ufficiali spartani.
Le piu antiche istituzioni ateniesi
51 Il territorio della piccola penisola dell’Attica è separato… §
Il territorio della piccola penisola dell’Attica è separato a settentrione tramite la catena del monte Citerone e del monte Parnete dalla Beozia e confinante in direzione dell’istmo con il territorio della polis di Megara. Nell’età micenea, l’Attica era divisa in parecchi staterelli governati da re: uno dei piu importanti fu certamente, per la sua posizione e per i vantaggi offerti dal territorio circostante, quello di Atene. Fra gli stati micenei dell’Attica sono ricordati specialmente dalla tradizione antica quelli di Eleusi e di Maratona. Verso l’VIII secolo lo stato di Atene prevalse sugli altri, riducendo l’Attica ad unità politica. La tradizione attribuiva il sinecismo (synoichismos, cioè riunione nella stessa sede) dell’Attica, come un fenomeno unitario e simultaneo, al mitico re Teseo, considerato contemporaneo al cretese Minosse. L’opera di Teseo sarebbe consistita nello scioglimento dei consigli e delle magistrature (pritani ed arconti), prima locali, concentrandole ad Atene. In realtà il fenomeno richiese piu tempo. Ancora per qualche tempo Atene ebbe un governo monarchico. Al re (basileus) vennero poi affiancati degli arconti, ossia dei magistrati tratti dalle famiglie nobili, come l’arconte polemarco, che si occupava dell’organizzazione militare, e l’arconte eponimo* che, come dice il vocabolo, dava il proprio nome all’anno. L’arconte re sostitui infine il sovrano nelle funzioni religiose, dopo la definitiva abolizione delle monarchia. Il collegio venne piu tardi portato al numero di nove membri coll’aggiunta dei sei arconti tesmoteti, che esercitavano funzioni giudiziare minori. I piu gravi delitti venivano invece giudicati dall’Areopago*, nel quale confluivano di diritto tutti gli arconti al termine della loro magistratura: questo supremo consesso, i cui membri venivano nominati a vita, era dunque lo strumento fondamentale della dominazione aristocratica. Nel VII secolo, il nobile Cilone, occupo l’Acropoli con un gruppo di amici del suo ceto e con truppe ausiliarie fornite da suo suocero, Teagene, tiranno di Megara, ma fu stretto d’assedio. Cilone riusci a fuggire, mentre alcuni di loro furono uccisi (empietà contro i Cilonidi). La responsabilità dell’accaduto ricadde sull’arconte, l’Alcmeonide Megacle, e sembra che in seguito si sia giunti a una faida esasperata. Forse fu per queste circostanze che si giunse alla prima legislazione ateniese, quella di Dracone.
52 L’opera di Dracone (621 circa) fu la codificazione… §
L’opera di Dracone (621 circa) fu la codificazione del diritto penale, cioè la redazione scritta delle nome in base alle quali gli arconti amministravano la giustizia. Le sue leggi vennero giudicate piu tardi molto crudeli tanto che si soleva dire essere state scritte col sangue. In realtà, le pene sancite nel codice di Dracone (da qui deriva la proverbiale durezza “draconiana”), per le colpe gravi come l’omicidio e il furto, erano severe, perchè cosi voleva il costume dei tempi e, d’altra parte, esse presentavano il vantaggio di limitare la vendetta privata, ancora molto usata dai Greci in quel tempo. É probabile che cio abbia migliorato assai poco la condizione dei poveri, gravata dai debiti, ma il fatto stesso di fissare in un testo scritto le consuetudini tradizionali costituiva un primo passo verso lo smantellamento dei privilegi nobiliari.
53 Alcuni decenni piu tardi §
Alcuni decenni piu tardi, l’azione di riforma venne ripresa con ben altra energia da Solone, che, eletto arconte eponimo nel 594-593 con poteri discrizionali di “pacificatore”, si preoccupo di sollevare le misere condizioni del popolo indebitato, decretando che nessuno potesse essere fatto schiavo (hektémoroi) per debiti non soddisfatti e che venissero restituite agli antichi proprietari tutte le terre che questi avevano dovuto dare in pegno ai ricchi per ottenere da essi dei prestiti (seisachtheia, “alleviamento dei pesi”). Egli ripartisce inoltre i cittadini in quattro classi diverse, definite non in base all’origine familiare, ma in base alla rendita fondiaria (censo), e assegna ad ognuna di esse poteri ed oneri proporzionali alla ricchezza (timocrazia). La prima classe è costituita dai pentakosiomédimnoi, ossia da tutti i proprietari che ricavavano dai loro terreni rendite non inferiori a 500 medimni di cereali o a 500 metreti di olio o di vino (il medimno corrisponde a 52 litri, il metreto a 39 litri). La seconda dagli hippeís (cavalieri), che godono di una rendita non inferiore a 300 medimni o metreti. La terza dagli zeugiti, cioè da coloro che hanno una rendita non inferiore a 200 medimni o metreti. La quarta, dei teti, comprende tutti i cittadini che non raggiungono neppure la rendita degli zeugiti. Solo gli appartenenti alle prime tre classi dovevano provvedere al proprio armamento personale e costituire il nerbo nell’esercito oplitico; solo essi versavano i contributi, in ragione delle rispettive rendite. Ai maggiori oneri corrispondeva pero un maggiore potere politico, in quanto gli arconti e i tesorieri?? potevano essere eletti soltanto fra i pentacosiomedimni. Le tre classi superiori avevano diritto di accedere al nuovo consiglio dei Quattrocento (la storicità è ancora discussa), che venne creato accanto a quello dell’Areopago. Alla quarta classe era aperta la partecipazione all’assemblea popolare (ekklesía*), che eleggeva i magistrati e deliberava sulle questioni piu importanti, e quindi anche al tribunale popolare di nuova creazione, l’heliaía*, che giudicavano i delitti che interessavano la collettività statale. La riforma di Solone non poteva certo dirsi irrilevante; ma essa non corrispondeva ancora pienamente alle esigenze di rinnovamento della società ateniese, sopratutto perché delimitiva le classi solo in funzione della rendita fondiaria e trascurava completamente i ceti commerciali, possessori di una ricchezza non misurabile in medimni o metreti ma non percio meno reale. Inoltre la riforma non incontro quell’unanime consenso che sarebbe stato necessario per dare stabilità e duratura alla situazione; le lotte per il potere tra la vecchia aristocrazia e le nuove forze sociali si riacutizzarono nuovamente. Nella prima metà del VI secolo la lotta per la leadership nella pólis rischio di far precipitare Atene nel caos e nell’anarchia.
54 Dopo una serie di lotte confuse §
Dopo una serie di lotte confuse, entrarono in conflitto per il potere tra aristocratici con il proprio seguito. Licurgo guidava la gente della pianura (pedieís); l’Alcmeonide Megacle (nipote del responsabile dell’empia strage dei Cilonidi) era a capo della gente della costa (parálioi); Pisistrato di Bruaron, nell’Attica orientale, guidava gli uomini delle montagne (diákrioi). Dopo diversi tentativi, Pisistrato, riusci a stabilire la sua tirannide sulla città, nel 546: un secolo di accanite lotte di fazione si chiudeva cosi con la tirannide, cioè proprio con quella forma di governo i cui presupposti Solone aveva cercato di rimuovere con le sue riforme. Per affermare il proprio dominio contro gli altri nobili, Pisistrato, non si valse solo dell’aiuto di mercenari e di tiranni di altre città, ma cerco di ottenere in Atene l’appoggio di altri gruppi della popolazione oltre che dei suoi clienti. Pisistrato governo saggiamente. Formalmente l’ordinamento di Solone non venne toccato, anche se le cariche pubbliche vennero ricoperte da amici o membri della famiglia; promosse lo sviluppo del commercio e della marina, inizio importanti lavori pubblici e la costruzione di edifici monumentali, facilito l’impiego di abbondante mano d’opera e permise anche alle classi piu povere di procurarsi i mezzi di sostentamento; accrebbe il prestigio di Atene con una energetica poltica estera, che fece desiderare la sua alleanza a tutte le città della Ionia e che procuro agli ateniesi i loro primi possedimenti fuori dall’Attica; Atene inizio a coniare moneta propria. Sulle coste dell’Asia Minore, nella Troade, fu occupato il promontorio Sigèo sull’Ellesponto, per il quale passavano le navi provenienti dal Ponte Eusino coi loro carichi di grano. Pisistrato governo fino alla morte nel 527; il potere passo allora ai suoi figli Ippia e Ipparco. Nel 514 due nobili, Armodio e Aristogitone, uccisero Ipparco, Ippia allora si fece piu sospettoso e rigido. Ormai non erano solo gli oppositori aristocratici dei pisistratidi a desiderare la fine del regime, ma anche ampi settori dei ceti possidenti non legati alla nobiltà. Di li a poco un gruppo di fuorusciti, guidato dalla nobile famiglia degli Alcmeonidi* e con l’aiuto di un esercito spartano comandato dal re Cleomene I, riusci a rovesciare la tirannide e costrinse Ippia ad abbandonare la città (510). Nel complesso, la tirannide, aveva contribuito al rafforzamento della pólis e aveva preparato le condizioni piu adatte per la successiva affermazione della democrazia.
55 Alla riorganizzazione dello stato segui uno sconto tra Isagora §
Alla riorganizzazione dello stato segui uno sconto tra Isagora, leader degli aristocratici che speravano in una restaurazione delle antiche posizioni, e Clistene che riconobbe che non era piu possibile tornare indietro: la tirannide alla fine era caduta in discredito, ma anche le vecchie forme di governo erano ormai obsolete. Isagora chiese l’aiuto degli spartani; Cleomene intervenne nuovamente ad Atene e Isagora, col sostegno delle truppe spartane, riusci a cacciare dall’Attica Clistene e i suoi sostenitori. Ma un sollevamento degli ateniesi costrinse Isagora e Cleomene a ritirarsi; Clistene venne richiamato e poté procedere a realizzare il suo programma di riforme. Lo scopo essenziale di Clistene fu quello di spezzare la potenza delle genti nobili, intorno alle quali si era imperniata fino ad allora la vita politica della polis. Egli creo completamente ex novo un sistema di tribu che divenne la struttura fondamentale dell’organizzazione politica del corpo civico; le vecchie tribu gentilizie* conservarono ancora un certo valore sociale, ma in ambito politico esse persero ogni significato. L’intera Attica venne suddivisa in tre grandi zone: la città (asty), la costa (paralía) e l’interno (pedion). Le comunità dell’Attica vennero trasformate in distretti amministrativi indipendenti, chiamati demi* (démos, in questo caso la traduzione è “comunità”), dotati di un proprio governo, con beni propri, con loro culti particolari, con un’assemblea (agorá), un “sindaco” designato o sorteggiato anno per anno (démarchos) oltre che con amministratori e altri funzionari scelti per le necessità. A loro volta i demi furono distribuiti in dieci nuove phylaí, create da Clistene accanto alle antiche quattro tribu (“ioniche”), certo in modo tale che ogni unità contenesse un numero di cittadini circa uguale; queste trenta unità vennero chiamate trittie (parola che significava “un terzo”). A ognuna delle dieci tribu venne assegnato il nome di un eroe dell’Attica*. La base dell’ordinamento clistenico era dunque costituito dai demi. Anche l’esercito venne riorganizzato in base alle dieci tribu, al quale ciascun demo doveva fornire contingenti proporzionali alla sua grandezza. Alle tribu spettava anche l’elezione dei 500 membri del nuovo organo di governo creato da Clistene, il consiglio dei Cinquecento (bulé*); ogni tribu infatti designava per sorteggio (i particolari ci sono sconosciuti) 50 dei suoi membri a far parte, per un anno, della bulé, la quale risultava cosi divisa in 10 sezioni dette pritaníe, di 50 pritani ciasciuna e corrispondenti alle dieci tribu. All’interno di ogni tribu ciascun demo forniva, in proporzione alla propria grandezza, un certo numero di consiglieri (da 1 a 22), detti buleuti, annualmente sorteggiati tra un numero di cittadini che dovevano avere almeno 30 anni. Ogni pritania teneva la presidenza della bulé per una decima parte dell’anno; il presidente del consiglio dei Cinquecento (epistátes) veniva eletto di giorno in giorno. Dalle tribu vennero scelti anche i dieci strateghi, ossia i comandanti militari. Il supremo comando dell’esercito per il momento rimase al polemarco, che tuttavia dovette operare in accordo con gli strateghi. La divisione soloniana in quattro classi rimase in vigore, ma, com’era necessario, il censo non fu piu calcolato in metreti, bensi in danaro, in modo che si potessero classificare, e quindi ammettere alle supreme magistrature*, anche coloro che godevano dei redditi industriali e commerciali. L’ekklesia assumeva un’importanza notevole: decideva se si dovessero mantenere in carica i magistrati e in vigore le leggi, approvava e respingeva le proposte della bulé. Per garantire lo stato contro eventuali tentativi di restaurazione della tirannide, Clistene stesso (o forse i presecutori della sua opera) istitui l’ostracismo, per il quale i cittadini potevano bandire da Atene per dieci anni chiunque fosse sospetto di congiurare contro le istituzioni vigenti, anche senza che esistessero le prove formali della sua colpevolezza. A sancire la condanna occorreva il voto di 6000 cittadini, espresso su cocci d’argilla (óstracon), o forse bastava che fossero presenti 6000 elettori e che la maggioranza di essi si esprimesse contrro l’indiziato. Il concetto di “democrazia” non esisteva ancora, e non è possibile esprimere un giudizio preciso sulle intenzioni personali che indussero Clistene ad attuare la riforma costituzionale; tuttavia l’organizzazione politica dell’Attica da lui intrapresa apri la porta allo sviluppo della democrazia. Ci vollero ancora decenni prima che lo spazio aperto in questa occasione venisse percorso completamente; tuttavia era stato compiuto il passo decisivo verso la partecipazione di tutti i cittadini alla organizzazione dello stato. Gli inattesi cambiamenti non piacquero agli spartani, e la loro reazione non si fece attendere. Nel 506 gli eserciti della lega pelopponnesiaca, dei beoti e di Calcide in Eubea marciarono in Attica, ma, mentre i peloponnesiaci di ritirarono per ragioni interne, gli ateniesi sconfissero i beoti e i calcidesi e crearono un cleruchia* (cioè un insediamento di cittadini all’estero) sul territorio di Calcide. Allora gli spartani tentarono di riportare Ippia ad Atene ma il progetto non ebbe successo.
56 Arconte eponimo* La serie degli arconti eponimi si… §
Arconte eponimo* La serie degli arconti eponimi si faceva cominciare con l’anno 682, che si puo percio ritenere come l’anno iniziale della repubblica aristocratica ateniese.
57 Areopago * Il più importante dei tribunali era l’ Areopago §
Areopago* Il più importante dei tribunali era l’Areopago, che sedeva sulla collina di Ares, vicino alla grotta delle Eumènidi Il mito vuole che il nome derivi da Ares (Marte), che vi sarebbe stato giudicato per primo avendo ucciso Alirrozio, figlio di Poseidone (Nettuno), che aveva tentato di rapirne la figlia Aleippe. Secondo la versione eschilea (Eumenidi 681-753, 778-836), l’Areopago avrebbe anche giudicato Oreste dopo che questi ebbe ucciso la madre Clitemnestra: Oreste fu assolto e Atena, per placare l’ira delle Erinni, i demoni che perseguitavano il giovane a seguito del matricidio, le rese divinità benefiche e protettrici della città di Atene, dette appunto Eumènidi. Questo tribunale, probabilmente fondato da Solone e composto dagli ex-arconti, fu modificato nella sua costituzione già subito dopo la riforma di Clistene poiché ne venne abbassato il valore. Infatti, sempre più inferiore al compito affidatogli dalla tradizione, esso doveva apparire ben presto un’istituzione dell’altra età. Era tale non solo per l’inamovibilità dei suoi membri, appartenenti alle classi ricche e nobili, ma anche per i poteri per i poteri che aveva ereditato. Le sue attribuzioni, a un tempo giudiziarie e politiche, non erano ben definite; ma, poiché comprendevano la sorveglianza delle leggi, potevano diventare esorbitanti. In compenso, per i servizi resi nei momenti peggiori dell’invasione persiana, aveva acquistato maggiore prestigio. Era dunque inevitabile che il popolo attaccasse questa roccaforte dell’aristocrazia. Nel 462 a. C. a capo del partito democratico era Efialte. Da lui l’Areopago, già epurato per mezzo di provvedimenti giudiziari, ricevette il colpo di grazia. Fu privato delle funzioni sovraggiunte e mal definite che gli conferivano la custodia sulla costituzione e gli permettevano di esercitare un controllo sul governo (e venne invece introdotto il procedimento della graphè paronomon); perdette la giurisdizione dei reati di assassinio che interessavano la città, delle infrazioni commesse contro l’ordine pubblico dai privati o dai funzionari. Conservò soltanto attribuzioni di carattere religioso, del resto assai estese, poiché comprendevano, insieme con la sorveglianza dei luoghi consacrati, la giurisdizione sui reati di assassinio premeditato (phonos hekousios), di ferite inferte con intenzione omicida, di incendio di una casa abitata e di avvelenamento. La separazione dei beni accumulati dall’Areopago era resa necessaria dal progresso delle istituzione politiche in una grande città e, compiuta la democrazia, doveva andare a vantaggio di questa, anche se Efialte pagò poi con la vita la sua devozione alla causa popolare.
58 Ekklesía* Per far parte dell’Ecclesia erano necessari due requisiti §
Ekklesía* Per far parte dell’Ecclesia erano necessari due requisiti: 1.essere cittadino ateniese: una legge del 450 a. C., voluta da Pericle, stabiliva che divenisse cittadino solo chi fosse nato da padre e madre ateniesi (mentre prima, e nella maggior parte delle altre poleis, bastava che fosse cittadino il padre); 2.essere maggiorenne. La maggiore età si acquisiva a diciotto anni, per via dell’iscrizione sui registri del demo (i demi erano le unità territoriali più piccole in cui era stata divisa l’Attica dalla riforma di Clistene –508 a. C.-, dotate di autonomia dal punto di vista amministrativo. Questa frammentazione del territorio statale di Atene era dovuta alla sua estensione -più di 2400 kmq, all’incirca come l’attuale Granducato di Lussemburgo-). Non sempre questi registri erano sicuri: infatti molti meteci (che erano gli stranieri che si stabilivano ad Atene ma erano privi dei diritti politici) riuscivano a farsi iscrivere e quindi a partecipare ai lavori dell’Assemblea che si tenevano sulla collina della Pnice. Questa, nonostante le sue modeste dimensioni, bastava largamente poiché molti Ateniesi spesso preferivano non assentarsi da casa, non rinunciando così a delle giornate lavorative. In origine, l’Ecclesia si riuniva una volta per pritania, ovvero dieci volte all’anno; ma, col passare del tempo, vennero aggiunte tre sedute supplementari per pritania. Ogni assemblea aveva il proprio ordine del giorno, tuttavia, nel caso di una sventura pubblica o di un evento imprevisto che esigessero un provvedimento urgente, potevano essere indette assemblee straordinarie. La seduta incominciava di buon mattino quando un segnale era dato da una bandiera sventolante sulla Pnice. Così la polizia sbarrava le strade che conducevano all’Agorà e spingeva i cittadini verso la collinetta della Pnice, cui si accedeva per una ripida scalinata e che poteva raccogliere fino a 6000 persone. Presidente dell’Assemblea era l’epistate dei pritani (presidente anche della Bulè), designato dall’estrazione a sorte ogni giorno, che, dopo una cerimonia religiosa in onore di Zeus, dava inizio alla seduta. Si incominciava con la discussione delle proposte di legge della Bulè , i probuleumata: ogni cittadino poteva prendere la parola e proporne emendamenti, salendo su una tribuna e mettendosi sul capo una corona di mirto, simbolo d’inviolabilità. Dopo la discussione, i pritani indicevano le votazioni per alzata di mano (epicheirotonìa) e il presidente, proclamatone il risultato, poteva togliere la seduta. All’Ecclesia competevano svariate funzioni: le relazioni estere, il potere legislativo, il potere giudiziario e il controllo del potere esecutivo, con la nomina di tutti i magistrati. In materia di politica estera l’Assemblea , sotto la direzione della Bulè, decideva della pace, della guerra e delle alleanze e nominava gli ambasciatori. Per quanto riguarda invece il potere legislativo, l’Ecclesia non si arrogava il diritto di abolire formalmente le leggi e votarne di nuove, ma trovava le forme necessarie per legiferare attraverso decreti. Il popolo era anche supremo giudice, ma delegava il potere giudiziario ai tribunali, intervenendo direttamente solo nelle questioni più delicate e importanti. Nel V secolo, in circostanze di particolare importanza, si riuniva anche l’Assemblea plenaria, convocata nell’agorà, divisa per tribù e considerata come rappresentante l’intera città. Il minimo di unanimità era un voto espresso da seimila suffragi. L’Assemblea plenaria era convocata per designare chi dovesse essere bandito per ostracismo, per conferire l’adeia, cioè l’impunità o la grazia, o nel caso di collazione del diritto di cittadinanza. Il bando per ostracismo venne decretato per la prima volta nel 487 e, con gli anni più frequentemente, nelle circostanze gravi e nelle guerre perché non vi fossero continui dissensi in merito alla difesa nazionale e nella politica interna, e servì così alle fazioni opposte a decapitarsi a vicenda. L’operazione dell’ostracophorìa si effettuava in seduta plenaria durante la sesta pritania: il voto veniva espresso per mezzo di pezzi di coccio, ostraca, e il condannato doveva lasciare l’Attica entro dieci giorni e per dieci anni, salvo eventuali amnistie.
59 Heliaía* Tutti gli affari che non erano di… §
Heliaía* Tutti gli affari che non erano di competenza dei tribunali del sangue erano, in via di principio, di competenza del popolo. Questo era un compito enorme e, già dall’età di Pisistrato (tiranno dal 546 al 527 a. C.) , vennero creati dei giudici che si occupassero delle cause civili. I più importanti erano i dieteti , semplici arbitri pubblici, e gli eliasti , che dovevano avere almeno trent’anni compiuti e essere in pieno possesso dei diritti civici. Nel V secolo gli eliasti, i dikastài per eccellenza, erano seimila, numero che, nel diritto pubblico, rappresentava l’unanimità, come lo attesta la procedura dell’Assemblea plenaria (infatti non va dimenticato che, in molte città, il nome di Eliea designava l’assemblea del popolo). I giudici, eletti per sorteggio (seicento per tribù), dopo aver prestato giuramento, erano divisi fra i differenti tribunali civili e, di conseguenza, fra i magistrati che li presiedevano. La maggior parte di questi giudici era fornita dalle classi medie e inferiori della città, del porto e dei dintorni attratte da una retribuzione (misthophorìa)di due oboli al giorno e, dopo il 425, di tre oboli, che potevano compensare i loro redditi spesso esigui. Anche ai vecchi piaceva l'idea di guadagnare qualche soldo, attraverso cui costituirsi, con un'occupazione onorevole e poco faticosa, una modesta pensione; i ricchi, invece, che avevano altro da fare e non erano attratti dal diobolo o dal triobolo, si tenevano volentieri in disparte. Il processo si divideva in due parti: l'istruttoria, che si svolgeva davanti all'arconte re, e il processo vero e proprio, che aveva luogo davanti ai giudici riuniti nel tribunale designato dall'arconte. In quest'ultima fase, le parti in causa pronunciavano personalmente i discorsi di difesa o di accusa; a ciascuna di esse era consentito pronunciare due discorsi, il primo della durata di venti-quaranta minuti, il secondo di una decina di minuti. I giudici dovevano infine procedere alla votazione; se l'imputato era assolto il processo era concluso; se risultava colpevole, si valutava quale sanzione era opportuno infliggere.
60 Alcmeonidi* L’Alcmeonide Clistene §
Alcmeonidi* L’Alcmeonide Clistene, figlio di Megacle, rivale di Pisistrato, era stato arconte nel 525-524, ma piu tardi ando in esilio. Egli indusse l’oracolo delfico (corruzione dei sacerdoti) a suggerire a Sparta di intervenire ad Atene. Dopo un fallito tentativo di sbarco nel 511, l’anno seguente il re Cleomene I si mise in marcia con l’esercito al completo e chiuse sull’Acropoli Ippia, finché quest’ultimo si disse pronto a emigrare a Sigeo.
61 Tribù gentilizie* Fino a questo momento gli ateniesi… §
Tribù gentilizie* Fino a questo momento gli ateniesi erano suddivisi in gruppi di persone, come le phylaí (tribu) e le phratríai (confraternite), che risalivano a legami di carettere gentilizio, dunque a rapporti di parentela piu o meno fittizzi, e che erano controllati dalle singole casate aristocratiche.
62 Demi* Il numero di demi delle singole trittie non era uguale §
Demi* Il numero di demi delle singole trittie non era uguale, perché si tenne conto della densità della popolazione attica, onde raggiungere nelle tribu una relativa omogeneità dal punto di vista demografico. Pertanto la tribu era una realtà territoriale composta da tre zone non confinanti tra loro; poiché essa costituiva, per il cittadino, la base della partecipazione alla vita politica, risultando composta da individui residenti in parti dell’Attica spesso lontane tra loro, spezzava l’antico legame tra gruppi parentali aristocratici, territorio e popolazione ivi residente.
63 Eroi dell’Attica* Le dieci tribu presero il nome… §
Eroi dell’Attica* Le dieci tribu presero il nome da altrettanti eroi eponimi locali, scelti da una rosa di cento dalla Pizia (sacerdotessa di Delfi) e il monumento in loro onore fu eretto al centro dell’agora. Si ebbero pertanto, secondo l’ordine ufficiale ateniese, le tribu Eretteide (Eretteo), Egeide (Egeo), Pandionide (Pandione), Leontide (Leone), Acamantide (Acamante), Oineide (Oineo), Cecropide (Cecrope), Ippotontide (Ippotoonte), Eantide (Aiace), Antiochide (Antioco).
64 Bulé* La Bulè §
Bulé* La Bulè, organizzata dalla riforma di Clistene (508 a. C.), era un organo composto da cinquecento membri detti buleuti, sorteggiati, come afferma Tucidide, "per mezzo della fava" tra i demoti aventi più di trent’anni che si presentassero come candidati. Questi solitamente non erano in grande numero dal momento che, nonostante venissero retribuiti, dovevano comunque sacrificare un’intera annata agli affari pubblici. Prima di entrare in carica i buleuti dovevano prestare giuramento e cingevano la corona di mirto, segno della loro inviolabilità, mentre, al termine dell’annata, il Consiglio intero doveva rendere conto al popolo del proprio operato. La Bulè era convocata dai pritani e si riuniva nel Buleuterio, situato a sud dell'agorà. Ma come l’Ecclesia, non poteva sedere in permanenza per un’intera annata; per il disbrigo degli affari ordinari aveva bisogno di una giunta direttiva controllata a turno da una delle dieci tribù per una decima parte dell’anno : essa era costituita da cinquanta pritani (ovvero 1/10 dei buleuti) e presieduta da un epistate (sorteggiato ogni giorno tra i pritani) che teneva per ventiquattro ore le chiavi dei templi dove si trovavano i tesori, gli archivi e i sigilli dello Stato. Questa giunta aveva il compito di mettersi in relazione con l’Ecclesia , con i magistrati, gli ambasciatori e gli araldi stranieri; convocava in caso di urgenza il Consiglio, l’Assemblea, gli strateghi e aveva a disposizione le forze di polizia. Nell’esercitare le sue molteplici funzioni la Bulè nominava poi diverse commissioni speciali: per controllare le entrate all’Assemblea, per sorvegliare l’amministrazione marittima o per la consacrazione e le celebrazioni dei misteri (commissioni di ieropi). A un tempo organo preparatorio-esecutivo e magistratura suprema, aveva tre mezzi per esercitare i suoi diversi poteri: presentava all’Assemblea i probuleumata che servivano di base ai decreti del popolo; promulgava decreti per far eseguire le decisioni prese dall'Assemblea; collaborava direttamente, col consiglio o con l’opera, con le altre magistrature. La Bulè aveva attribuzioni importanti anche in campo finanziario, poiché sorvegliava l’impiego del denaro pubblico e si occupava degli appalti delle imposte, delle concessioni minerarie, delle locazioni dei terreni sacri, della costruzione e conservazione delle opere pubbliche (come si deduce dai conti sui lavori dell’Acropoli nell’età di Pericle). Infine, fra le sue molte funzioni giudiziarie, si occupava della procedura rapida per punire i reati contro la sicurezza dello Stato: l’eisangelìa. Un tempo chi giudicava i reati per eisanghelìa contro la costituzione era l’Areopago: una legge di Solone gli riconosceva questo diritto. Ma, dopo la riforma di Efialte (462 a. C.), la competenza in materia di questi crimini passò al Consiglio, che divenne così un organo centrale della democrazia ateniese.
65 Magistrature* Anche con l’aiuto di un Consiglio permanente §
Magistrature* Anche con l’aiuto di un Consiglio permanente, il popolo non poteva fare eseguire le sue volontà che delegando parte della propria sovranità a certi magistrati: tra i pubblici uffici si distinguevano le magistrature propriamente dette, d’ordine governativo o politico (archai), e le funzioni puramente amministrative (epimeleiai), senza dire delle funzioni subalterne (huperesiai), le quali potevano essere affidate anche a meteci e schiavi. Qualsiasi cittadino poteva esercitare delle magistrature, che erano di breve durata, generalmente annuali, e non potevano essere accumulate. Le magistrature, cui si poteva accedere per sorteggio o elezione, erano tutte indipendenti le une dalle altre perché coordinate dal Consiglio, eccetto quelle militari, come la strategia, dov’era necessaria una gerarchia. Infatti gli strateghi, comandanti in capo, davano ordine ai tassiarchi, colonnelli di fanteria, e, per il tramite degli ipparchi, ai filarchi, colonnelli di cavalleria. I magistrati prima di entrare in carica dovevano prestare giuramento e sottoporsi alla prova della "dokimasia", un primo esame davanti al Consiglio. Superata questa prova, essi erano persone inviolabili che godevano di molte prerogative e di una speciale protezione. Ma la loro responsabilità era duplice; anzitutto finanziaria, e poi morale e politica: ogni funzionario doveva presentare un rendiconto dei fondi pubblici di cui aveva avuto la gestione (logos), verificato da un altro collegio di magistrati, i loghistài. Otre alla resa dei conti in senso stretto e preciso della parola, c’era nel diritto pubblico ateniese un rendimento dei conti in senso largo, l’euthuna, davanti agli euthunoi. I magistrati erano pertanto sottoposti a una sorveglianza incessante e minuziosa e se commettevano atti illeciti potevano essere deposti dall’Assemblea, attraverso una votazione per alzata di mano, epicheirotonìa, e rinviati davanti al tribunale. Era lo stesso principio democratico a esigere questo rigido controllo sul potere esecutivo e a portare il popolo ateniese a una profonda diffidenza che non risparmiò nessuno, neppure Pericle.
66 Cleruchie* Le cleruchie erano degli insediamenti sui territori… §
Cleruchie* Le cleruchie erano degli insediamenti sui territori delle città alleate o sconfitte. Erano composte da gruppi di cittadini di estrazione medio- bassa (zeugiti e soprattutto teti), ai quali veniva assegnato un lotto di terra ciascuno. I residenti delle cleruchie mantengono la cittadinanza ateniese e con questa gli obblighi che comportava (servizio militare, diritti politici) e sono utili all’impero ateniese per proteggere la rotta delle importazioni di grano dal mar Nero e per controllare o punire alleati riottosi. Spesso i legittimi proprietari vengono estromessi o devono versare dei contributi ai cleruchi. Questo tipo di insediamento, rappresentava presso gli alleati una delle manifestazioni piu esplicite dell’imperialismo; infatti una delle prime misure, in caso di defezioni, consisteva nell’espellere i cleruchi e nel ripristinare il regime di proprietà originario.
La Grecia nell’ombra dell’espansione persiana
67 Nell’Asia Minore §
Nell’Asia Minore, le città greche qui fondate e specialmente quelle della Ionia, s’erano visto sorgere alle spalle, dal VII secolo in poi, il regno di Lidia, col quale vennero piu volte a contrasto. Il tiranno di Mileto, Trasibulo, era riuscito a difendere la città contro il re dei Lidi, Aliatte; ma la Lidia, con l’ultimo re Creso, venuto al trono verso il 560, fini per comprendere di fatto, nella sua sfera, tutte le città greche d’Asia, tra le quali Mileto. Quando Creso venne sconfitto dal re persiano Ciro, oltre a tutto il territorio lidico, caddero sotto il dominio persiano (545 circa) anche le città greche. Come propri uomini di fiducia i persiani si avvalevano di tiranni vassalli, cosi che Mileto, e alcune isole, riconobbero la sovranità persiana. Stessa fine fece Samo, dove in questo periodo si stabili una delle tirannidi piu importanti (attorno al 538), quella di Policrate; non basto a Policrate la sua fortuna e le sue relazioni internazionali: nel 522 il satrapo (governatore) persiano della Lidia lo uccise, e successivamente Samo fu governata da vassalli persiani. In questi anni (525) cadde anche in dominio dei medi (i greci continuarono a chiamare “medi”, oltre ai lidi, anche i persiani), con il re Cambise, l’Egitto. Nel 513-514 l’espansione del dominio persiano, con Dario I, arrivo ad occupare grosse parti della Tracia, tra cui le città greche sulla costa occidentale del mar Nero e della costa settentrionale dell’Egeo; il re della Macedonia divenne vassallo del Gran Re (cosi i Greci chiamavano il re di Persia) e la madrepatria greca si trovo sotto l’ombra della potenza persiana. I persiani con il satrapo di Sardi, Artaferne, tentarono di imporre il tiranno Ippia ad Atene, appellandosi al loro formale riconoscimento della supremazia persiana; questo conflitto contribui a spiegare l’atteggiamento di Atene nella rivolta ionica.



