01 All’introduzione sulla storia dei Micenei premettiamo un breve… §
All’introduzione sulla storia dei Micenei premettiamo un breve cenno geografico che serva ad indicarci il quadro dov’essa si è svolta e a renderci familiari nomi e luoghi divenuti in seguito famosi.
02 La penisola greca §
La penisola greca, estrema propaggine meridionale della penisola balcanica, si spinge fra lo Ionio e l’Egeo, verso l’Asia minore o Anatolia, cui l’avvicinano ulteriormente le numerose isole, Cicladi e Sporadi, che offrono alla navigazione comodi scali intermedi. Funzione analoga svolgono, verso l’Africa, Citera e Creta, e, verso l’Italia, Zacinto, Cefallenia, Itaca, Leucade e Corcira. Compresa ad un dipresso fra i 35 e i 40 gradi di latitudine nord, cioè nella stessa fascia di paralleli occupata dalla Sicilia e dalla Calabria, essa è caratterizzata da un clima temperato caldo, con estati precoci e aride e con piogge invernali. A settentrione è limitata dai monti dell’Epiro, dai Cambuni e dall’Olimpo, che con i suoi 3000 metri è la vetta più alta di tutta la penisola. A sud dell’Olimpo si stende la Tessaglia, dove si apre la pianura, fertile e relativamente ampia, percorsa dal fiume Peneo. La catena del Pindo la separa dall’Epiro che si trova ad ovest. Al di sotto di un’ipotetica linea che unisca i golfi Ambracico e Maliaco, inizia la Grecia centrale, delimitata a sud dal golfo di Corinto, dall’istmo omonimo e dal golfo Sardonico. Questa regione è occupata, da ovest a est, dall’Arcamania, dall’Etolia, dalla Locride, dalla Focide, dalla Beozia e, al di là del monte Cicerone, dalla penisola Attica. Un breve tratto di mare separa la Beozia e l’Attica dalla lunga isola d’Eubea. L’istmo di Corinto, sottile lingua di terra che nel tratto più stretto supera di poco i 6 chilometri, unisce la Grecia centrale al Peloponneso. Al centro di questa regione si trova l’Arcadia, intorno alla quale si dispongono, a partire da nord-est e procedendo in senso orario: l’Argolide, la Laconia, la Messenia, l’Elide e l’Acaia. Il nome più antico a noi noto di tutta questa regione è quello di Ellade (Hellàs); il nome di Grecia (lat. Graecia) l’ebbe solo molto più tardi, dai Romani. La superficie totale della Grecia non raggiunge i 70.000 chilometri quadrati; e siccome la maggior parte del paese è montuosa e scarsissime sono le piogge, nel complesso la regione, nonostante il clima mite, è poco fertile e costrinse i suoi abitanti a importare dal di fuori vettovaglie necessarie o ad emigrare in cerca di terre meno popolate e più feconde. Modeste erano anche le risorse del sottosuolo, se si fa eccezione per il rame dell’Eubea e per le molte qualità di marmo. Le uniche condizioni veramente favorevoli allo sviluppo civile erano dunque la mitezza del clima e la natura delle coste, frastagliatissime, ricche di golfi ben protetti e di porti sicuri, adatte allo sviluppo della navigazione. Un’altra caratteristica del paese è la disposizione delle catene e dei monti, le quali frazionano il territorio in un gran numero di distretti, rendendo difficili le comunicazioni via terra, le quali sono invece in facile comunicazione per mare. Una tale configurazione del paese doveva favorire la tendenza al frazionamento politico e al grande sviluppo dell’attività marinara e del commercio marittimo.
03 Il merito di aver iniziato l’indagine archeologica sulla… §
Il merito di aver iniziato l’indagine archeologica sulla civiltà micenea, prima nota solo attraverso i poemi omerici, spetta al tedesco Heinrich Schlieman*, che dal 1870 al 1890 scavo a Troia e a Micene e in altri siti della Grecia continentale, per dimostrare la storicità della guerra di Troia, narrata da Omero, e del mondo degli eroi greci. Schlieman scopri una grande civiltà palaziale dell’età del bronzo, con centro nel “palazzo di Agamennone” a Micene. Gli archeologi successivi hanno accresciuto il numero di siti palaziali nella Grecia centrale e meridionale, come Micene, Tirinto, Tebe e Pilo. In tempi più recenti le indagini poterono essere impostate su nuove basi: nel 1952 infatti gli inglesi Michel Ventris e John Chadwick riuscirono a decifrare la scrittura lineare B, usata dai micenei, della quale rimangono numerosi documenti su tavolette nel Peloponneso e a Creta. Abbiamo detto, nella parte riguardante la civiltà minoica, che gli antichi cretesi usarono una scrittura ideografica: la lineare A. E’ una scrittura per noi indecifrabile, ma che si era sviluppata, nei secoli successivi, nella lineare B, recentemente decifrata, poiché la lingua che essa esprime, è una lingua a noi nota: il greco. I documenti scritti micenei consistono di liste di attrezzi e provviste immagazzinati nel palazzo, e si riferiscono all’anno della distruzione; inoltre i limiti inerenti a questo tipo si scrittura rendono improbabile il suo impiego per un altro fine: non si può dire che la cultura micenea fosse alfabetizzata in senso proprio. Così il mondo miceneo deve essere ricostruito interamente attraverso gli scavi archeologici. Recentemente anche l’ipotesi della ricostruzione della civiltà micenea attraverso il mito (poemi Omerici) si è dimostrata insostenibile a causa della diversità tra quanto testimoniano, sulle istituzioni sociali, l’archeologia e le tavolette in lineare B, e quanto è suggerito dalle leggende greche.
04 Nella terminologia archeologica l’età del bronzo che in… §
Nella terminologia archeologica l’età del bronzo che in Grecia inizia nella prima metà del III millennio, è detta elladico; il periodo viene suddiviso in antico elladico (2800-2000 ca.), medio elladico (2000-1580 ca.), tardo elladico (1580-1100 ca.), in base al susseguirsi di diversi stili di ceramica. All’inizio dell’antico elladico agli originari abitanti, i Pelasgi, si sarebbere aggiunte genti provenienti dall’Asia minore; poi, tra la fine del III millennio a.C. e l'inizio del II, si sarebbe verificata l'invasione dei popoli indoeuropei, fra cui gli Achei (termine mutuato dai poemi Omerici), che si stabilirono nel Peloponneso. Questi popoli, la cui civiltà, fusasi con quella degli antichi abitanti, caratterizzò tutto il periodo seguente (il Medio Elladico), erano portatori di una cultura diversa: conoscevano l'uso della ruota da vasaio, si servivano dei cavalli, fino ad allora sconosciuti, e usavano sepolture individuali. I migratori indoeuropei formarono in seguito il popolo greco e, dopo un lungo processo di assimilazione della cultura locale, crearono quella civiltà che fiorì soprattutto nell’Argolide e che viene detta micenea dal nome di Micene, suo centro più importante.
05 La piena affermazione della civiltà micenea avviene nel… §
La piena affermazione della civiltà micenea avviene nel tardo elladico, periodo durante il quale i Greci micenei, pur mutuando dalla cultura minoica la maggior parte delle loro acquisizioni, conservano però quel carattere guerriero e aggressivo che si può cogliere a colpo d’occhio paragonando, per esempio, i loro palazzi alle costruzioni cretesi: i primi circondati da enormi muraglie e arroccati in posizioni sopraelevate, i secondi privi di ogni difesa artificiale e naturale. Essi divennero marinai molto esperti, capaci di unire il commercio alle incursioni guerresche e alla pirateria occuparono Creta, le Cicladi meridionali, Rodi e la costa dell’Asia minore. Alcuni documenti Hittiti attestano che nel secolo XIV gli “Achchijawa” (Achei?) penetrarono nelle regioni meridionali dell’Asia minore, e cent’anni dopo procederrano ad occupare Cipro e gli scali siriani di Ugarit e Alalakh. I loro commerci si spinsero anche nel Mediterraneo occidentale: nelle Lipari, in Sicilia e nel paese dei Messapi (l’odierna Puglia). Nel frattempo, probabilmente tra il 1250 e 1200, avevano condotto vittoriosamente a termine anche la spedizione contro Troia* e si erano aperti la strada verso il Ponto Eusino (Mar Nero).
06 La conclusione della loro parabola è alquanto problematica e oscura §
La conclusione della loro parabola è alquanto problematica e oscura. Verso la fine del XIII secolo il Levante è agitato dalle massicce incursioni dei cosiddetti “popoli del mare”, identificabili almeno in parte con gli Achei o Greci micenei in fuga. Sotto la bufera crolla intorno al 1200 il regno degli Hittiti (senza, pero, che la sua fine venga registrata dalle fonti); testi egizi narrano di vittorie sui “popoli del mare”, tra i quali possiamo identificare con sicurezza solo i filistei (che in questo periodo si stanziarono nella terra che prese il nome da loro, la Palestina). All’incirca nella stessa epoca si hanno chiare tracce di preparativi contro un attacco negli insediamenti del Peloponneso. Poi, intorno al 1200, Micene, Pilo e altri centri furono dati alle fiamme, e ciò che sopravvisse della cultura micenea subì un ulteriore attacco intorno al 1150. È certo che col secolo XII tramonta la civiltà micenea e inizia un periodo di crisi e di profonda trasformazione che si vuol designare come medioevo ellenico e che avrà termine solo quattro secoli più tardi; ma ci sembra doveroso riconoscere che il rapido tramonto di un mondo come quello miceneo, tramonto che segue dappresso una fase di vigorosa espansione, risulta poco spiegabile. I tentativi di spiegazione sono vari: terremoti, rivalità e guerre fra i signori, rivolte popolari, invasioni di popolazioni straniere. Il fatto sicuro è che dell’intera organizzazione politica e militare dell’economia di palazzo non rimase nulla, e con essa scomparvero quelle capacità artistiche e quella conoscenza della scrittura che l’avevano accompagnata.
07 La vita dei Greci nell’età micenea la possiamo… §
La vita dei Greci nell’età micenea la possiamo solo dedurre dai reperti archeologici. Possiamo pensare che non costituirono mai un’unità politica, ma rimasero divisi in una serie di piccoli stati indipendenti. Nella sola Argolide si trovano i palazzi di Micene e di Tirinto, talmente fortificati da costringerci a pensare a due distinte monarchie, non sempre in rapporti pacifici tra loro. Altri stati relativamente importanti sorgevano nella Beozia, nell’Attica, intorno a Pilo e in altre contrade della penisola greca. Dai poemi omerici*, possiamo, invece, immaginare la vita politica e sociale* dei Greci in questa età. A capo di ciascuno stato stava un re (wanax*), che era tale per diritto ereditario, circondato dai nobili (basilees*), i quali si considerano non suoi sudditi, ma suoi “pari” ed amano essere chiamati suoi “compagni”. Nel borgo, o nei luoghi, sottostanti alla “rocca”, la residenza del re, abita il popolo, formato da contadini, da artigiani, da mercanti; se sorge una guerra con uno stato vicino e il nemico invade le campagne, il popolo si rifugia nella rocca, sotto la protezione del re e dei nobili. Al re spettava comandare l’esercito e amministrare la giustizia. Le guerre erano molto frequenti tra monarchi micenei: talvolta, pero, parecchi re si univano insieme per condurre qualche grande impresa in terre lontane: così era appunto successo nell’occasione della guerra di Troia. La terra apparteneva in gran parte al sovrano e alla aristocrazia, ma non era l’unica fonte di ricchezza, dovuta anche alle razzie, ai commerci e alle rapine. Non soltanto i nobili, ma, in piccola misura, anche il popolo partecipava al governo dello Stato. Il popolo veniva convocato in una assemblea generale, nella quale peraltro contava solo il parere dei maggiorenti: pare che le critiche non venissero accolte, anzi non erano nemmeno gradite. Le attività preminenti dei Greci micenei furono quelle militari, marinare e mercantili, per essere svolte essi dovettero sviluppare un fiorente artigianato, fondato sulla specializzazione del lavoro: la costruzione di navi, la produzione di armi, dei profumi, dei mobili, la filatura e la tessitura richiedevano lavoratori esperti, quali solo la specializzazione poteva fornire. La religione micenea fu in gran parte mutuata da quella minoica, con i relativi culti legati alla terra e alla fecondità, ma vi inserirono anche alcune divinità celesti, tipiche di un popolo nomade indoeuropeo. Da tali divinità celesti avranno più tardi origine gli dèi delle età successive. Il culto dei morti ebbe presso i Greci micenei un rilievo assai maggiore che a Creta. Al morto dovevano essere garantite tutte le comodità di cui aveva goduto in vita, e quindi venivano sepolti con lui vasi, gioielli, viveri, armi, utensili. L’arte micenea è una palese imitazione dell’arte minoica; talvolta sono artisti cretesi, emigrati o fatti prigionieri, che provvedono alla decorazione dei palazzi o alla fabbricazione dei vasi. Tra una civiltà e l’altra non c’è soluzione di continuità, ma la curva discende. Privati dei loro maestri, gli allievi non sono altro che buoni artigiani, cui succedono mediocri operai. Accade in tal modo che la ceramica vada perdendo l’originalità dell’arte minoica e si faccia più monotona, schematica e geometrica nella concezione e nella decorazione. A differenza dei cretesi, i palazzi micenei erano più compatti e massicci: il baricentro della costruzione non era il cortile centrale, ma il mégaron*, la grande sala.
08 Heinrich Schlieman* Commerciante tedesco che aveva lasciato la… §
Heinrich Schlieman* Commerciante tedesco che aveva lasciato la scuola all’età di quattordici anni e imparato il greco da solo per poter leggere Omero. Dopo avere accumulato un’ingente fortuna si dedico alle ricerche archeologiche. Genialissimo dilettante lo Schlieman parti dal presupposto che Omero dovesse considerarsi non solo sommo poeta, ma anche relatore veridico ed esatto di fatti e circostanze. Su questa base si reco nella Troade e gli risulto subito chiaro che il villaggio di Burnabashi, dove si riteneva fosse sorta l’antica Ilio (Troia), non corrispondeva affatto alla descrizione omerica. Lo Schlieman si sposto allora più a nord e precisamente sulla collina di Hissarlik, che gli sembro corrispondere in tutto al testo del poeta. Gli scavi gli diedero ragione. La stessa vicenda si ripeté più tardi a Micene. L’insufficiente preparazione scientifica condusse lo Schlieman anche a molte considerazioni errate, ma l’intuizione di fondo era giusta.
09 Troia* L’episodio della guerra di Troia è cantato… §
Troia* L’episodio della guerra di Troia è cantato da Omero nell’Iliade e fa parte di una grande impresa di conquista compiuta dai Greci micenei sulla costa settentrionale dell’Asia minore. Qui fioriva la potente città di Troia. Al possesso del fertile territorio della Troade aspiravano i coloni greci, i quali (secondo la leggenda epica), col pretesto di vendicare una offesa recata da un principe troiano (Paride) al re di Sparta (Menelao), si unirono tutti insieme sotto il comando di Agamennone, re d’Argo e di Micene, e mossero guerra a Troia. Omero chiama indistintamente “Achei” tutti i Greci che parteciparono all’impresa. Nel conflitto Troia ebbe la peggio: la città fu distrutta, la sua popolazione dispersa.
10 Poemi omerici* Si tenga presente che i poemi omerici §
Poemi omerici* Si tenga presente che i poemi omerici, l’Iliade e l’Odissea, furono composti due o tre secoli più tardi dei tempi ai quali appartengono i fatti e gli eroi dell’epopea. Frutto della rielaborazione di una tradizione orale che si era formata nei secoli oscuri, essi pretendono di rappresentare gli avvenimenti del mondo miceneo senza però averne un’idea adeguata: nel migliore dei casi ci trasmettono un modello di strutture dei secoli IX e VIII, mescolato con elementi più recenti e più antichi, difficili da distinguere. Inoltre gli storici moderni concordano che l’ipotesi che la civiltà micenea possa venire ricostruita in base al mito è insostenibile a causa delle diversità tra quanto testimoniano sulle istituzioni sociali l’archeologia e le tavolette in lineare B, e quanto è suggerito dalle leggende greche.
11 Vita sociale* Nella società micenea una principessa non… §
Vita sociale* Nella società micenea una principessa non disprezza i lavori più umili; Nausicaa, figlia di Alcinoo, re dei Feaci, si reca infatti con le sue ancelle al fiume per lavare i panni.
12 Quando furono giunte presso la pura corrente del… §
Quando furono giunte presso la pura corrente del fiume e alle fonti ricche di acqua perenne che toglie ogni macchia, sciolsero i muli e li mandarono a pascolare sulle rive del fiume. Poi, prese le vesti dal carro, le gettavano nell’acqua che tutta nereggiava; e in larghe fosse le pestavano. Pulite da ogni macchia, le stendevano sul greto del fiume. Ciò fatto, le fanciulle si bagnarono nell’acqua e si unsero e poi sulla riva del fiume si misero a mangiare, mentre il sole con i suoi forti raggi asciugava i panni. Spento ogni desiderio di mangiare, tolti i veli dalle testa, si misero a giocare a palla e la bella Nausicaa dalle bianche braccia intovana il canto alle sue compagne. da Omero, Odissea
13 Wanax* Termine miceneo che vuol indicare il re §
Wanax* Termine miceneo che vuol indicare il re, sovrano.
14 Basilees* (sing §
Basilees* (sing. Basileus). Questo termine viene tradotto, di solito, con “re”, ma significava anche, più in generale, “primo”, “capo” (di un villaggio, di una sottodivisione della tribù).
15 Mégaron* Il mégaron è una casa rettangolare §
Mégaron* Il mégaron è una casa rettangolare, con un atrio costituito dal prolungamento delle mura dei lati lunghi. Il muro nel quale si apre la porta d’accesso separa il vestibolo dal mégaron propriamente detto, che è una spaziosa sala al cui centro è situato il focolare. Sopra questo il tetto, sostenuto da quattro colonne poste intorno al focolare, lascia uno spazio libero per il passaggio del fumo. Dal mégaron deriverà più tardi il tempio greco.




