Indice dei paragrafi · 77
  1. Nel mondo greco il passaggio dal villaggio alla…
  2. La polis
  3. Abbiamo detto che la polis era costituita da…
  4. All’interno dell’asty (l’insediamento urbano – centro politico
  5. Old/New Bouleuterion Area della bule (consiglio dei 500)…
  6. La polis si era sviluppata dall’estensione dell’Acropoli
  7. L’insediamento generalmente era cinto da mura
  8. La polis si indentifica con la comunità dei suoi cittadini
  9. Il complesso delle norme che ordinano la vita comunitaria
  10. Oltre all’origine dei nomos devono essere considerate le…
  11. Il titolo dell’opera di Platone
  12. Oltre al cittadino per diritto di nascita
  13. L’isopoliteia é una cittadinanza virtuale
  14. Alcuni cittadini non erano considerati “di pieno diritto”
  15. Anche la donna non aveva “pieni diritti”
  16. Tra i non cittadini vanno distinti i residenti liberi e gli schiavi
  17. I meteci erano occupati nelle varie attività mercantili…
  18. Gli isoteleis
  19. Gli schiavi
  20. Diversa la schivitu degli iloti spartani
  21. Nella polis greca la solidarietà civica cioé la…
  22. Nella Grecia del V e del IV si sono sviluppati
  23. Lo stato etnico (ethnos) esprime una nazione dove…
  24. Nell’età ellenistica si possono trovare tutti gli stati…
  25. La religione accompagna la vita dei greci in tutti i suoi aspetti
  26. La sede di culto poliadi
  27. L’intero territorio della polis si configura come spazio sacrale
  28. Ma è nell’agora dove spazio religioso e spazio…
  29. Oltre alle sedi di culto di città
  30. Delfi si trova nella regione della Focide
  31. Il santuario di Zeus ad Olimpia sorgeva nella…
  32. Olimpia - Mappa 1
  33. Dalla sede di Epidauro
  34. Le hierai hodoi conducevano nei luoghi di culto
  35. Legate alla religione
  36. Le feste poliadi erano in onore sia di…
  37. In Atene si celebravano feste periodiche
  38. a) secondo una distribuzione geografica (en astei e nei demi)
  39. Alcuni caratteri potevano sovrapporsi
  40. Le Lenee si svolgevano nel tempio di Dioniso…
  41. Le feste principali di Sparta furono le Carnee
  42. Ogni città organizzava numerose feste di carattere locale
  43. La registrazione ufficiale dei vincitori dei giochi olimpici…
  44. I Pythia
  45. Diverse erano le figure e gli incarichi per…
  46. I sacedoti rivolgevano le preghiere alla divinità
  47. Gli Hieropoioi sono dei funzionari che hanno competenze…
  48. I Naopoioi sono dei funzionari il cui compito…
  49. I templi erano anche le sedi dei tesori…
  50. La capacità di interpretare i segni divini era…
  51. La necessità di rappresentare la città
  52. Nella mentalità greca lo “straniero” è in primo luogo il “barbaro”
  53. Le “leggi dell’ospitalità”
  54. Nate dall’esigenza “morale” di mantenere rapporti amichevoli con…
  55. Lo scambio di doni (xénia doreá) sono un…
  56. La prossenia si era sviluppata dall’ospitalità privata (xénia…
  57. Il termine philia (amicizia) indica
  58. L’asylia é un’altra pratica per limitare la condizione di straniero
  59. In età classica
  60. I trattati sono accordi bilaterali tra stati che…
  61. I trattati di pace comune sono accordi che…
  62. Le controversie tra stati potevano essere risolte con arbitrati
  63. Come symbolai si intendono convenzioni in base alle…
  64. Le necessità di cooperazione tra stati
  65. Intorno alla metà del VI secolo
  66. La lega ellenica si costitui nel 481 (nel corso di due sessioni
  67. Il fondamento della lega delio-attica (478-77) era costituito…
  68. La lega delio-attica opero dal 478-77 fino al 404
  69. Gli alleati originari contribuivano all’allenza in due modi
  70. L’amministrazione finanziaria del tesoro era affidata a 10…
  71. Le cleruchie erano degli insediamenti sui territori delle…
  72. Nel primo decennio del V secolo con un…
  73. Nel 378 gli ateniesi
  74. Amphiktyonia deriva da amphiktyones cioé “coloro che abitano…
  75. Negli stati greci non esistevano sedi diplomatiche permanenti
  76. Gli ambasciatori non costituivano un personale fisso e…
  77. Gli araldi (keryx) erano i banditori ufficiali del governo
ETÀ ARCAICA E CLASSICA

Città-Stato e Stati Federali

TESTO ORIGINALE DELL’AUTORE — NON MODIFICATO

Storia antica – Antica Grecia

24 gennaio 2003

Città-Stato Stati Federali

Definizione e funzioni

01 Nel mondo greco il passaggio dal villaggio alla… §

Nel mondo greco il passaggio dal villaggio alla città avvenne in ritardo rispetto ai tempi delle civiltà del Mediterraneo orientale e del Vicino Oriente (fine IV millennio). Come è noto, le città vicino-orientali erano di tipo monarchico, governate da un sovrano o da una potente casta sacerdotale che dominava sulla massa dei sudditi. Del tutto diversa invece la situazione greca, dove a partire dai secoli VIII-VII si affermarono le poleis. La città era formata da un centro abitato nel quale si erano raccolti i ricchi proprietari terrieri e gli artigiani, ma anche dai villaggi della campagna dove viveva la popolazione rurale. Ogni città era caratterizzata da un forte senso di autonomia e di indipendenza rispetto ai centri vicini. Come la città fenicia, anche quella greca aveva i suoi magistrati, le sue assemblee, le sue tradizioni religiosi, la sua vita economica e sociale. Nella polis greca l’organo politico che deteneva il potere e a cui spettavano le decisioni più importanti era l’assemblea generale della popolazione maschile. Ma la partecipazione effettiva alla vita pubblica era concretamente riservata ad un certo numero di persone, cioè ai cittadini maschi adulti e di condizione libera, che godevano inoltre di una certa agiatezza ( Atene farà in modo più tardi di consentire l’accesso alle funzioni politiche anche ai ceti popolari retribuendo le cariche). In definitiva il sistema assembleare adottato dalle poleis greche era un sistema di partecipazione diretta alla vita della comunità, contrariamente a quanto avveniva nei regni del Vicino e Medio Oriente.

02 La polis §

La polis, letteralmente “città”, é considerata l’esperienza di vita associativa ed il fenomeno politico e costituzionale piu originale realizzatosi nella Grecia dell’antichità. Gli aspetti fondamentali sono: a) profilo della organizzazione materiale, la presenza di un centro urbano e di un territorio circostante (villaggi rurali – komai o demi) economicamente e amministrativamente unito; b) profilo giuridico, organismo statale sovrano, con poteri legislativi, esecutivi e giudiziari. Per questi motivi la realtà della polis è quella di “città-stato”. Le funzioni dello stato venivano esercitate tra vari istituti: a) l’assemblea o consiglio (in Atene boule, in Sparta apella); b) le magistrature (archai); c) i funzionari di diverso livello (giustizia, finanza, economia, culto). Il modo operativo, il peso esercitato, il tipo di votazione (sorteggio, elezioni) degli istituti variava in base al tipo di governo della polis: a) democratico, potere esteso alle assemblee; b) oligarchico, potere ristretto e/o elettivo; c) conservatore, potere ristretto e/o elettivo. In Atene l’assemblea (ekklesia) aveva pieni poteri decisionali ed esecutivi in politica interna ed esterna. La boule (consiglio) aveva funzione consultiva, gli archai erano magistrati non comparabili con le magistrature della Roma antica o come funzione moderna poichè non potevano imporre le volontà dello stato in nome delle sue leggi. In Sparta il potere decisionale era ristretto ad un élite mentre l’assemblea degli spartiati (apella) poteva solo approvare o respingere le decisioni. Modalità di votazione: l’elezione come il sorteggio rispecchia il principio di uguaglianza usato nei sistemi democratici; l’elezione per limiti di età, o di censo, o di reddito agrario usato in regimi meno aperti. A Sparta il consiglio era composto dai geronti o consiglio degli anziani. L’esecutivo militare era affidato ad uno stratega, o a un collegio di strateghi; in situazioni di pericolo veniva eletto un strategos autokrator, con pieni poteri di comando. A Sparta, per la sua particolare configurazione militare (l’apparato miltitare a differenza delle altre poleis, era permanente e aveva un ruolo primario), il comando militare veniva diviso tra i vertici del potere politico. Inizialmente il termine polis indicava il borgo fortificato, la cittadella (acropoli) e a volte veniva distinto dai villaggi: designava solo l’insediamento urbano. La polis emette monetazione propria. La distinzione tra città “grandi” e “piccole” si poteva basare sia sulla grandezza materiale sia sulla grandezza intellettuale intesa come superiorità politica o egemoniale (Tucidice nota che Sparta, priva di un centro urbano, Atene, ricca di monumenti, non deve indurre a valutare la potenza di una città dalla sua grandezza). Per Aristotele la distinzione tra piccole e grandi era sulla base della distribuzione delle funzioni di governo e negli ordinamenti amministrativi: nelle piccole città vi erano un numero ridotto di istituti. La qualifica di megale e di mikra puo essere espresso attraverso i rapporti: tra organizzazione sociale e strutture materiali, tra città e campagna, capacità di controllo delle risorse, all’esercizio delle attività militari. Ma anche di dipendenza (sovranità) piu o meno ampia tra poleis (es. poleis automone ma che gravitano nell’orbita di poleis piu potenti, poleis sottomessa ad un’altra senza perlatro essere annessa).

Città e territorio

Le dimensioni della polis

03 Abbiamo detto che la polis era costituita da… §

Abbiamo detto che la polis era costituita da un centro urbano (asty o polis) e dal suo territorio circostante (chora). Secondo alcuni l’habitat del territorio greco ha favorito lo sviluppo delle città-stato. L’estensione della polis era molto diversa, c’erano poleis di notevole dimensione come l’Attica (2500 knq) o la Laconia (8500 kmq con la Messenia), di media grandezza come Tebe (1000 kmq) o Argo (1400 kmq), ma la maggior parte si trattava di stati microdimensionali (tra i 25 e i 100 kmq). Secondo Aristotele la grandezza ideale della polis era quella che poteva essere abbracciata con lo sguardo o dove tutti gli abitanti potevano essere raggiunti dalla voce dell’araldo. Di fatto non poteva essere possibile, ma cio vuol significare che tutti i cittadini dovevano essere coinvolti nello sviluppo della polis, sia nel senso di vita comunitaria che nel senso di partecipazione politica. Nell’Attica nelle assemblee era presente, in prevalenza, la popolazione urbana, mentre molti abitanti della campagna non erano sempre disposti a perdere giornate lavorative per l’impegno politico.

Le strutture della polis

04 All’interno dell’asty (l’insediamento urbano – centro politico §

All’interno dell’asty (l’insediamento urbano – centro politico, amministrativo, religioso) gli spazi piu importanti erano l’agora e l’acropoli. Funzioni dell’agora in epoca classica: a) sede delle principali istituzioni pubbliche, sacre e profane; b) mercato; c) centro delle attività mercantili e artigiane. Nell’agora erano presenti insieme templi e altari, edifici pubblici e botteghe. La sua collocazione é nel mezzo della città (come dice Aristofane in mezzo al centro), era il principale spazio della comunicazione interpersonale. Il termine agora deriva da agoreuo che significa parlare, inzialmente definiva l’assemblea cittadina. Nel “mezzo” traduce anche un modello di organizzazione sociale e politica fondata sull’uguaglianza. Spazio civico e spazio sacro erano integrati al centro dell’agora, i limiti dell’agora venivano indicati da cippi (horos) o steli infissi nel suolo e da bacini d’acqua posti all’ingresso dell’agora. La sede della massima autorità dello stato (koine hestia) risiedeva nel tholos.

Agora di Atene.

05 Old/New Bouleuterion Area della bule (consiglio dei 500)… §

Old/New Bouleuterion Area della bule (consiglio dei 500) Heliaea Eleiea Statues of Epan. Monumento degli eroi eponimi Hephaisteion Tempio di Efesto Altar of the 12 goods Altare dei 12 dei Poikile Stoa Stoa poikile Panathenaic way Via sacra (Strada delle Panatenee) Strategeion Residenza degli strateghi Stoa of Zeus Stoa di Zeus Eleuterio Royal Stoa Stoa Basileios To Dipilon Per Dipilo Peristylar Court Edificio del tribunale South Stoa Stoia meridionale Mint Zecca Jail? Prigione?

06 La polis si era sviluppata dall’estensione dell’Acropoli §

La polis si era sviluppata dall’estensione dell’Acropoli, che per la sua posizione sopraelevata, aveva fornito un riparo naturale per gli abitanti del territorio circostante. Sull’acropoli veninavo eretti i templi religiosi come il Partenone ad Atene dedicato ad Atena Parthenos. Era situato al centro e racchiuso nell’insediamento urbano, in alcuni casi poteva trovarsi in una posizione decentrata.

07 L’insediamento generalmente era cinto da mura §

L’insediamento generalmente era cinto da mura, che divideva la città dal territorio. In caso di invasione la popolazione trovava riparo all’interno delle mura. Nella guerra del Peloponneso, Pericle fece concentrare in Atene gli abitanti dell’Attica, la grande concentrazione di persone in uno spazio ristretto causó il diffondersi della peste. Dopo le guerre persiane Atene fu cinta da mura fino al porto del Pireo (7 km di lunghe mura) per consentire l’approvvigionamento della città, per via mare, in caso di assedio grazie al controllo delle rotte mercantili. Le lunghe mura costituirono il monumento piu rappresentativo dell’impero ateniese. Infatti dopo la capitolazione della città, gli spartani ne chiesero l’abbattimento. La chora (territorio circostante) apparteneva all’asty (insediamento urbano), ma sotto il profilo economico la chora non era omogenea: la chora poteva essere “la pianura” o la “montagna/collina”. Il valore dei due territori erano diversi; la pianura era ovviamente privilegiata (l’attività agricola in Grecia era la base del sostentamento). Di conseguenza queste differenze dovevano essere risolte con la ripartizione di lotti uguali di terra ai cittadini, con l’assegnamento di due appezzamenti, uno al centro e uno alla periferia. Le fascie marginali venivano chiamate eschatiai in Attica e perioikis in Laconia, Beozia, Elide e Tessaglia, a volte il centro imponeva metodi di sfruttamento diversi che in qualche modo potevano causare tensioni con gli allevatori. Nella Locride si dovette regolamentare lo sfruttamento con una legge. Nelle piccole poleis, la popolazione risiedeva in città e si recava quotidianamente al lavoro nei campi. Nelle poleis piu grandi, come l’Attica, i contadini risiedevano in villaggi (demoi o komai) i quali funzionavano anche come centri amministrativi, le zone rurali erano costellate da fattorie sparse, da residenze permanenti anche monumentali. In tutta l’età classica, nonostante lo sviluppo del commercio e delle attività artigianali, la società della polis era quasi esclusivamente agraria. Politicamente e giuridicamente il territorio della polis coincide con la parte di superficie terrestre sulla quale lo stato esercità la sua autorità. I confini del territorio della polis, dato che non esistevano sistemi di controlli, erano visibili da segni naturali, come fiumi, paludi, zone aride e brulle. Dove i segni naturali non erano visibili, venivano integrati con cippi, cumuli di sassi, steli, altari e templi, in modo che il tracciato del confine poteva essere immediatemente visibile (per evitare contestazioni territoriali). Tra poleis limitrofe potevano esserci delle “terre di nessuno”, generalmente erano zone incolte senza nessun insediamento stabile o zone di pascolo condivise, ma potevano essere anche luoghi di culto presso santuari che in alcune ricorrenze divenivano zone per fiere o mercati. Le zone di frontiera erano piu esposte a razzie o invasioni, e di conseguenza venivano militarizzate attraverso sistemi di fortificazioni piu o meno permanenti. A volte venivano militarizzati edifici già utilizzati come posti di rifugio per la popolazione rurale, resi necessari dal brigantaggio; in alcuni casi da una funzione puramente difensiva si passava all’occupazione della chora esterna per motivi economici e/o motivi demografici. Generalmente le fortificazioni venivano edificate e potenziate in zone particolarmente stategiche, in zone nevralgiche di confine come lungo le frontiere attico-beotico o tra Focide e Tessaglia. Inoltre la frontiera militare poteva non coincidere con il confine politico, secondo le necessità avanzava o arretrava (palizzate, fossati, steccati, Pericle evacua l’Attica, l’intera chora diviene una frontiera). In caso di invasioni le zone periferiche della polis potevano essere attrezzate con palizzate di legno e fossati. Molto piu capillare era la difesa delle risorse del suolo (cioè delle attività economiche). Il controllo di strade e dei rifornimenti idrici era affidato ai magistrati, piu in generale lo scopo era quello di assicurare il rispetto delle regolamentazioni per lo sfruttamento comune del suolo, la riscossione di tributi per l’uso del suolo e di pedaggi. Nella maggior parte dei casi é una sorveglianza armata, in alcune località il controllo era saltuario, in altre permanente, affidato a corpi regolari di guardie (“guardie di frontiera” o “guardie delle montagne”). L’età giovanile delle guardie fa pensare ad una distinzione tra funzione di sorveglianza e difesa del territorio, affidata, quest’ultima, all’esercito della polis dei cittadini in armi.

La popolazione

08 La polis si indentifica con la comunità dei suoi cittadini §

La polis si indentifica con la comunità dei suoi cittadini. Cittadini liberi ma non si riferisce a tutta la popolazione residente, ma solo alla comunità civica. In età classica la qualifica di cittadino era un fatto legale, ma l’identità etnica della comunità civica fu un fatto essenziale della società poliade. Gli Elleni si riconoscevano nella ripartizione tra Dori del Peloponneso e Ioni dell’Attica, delle isole e della costa occidentale dell’Asia Minore, ma anche da stirpi o discedenze locali molto piu vincolanti. Ad esempio gli arcadi si riconoscevano come i discendenti di Arcade, i focesi di Phokos. Di importanza secondaria era se si trattava di discendenze non reali (da leggende). Piu una popolazione poteva vantare una stabile permanenza da tempi antichissimi sul territorio della propria città, piu si sentiva originaria e di conseguenza legittimata ad occupare il territorio. Secondo Aristotele, l’omogeneità etnica e l’unità territoriale non erano sufficienti a qualificare una polis. L’aspetto demografico é piu importante: la massa degli uomini, quanti devono essere, di quale carattere e di che qualità. Se per Tucidide e Senofonte la ricchezza di risorse umane favoriva il benessere, per Aristotele una crescita demografica indiscriminata non favorisce necessariamente la grandezza di una città. Di conseguenza i pensatori dell’epoca cercarono di trovare, nel numero di abitanti, l’equilibrio giusto; per Platone 5.040 era il numero giusto mentre per Ippodamo di Mileto 10.000. Dannosa poteva essere la scarsità demografica (oligantropia), in quanto impediva di svolgere tutte le attività indispensabile per l’autosufficienza economica della polis. In Sparta il calo demografico fu un problema costante per tutto il V e il IV secolo (nel 480 c’erano 8000 spartiati, nel 371 poco piu di 1000). Certo i motivi stavano nel sistema stesso di Sparta: i decessi in guerra, la mortalità infantile, difficoltà e scompensi legati alla proprietà fondiaria che avevano posto un certo numero di spartiati incapaci di assolvere i doveri richiesti al loro rango, perdendo lo statuto di cittadini di pieno diritto. Secondo la ricostruzione moderna una polis di grandezza media (25-100 kmq) poteva avere una popolazione tra 230 e i 900 cittadini (35 abitanti per kmq). Ad Atene il calo demografico si verifico durante la guerra del Peloponneso, dovuto anche alla pestilenza scoppiata nel 430. Nel 431 in Atene si potevano contare 27 mila cittadini, 6 mila meteci e 85 mila schiavi. Prima del 322-1 i cittadini sarebbero stati tra 31 mila o 21 mila, 10 mila meteci, nessun dato sugli schiavi. Le città e le leggi

09 Il complesso delle norme che ordinano la vita comunitaria §

Il complesso delle norme che ordinano la vita comunitaria, nomoi, hanno avuto un ruolo importante nella Grecia antica. La presenza o l’assenza di leggi indicava il grado di cultura politica della polis. Prima di assumere il significato normativo, nomos, indicava i modi di comportamento, le regole di vita e i costumi di un gruppo umano che, consolidati dalla consuetudine, erano divenute un codice di condotta. Le leggi ancestrali (primordiali), secondo Erodoto e Tucidide, erano il patrimonio culturale che differenziava i greci dai barbari. Anche le norme sacrali e i rituali religiosi facevano parte delle nomoi. In alternativa a nomos si incontra, nei testi, anche thesmos (antica legislazione), senza distinzione di contenuti. Nomoi o thesmoi erano indifferentemente chiamate le leggi di Draconte e Solone. Forse, nel diritto attico, la differenza sta nella fonte delle norme; si pensa che i thesmoi sarebbero regolazioni date da un legislatore esterno se non da una divinità. In età storica, i thesmoi, suscitavano un senso di rispetto simile ad un valore sacrale, che non si trova nei nomoi. Il termine nomos si afferma nel periodo tra la tirannide e Clistene: il vecchio termine “thesmos” (ordinanza) fissata da un autorità, fece spazio a nomos cioé la legge che la comunità si impone con decisione autonoma. Altri termini che indicavano le legislazioni o le singole norme erano presso i dori, “rhetra” (Sparta, Messene, Olimpia) e graphos (Olimpia, Gortina) che si differenziava dalla retra perché era scritta. Le poleis realizzavano le proprie leggi in due modi: a) l’opera di un legislatore che dava le leggi alla comunità; b) leggi emanate dalla stessa comunità. I legislatori appaiono nel VII e VI secolo (età dei legislatori), per alcuni non si ha la certezza che siano effettivamente esistiti. I piu famosi sono stati Zaleuco di Locri, Caronda di Messana, Licurgo a Sparta, Draconte e Solone ad Atene. Alcuni legislatori come Solone e Licurgo, intervennero con opere di riappacificazione nelle loro città. Le loro leggi erano rivolte a prevenire dissidi interni. Solone affermava di aver posto fine al disordine legislativo e sociale (dysonomia). Prima della legislazione di Licurgo, Erodoto, notava che gli spartani erano i peggio governati. Dato che le leggi sono una garanzia di stabilità, l’importanza della custodia e della conservazione, presupponeva la presenza di archivi e di spazi in cui pubblicarle. Nell’antica Grecia le leggi venivano dipinte su tavole imbiancate o incise su pietra o bronzo, ed esposte in luoghi pubblici (agora, acropoli, templi). Il contenuto delle leggi riflette l’orientamento politico e sociale. A Sparta la rhetra non poteva essere modificata, ad Atene, nel tempo, le leggi furono integrate con decreti, con la necessità di doverle, di volta in volta, riordinare attraverso una revisione e trascrizione per renderle piu attuali (affidati a nomothetai). Le leggi venivano divise in leggi scritte e leggi orali (nomoi agraphoi), le seconde comprendevano le norme cosiddette “consuetudinarie” (legislazione licurghea), ma anche quelle leggi in fase evolutiva. Il passaggio dalla tradizione orale alla codificazione scritta segnó un passo importante nella storia della legislazione delle poleis. Con la scrittura, ci fu la diffusione delle leggi e l’affermazione delle stesse, si poté puntualizzare meglio il contenuto e introdurre delle limitazioni all’arbitrarietà dei giudici. Le prime legislazioni scritte sono quelle di Dreros in Creta (ca. 600), quelle di Zaleuco a Locri (reati di omicidio) e di Naupatto nella Locride (disposizioni in merito a terre di recente annessione).

Interpretazioni e applicazioni delle leggi

10 Oltre all’origine dei nomos devono essere considerate le… §

Oltre all’origine dei nomos devono essere considerate le modalità di applicazione, l’interpretazione e la qualità delle stesse. Eunomia o buon ordinamento, in questo caso l’applicazione delle leggi hanno un effetto sul benessere della comunità. Solone aveva definito eunomia la sua legislazione, anche se nel corso del V e del IV secolo, eunomia veniva qualificata la legislazione di Licurgo. Subí anche un processo di personificazione e divinizzazione. Isonomia o ordinamento egualitario, questo termine designò originariamente la democrazia. Secondo Erodoto, isonomia, esprime l’etica dello stato egualitario, dove tutti i cittadini hanno la possibilità di esercitare i diritti politici, essere eletti ad una carica e di dover rendere conto del loro operato (euthyna), alla fine del loro mandato e il diritto di parola (isegoria), senza distinzione di censo o di rango. Da Clistene in poi, l’antico ideale politico della eunomia, che era stato sufficiente per Esiodo, Solone e gli spartani, si trovo di fronte un avversario diretto: la isonomia. In contrapposizione al “buon ordinamento” sorgeva l’”ordinamento egualitario”; infatti “isonomia” é una parola coniata chiaramente per analogia rispetto al termine “eunomia” e forse in opposizione ad esso. L’Autonomia si coniuga con eleutheria e attraverso i principi della libertà e dell’indipendenza definisce l’autorità sovrana dello stato. In quanto massima espressione della sovranità della polis, fu sempre tutelata con ogni mezzo: per essa si combatté, sia per ottenerla che per difenderla. Le forze di alleanze, come le leghe, dove una potenza ne era egemonica, non era in contrapposizione con l’autonomia, poiché le alleanze avevano interessi comuni. Tuttavia, in particolari momenti storici, alcune poleis dovettero subire presidi militari, imposizioni forzate di regimi politici, riscossioni tributarie, insediamenti coloniali (vedi le cleruchie). Da queste considerazioni l’autonomia era legata alla facoltà di scegliere un proprio regime politico, all’assenza di cleruchie, tributi e presenze militari e politiche esterne. Con la pace del Re (o di Antalcida), l’applicazione dell’autonomia fu estesa a tutte le poleis della Grecia: si riconosceva il diritto di tutte le poleis di esercitare la propria sovranità.

La Politeia

11 Il titolo dell’opera di Platone §

Il titolo dell’opera di Platone, normalmente tradotto come "repubblica" (dal latino res publica) suona in greco come Politeia. La parola politeia, resa di solito con "costituzione" ha uno spettro semantico complesso. Politeia indica sia la cittadinanza come condizione, sia, per translato, la cittadinanza come complesso di cittadini. I due sensi si conciliano perché la comunità dei cittadini è tale in quanto si struttura secondo condizioni costituzionali e personali di cittadinanza. Quando si parla di politeia nel senso di "costituzione" non si allude semplicemente al complesso di leggi, formale e materiale, che regola la vita pubblica, ma anche e nello stesso tempo alle persone che vivono e partecipano alla città. la costituzione esiste perchè ci sono i cittadini, e non viceversa. Vedi il discordo di Pericle in Tucidide sulla politeia = ordinamento politico. La politeia è l’insieme dei cittadini (politai) ma s’intende anche per l’ordinamento dello stato (taxis), la forma di governo e i modi di ripartizione delle funzioni pubbliche. Ïl cittadino è quello che può partecipare attivamente ai diritti e doveri nei confronti dello stato, cioé il cittadino é colui che partecipa al governo della città e ai vari poteri dello stato (legislativo, giudiziario, deliberativo ecc.). In questo contesto gli stranieri, anche se residenti, non erano cittadini, come il possesso di alcuni privilegi legali non era sufficiente, ma anche l’età poteva essere una descriminante: anziani e bambini non possono assumere incarichi pubblici e sono esclusi per motivi d’età. La società della polis non corrisponde con la società civica, gli stranieri, molto piu numerosi dei cittadini, erano privi della cittadinanza; di conseguenza possiamo asserire che i cittadini erano un èlite. La cittadinanza dava dei diritti e dei doveri: il diritto di voto attivo o passivo, il monopolio della proprietà fondiaria e la protezione giudiziaria, i doveri obblighi militari e fiscali, e per i piu ricchi impegni materiali e morali come contribuire allle spese della città. Il possesso della cittadinanza, in Atene come in Sparta, é stata considerata una prerogativa esclusiva. Aperture a stranieri erano ammesse con molta moderazione. La comunità civica (composta dai cittadini) coincideva con una minoranza di cittadini maschi, adulti liberi e suscettibili di soddisfare precisi requisiti che secondo i regimi vigenti potevano essere la discendenza familiare, la residenza territoriale, l’età, il censo. A Sparta solo gli spartiati. Ad Atene, nel 451, Pericle stabili che solo chi era nato da cittadini Ateniesi (prima solo il padre); i motivi di questa legge vanno in due direzioni: per limitare i matrimoni tra cittadini e stranieri, o per delegittimare l’oppositore Cimone, figlio di una nobile tracia. Ad Atene cittadini si diventava a 20 anno, il passaggio alla maggiore età costituiva un momento solenne nella esistenza del cittadino e della comunità, in quanto il cittadino diventa partecipe “delle cose sacre, delle cose pubbliche e delle leggi”; da questo momento poteva partecipare alle riunioni dell’Ekklesia. La registrazione della cittadinanza avveniva alla iscrizione, nel demo, nelle tribu e nelle fratrie (confraternite) di origine antichissima. All’inizio dell’anno il padre presentava alla comunità i figli che avevano compiuto i 18 anni e che si apprestavano a svolgere i due anni di servizio militare. Il controllo della legittima cittadinanza era molto accurato. L’iscrizione annuale dei giovani passava attraverso una esame dei demoti che verificavano l’effettivo compimento dell’età e la legittimità di nascita. I dicasteri e la boule controllavano, in seconda istanza, l’operato dei demoti, annullando o confermano le sentenze. Non si conoscono forme di certificazione anagrafica e neppure pratiche regolari e periodiche di censimento, la registrazione veniva scritta sui registri del demo (funzionava anche per la leva) e veniva esposta nell’agorà e ai piedi del monumento degli eroi eponimi. Il demarco annualmente rivedeva l’elenco radiando gli abusivi. Ai colpevoli di registrazione fraudolenta veniva intentata un’azione giudiziaria, il reato era punibile con la riduzione in schiavitu del colpevole. Era possibile che i demarchi si facessero corrompere dai non aventi diritto per iscrivere i loro nomi nelle liste. Revisoni globali avvenivano in concomitanza a mutamenti costituzionali. Nel 411 con l’avvento dei 30, le liste vennero riviste, e solo 3000 cittadini vennero iscritti. Durante il sinecismo di Heloisson in Mantinea, tutti i cittadini di Heloisson furono iscritti nei registri di Mantinea con l’indicazione del patronimico e l’età, a cura dei thesmothorai: autorizzati a presentare denunce contro registrazioni fraudolente. A Sparta l’ammissione dei giovani nella comunità dei cittadini era subordinata all’adempimento dell’agoge, i giovani che non avevano svolto i propri doveri ne venivano esclusi. In generale il grado di maggiore o minore apertura dei regimi politici, le distanze tra una democrazia ed un regime oligarchico o conservatore, sono riconoscibili attraverso criteri applicati alla composizione del corpo civico.

Concessione della cittadinanza

12 Oltre al cittadino per diritto di nascita §

Oltre al cittadino per diritto di nascita, c’era il cittadino per aquisizione. Le concessioni potevano essere singole o collettive e potevano essere effettive e onorifiche e/o virtuali. Le prime due condizioni, in base alla documentazione disponibile, erano concessioni effettive. La differenza tra quella effettiva e quella onorifica dipende, nel secondo caso, da quali circostanze e sulla base di quali criteri o requisiti l’individuo o un gruppo abbiano acquistato la facoltà di esercitare gli stessi diritti dei cittadini. L’occasione di concessione della cittadinanza generalmente avveniva durante mutamenti di regime o da riforme costituzionali. Solone avrebbe redatto una legge a favore della naturalizzazione di quegli stranieri che erano stati banditi a vita dalla loro patria, di emigrare ad Atene ed esercitare un mestiere. Clistene in concomitanza alla riforma democratica avrebbe concesso la cittadinanza a meteci e schiavi. La naturalizzazione prevedeva per il neocittadino il trasferimento della residenza nella nuova patria e l’acquisizione di tutti i diritti e tutti i doveri che essa comportava (legame con pag 12). Doveva essere conferita tramite decreto ed approvata dall’assemblea con una votazione a scrutinio segreto (quorum di 6 mila votanti), e di un esame individuale dell’aspirante cittadino. Ogni cittadino poteva portare davanti ai giudici le prove della insussistenza della illegalità della naturalizzazione. Una legge di Demostene afferma che é vietato fare cittadino chiunque non abbia reso eminenti servizi alla patria, come iniziative politiche, diplomatiche, militari e donativi. In ogni caso la cittadinanza ai meteci, non legata a riforme costituzionali, veniva data con molto circospezione. Tuttavia in situazioni eccezionali, come nei periodi di guerra, rendeva necessario promettere la cittadinanza agli stranieri che avrebbero partecipato ai combattimenti (come per esempio a tutti quelli che avevano combattuto a fianco dei democratici alla conquista di Phyle, peraltro non concessa). La piu famosa concessione collettiva, fu quella degli abitanti di Platea a di Samo; il ricordo dell’aiuto dato dai platesi nella guerra contro i persiani fece si che dopo l’occupazione di Platea da parte degli spartani e dei tebani, fu concessa la cittadinanza a tutti i platesi che si erano rifugiati ad Atene. In questa circostanza l’esame individuale era inteso ad accertare la legittimità dell’origine plateese. Mentre la cittadinanza ai plateesi fu sicuramente effettiva, non é chiaro sei hai Sami fu data quella virtuale. La cittadinanza fu data grazie alla fedeltà dimostrata da quest’ultimi dopo le defezioni degli alleati dalla lega delio-attica. Forse fu data quella effettiva ai soli samii che si trasferirono ad Atene. Col tempo (dopo il 451) e per motivi diversi (ordine politico, militare, diplomatico), sembra che la concessione della cittadinanza abbia subito un incremento; nel IV secolo i giudizi degli oratori deploravano l’eccesiva liberalità dei loro tempi, rimpiangendo la severità dei tempi andati. La cittadinanza poteva anche essere tolta (atimia). Due tipi di atimie parziale o totale (assoluta o relativa). La totale aveva come conseguenza la confisca dei beni, l’esilio e a volte la condanna a morte. La totale relativa, piu diffusa in età classica, aveva come conseguenza la privazione di alcune capacità: interdizione dal frequentare determinati spazi pubblici e sacri di conseguenza era vietato il diritto di parola nell’assemblea, l’assunzione di incarichi pubblici, l’ingresso nell’agorà e nei templi e la partecipazione alle cerimonie religiose e alle festività. Accanto alla relativa col tempo si sviluppo la parziale. Come regola generale, comporto una limitazione inferiore, ma non sempre sono chiare le distinzioni. L’atima era contemplata nelle leggi, ma se nel caso per casi specifici non ne era contemplata, poteva anche essere deliberata attraverso decreti. In casi gravi veniva estesa anche ai familiari e poteva essere retroattiva. L’applicazione della senzione era il disseppellimento delle spoglie e loro dispersione fuori dal territorio della polis. Le cause della atimia poteva essere dovuto per reati verso lo stato, la religione, il patrimonio pubblico, il diritto familiare. In alcuni casi poteva essere sospesa, ad esempio il pagamento di un debito, mentre il perdurare dell’insolvenza, dopo la morte del padre, si estendeva al figlio. In generale l’atimia totale era insanabile. Tutte le modificazioni, sospensione o l’esecuzione dell’atimia, dovevano essere deliberate dal tribunale. Le cause dell’atimia dipendeva da regime a regime. A Sparta chi non era piu in grado di contribuire ai sissizzi, perdeva i diritti politici; la codardia in guerra veniva punita con l’acquisizione di uno statuto inferiore (tresantes – coloro che avevano tremato).

Isopoliteia e Sympoliteia

13 L’isopoliteia é una cittadinanza virtuale §

L’isopoliteia é una cittadinanza virtuale, piu comunemente collettiva, e veniva conferita con il traferimento della residenza dalla patria di origine alla nuova patria. Generalmente veniva conferita dopo accordi o convenzioni tra stati, e in molti casi prevedeva reciprocità. I privilegi acquisiti erano il diritto di proprietà (enktesis), di contrarre nozze legittime (ipigamia), capacità processuali e in generale, i beneficiari, potevano esercitare tutti i diritti dei cittadini, attuabili anche da lontano e con saltuarietà. La sympoliteia era anch’essa collettiva, divisa in sinecistica e senza qualificazione. Tutte e due sono il risultato dell’unificazione, con diritto di cittadinanza, di uno stato. La sympoliteia senza qualificazione indicava la cittadinanza comune federale. La sinecistica, è dovuta invece ad un processo di unificazione di piu polis in uno stato unitario (ad esempio il sinecismo dell’Attica) come sinecismo originario e potevano seguire incorporazioni successive per l’allargamento della polis ecc, con la centralizzazione, nella polis maggiore (nel caso Atene) delle attività pubbliche (consigli, magistrature ecc.). Poteva anche essere dovuto all’incorporamento della cittadinanza di una polis in un altra polis con la sparizione della prima (esempio Helison e Mantinea), in questo caso la cittadinanza della prima città veniva annullata. Nel caso in cui le attività pubbliche venivano centralizzate in un polis esistente, nelle altre venivano mantenute le circoscizioni locali amministrative. Poteva succedere che un nuovo territorio venisse creato ex-novo (es. Megalopoli in Arcadia) con il sinecismo delle località limitrofe. Il sinecismo poteva portare anche ad uno spostamento obbligato della popolazione (es Megalopoli) da alcuni villaggi o poleis, in questo caso quest’ultime venivano abbandonate. Nell’Attica invece sembra che il sinescismo non porto ad uno spostamento della popolazione, poichè, all’epoca della guerra del Peloponneso, la maggiore parte degli abitanti viveva nella campagna. Non sempre il sinecismo era indolore. Seppur per breve durata Argo e Corinto si unirono, ma una parte cittadinanza di quest’ultima città si rifiutava di accettarlo. A Megalopoli le tendenze separatistiche furono causa di instabilità poltica. La sympoliteia sinecistica non era sempre definitiva. A volte veniva sciolta o per volontà dei suoi membri, o per decisioni di entità superiori (con la pace del Re molti sinecismi vennero sciolti come Argo e Corinto). I sinecismi consolidati furono quelli realizzazi nell’età piu antiche. Gli antichi avevano due opinioni differenti sui sinecismi; se da un lato l’unione di piccole poleis in una grande polis determinava la creazione di uno stato piu forte, dall’altro si verificava la scomparsa di città minori, nel senso materiale e di spopolamento, e nel senso di perdita dell’autonomia originaria (politica e giuridica).

Cittadinanza ridotta

14 Alcuni cittadini non erano considerati “di pieno diritto” §

Alcuni cittadini non erano considerati “di pieno diritto”. I nothoi (a Sparta mothakes), erano i cittadini nati al di fuori del matrimonio regolare, o tra cittadini con pieni diritti e stranieri (metroxenoi) ad Atene dopo il 451, o tra cittadini regolari e perieci o iloti a Sparta (gnesioi). I nothos erano esclusi dall’eredità se non riconosciuti. Se riconosciuti, ad Atene, avevano il diritto di ereditare dal padre solo fino ad una certa cifra (500 o 1000 dracme), dopo il 403 (restaurazione democratica) il figli illeggittimi erano esclusi dalla partecipazione alla sfera sacrale ed economica della città, non potevano essere adottati ed iscritti nel demo e nella fratria del padre. I nothos potevano ricevere la stessa educazione dei legittimi, ma frequentavano licei separati. Nell’ambito militare, a Sparta, i motaci combattevano nell’esercito e potevano raggiungere il grado di ufficiale. Ad Atene non é chiaro se combattevano in unità separate come i meteci. Sembrerebbe, che la condizione di nothos, coincidesse non solo con una emarginazione politica ma anche sociale che si rifletteva in precarietà economica.

15 Anche la donna non aveva “pieni diritti” §

Anche la donna non aveva “pieni diritti”, sebbene con la qualifica di politis assumesse figura legalmente riconosciuta per l’inquadramento del figlio nella politeia. Per tutta la vita, la donna, era legata al “kyrios” (tutore), che poteva essere il padre, il marito, il fratello, un parente che la rappresentasse di fronte alla legge. Il nome proprio della donna é qualificato dalla relazione di dipendenza, indicata nella forma del genitivo del possessivo, del padre, del fratello, del marito. In Atene come in Siracusa, Taso, Cheronea, Magnesia e Meandro, esistevano dei sorveglianti delle donne, cioé magistrati che controllavano il comportamento delle donne (il loro costumi, la condotta). In relazione alla comunità, la funzione fondamentale della donna era legata ai suoi doveri di procreazione, assicurare la continuità del corpo civico. In Sparta, la donna che periva di parto era equiparata al soldato che moriva in guerra (solo a loro spettava l’iscrizione funeraria del nome). In ambito religioso, il ruolo delle donne era piu attivo; venivano impiegate nelle cerimonie e nelle festività della città, erano le sacerdotesse che celebravano i culti. Ad Atene nel corso della solenne processione delle Panateene, erano tenute a partecipare le fanciulle delle famiglie aristocratiche della città. Il fatto che venissero scelte le fanciulle dell’aristocrazia, mette in evidenza la distinzione di rango e di ricchezza, nella società femminile, anche in un regime democratico come quello ateniese. All’interno dell’oikos doveva esserci un certa parità, finalizzata alla procreazione ed alla gestione dei beni comuni, benché davanti alla legge, la donna, era esclusa di fatto dal possesso dei beni della famiglia. In altre parti del mondo greco la posizione della donna poteva essere diversa in base al tipo di società politica ed economica. Nelle isole le donne potevano essere vendute, anche senza l’assistenza del kyrios. Nella Grecia centro-settentrionale la donna si occupava del lavoro dei campi, mentre l’uomo si occupava della guerra: in questo caso l’indipendenza della donna è piu marcata. In Epiro e nella Chaonia la donna godeva della capacità giuridica di liberare un schiavo, assumendo ruoli uguali a quelli degli uomini.

I non cittadini

16 Tra i non cittadini vanno distinti i residenti liberi e gli schiavi §

Tra i non cittadini vanno distinti i residenti liberi e gli schiavi. I primi erano gli stranieri, venivano divisi in residenti stabili (meteci) o residenti occasionali (xenoi), quest’ultimi mantenevano, generalmente mercanti, la cittadinanza della patria di origine.

17 I meteci erano occupati nelle varie attività mercantili… §

I meteci erano occupati nelle varie attività mercantili ed artigianali. In Atene il numero era consistente soprattutto nei periodi di ripresa economica, in quanto aumentava la disponibilità di lavoro. Infatti le presenze aumentavano o calavano in base alla crescita o alla recessione economica. Ad Atene la ripresa econonica dopo un lungo periodo di guerra, vide la crescita dei meteci in città. Le ragioni che spingevano gli stranieri ad abbandonare la patria d’origine erano: a) economiche, migliori condizioni di vita; b) politiche, rifugiati politici, atimoi. La provenienza degli stranieri ad Atene vedeva nella prima metà del IV secolo Lidi e Frigi (barbari). Nel V secolo erano di stirpe greca e traci, mentre nel resto del IV la composizione era piuttosto varia, da greci (Megaresi, Corinzi, Sicioni, Samii) e barbari. Il termine “meteco” deriva da “meta” che puo significare cambiamento o coabitazione o comunanza o compartecipazione a qualche cosa. Meteci, quindi, erano gli immigrati che si stabilivano permanentemente nella nuova patria. La facoltà di risiedere ad Atene era legata a due obblighi essenziali: a) in campo fiscale, il pagamento di una tassa di residenza, metoikion b) in campo legale, il meteco doveva avere un prostates, un tutore ateniese che lo rappresentasse di fronte alla comunità. Importante in ambito giudiziario perché nel caso in cui un meteco subiva un’azione legale, senza il prostates, non poteva essere tutelato dalla legge. Il meteco che subiva un processo per un reato, senza un prostates, era condannato con la confisca dei beni e la riduzione in schiavitu. La condizione di meteco, con i suoi obblighi, si ritiene sia nato durante le riforme clisteniche. I demi dovevano mantenere il controllo sui meteci residenti nel loro territorio. La registrazione degli stranieri veniva tenuta dai demi, dove i nomi dei meteci erano elencati dopo quelli dei cittadini. I questo caso la denominazione era metoikein (colui che co-abita) al posto di polites. Poiché l’attività dei meteci, non potendo possedere terre, era prevalentemente legata al commercio e all’artigianato, nell’Attica la maggioranza degli stranieri era presente ad Atene ed il Pireo. In alcuni casi divenivano molto ricchi come i banchieri (trapezitai – da banco trapeza), ma tra essi vi erano anche artisti, scultori e ceramisti, dottori filosofi il cui contributo alla vita intellettuale ed artistica di Atene fu molto alto. Nonostante che meteci e cittadini svolgessero le stesse attività, fianco a fianco, non porto mai a rapporti di solidarierà e ad una integrazione tra le due comunità. Esistevano pero anche forme di parziale attenuazione delle differenze di statuto, ed in alcuni casi di concessione della cittadinanza. Tuttavia la concessione della cittadinanza era preferibilmente data a cittadini non residenti (veniva data quella virtuale senza diritti politici e diritti di proprietà terriera) in modo tale da non alterare l’equilibrio tra cittadini e stranieri, data l’importanza della condizione di cittadino nel controllo politico dello stato. (da Pag. 9) I meteci avevano obblighi militari. Rendevano servizio nella marina come marinari e rematori, ma anche come opliti in unità separate, e, secondo Tucidide, i loro compiti erano limitati dal controllo delle frontiere e alla partecipazioni a campagne militare entro beve raggio. Tutto fa pensare che generalmente erano inquadrati in reparti diversi dai cittadini, ma nel caso di dimostrazione di lealtà e coraggio in guerra, miglioravano il loro status giuridico. Nella religione la separazione sociale si attenuava. In alcuni culti, meteci e cittadini, partecipavano insieme, in modo particolare nei culti legati al lavoro come quello di Efesto. La presenza di traci ha favorito la diffusione del culto della dea Bendide. Ma i meteci erano rigorosamente esclusi dalle feste in onore della dea protettice della città (es. Panatenee), nelle quali si esprimeva l’ideologia della comunità civica.

18 Gli isoteleis §

Gli isoteleis, erano una categoria di cittadini con alcuni priviligi, come l’esenzione al pagamento delle tasse previste per gli stranieri. La loro é una posizione intermedia tra i cittadini e i meteci. I privilegi erano specifici (equiparazione fiscale, inquadramento nell’esercito oplitico con i cittadini) e accessori (diritto di proprietà, matrimonio legittimo, capacità professionale).

19 Gli schiavi §

Gli schiavi, hanno costituito la componente numericamente piu consistente nelle poleis e non possedevano la capacità giuridica. La documentazione non consente di quantificare la popolazione servile in modo esatto. Ad Atene lo schiavo dipendeva da un padrone (despotes), cittadino o meteco. Lo schiavo non poteva ricorrere al tribunale, dove lo rappresentava il despotes, e la sua testimonianza era valida solo se estorta con la tortura. Il nome dello schiavo era posto accanto a quello del padrone. La fustigazione era la pena per lo schiavo, vietata ai liberi. Non poteva scegliere la propria attività e il proprio domicilio, non poteva avere beni propri e anche la disponibilità di risparmi erano subordinati al padrone. Il despotes aveva la facoltà nell’ambito del matrimonio e della procreazione; poteva disperdere la famiglia. In generale lo schiavo era valutato per la sua capacità produttiva, era una forza-lavoro e in cambio della sua prestazione il padrone provvedeva al vitto e all’alloggio. Doulos era il termine con cui si indicava lo schiavo, eleutheros invece era il liberto (lo schiavo liberato), lo schiavo domestico era chiamato oiketes, il servitore therapon. In Atene gli schiavi potevano essere di proprietà collettiva o pubblici (demosioi) e privati. Gli schiavi pubblici venivano impiegati nella zecca, nei lavori di costruzione o manutenzione delle opere pubbliche, ma anche come impiegati nell’amministrazione pubblica (uscieri, scrivani, carcerieri, carnefici). Erano stipendiati dallo stato (3 oboli gg). Ma la maggior parte erano schiavi privati. Il padrone li poteva affittare in cambio di un compenso (misthos). All’affittuario spettava il mantenimento, e sua era la responsabilità per fughe o incidenti. Ad Atene si potevano trovare schiavi che non dimoravano nella casa del padrone, ma avevano una loro attività, spesso artigianale e commerciale, e godevano percio di una certa libertà d’azione. In questo caso lo schiavo dava il suo guadagno al padrone, trattenendo per se il necessario per vivere. L’impiego di manodopera servile abbracciava tutte le attività: essi lavoravano nei campi, nella casa, nelle botteghe. Il numero piu elevato di schiavi si trovava nelle miniere d’argento del Laurion. Gli schiavi provenivano dai prigionieri di guerra, dalla pirateria, forniti dalle attività commerciali e a volte venivano acquistati (i traci vendevano i loro figli). Non potevano essere resi schiavi invece i greci (alcune popolazione periferiche greche erano considerate barbare), in Atene vi erano strumenti legali per prevenire il rapimento e la riduzione in schiavitu di uomini liberi. Non ci sono testimonianze sull’eventuale crescita naturale degli schiavi: sembra che le unioni e la procreazione tra schiavi fossero viste con riluttanza (rischi di mortalità infantile, motivi di sicurezza – il formarsi di legami affettivi poteva causare ribellioni), i vantaggi potevano essere legati ad un maggior senso di fedeltà verso il padrone, una migliore qualificazione professionale mediante un addestramento che iniziava nell’infanzia.

20 Diversa la schivitu degli iloti spartani §

Diversa la schivitu degli iloti spartani. Agli spartani lo stato assegnava un lotto di terra (kleros) e di conseguenza anche gli iloti che dovevano lavorarlo per conto dell’assegnatario. Di conseguenza gli iloti non erano proprietà dello spartano e non potevano essere venduti o acquistati: gli iloti non erano una proprietà collettiva dello stato perché erano al servizio dell’assegnatario. Gli iloti non possono essere paragonati ai doulos ateniesi, perché i primi in realtà erano indirettamente alle dipendenze dello spartiate e godevano di maggiore libertà come, ad esempio, farsi una famiglia. Gli iloti lavoravano la terra per gli spartiati dando loro una parte del lavoro e tenendo per se il resto; non é chiaro l’entità della quota, comunque era una quantità prestabilita, forse la metà. Un altra differenza con il doulos é la provenienza. Gli iloti discendevano dalla popolazione indigena sottomessa ai conquistatori dori, avevano continuato a vivere sui territori, conservando legami di tipi familiare che etnico. Il loro numero era il piu alto di tutta la Grecia, come popolazione servile. Il rapporto tra iloti e spartiati é sempre stato di costante tensione dove a volte sfociava in aperte ribellioni fino a provocare perturbazioni politiche e sociali all’interno della polis. I realtà anche ad Atene esisteva la preoccuazione di eventuali fughe e rivolte da parte di schiavi, ma questo non avrebbe minato la stabilità e la sicurezza della polis; a Sparta, invece, la rivolta era intesa come riconquista della libertà perduta cioé l’indipendenza (ad Atene poteva essere sufficiente non angariarli troppo), per cui la motivazione aveva un contenuto politico che minacciava l’ordine costituito. Agli iloti possono essere avvicinati i penesti della Tessaglia. Anche loro come gli iloti erano la popolazione indigena sottomessa e lavoravano la terra per conto dei loro padroni. Ma mentre gli iloti non potevano possedere armi, i penesti potevano essere armati e divenire la guardie del corpo del loro padrone, fino a formare veri e propri eserciti. Schiavi tipo gli iloti li potevano trovare a Creta (klarotai), a Siracusa (kyllyrioi), popolazioni indigene sottomesse ai conquistatori. La solidarietà nella comunità civica

21 Nella polis greca la solidarietà civica cioé la… §

Nella polis greca la solidarietà civica cioé la risposta dello stato ai bisogni della comunità andava in due direzioni: a) l’intervento dello stato per favorire la partecipazione il piu possibile allargata dei cittadini alle attività della comunità, garantire la stabilità sociale dei cittadini fissando i vantaggi rispetto ai non cittadini; b) attestazioni di riconoscenza per i benefattori della città. A Sparta l’intervento dello stato é globale. Lo stato si occupa del mantenimento del cittadino fin dalla nascita, programmando la sua esistenza in ogni momento della vita. Una volta adulto, lo stato, assegnava un lotto di terra per il suo sostentamento e della sua famiglia. Lo scopo era quello di garantire la partecipazione del cittadino alla via militaresca, compito primario dello spartano. Ad Atene l’intervento pubblico era legato all’attività politica del cittadino. I compensi erano previsti per quasi tutte le magistrature, per i dicasteri, la boule e, tra la fine del V e gli inizi del IV, per ogni seduta dell’ecclesia. I contemporanei li consideravano un prerogativa della democrazia, criticata dagli oligarchi. L’istituzione dei compensi (misthoi) si proponeva di garantire la partecipazione a tutti i cittadini, ricchi e poveri, all’assolvimento dei lori diritti politici. Per la continuità dei compensi e per l’allargamento degli organismi assembleari, secondo alcune teorie recenti, i misthoi sembrano avere come finalità l’assistenza a favore delle classi piu deboli. Un sussidio per gli invalidi era previsto dalla legislazione ateniese. Per i piu poveri lo stato ateniese, sempre attraverso sussidi, favoriva la partecipazione agli spettacoli e alle feste della città. Anche gli orfani di guerra venivano mantenuti a spese dello stato. Dei figli dei caduti in guerra, si occupavano dei magistrati, in Atene il polemarco. Dai documenti risultano due tipi di magistrati che si occupavano dei figli dei caduti, gli orphanistai (giudice tutelare) e gli orphanophylakes (responsabili dei figli dei caduti) ma non sono chiare le differenze nei ruoli. Il mantenimento degli orfani va visto piu che come una forma di manifestazione sociale, piuttosto come la volontà di garantire la stabilità interna della comunità nei confronti della altre classi sociali e il ricambio degli uomini atti alle armi. All’indomani della rivoluzione oligarchica, nel 411, per decreto a tutti i figli di coloro che erano stati uccisi combattendo in aiuto della democrazia, veniva garantito il mantenimento, con la motivazione del valore e della benemerenza dei padri. Tra le manifestazione delle Dionisie era prevista anche la parata degli orfani di guerra nel teatro di Dioniso. Non rientra, invece, nella politica sociale, la distribuzione di grano o di profitti che venivano elargite a tutta la popolazione, che deve essere intesa come diritto dei cittadini alla fruizione dei beni dello stato. Anche l’individuo, a titolo personale, puo svolgere a favore della città dei servizi, riconosciuti come benemerenze: a) azione patriottiche; b) assolvimento dei compiti durante lo svolgimento di incarichi pubblici; c) donazioni alla città di varia natura. La riconoscenza della città avviene attraverso l’elogio pubblico, con il confermimento del titolo di benefattore (euergetes) e con la concessione di una ricompensa (dorea). Il riconoscimento avviene mediante descreto e pubblicizzato iscrivendo le clausole del decreto su pietra, indicandone anche l’ubicazione dell’esposizione. La dorea consiste nella concessione di onori, a volte anche ai discendenti, del tipo: una corona (d’oro, di mirto o di olivo); la sitesis, i pasti a spese dello stato; la proedria, il diritto a posti nelle prime file nelle rappresentazioni pubbliche; l’erezione di una statua. Sitesis, proedria e statua erano le onoreficenze piu alte. Agli stranieri poteva essere conferita la cittadinanza, parziale o totale. L’uso di ricompensare i cittadini benemeriti per atti di patriottismo é pratica comune in tutta la Grecia. Ad esempio in Atene fu data la sitesis vitalizia a tutti i discendenti di coloro che avevano combatutto la tirannide; ai vincitori dei giochi panellenici venivano attribuite alte onoreficenze, poiché considerata come alta espressione del patriottismo. Non ne erano escluse anche alcune importanti figure sacerdotali. I riconoscimenti venivano dati anche ai magistrati al termine del loro incarico, con il conferimento della corona, fa conoscere diversi livelli di solidarietà, della intera collettività, della tribu e del demo, mostrando la trama complessa dei rapporti che uniscono e distinguono il centro e la periferia. Oltre alla solidarietà poliade vi sono solidarietà a diversi livelli: demi e tribu. Le donazioni alla città potevano essere continue o occasionali, il benefattore poteva agire a titolo individuale o collettivo, l’importo poteva essere considerevole o minimo. La donazione era distinata alla pubblica utilità come opere pubbliche, armenti, approvvigionamenti alimentari, per la realizzazione delle feste, degli spettacoli e delle rappresentazioni teatrali. Nel IV secolo la donazione da parte dei privati é fenomeno diffuso dove, accanto alle necessità di carattere economico e finanziario, il rapporto tra generosità privata e gratitudine pubblica crea una reciprocità di aspettative in termini di gratificazione, prestigio e consenso. Per sopperire alle carenze finanziare, la comunità, organizzava le liturgie e le epidosis. Le prime erano organizzate ad Atene. I cittadini piu ricchi a turno, dovevano sostenere delle spese come la manutenzione di un nave da guerra e il relativo equipaggio, l’allestimento dei cori per le rappresentazioni drammatiche, il finanziamento dei banchetti per i membri della tribu. Le liturgie erano obbligatorie, e prevedevano sanzioni agli inadempienti. La procedura della epidosis, obbligatoria come la liturgia, prevede: il decreto che sollecita la sottoscrizione ai cittadini piu ricchi, fissa la quota massima e minima, l’entità dell’ammenda per gli inadempienti e da informazioni sulla destinazione e alla gestione della somma raccolta; la promessa pubblica dei sottoscrittori, la realizzazione dell’opera prevista, la deliberazione di onori ai sottoscrittori e l’applicazione delle ammende agli inadempienti. Un’altra pratica diffusa era la commensalità. Ad Atene si è espressa attraverso i banchetti pubblici delle tribu, organizzati tramite la liturgia, nella sitesis organizzata negli spazi del pritaneo, per le diverse categorie di cittadini e di stranieri beneriti, e della tholos per i pritani. Mentre la prima è un momento di aggregazione tra cittadini appartenenti alla stessa tribu, la seconda aggregava i cittadini secondo i meriti di patriottismo, o di servizi a favore della città. In Sparta la commensalità, o sissizia, era un dovere per tutti gli spartiati. Ogni spartiate doveva sia partecipare che garantire la quota per il mantenimento della stessa. L’incapacità di assolvere all’obbligo determinava la decadenza dal rango di spartiate. La commensalità deve considerarsi l’eredità del simposio dell’età arcaica, dove un l’élite per affinità di rango, censo e di interessi comuni si riuniva per discutere e decidere (aristocrazia). Ad Atene venne conservata come aspetto di distinzione e prestigio, a Sparta ne sviluppo i caratteri di sistema di controllo sociale. Il rituale dei defunti, ebbe, presso i greci, un significato particolare e avveniva attraverso cerimionie solenni. Allo stato spettava l’organizzazione delle cerimonie funebri per i caduti in guerra. A Sparta la morte del cittadino-soldato, conferiva al defunto una dimensione superiore ed introduceva distinzioni opposte al rigore ugualitario di cui, gli spartani, erano soggetti in vita; il nome dei caduti venivano scritti sulla tomba. Ad Atene la memoria dei caduti in guerra prevede la sepoltura a spese dello stato, la declamazione dell’orazione funebre (logos epitaphios) che lo stato commissionava ai piu celebri oratori del momento (si veda il discorso funebre di Pericle per i caduti del primo anno di guerra) e la compilazione di obituari (registro dei morti), dove i nomi dei caduti erano registrati e divisi per tribu. La commemorazione ufficiale era un momento collettivo dove la recitazione forniva l’occasione per ricordare la grandezza della città; ma era anche un momento di profonda pietà per i caduti in nome della comunità, sia che avessero perso o vinto.

Stato etnico e stato federale

22 Nella Grecia del V e del IV si sono sviluppati §

Nella Grecia del V e del IV si sono sviluppati, oltre alla polis, altre forme statuali (dello stato politico-giuridico): lo stato etnico e lo stato federale. Entrambe le forme statuali si svilupparono nella Grecia centro-settentrionale.

23 Lo stato etnico (ethnos) esprime una nazione dove… §

Lo stato etnico (ethnos) esprime una nazione dove gruppi di popoli o tribu si riconoscono dall’identità della stirpe, vale a dire la consapevolezza di avere in comune un capostipite. Elemento forte di coesione era costituita dalla comunanza di culti. I momenti di aggregazione erano dovuti all’identità culturale attraverso usi e costumi affini, cooperazione militare e di azioni comuni contro minacce esterne. Lo stato etnico comprendeva tutto il territorio abitato dalle popolazioni e le comunità che si riconoscevano nell’affinità della stirpe. Ad esempio, l’Arcadia era la regione degli Arcadi ed al suo interno si riconoscevano i territori abitati dalle sub-etnie degli Eniani, dei Parrasi, dei Menali; L’Etolia dagli etoli e, a loro volta, suddivisi e distribuiti nel territorio. La geografia del territorio, formata da grandi avvallamenti e pianori, favoriva la conservazione di un sistema tribale o cantonale. Anche l’economia differiva in base al territorio: la pastorizia costituiva l’attività piu importante. La razzia e la pirateria erano attività consuetudinarie, come l’abitudine di portare sempre le armi, che diedero il soprannome agli abitanti di pastori-guerrieri. Le zone montuose, a differenza delle polis dove erano disabitate, servirono come rifugi per persone e bestiame in caso di invasione. L’habitat era costituito da insediamenti in villaggi sparsi che rispondeva ad esigenze di economia pascoliva. Nel corso del V e del IV secolo, si attuarono processi di urbanizzazione come la polis. Alcune poleis non erano nulla piu che grossi borghi e, nonostante avessero sviluppato servizi ed infrastrutture, non possono essere considerate centri autonomi ed indipendenti; altre erano divenute vere e proprie città- stato anche se mantenevano un certo collegamento con l’ethnos. In Arcadia poleis come Mantinea e Tegea, erano affiancate a centri minori, indipendenti ed automoni, e a villaggi. Aristotele definiva l’Arcadia come stato etnico formato da poleis e villaggi. Il sistema sociale, organizzato su base etnica e tribale, il quadro geografico ed economico, il tipo di economia basato sull’attività pascolitiva non favorirono la creazione di sistemi amministrativi stabili. Alle tipiche forme poliadi di organizzazione amministrativa, con poteri e competenze, si contrapponeva l’assemblea etnica, che veniva riunita periodicamente per le festività, presso i santuari della regione. Ad esempio in Etolia, il santuario di Apollo a Thermos era collocato al punto d’incontro dei grandi percorsi della transumanza (migrazione stagionale delle greggi) della regione. A queste riunoni intorno ai santuari devono essere fatte risalire le prime iniziative a favore di forme unitarie prepolitiche. L’influenza del centro religioso sulle regioni circostanti era grande, poteva riunire intorni a sé l’ethnos o esprimere il culto comune di una sub-etnia. Nella sede religiosa si stipulavano trattati, relazioni e alleanze. L’assemblea aveva carattere decisionale, poteva decidere per la pace o la guerra, i rapporti con l’esterno, poteva adunare il popolo atto alle armi e coordinava il comando supremo conferendolo ad uno stratego o ad un collegio di strateghi. In alcuni stati l’organizzazione etnica era presieduta da un tipo di monarchia ereditario (Epiro) o elettivo (Tessaglia). Dopo il V secolo lo stato etnico si trasforma in stato federale. La trasformazione é avvenuta in momenti diversi e con modalità differenti in base alla pecurialità dello stato etnico. Carattere comune del passaggio é l’urbanizzazione del territorio. Poté essere il risultato di una diversa organizzazione del territorio, dove nelle poleis maggiori vennero individuate le sedi degli apparati amministrativi locali e le sedi degli organismi federali. Oppure il passaggio fu dovuto a mutamenti sociali, economici e politici. Non é possibile fissare una data di fine dello stato etnico e una data d’inizio dello stato federale poiché fu un fenomeno graduale. La nascita di uno stato federale in una data definita, come avvenne per l’Arcadia nel 369, é una fatto eccezionale. Il potenziamento di un centro urbano rispetto ad altri o la creazione di una nuova megiste polis, ovvero il centro principale dove erano concentrati gli organismi federali, risponde alla necessità di dare una sede adatta agli organismi del governo federale. Abbiamo visto che in Arcadia, attraverso sinecismo, fu fondata un nuova città Megalopoli (megale polis), dove vennero trasferiti abitanti di altre città, e concentrati gli organismi federali. In questo caso Megalopoli divenne il maggior centro federale. Ma il termine megiste polis non esclude il decentramento, ad esempio Stratos é megiste polis dell’Arcaniana nonostante la sede del tribunale federale (funzioni giudiziarie) era ad Olpai; Elatea dal IV secolo era la città principale del koinon focese, ma le assemblee federali si riunivano al Phokikon, cosi come Thermos in Etolia. Anche dopo la fondazione di Megalopoli, la koine hestia (focolare comune - sede della massima autorità) degli arcadi aveva sede a Tegea. In generale l’urbanizzazione cambio il paesaggio dello stato etnico: dalla trasformazione giuridica, alla geografia politica, nella distribuzione della popolazione. Tuttavia alcuni sistemi sociali vennero mantenuti: lo stato a base federale consisteva in un agglomerato di città, villaggi, raggruppamenti etnici. Notevole risulta la grandezza dello stato federale, in generale di gran lunga piu grande di una polis. La funzioni di governo dello stato federale sono ripartiti tra il potere centrale e il potere locale. Mentre il primo detiene il potere della politica estera, militare e quella parte di potere necessario per garantire l’unità dello stato, il secondo ha autonomia per quanto riguarda la vita e l’attività locale. Il vocabolario greco non conosce il termine federale, lo stato federale era detto ethnos. E diffuso anche koinon che indica sia lo stato federale nel suo complesso, sia il popolo riunito in assemblea. Sympoliteia esprime maggiori valenze giuridiche, in termini di obblighi e diritti e al diritto di cittadinanza. La condivisione della cittadinanza, locale e federale, é la conseguenza dell’appartenenza allo stato federale; i diritti di enktesis (diritto di proprietà) e di epigamia (diritto di nozze ligittime) vengono esercitati in ogni località dello stato, mentre il diritto di voto dipende dal luogo di residenza. Al governo centrale spettavano le relazioni con l’esterno: a) stipulazione di accordi e alleanze; b) decisione in merito alla guerra e alla pace; c) applicazione di leggi di interesse comune; d) alcune questioni di politica finanziaria; e) monetazione. Ai governi locali spettavano: a) attività econoniche della comunità; b) ammistrazione della giustizia per le vertenza locali; c) gestione dei templi e dei culti. Ma le competenze potevano essere diverse tra stato e stato, ad esempio là dove il governo centrale era piu debole, le competenze locali erano piu ampie. Ad esempio, nel 375 il koinon arcaniano aderi alla seconda lega navale attica, ma Thyrrheion nel 372 figura tra le città nemiche di Atene. Durante la guerra lamiaca solo la città di Alyzeia si schiero con Atene, mentre gli altri membri del koinon restarono fedeli all’alleanza con in mecedoni. Questa divisione poteva essere dovuta all’organizzazione del sistema centrale, che prevedeva differenti sedi dell’esecutivo federale, o a particolari esigenze sociali, politiche ed economiche, come pure dal tipo di rapporti tra le comunità della federazione. I poteri e i compiti degli istituti locali erano piu estesi o ristretti in base alla regime politico, vi erano attività di assemblee popolari, di consigli e di collegi di magistrati. Piu simili a tutti gli stati erano gli istituti centrali. L’assemblea, che si riuniva periodicamente, aveva il compito di eleggere le massime cariche federali, legiferare e decidere. Il consiglio federale redigeva gli ordini del giorno per l’assemblea federale e, presso alcuni stati, dotato di alcune capacità decisionali. Al vertice stava un magistrato o un collegio di magistrati, strategos/oi, in quanto coincide con l’esecutivo militare, ma in alcuni stati potevano essere i beotarchi (Beozia), il tagos (Tessaglia), i phokarchai (Focide). In alcuni stati era previsto un consiglio di magistrati che affiancavano il magistrato supremo, i damiurgoi in Arcadia, i apokletoi in Etolia. Un apparato di funzionari di vari livelli era previsto per l’amministrazione delle finanze federali (grammateus – cancelliere, tamiai – tesorieri). Lo stato emetteva monetazione federale. I rapporti tra la base e il vertice dello stato erano mediati da delle circoscrizioni (distretti) territoriali (Beozia, Tessaglia, Etolia) cui appartengono sia poleis che ethne, con preminenti funzioni amministrative, in quanto forniscono la struttura di base per la composizione degli organismi federali rappresentativi ed elettivi.

24 Nell’età ellenistica si possono trovare tutti gli stati… §

Nell’età ellenistica si possono trovare tutti gli stati federali conosciuti, ma probabilmente qualcuno era già presente in età antica. Le origini dell’assemblea, la figura dello strategos, le differenze istituzionali tra organi locali e federali, la suddivisione territoriale che deriva dalla suddivisione etnica, riflettono la provenienza a periodi piu antichi. I rapporti tra governo centrale e governo locale furono vissuti di volta in volta come antagonisti, alternativi o complementari. In quelle comunità dove l’organizzazione sociale e la dimensione statuale erano differenti, la formazione del koinon é stato piu difficile, ad esempio la volontà separatistica di Mantinea all’interno dell’Arcadia poiché già strutturata come polis; il passaggio a stato federale é risultato piu facile in quegli stati dove gli ethne erano già organizzati attraverso un saldo potere centrale (Epiro, Etolia).

Lo spazio del culto

25 La religione accompagna la vita dei greci in tutti i suoi aspetti §

La religione accompagna la vita dei greci in tutti i suoi aspetti, sia dal profilo politico che sociale, che dalle relazioni interstatali e funge da coesione, fornendo luoghi e occasioni di incontri, tra i differenti stati. I greci furono molto religiosi e la religione accumunava le città e i popoli dell’Ellade. I culti erano pubblici, organizzati a spese dallo stato, o individuali organizzati dalle singole famiglie, gruppi o associazioni con mezzi propri. I culti potevano essere poliadi, cioé esclusivi delle poleis, o culti nei quali si riconoscevano popoli e genti di stirpe affine, o ancora culti locali e regionali celebrati in comune dagli abitanti del vicinato ed infine culti in cui si riconoscevano tutti i greci (panellenici). I culti locali e regionali e soprattutto quelli panellenici, erano causa di spontanea coesione tra le popolazioni greche. I santuari locali e regionali richiamavano gli abitanti del vicinato, gli amphiktyones. Gli incontri presso i santuari hanno origine antichissima (negli stati etnici del centro-nord sopravvissero piu a lungo), e divennero anche un fatto sociale, politico e religioso. Alcuni di essi, come l’anfiziona delfica, nel tempo si allargarono fino a comprendere gran parte della grecità e divennero veri istituti per le relazioni interstatali (rapporti tra stati); altri, nel ricordo di culti piu antichi, accomunavano le popolazioni sulla base della identità della stirpe. Il panegyris era l’assemblea dei fedeli riuniti intorno ad un santuario per le celebrazione di una festa e oratori celebri venivano chiamati per tenere discorsi. I panegyris avevano anche funzioni economiche, poichè erano occasione di fiere e mercati e di conseguenza scambi commerciali. La panegyris come momento di incontro tra il sacro e il profano, dove i popoli di tutta la Grecia avevano l’occasione di riunirsi. Il territorio del santuario (luogo asylos) era inviolabile, cioé immune da ogni atto di violenza contro persone o cose e non soggetto alle regole che ordinano la società civile. In concomitanza con le solenni e periodiche feste ogni guerra tra tutti gli stati della Grecia doveva essere sospesa (tregua sacra), pena la “scomunica” che consisteva in ammende pecuniarie e l’interdizione dai luogi sacri. Le sanzioni emanate dal consiglio anfizionico di Delfi potevano avere esiti non solo morali ma anche concreti, come la rottura dei rapporti con lo stato colpevole, e, in qualche caso, anche l’intervento armato. L’immunità fece del santuario la sede del dialogo, come ultimo o alternativo incontro tra stati in guerra. Ogni culto aveva la sua sede, un apparato di sacerdoti si occupavano della celebrazione del culto, a volte alcuni magistrati ne erano responsabili. Il luogo di norma dove i Greci pregavano era il tempio. I Greci considerarono il tempio l’immagine della potenza della loro città e per questo motivo le opere per la costruzione e l’abbellimento ebbero grande importanza. La nobile famiglia ateniese degli Alcmeonidi, in cambio per il finanziamento della ricostruzione del tempio di Delfi, ottenne l’appoggio di Sparta nella lotta politica. Oltre al tempio la sede cultuale comprendeva un’area circostante, il temenos (da temno), spesso delimitata da siepi, cippi o steli che indicava il suolo sacro. All’interno venivano innalzati edifici minori, templi, sacelli (piccola cappella) e, dove previsto, strutture destinate a gare e feste (teatro, stadio). Ad Olimpia e Delfi, sorgevano dei thesauroi (tesori), cappelle innalzate da singoli stati, che qui deponevano le offerte. All’ingresso dei themonos si trovavano dei bacini d’acqua (peritthanteria), dove i devoti si purificavano versandosi dell’acqua sul capo prima di entrare nel sacro suolo. Alcune porzioni di terra consacrata si potevano trovare in luoghi adiacenti al temenos, come la hiera chora, di proprietà della divinità. La terra sacra poteva essere data in affitto per essere coltivata destinando i profitti al funzionamento del santuario. Le terra sacra anche posta al di fouri dal temenos non poteva essere profanata previa condanna all’atimia per empietà (asebeia), nei secoli piu antichi il sacrilegio prevedeva la pena di morte. La terra sacra poteva anche rimanere incolta: era vietato qualsiasi tipo di sfruttamento. Nell’area sacra venivano pubblicati tutti i provvedimenti di interesse comune, come gli atti ufficiali dello stato, trattati, convenzioni, arbitrati ecc. I trattati tra stati erano pubblicati nei templi delle parti contraenti e nei santuari panellenici (Delfi, Olimpia). L’esposizione nelle zone sacre era garanzia di imparzialità, di non manomissione e di conservazione. Infatti i santuari furono i primi archivi che conservarono gli atti ufficiali attinenti alle relazioni tra gli stati della Grecia.

26 La sede di culto poliadi §

La sede di culto poliadi.

27 L’intero territorio della polis si configura come spazio sacrale §

L’intero territorio della polis si configura come spazio sacrale. Il confine segna la separazione tra lo spazio interno della polis, con le sue istituzioni, e l’esterno ostile. Il re spartano prima di attraversare il confine, officiava al rituale dei diabateria il rito di passaggio dal territorio sacro della polis all’ingresso nel mondo esterno. I templi e gli altari erano numerosi, alcuni piccoli alcuni monumentali, e distribuiti su tutto il territorio dalla polis, nel centro urbano, nelle area suburbane, nelle chora e nelle frontiere. Alla collocazione di edifici o monumenti sacri corrispondono le tappe del processo di formazione della polis. I templi della chora testimoniano la sua appropriazione e trasformazione come le differenti cerimonie celebrative in loro onore testimoniano diverse organizzazioni del territorio. Ad esempio ad Atene il tempio di Dioniso é posto “alle paludi” ai piedi dell’acropoli, generalmente la palude era una frontiera naturale; a Sparta il tempio di Artemide Limnatide, si trovava sul confine tra la Laconia e la Messenia, dopo l’annessione di quest’ultima nella Laconia, la sua permanenza menteneva il ricordo della conquista. La città di Eluesi fu l’ultima ad essere inglobata nel territorio di Atene (sinecismo dell’Attica), nella città si celebravano i Misteri nel santuario di Demetra e Kore. Il rituale consisteva che gli efebi ateniesi, che dovevano scortare la sacerdotessa, i sacerdoti e gli altri dignitari del tempio fino ad Atene, attendevano il corteo ai Rheitoi, la palude che aveva segnato l’antico confine tra Atene ed Eleusi, astenendosi dal mettere piede sul suolo eleusino in assetto armato. L’ingradimento e l’abbellimento del Telesterion di Eleusi, in momenti successivi, la costruzione del Telesterion en astay, elaborazione dei monumenti come appropriazione dello spazio religioso con l’integrazione politica. Un tempio poteva segnare il confine tra due polis e nello stesso momento essere centro di culto comune, come il tempio di Artemide Hymnia che segnava il confine tra Orcomeno e Mantinea, ma era anche il centro comune di un culto di tutti gli arcadi. Un culto poteva essere collegato ad una attività economica ed essere situato nei pressi della stessa, come il tempio di Efesto in Atene che rappresentava le attività artigianali ed era ubicato all’estremità dell’agora dove si svolgevano le stesse attività. La consistente presenza di artigiani stranieri, ha fatto pensare ad un maggiore integrazione con i cittadini nelle forme del culto. L’adozione del culto della dea Bendide in Atene, divinità tipicamente tracia (molti meteci erano traci) fa pensare ad una certa integrazione. Considerando che il decreto di culto ufficiale risale tra il 431 e il 429, nei primi anni della guerra del Peloponneso, porta a pensare che lo scopo era di conservare la lealtà dei meteci reclutati nell’esercito ateniese e favorire le relazioni tra la città e il sovrano dei traci (Odrisi), e attraverso lui quello della macedonia (Perdicca). Secondo Platone la partecipazione popolare alle feste per l’inaugurazione di un culto ufficiale fu grande, ma cittadini e stranieri organizzarono due processi distinti. Il tempio della dea Bendide fu collocato al Pireo, dove risiedeva la maggior parte della popolazione straniera e dove erano concentrate le attività mercantili. Diffusione piu omogenea tra tutte le classi ha avuto il culto di Asclepio, il dio della medicina. Contributo importante alla diffusione fu la peste scoppiata nel 431. La sua introduzione ebbe due percorsi distinti: il primo dovuto ad un cittadino privato che, forse guarito dalla peste, eresse un tempio sulle pendici meridionali dell’acropoli, il secondo dopo lo sbarco ufficiale del simulacro del dio al Pireo, dove venne eretto un altro tempio, cui segui l’istituzione a culto pubblico (420). Tra i sacerdoti di Asclepio è annoverato Sofocle il grande tragediografo e le feste connesse con il culto del dio, Asklepieia e Epidauria. L’acropoli e l’agora sono i due spazi maggiori dove il culto veniva espresso. Nell’acropoli si ergeva il tempio della divinità protettrice della città, ad Atene il Partenone era dedicato ad Athena Parthenos, fatto ricostruire da Pericle dopo l’invasione persiana su progetto degli architetti Ictino e Callicrate e dello scultore Fidia a cui furono affidati i bassorilievi che ornavano l’edificio e la statua crisoelefantina della dea. Oltre al Partenone c’era la costruzione dei Propilei, posti alla sommità della larga scala d’accesso all’Acropoli, costituivano la porta monumentale. A nord del Partenone c’era il tempio dell’Eretteo. Dalle epigrafi (iscrizioni su pietra o terracotta) conservate possiamo risalire alle spese per le costruzione sull’acropoli e il numero di manodopera impiegata.

Acropoli di Atene

28 Ma è nell’agora dove spazio religioso e spazio… §

Ma è nell’agora dove spazio religioso e spazio civico corrispondono meglio. I cippi ne delimitavano il perimetro, i bacini d’acqua lustrale (riti purificatori) all’ingresso davano una dimensione sacrale al territorio. All’interno si trova la tholos di Atene che é la sede della massimo organismo di governo ma anche il tempio della koine hestia il focolare comune (mutuato dall’oikos, all’interno arde il fuoco perenne della città dove tutti i cittadini si raccolgono). Nell’agora si trova il monumento degli eroi eponimi, dove si celebra il culto degli eroi, figure mitiche ma anche storiche divenute divinità dopo la morte, per meriti conseguiti verso la città. In primo piano ci sono i fondatori della città (oikistai), gli eroi fondatori, poi gli eroi che, in vita, erano stati uomini politici, militari; la qualifica divina e la sepoltura nel centro della città non premiava il comportamento personale o particolari condizioni morali, ma la natura civica dei loro meriti. L’ecista (eroe eponimo) poteva essere il fondatore della città o anche il rifondatore della città. La nascita della città di Megara fu dovuta all’eroe eponimo Megareus (che da anche il nome alla città). Fondatori potevano essere considerati anche i guerrieri che erano caduti per la difesa della patria (in virtu del loro sacrificio, eroi fondatori). Il re spartano Brasida favori il distacco della Calcidica da Atene, dopo la sua morte, ad Anfipoli, fu onorato come fondatore al posto dell’ecista originario, l’ateniese Agnone. La collocazione al centro dell’agora, il loro culto nell’agora, aiuta a capire il profondo significato ideologico del monumento degli eroi eponimi ad Atene. Se in generale il modello piu diffuso delle sedi del culto é quello descritto per Atene, a Sparta, non essendoci un centro urbano, i templi e la venerazione delle divinità di Apollo ed Artermide erano in luoghi separati. Di conseguenza non é possibile individuare esattamente qual’era la divinità principale. Nonostante il temenos della dea costitui la prima agora per le riunioni degli spartani, il culto di Apollo era celebrato ad Amicle nelle feste ufficiali, le Carnee e le Giacinzie. Altrove la sede principale del culto poteva trovarsi in posizione decentrata, anche esterna al centro urbano. A Corinto lo spazio religioso si identificava nel tempio di Posidone sull’istmo, che peraltro costituiva anche un santuario panellenico. Anche presso i popoli della Grecia centro-settentrionale, i templi delle divinità e degli eroi eponimi hanno potuto rappresentare altrettanti spazi politici. Presso il santuario di Apollo a Thermos e presso la tomba di Phokos si sono organizzati gli ordinamenti del govermo centrale degli stati federali rispettivamente dell’Etolia e della Focide.

Le sedi di culto comuni

29 Oltre alle sedi di culto di città §

Oltre alle sedi di culto di città, regioni e popoli, vi erano le sedi di culto comuni o centri religiosi panellenici dove ricevevano pellegrini da tutta la Grecia. I piu famosi furono il tempio di Apollo a Delfi, di Zeus ad Olimpia, di Asclepio ad Epidauro, di Apollo a Delo, a Mileto e a Dodona.

Delfi

30 Delfi si trova nella regione della Focide §

Delfi si trova nella regione della Focide, a ridosso dell'altopiano meridionale della catena del Parnaso, a 500 metri di altitudine ma non troppo lontano dal mare: il golfo di Corinto dista infatti solo 8 chilometri. Il tempio di Apollo era stato eretto, secondo la leggenda, sul luogo dove Apollo uccise il serpente (python). Originariamente sede di un culto locale, col tempo si sviluppo e divenne, agli inizi del VI secolo dopo la prima guerra sacra, sede cultuale panellenica. Gli antichi credevano che sorgesse nel centro del mondo (omphalos). Il tempio fu ricostruito due volte, dopo un incendio nel 548, finanziato dalla nobile famiglia ateniese degli Alcmeonidi, e dopo un terremoto nel 505 a.C., ma l'ultima riedificazione fu terminata solo in epoca ellenistica, nel 325, quando ormai era iniziato il declino del santuario. L’autorità del centro religioso non si limitava all’ambito religioso, ma anche in ambito legislativo e politico. La rherta spartana fu data a Licurgo da Apollo delfico, il nome delle 10 tribu ateniesi furono scelte dall’oracolo, l’oracolo convinse Temistocle a costruire una grande flotta in funzione antipersiana, l’oracolo autorizzo la riorganizzazione dei giochi olimpici ad opera di Ifito e ad Apollo ci si rivolgeva per l’approvazione della fondazione di una nuova città. Sia stati che privati consultavano l’oracolo. Una particolare categoria di funzionari sacri avevano il compito di interpretare i responsi: i Pythii in Sparta e i Pythochrestoi ad Atene. Il filolaconismo, riconosciuto dagli antichi, del clero delfico va visto nel quadro di un sostanziale conservatorismo proprio del mondo dorico. L'amministrazione, il controllo sull'area sacra e sui riti era esercitato dalla cosiddetta anfizionia delfica, il consiglio internazionale che garantiva la condizione di sede panellenica. La città di Delfi non aveva competenze sul santuario, forniva solo il clero ed il personale del culto del tempio.

Delfi – Tempio di Apollo

Olimpia

31 Il santuario di Zeus ad Olimpia sorgeva nella… §

Il santuario di Zeus ad Olimpia sorgeva nella parte meridionale della Pisatide, sorse intorno all’anno 1000 e non si sviluppo mai in un centro urbano ma rimase sempre un’area sacra. Quando gli Elei distrussero la città di Pisa, Olimpia passo sotto il controllo dell’Elide. Il clero ed il personale furono forniti e operarono sotto il controllo dell’Elide. Nel 776, anno ufficiale di inizio dei giochi, non esistevano costruzioni in pietra, né statue di grandi dimensioni, solo nel 570 gli Elei costruirono il primo tempio dedicato a Zeus, e successivamente furono innalzati sia gli edifici sacri, sia le strutture per i giochi (comunque molto modeste). L’assenza di una anfizionia come a Delfi, limito il prestigio di Olimpia sia in ambito legislativo che politico, nonostante l’enorme popolarità delle gare agonistiche che qui si svolgevano in concomitanza con le feste periodiche in onore di Zeus. L’episodio della riorganizzazione dei giochi per volontà della pizia, è significativo per capire la diversa importanza dei due santuari.

32 Olimpia - Mappa 1 §

Olimpia - Mappa 1. The Gymansium 2. The Palestra 3. The Theokoleon 4. The Baths 5. The Workshop of Pheidias 6. The Leonidaion 7. The Bouleuterion (Council Chamber) 8. The South Stoa 9. The Sounth-east Building with the altar of Artemis where Nero build his villa 10. The Echo Stoa 11. The Crypt 12. The Stadium 13. The Hippodrome 14. The 12 Statues of Zeus 15. The Treasuries 16. The Metroon, the Temple of Cybele 17. The Fountain of Herodes Atticus 18. The Temple of Hera 19. The Grove of Pelops 20. The large Altar of Zeus 21. The Philippeion 22. The Prytaneion 23. The Temple of Zeus

Epidauro

33 Dalla sede di Epidauro §

Dalla sede di Epidauro, il culto di Asclepio si diffuse in tutto il mondo. I santuari in onore di Asclepio si potevano trovare ad Atene, Cos (sede della scuola medica di Ippocrate), Pergamo e Roma. Dopo essere stato culto locale nel V secolo, la trasformazione in culto panellenico ha come data di riferimento il 370. Anche dopo la sua trasformazione in culto panellenico, continuo a svolgere la funzione di spazio sacrale della polis di Epidauro: qui lo stato esponeva al pubblico i decreti e i documenti ufficiali. Sorgeva in uno spazio extra-urbano, cioé lontano dalla sede del potere politico. Tra i monumenti piu importanti oltre a quello del dio, vanno ricordati la tholos o thymele, il teatro, l’Anejeion, il tempio di Apollo Maleates, l’abaton dove dormivano i pellegrini. L’opera edilizia fu finanziata dalla città di Epidauro, da privati, alcuni molto importanti come il sovrano di macedonia Perdicca e Dione di Siracusa, e da stati. La diffusione e la popolarità del culto hanno una spiegazione nelle capacità terapeutiche del dio. I santuari funzionavano anche come sedi attrezzate per svolgere prestazioni di natura medica. I fedeli si recavano ad Epidauro con la speranza di ottenere una guarigione o per esprimere ringraziamento per la salute ripresa.

Teatro di Epidauro

Le vie sacre

34 Le hierai hodoi conducevano nei luoghi di culto §

Le hierai hodoi conducevano nei luoghi di culto, a Delfi, da Atene a Eleusi, a Epidauro a Delo. L’interno, a differenza dell’esterno, della via sacra era sotto tutela della divinità, e, generalmente, considerata sicura. Molti non pellegrini preferivano usarla poiché forniva maggiori garanzie contro spiacevoli incontri. Le strade sacre erano, oltre che piu sicure, meno precarie di altre, spesso lastricate. La manutenzione era prevista nei decreti; ad Atene due leggi decretavano la costruzione di un ponte sulla palude del Rheitoi, dove la processione potesse passare piu agevolmente, e la concessione di una lode ufficiale al cittadino Xenokles, che finanzio il ripristino del ponte sul Cefiso, che collegava Atene a Eleusi. Tuttavia le strade, in qualche caso, rimanevano pericolose: a Megara c’era una casata che era solita gettare in mare i pellegrini dopo averli derubati; gli abitanti di Crisa, sottoponevano ad agressione e richiedevano un pedaggio ai pellegrini che sbarcavano nel loro porto. La prima guerra sacra era scoppiata a causa del comportamento degli abitanti di Crisa, e si concluse con distruzione della città, vietandone l’eventuale ricostruzione. Tra le clausole della tregua tra Atene e Sparta durante la guerra del Peloponneso, vi era la libertà d’accesso a Delfi. All’interno della città, la via sacra, passava attraverso i luoghi piu rappresentativi. Ad Atene, dall’acropoli scendeva all’agora, passava nel ceramico accanto alla tomba dei caduti e proseguiva fino ad Eleusi. Su queste strade si snodavano le processioni che accompagnavano alcune cerimonie sacre.

Feste e concorsi agonistici

35 Legate alla religione §

Legate alla religione, erano le feste ed i concorsi agonistici. Potevano essere poliadi, locali, regionali e panelleniche, secondo le finalità del culto, il grado e la partecipazione. Molte di queste feste includevano, poco o nulla a che fare con la religione, gare atletiche e/o musicali, poetiche e letterarie, rappresentazioni teatrali, dove atleti, artisti, agonismo e spettacolo convivevano. Di conseguenza queste feste coinvolgevano in maniera diversa i partecipanti (atleti e spettatori). Gli atleti davano prova di abilità fisica (kalokagathia – concetto che traduce qualità fisiche, intellettuali e morali), essi rappresentavano, in età arcaica, famiglie artistocratiche e poleis, in età classica, utilizzarono le vittorie nei concorsi agonistici per esibire capacità di un’educazione superiore (conseguimento dell’arete eccellere in qualche campo). Per gli spettatori è la costruzione di una eccellenza fisica e morale che giustifica differenze di funzioni e di stato sociale. Le vittorie conseguite giustificano in ambito comunitario i privilegi che venivano dati agli atleti. La tradizione attribuiva l’istituzione delle gare al dio o all’eroe per il quale erano state organizzate. E’ possibile che le feste si siano sviluppate nel tempo dai giochi funebri (agones epitaphioi) connessi al culto dei defunti e organizzati presso la loro tomba, a riti sacrificali, espiatori o iniziatici, alla commemorazione di eventi storici. Le gare erano classificate in tre categorie: le ginniche (agones gymnikoi) comprendevano prove di destrezza fisica (da nudo – gymnos); le ippiche corse di carri e a cavallo; le musicali (mousikos) gare sulle attività intellettuali (ispirati dalle Muse – Mousai). Le vittorie ai consorsi ottennero molta diffusione nel mondo greco, acquistavano popolarità e venivano ricordate nella letteratura e nell’arte. Al vincitore andava il premio (athlon), il premio consisteva in una corona di foglie, di olivo (Atene ed Olimpia), di alloro (Delfi), di aspro (Nemea), la palma (Delo) oltre a premi venali o materiali. La vittoria comportava il riconoscimento ufficiale; in patria al vincitore spettavano onori e fama. Come benefattori della città, i vincitori ad Atene erano parificati ai tirannicidi e aventi diritto alla sitesis (diritto al pasto a spese pubbliche) al pritaneo; altrove veninavo divinizzati dopo la morte.

Feste poliadi

36 Le feste poliadi erano in onore sia di… §

Le feste poliadi erano in onore sia di divinità che di eroi (commemorarne la morte o le imprese), ma lo scopo era quello di celebrare gli episodi che diedero lustro alla città. Si deve ritenere che ogni stato ne avesse almeno una, alcune come Atene e Sparta ebbero piu di una festa. Atene

37 In Atene si celebravano feste periodiche §

In Atene si celebravano feste periodiche, alcune ogni 4 anni, altre annuali, alcune continuavano per piu giorni altre duravano una sola giornata. E’ possibile distinguerle in base al luogo della celebrazione, all’occasione e alla natura della commemorazione:

38 a) secondo una distribuzione geografica (en astei e nei demi) §

a) secondo una distribuzione geografica (en astei e nei demi); b) secondo una partecipazione dei sessi e per età; c) in base al contenuto sociale: feste che celebravano la famiglia, le fratrie e i momenti di passaggio della vità (dall’età giovanile all’età adulta, dalla vita alla morte ecc.); d) feste commemorative della città, le feste in onore di Teseo (Pianopsie, Oscoforie, Tesee); e) feste legate al ciclo della natura e all’agricoltura.

39 Alcuni caratteri potevano sovrapporsi §

Alcuni caratteri potevano sovrapporsi, come le Pianopsie che celebravano la liberazione di Atene alla sudditanza Cretese da parte di Teseo, e che erano anche la festa per la cottura dei legumi; le Sinecie celebravano il sinecismo dell’Attica ma anche l’unità della famiglia. Tra le feste piu importanti in onore di divinità si ricordano le Eleusinie, nell’ambito del culto di Demetra e Kore, le Lenee, le Dionisie (grandi e rurali) in onore del dio Dioniso. Nelle Eleusinie gli oggetti sacri erano trasportati ad Atene da Eleusi e depositati nel Telesterion en astai; dopo avere qui svolto riti purifcatori e sacrifici, venivano riportate ad Eleusi attraverso la via sacra.

Eleusi

40 Le Lenee si svolgevano nel tempio di Dioniso… §

Le Lenee si svolgevano nel tempio di Dioniso “alle paludi” e contemplavano concorsi di commedie e ditirambici (inni concitati). Le Dionisie urbane (grandi), duravano sei giorni e celebravano i successi militari e politici della città attraverso quattro cerimonie: la libagione (presso i popoli antichi, cerimonia religiosa che consisteva nello spargere sull'altare alcune gocce di liquido, vino o latte, come offerta votiva agli dei) degli strateghi, l’esposizione al pubblico del tributo degli alleati, la lettura dei benefattori della città e degli onori ad essi accordati, la parata degli orfani di guerra. Seguiva il giorno successivo la processione per portare l’immagine del dio dal tempio di Limani al santuario presso il ginnasio dell’Accademia ed infine al Leneo. Nei giorni successivi seguivano la rappresentazione di concorsi drammatici che erano anche il momento culminante della festa. Le piccole Dionisie (rurali) erano celebrate, nei demi dell’Attica, attraverso rappresentazioni teatrali. Me le feste principali erano le Panatenee. Erano di due tipi: le grandi Panatenee che si svolgevano ogni 4 anni e le piccole Panatenee che si celebravano ogni anno. Le grandi duravano nove giorni e prevedevano gare musicali e letterarie, competizioni atletiche, gare ippiche, danze in armi, un concorso di bellezza virile, la veglia notturna, la processione (momento piu solenne) ed infine la regata. La partecipazione alle gare avveniva secondo tre classi di età: fanciulli, ragazzi, adulti. Ai vincitori adulti veniva dato in premio un quantitativo d’olio prodotto con gli olivi sacri di Atena e contenuto nelle anfore panatenaiche. La processione procedeva lungo la via sacra dal Ceramico esterno, sulla via del Pireo, attraverso il Dipylon fino all’acropoli che raggiungeva dall’ingresso principale dei Propilei. Il corteo, che recava alla dea il peplo (sopravveste femminile, fatta di tessuto finissimo, bianca e ricamata), era articolato secondo ruoli distinti: i magistrati della città, i sacerdoti, gli indovini, gli atleti vincitori, le fanciulle della aristocrazia che avevano tessuto e che reggevano il peplo, e via via, in ordine di importanza, gli addetti al culto e il popolo. Data di inizio delle Panatenee è il 566. Furono riorganizzate nell’epoca dei pisistratidi nel contesto delle misure prese a ridurre l’influenza delle casate nobiliari.

Sparta

41 Le feste principali di Sparta furono le Carnee §

Le feste principali di Sparta furono le Carnee, le Giacinzie (Hyakinthia) e le Gimnopedie. Le Carnee, comuni al mondo dorico, era in onore del dio Apollo Carneo ed erano costituiti da agoni (festa pubblica nel corso della quale avvenivano gare a premio di atletica e anche musicali e poetiche anche il luogo dove esse si celebravano) ginnici e musicali. La solennità della festa comportava la sospensione di ogni attività militaresca; a Maratona gli spartani arrivarono in ritardo per la concomitanza della guerra con la festa. Le Giacinzie venivano festeggiate nel tempio di Apollo in Amicle, per onorare Giacinto e il dio, ed erano piu popolari della Carnee. Le feste comprendevano cavalcate di giovani, esecuzioni di brani musicali da parte di fanciulli (paides), cori di giovani (neaniskoi). Le Gimnopedie consistevano nella presentazione di cori nell’agora da parte di fanciulli che danzavano nudi (da qui il termine); mancano testimonianze in merito alla divinità in onore della quale erano celebrate (Apollo Pizio o Apollo Carneo). I rituali di queste feste drammatizzavano il passaggio dall’età giovanile all’età adulta, dalla sfera privata dell’oikos al mondo pubblico e comunitario della polis. Obiettivi erano la volontà di rafforzare nell’individuo l’adesione ai valori di una società tipicamente comunitaria e sottolineare le funzioni prioritarie del cittadino come soldato.

Feste panelleniche

42 Ogni città organizzava numerose feste di carattere locale §

Ogni città organizzava numerose feste di carattere locale, ma tutti i greci onoravano i loro maggiori dei nell’ambito di quattro grandi feste (agones megaloi). Tale feste, note come gare panelleniche, erano i giochi olimpici, le pizie, le istme e le nemee. Le feste celebrate in onore di Apollo e Zeus e in concorsi conobbero grande fama e grande partecipazione di pubblico attratto dalle competizioni agonistiche, e come pure dalla partecipazione di atleti provenienti anche dalle regioni piu lontane del mondo ellenico. I vincitori, ricordati in appositi registri olimpici, divenivano celebri per le loro capacità atletiche, molti di essi furono sovrani, dinasti e tiranni. In età storica i giochi erano celebrati in onore della divinità del santuario. Secondo la tradizione i giochi furono istituiti da Eracle o da Pelope. Come riorganizzatore delle gare è riportato anche il re dell’Elide, Iphitos, che istitui la tregua sacra, la cessazione cioé delle controversie durante lo svolgimento dei giochi. I giochi pitici commemoravano la morte di Phyton, ucciso da Apollo. L’annuncio dei giochi, con le date, era dato dagli spondoforoi o araldi sacri; a loro spettava il compito di avvisare i popoli della Grecia. Le grandi feste panelleniche avevano scadenza periodica, ogni 4 anni quelle olimpiche e pitiche, ogni 3 anni le istmie e le nemee. Il ciclo delle feste costituiva la periodes e periodonikes era l’atleta che aveva riportato vittorie nei 4 giochi. L’olimpiade si diffuse come computo cronologico universale, mentre le altre rimasero di uso locale. I partecipanti alle feste potevano essere privati o rappresentanti ufficiali di stati (theoroi), la delegazione ufficiale costituiva la theoria. Potevano partecipare solo i concorrenti che disponevano di tutte le condizioni per accedere ad un logo sacro, a fronte della violazione di queste norme era prevista l’espulsione, temporanea o a vita, di singoli privati e di stati interi. Gli atleti vincitori venivano registrati negli anagraphai, questi registri venivano custoditi in archivi presso i santuari. Questi archivi e le redazioni scritte fornirono la documentazione all’opera degli storici attraverso la consultazione diretta o tramite la mediazione di cronache locali e pertanto devono essere considerati la base della storiografia antica. Attraverso i registri é possibile risalire alla provenienza dell’atleta, alla progressiva espansione del culto o per confermare avvenimenti conosciuti da altre tradizioni. Ad esempio, la scomparsa dei nomi di atleti messeni nei cataloghi registra l’avvenuta conquista spartana della Messenia.

Feste olimpiche

43 La registrazione ufficiale dei vincitori dei giochi olimpici… §

La registrazione ufficiale dei vincitori dei giochi olimpici risale al 776. La festa durava 7 giorni, di cui 5 per le gare. Dell’organizzazione erano responsabili specifici dignitari, 10 Hellanodikai scelti tra l’aristocrazia elea, che sorvegliavano la preparazione degli atleti e il rispetto delle regole atletiche, aiutati dai rabdophoroi “armati di frusta” per il servizio d’ordine; i nomographoi che fissavano il regolamento. Nel primo giorno venivano effettuati i sacrifici agli dei e il giuramento degli atleti; nei rimanenti si svolgevano i giochi. Le gare principali erano la corsa allo stadio, la lotta, il pugilato, la corsa dei carri, il lancio del disco e del giavellotto, da 6 furono portata a 12 verso la fine del VII secolo e a 13 nel corso del V secolo. Durante l’ultimo giorno avveniva l’incoronazione dei vincitori, che ricevevano in premio una corona fatta di un ramo d’olivo che cresceva entro l’Altis.

Olimpia – Tempio di Zeus

Feste pitiche

44 I Pythia §

I Pythia, che secondo la tradizione furono organizzate per la prima volta dopo l’uccisione del serpente (Python) da parte di Apollo, comprendevano gare musicali (agon mousikos), adatte ad onorare il dio protettore delle arti e della cultura. Le feste si svolgevano presso il santuario di Apollo Pizio a Delfi, ogni 4 anni, ed in fasi successive si arricchirono con gare atletiche. La responsabilità dell’organizzazione spettava all’anfizionia delfica.

Ministri del culto e amministratori del santuario

45 Diverse erano le figure e gli incarichi per… §

Diverse erano le figure e gli incarichi per l’amministrazione del culto. Aristotele annovera le cariche religiose accanto a quelle politiche, militari ed economiche. Secondo la funzione sono elencati gli hiereis (sacerdoti), gli hieropoioi (addetti al culto), i naophylakes (custodi del tempio), i tamiai ton hieron chrematon (i tesorieri dei tesori sacri). In una piccola città queste figure possono assommarsi in un’unica persona. Sotto il profilo giuridico-istituzionale Aristotele distingue gli incarichi tra quelli che traggono la loro autorità dal nomos e quelli che la derivano dalla koine hestia. All’autorità della legge riconduce le figure elencate sopra, dal focolare comune fa derivare i poteri sacrali di magistrati chiamati arconti, re o pritani. In Atene l’arconte basileus si prende cura di tutti i sacrifici la cui istituzione si riallaccia alla tradizione degli antenati (kata ta patria) e a proposito delle riforme di Clistene, secondo Aristotele, i sacerdozi furono tra gli istituti, insieme alle fratrie e alle famiglie, a non essere toccati (mantennero le tradizioni).

Sacerdoti

46 I sacedoti rivolgevano le preghiere alla divinità §

I sacedoti rivolgevano le preghiere alla divinità, celebravano i sacrifici pubblici, stabiliti dal calendario poliade, ed erano depositari del sapere esclusivo dei rituali, di modo che il clero di ogni santuario era specifico della divinità qui venerata e non poteva intervenire in altri culti, sia della città sia di altre comunità. Il sacerdozio non era una condizione di vita in seguito ad una consacrazione, o un ministero con le sue gerarchie, ma un servizio compiuto allo stato, che in cambio dava onori e prestigio. I sacerdoti avevano la responsabilità dell’amministrazione del santuario. La loro attività è svolta in due direzioni: interpretazione delle sanzioni divine; conservazione e trasmissione delle leggi, regole e usanze facenti parte del patrimonio antichissimo della comunità. Non erano rari i casi in cui la carica sacerdotale era prerogativa di poche famiglie e trasmessa per via ereditaria. Cosiderando che queste poche famiglie appartenevano a gruppi gentilizi, è utile ricordare da un lato l’evoluzione di culti privati e riservati alle famiglie nobili in culti poliadi, dall’altro il mantenimento di privilegi relativi alla sfera sacrale che in tempi antichi costituivano distinzioni di rango. In Atene il genos degli Eteobutadai deteneva il sacerdozio ereditario di Athena Poliade e di Posidone-Erittonio, agli Hesychidai spettava per tradizione familiare il sacerdozio delle Venerande Dee e i Bouzygai fornivano il sacerdote del culto di Zeus presso il Palladio. Il culto misterico di Demetra e Kore era riservato agli Eumolpidi e ai Kerykes, Altre famiglie sacerdotali erano gli Iamidi ad Olimpia, i Klytidai di Cos, i Branchidi di Mileto. A Delfi i sacerdoti avevano carica vitalizia e formavano un collegio, loro compiti erano la celebrazione delle feste, le funzioni liturgiche, la manutenzione della statua e della fossa oracolare. La presenza dell’oracolo richiese la presenza di una gerarchia sacerdotale: il profeta, l’intermediario tra i sacerdoti e i fedeli per il responso dell’oracolo, e in epoche piu tarde gli Hosioi (santi), reclutati entro le famiglie aristocratiche di Delfi, con compiti inerenti alcuni riti e alcune cerimonie sacre. Nel caso dell’introduzione di un nuovo culto, lo stato, per particolari meriti e/o benemerenze, concedeva nuove cariche sacerdotali ad altre famiglie, come al cittadino ateniese Demone che, dietro responso dell’oracolo delfico, aveva offerta la sua casa, per farne un santuario, ad Asclepio, in cambio fu ricompensato con la nomina a sacerdote del dio. Alcuni culti di divinità femminili, richiedevano la presenza di sacerdotesse, il piu delle volte vergini e caste, come la Pizia di Delfi e per i culti di Artemide.

Hieropoioi

47 Gli Hieropoioi sono dei funzionari che hanno competenze… §

Gli Hieropoioi sono dei funzionari che hanno competenze sia in ambito religioso, celebrazione dei sacrifici, preparazione delle cerimonie, allestimento dei cortei sacri, sovraintendenza dei concorsi annessi alle feste, sia in ambito amministrativo, gestione dei fondi destinati al culto. La carica é di un certo rilievo che fu ricoperta da notabili locali ed esponenti politici di primo piano. La facoltà di celebrare sacrifici mette in evidenza aspetti di diginità religiosa, ma l’obbligo di euthyna alla fine del mandato richiama a compiti di magistratura civile. Ad Atene occorre distinguere gli Hieropoioi pubblici preposti ai santuari della polis dagli Hieropoios privati delle associazioni cultuali private. Alla categoria Aristotele assegna due commissioni di 10 membri ciascuna, una incaricata dei sacrifici espiatori, l’altra (kat’eniauton) che compie sacrifici, ha cura di tutte le feste penteteriche, tranne le Panatenee. Le epigrafi fanno conoscere le commissioni elette, in seno a bulueti e dicasti, ma non danno informazioni se gli incarichi erano regolari o straordinari e alla possibilità di sovrapposizione con un altro incarico pubblico.

Naopoioi

48 I Naopoioi sono dei funzionari il cui compito… §

I Naopoioi sono dei funzionari il cui compito é quello di sovraintendere alla costruzione dei templi. L’incarico richiedeva un impegno di natura amministrativa e finanziaria, provvedendo alle spese, tenendo la contabilità delle entrate e delle uscite, e organizzativa, appaltare i lavori, controllarne l’esecuzione. A Delfi, nel 373, quando una catastrofe distrusse il tempio, furono incaricati della ricostruzione. E probabile che la carica era regolare e prevista nell’ammistrazione del santuario, con compiti di sovraintendenza dei lavori, compresa la manutenzione e la conservazione. La maggiore parte dei naopi proveniva dalle città dell’anfizionia e la figura risulta di alto livello sociale (non era necessario possedere requisiti specifici nel campo). Non tutte le città fornivano naopi; la maggiore parte erano Dori del Peloponneso e della Tessaglia, anche se all’epoca della occupazione focese del santuario, i registri mostrano naopi provenienti da città alleate della focide.

Tesorieri

49 I templi erano anche le sedi dei tesori… §

I templi erano anche le sedi dei tesori che si accumulavano grazie alle offerte in denaro e in oggetti da parte di privati e di stati, alle decime dei bottini di guerra, alle rendite dei beni sacri (terreni, cave, immobili, che potevano essere affittati), ai guadagni ricavati dalla vendita degli animali sacrificali, alla riscossione di tasse imposte in occasione di determinati sacrifici o per le funzioni di determinati servizi del tempio. Per alcuni santuari rimangono, incisi su pietra o bronzo, i rendiconti e gli inventari dei beni sacri (hiera chremata), da cui é possibile risalire alle entrate e le uscite, i beni custoditi nel tempio, e piu in generale l’uso dei fondi sacri. Inoltre i santuari svolsero un’intesa attività di prestito, quelli poliadi al proprio stato, quelli panellenici a chi li richiedevano. In alcuni casi i santuari divenivano casse di deposito come la cassa della lega delio-attica a Delo. Atene nel V secolo sostenne il programma edilizio della città e lo sforzo bellico della guerra del Peloponneso utilizzando i beni del tesoro di Athena. I documenti conservati su epigrafi (iscrizioni incise su pietra, marmo o bronzo) rivelano i tipi di operazione: prelievi, versamenti e rimborsi. Ad Atene l’amministrazione del tesoro era affidata a magistrati, i tamiai (tesorieri). Erano 10 magistrati di nomina elettiva e di durata annuale, con accesso limitato ai pentacosiomedimni, con l’obbligo di rispondere a eventuali ammanchi. Di loro competenza erano le operazioni di deposito e prestito; non avevano incarichi nell’ambito religioso. A Delfi i temiai erano 24, due per ogni ethne. I tesorieri delfici si occupavano dell’amministrazione dei beni sacri (a loro fu dato l’incarico di sanzionare i focesi nel 346 dopo la terza guerra sacra), mentre a otto prytaneis, eletti tra i cittadini di Delfi, era affidata la custodia dei beni.

Chresmologoi, manteis, esegeti

50 La capacità di interpretare i segni divini era… §

La capacità di interpretare i segni divini era affidata a particolati categorie di ministri sacri, i chresmologoi e i manteis, la cui autorità era altissima. Ai chresmologoi competeva la lettura dei chresmoi, vale a dire dei responsi oracolari; il loro intervento era necessario per le iniziative che richiedevano l’interpretazione e l’esecuzione della volontà dell’oracolo. I manteis erano i depositari del sapere tecnico, che rendondoli capaci di interpretare i segni divini, li qualificava come “maestri di verità”, intermediari tra la divinità e l’uomo. La mantica era spesso tramandata all’interno di una famiglia. I chresmologoi e i manteis erano personalità di grande prestigio sociale, le loro consulenze, chieste in occassioni eccezionali, erano richieste sia in ambito politico che militare, che ne configurano come personaggi internazionali (consiglieri, ecisti, artefici di vittorie militari). Compito degli esegeti era la intepretazione di un complesso di norme sacrali che solo alcune particolari categorie di esperti erano in grado di fare. Ad Atene operavano tre categorie di esegeti: i Pythochrestei, gli exegetai ex Eumolpidon, e gli exegetai ton Eupatridon. Le prime due categorie operavano nel culto di Delfi e nel santuario di Demetra e Kore. La terza categoria non é chiaro se avesse funzioni in relazione a tutta la nobiltà ateniese, o dal nome, solo della famiglia degli Eupatridi. Le attività degli esegeti vanno in due direzioni: in ambito privato con prestazioni di consulenza sulle norme di comportamento, ad esempio fornire spiegazioni in ordine a sacrifici e purificazioni espiatorie a fronte di reati come il sacrilegio, in primo luogo, reati di omicidio ed empietà; in ambito pubblico rituali relativi a culti dello stato, ad esempio i modi e le applicazioni dei rituali nei matrimoni e dei funerali e hanno competenza in materia di purificazione per i colpevoli di inquinamento delle acque, di omicidio, di suicidio. Inizialmente il contenuto (istruzioni, regole, usanze) delle norme sacrali veniva tramandata oralmente da padre in figlio all’interno di una famiglia o un gruppo; a partire dal IV secolo si passo alla conservazione scritta con opere (ta exegetika), particolarmente importanti anche per la storiografia, in quanto hanno fornito cronache, poi confluite nelle prime opere di storia locale dell’Attica, le cosiddette Atthides. In Atene il sacerdozio, l’esegetica e la mantica, potevano concentrarsi in una stessa persona o essere appannaggio di famiglie sacerdotali, come gli Eumolpidi.

Theoroi, thearodokoi

51 La necessità di rappresentare la città §

La necessità di rappresentare la città, in occasione di feste e concorsi, nei santuari panellenici o presso altri stati, era affidata ad una delegazione di theoroi. Erano anche incaricati di consultare l’oracolo per questioni relative alla comunità. In età ellenistica i theoroi era inviati ad annunciare alle città della Grecia l’inizio di una festa, dei concorsi ad essa connessi. La theoria era soprattutto una istituzione religiosa, ma i theroi svolgevano anche azioni diplomatiche. Da Atene veniva inviata saltuariamente, a Delfi, la Pitaide una delegazione composta da i nove arconti, uno stratego, araldi, un suonatore di tromba, personalità del clero e altri dignitari. Era organizzata in concomitanza con un prodigio naturale. Da Sparta venivano inviati i Pythii, una delegazione composta da 4 dignitari scelti tra le famiglie spartane piu illustri, che, a differenza dei theoroi, ricoprivano un incarico permanente. Il compito di ricevere i theoroi spettava ai thearodokoi, spesso prosseni, nominati ufficialmente e investiti di grande prestigio.

Le relazioni interstatali

52 Nella mentalità greca lo “straniero” è in primo luogo il “barbaro” §

Nella mentalità greca lo “straniero” è in primo luogo il “barbaro”, cioé colui che non parla greco e che pratica consuetudini, forme di vita, culti diversi dai greci. Era chiaro per i greci di appartenere ad una comunità omogenea per stirpe, cultura e religione. Tuttavia i greci si sono identificati sempre in singole comunità etniche o politiche, come gli Arcadi, Focesi, Ateniesi, Lacedemoni, considerate pari se non superiori a quella degli Elleni. I singoli stati regolamentavano i contatti con l’esterno per proprio conto, per cui tutto cio che era al di là delle proprie frontiere politiche era “straniero”. Di conseguenza allo straniero culturale (xenos) si affiancava lo straniero politico che poteva essere barbaro o greco. Il complesso delle norme e delle regole per stabilire le forme d’accoglienza dello straniero, sia individuo o gruppo o un comunità, possono essere interpretate come risposta a diffusi comportamenti generalmente negativi. E’ l’esito di una evoluzione dovuto all’allargamento dei reciproci rapporti, prima pressochè rapporti di vicinato, e la necessità di stabilire forme di convivenza pacifica in alternativa alla guerra che per molto tempo aveva rappresentato l’unica strumento per risolvere controversie tra stati. Il V e il IV secolo sono stati un periodo di ricorrente conflittualità, ma sono stati anche i due secoli dove si attestano il consolidamento di istituti per l’attuazione di relazioni pacifiche improntate su criteri di stabilità e continuità.

53 Le “leggi dell’ospitalità” §

Le “leggi dell’ospitalità”

54 Nate dall’esigenza “morale” di mantenere rapporti amichevoli con… §

Nate dall’esigenza “morale” di mantenere rapporti amichevoli con cittadini di altre poleis, ethne o stati, le “leggi dell’ospitalità” sono un insieme di istituzioni, a volte derivate dall’oikos aristocratico. Il trapasso dall’oikos aristocratico alla città-stato nel campo dei rapporti internazionali é avvenuto, anche se si mantennero sempre tracce del vecchio modo di gestire la diplomazia. Possono concernere il rapporto tra lo stato e un singolo individuo o un gruppo, ma devono essere distinte dai trattati, alleanze perché sono rapporti con persone, senza presupporre necessariamente il riconoscimento dello stato dello straniero come interlocutore giuridico. Rapporti di questo tipo sono attestati in tutte le poleis della Grecia; anche a Sparta, tradizionalmente xenofoba, dove lo stato aveva emanato leggi restritive sugli stranieri, riconosceva i rapporti interpersonali dei suoi cittadini con singoli privati e comunità straniere. I rapporti di ospitalità pubblica (proxenia) e privata (xenia), di amicizia (philia) hanno agito nel V e nel IV secolo da canali alternativi, ma complementari alle relazioni interstatali. “Reti di contatti personali attivati per rafforzare o contrastare le iniziative ufficiali degli stati” (Agesilao chiese di essere dispensato del comando della spedizione contro Mantinea in memoria dell’appoggio dato dagli abitanti di questa città al padre Archidamo all’epoca delle guerre messeniche).

“Xenia”

55 Lo scambio di doni (xénia doreá) sono un… §

Lo scambio di doni (xénia doreá) sono un insieme di pratiche e consuetudini che hanno lo scopo di attenuare la condizione di precarietà di colui che, per diverse ragioni, si trova nella necessità di soggiornare al di fuori della propria patria. Lo xénos o straniero secondo Omero era “senza legami, senza leggi, senza focolare”, ma la stessa condizione valeva anche per i secoli successivi all’età omerica, fino a che la comunità civica si sentí legata all’appartenenza ad un gruppo coeso e della unità politica attraverso le leggi, le fratrie. Le origini devono essere ricercate nell’internazionalismo dell’età arcaica al livello dell’oikos nobiliare. In questa epoca il ruolo dell’individuo nella società era mediato dall’appartenenza alla famiglia unita dalla ascendenza comune da un capostipite. Lo straniero deve chiedere accoglienza all’oikos, e all’oikos spetta di concederla. Lo straniero e l’ospite hanno il dovere morale di rispettare un codice di condotta: per lo straniero il rispetto delle regole e delle pratiche della famiglia che ne attenuano la condizione precaria, per l’ospite il rispetto e la tutela della persona dello xenos che riduce la minaccia rappresentata da una presenza estranea entro il sistema dell’oikos. L’ospitalità veniva accettata attraverso lo scambio di doni ospitali, ed era rafforzata dalla protezione divina, di Zeus Xenios, che fungeva da divinità tutelare della xénia. La compartecipazione alle consuetudini di vita dell’oikos, trasformavano lo xenos da straniero in ospite. La xenia è trasmissibile ai discendenti. La valenza sacrale equipara la sua trasgressione alla violazione di una norma sacrale e legittima la rescissione da parte di uno dei contraenti. La xenia poteva venire a mancare nel caso i due due contraenti trasgredisce alle regole sacrali. “Nei suoi viaggi il basileus poteva aspettarsi di ricevere una buona accoglienza dagli individui del suo stesso rango: con costoro aveva stabilito, o trovato già stabilito dai suoi antenati, quel rapporto tra ospitato e ospitante (entrambi designati con il termine xenos, che significa straniero), che godeva di speciale sacralità, sotto la protezione di Zeus Xenios: questo era uno degli epiteti di Zeus, connesso con il ruolo piu generale di custode di coloro che erano all’esterno della comunità: ospiti e mendicanti. Lo straniero viaggiava a mani vuote, ma a lui non erano forniti solo vitto e alloggio: ovunque facesse una visita, riceveva anche doni (xeneia).”

Prossenia

56 La prossenia si era sviluppata dall’ospitalità privata (xénia… §

La prossenia si era sviluppata dall’ospitalità privata (xénia – proxenos – ospite pubblico), ed è divenuta una vera istitituzione pubblica, per regolare alcuni rapporti interstatali. Con il moltiplicarsi dei rapporti politici, commerciali e mercantili, tra poleis, ogni città nominava suo rappresentante all’estero un individuo nativo dello stato straniero e appartenente a una famiglia in vista nella sua città, nella sua qualità di proxenos per via ereditaria: é un sistema dietro al quale sta l’antica concezione dell’ospitalità aristocratica. I prosseni avevano il dovere istituzionale di ospitare e di introdurre presso le autorità locali, i loro “omologhi” assolvendo alla funzione di ospite pubblico e patrono. In riconoscenza, la città ospite concedeva al prosseno alcuni privilegi: riconoscimenti onorifici (euergesia), l’elogio, l’offerta di una corona, ricompense di carattere finanziario come l’esenzione dalle tasse imposte ai non cittadini, concessione di possedere una proprietà immobiliare sul suolo della città. In questo caso il prosseno veniva a godere di alcune preprogative proprie del cittadino. La prossenia era una funzione e un privilegio. La prossenia era titolo ambito; il prosseno doveva essere cittadino di pieno diritto nella città di residenza e abbastanza ricco ed influente per assolvere alle funzioni sociali e politiche che le prossenia comportava. Di conseguenza la carica era ricoperta da cittadini appartenenti alle piu illustri famiglie della città (anche sovrani e dinasti). Oltre a queste condizioni, l’aspirante prosseno doveva essere gradito alla città per cui doveva esplicare la funzione, per meriti politici, economici e finanziari (dovere istituzionale di ospitare il prosseno).

Philia

57 Il termine philia (amicizia) indica §

Il termine philia (amicizia) indica, in generale, i legami sentimentali basati su affinità di idee e di reciproca stima; in ambito religioso esprime i legami sacrali tra uomini o tra uomini e dei. Nei rapporti interstatali puo indicare accordi tra stati o tra stato e singole persone o gruppi. La philia é la continuazione della phylotes dell’età arcaica, dove impegnava le parti ad obblighi reciproci siglati da giuramenti e da sacrifici. La philia tra stati (philia/symmachia) é siglata attraverso accordi “paritari” stipulati che ne indicano le modalità, gli obblighi e i campi d’applicazione. Puo essere solo philia, quando uno stato garantiva amicizia ad un altro stato senza obbligo di armare ed inviare un esercito, o philia/symmachia, quando oltre all’amicizia uno stato garantiva aiuto attraverso l’intervento armato a fianco dello stato amico. La philia tra stato e persona o gruppi di persone, é al di fuori da accordi tra stati; Atene manifestava amicizia con riconoscimento con l’elogio pubblico a cittadini stranieri. A volte l’amicizia poteva essere vigente da sempre o la continuazione di un’analoga disposizione del padre (amici per parte paterna), che impegnava i figli a conservare immutata la disponibilità nei confronti della città. I privilegi che si conseguivano con la philia potevano andare da un semplice riconoscimento alla concessione della cittadinanza. La differenza con la prossenia é visibile nel fatto che la philia non produce compiti nella città del philos e al posto della funzione prevalgono aspetti di garanzia che investono la soggettività dell’individuo e, quando previsto, i suoi discendenti. Piu collegamenti si possono trovare con la xenia, poiché attraverso l’amicizia c’è la disponibilità della città ad attenuare la precaria condizione di individui o gruppi che sono costretti ad abbandonare la patria, ma la philia, a differenza della xenia, non ha i caratteri di personalizzazione, nella applicazione collettiva puo essere ereditaria e non ha gli stessi caratteri di sacralità.

Asylia e hiketeia

58 L’asylia é un’altra pratica per limitare la condizione di straniero §

L’asylia é un’altra pratica per limitare la condizione di straniero, anch’essa viene concessa tramite decreti o ratificata da trattati tra stati. Per chiarire il concetto di asylia é necessario comprendere il significato di sylan. La sylan è una forma di rappresaglia; a fronte di un torto subito è ammesso fare valere un diritto di rappresaglia. In generale la rappresaglia é la risposta ad un oltraggio, “è l’espressione di una giustizia personale”, ed è valida quando non ci sono accordi o convenzioni tra stati. Chi ha subito un torto puo rivalersi sia sul responsabile, sia su un suo concittadino, sia sulla intera comunità, ma, la rappresaglia, puo essere esercitata quando questi si trova sul suolo straniero, poichè vengono a mancare le leggi divine ed umane che proteggono il cittadino in patria. L’asylia sottrae il cittadino al diritto di rappresaglia, cioé concede l’immunità. Generalmente proteggeva ambasciatori, araldi e gli atleti che si spostavano nelle città dove si svolgevano le gare. L’asylia poteva essere estesa ai prosseni e ai philoi. Tramite accordi tra stati, generalmente, veniva inclusa ed applicata, reciprocamente, all’intera comunità, indipendentemente dai legami interpersonali. I santuari e il luoghi sacri sono universalmente riconosciuti come asyloi. All’interno dei luoghi sacri, sia le cose (spoliazioni e furti nei templi) che la persone godevano dell’immunità. La protezione divina costituiva la sola assicurazione, per un individuo vittima di un sopruso, di una giustizia equa ed imparziale. L’hiketeia è l’aiuto (supplica) che il perseguitato chiedeva alla divinità. Attraverso il rituale dell’abbraccio della divinità, all’oppresso venina concessa la protezione divina, escludendo la possibilità di qualsiasi intervento umano. Il mancato rispetto dei diritti del supplice coincideva con la reponsabilità della asylia del santuario e costituiva sacrilegio. La responsabilità dell’arconte Megacle nelle uccisione di Cilone, che si era posto come supplice presso il tempio di Athena sull’acropoli, comportò “la scomunica” del responsabile e l’estensione dell’empietà all’intera famiglia, il genos nobiliare degli Alcmeonidi, dei loro discendenti e dei loro antenati. I viventi furono costretti all’esilio e le reliquie dei loro defunti disperse oltre le frontiere del paese. Solo grazie alla mediazione dell’oracolo di Delfi, dopo che gli Alcmeonidi avevano finanziato la ricostruzione del tempio, ottennero il perdono e il permesso di fare ritorno in Attica. Alla vigilia della guerra del Peloponneso, gli spartani chiesero l’allontamento di Pericle, che apparteneva da parte materna a questa famiglia, ma gli ateniesi potevano controbattere, ricordando il sacrilegio degli spartani, quando avevano murato vivo il loro re Pausania nel tempio di Athena Chalkioikos, dove questi si era rifugiato come supplice, e lo avevano lasciato morire di fame. Nell’età omerica la supplica viene usata come procedura per l’integrazione dello straniero nella comunità della polis, direttamente o attraverso la mediazione dell’oikos. La stessa domanda di ospitalità è una supplica: lo straniero accolto nell’oikos ottiene protezione all’interno dello spazio domestico.

Trattati, accordi e convenzioni

59 In età classica §

In età classica, gli stati greci, hanno sviluppato una serie di relazioni interstatali, regolamentate e permanenti, per l’esigenza di rispetto delle autonomie e dalla volontà di riconoscersi reciprocamente.

Trattati

60 I trattati sono accordi bilaterali tra stati che… §

I trattati sono accordi bilaterali tra stati che vanno in due direzioni: a) fissare una tregua durante un conflitto per ristabilire la pace o far cessare le ostilità; b) stipulare alleanze. I trattati di pace stabiliscono le condizioni della pace e vengono perfezionati attraverso clausule. Possono essere partirari, nei casi di mantenimento dello status quo, o differenti tra vincitori e vinti. Ai vinti possono essere imposti alcuni obblighi, come la capitolazione, o la riduzione dell’autonomia (vedi pace tra Sparta ed Atene del 404 – Sparta impone ad Atene le condizioni di resa). La capitolazione poteva avere ripercussione gravi sui vinti, come la deportazione degli abitanti, la distruzione della città, il pagamento di indennità di guerra (si veda la sorte dei Samii sconfitti dagli ateniesi nel 403). Il trattato stabilisce la durata della pace (pace trentennale tra Sparta ed Atene nel 446, pace di Nicia del 421 che avrebbe dovuto avere 50 anni) fissandola in un periodo limitato o illimitato. I trattati di philia come atti bilaterali instaurano una relazione ufficiale di amicizia tra stati che devono fornire assistenza allo stato amico in caso di guerra. I trattati di alleanza o symmachiai stipulano accordi per la collaborazione militare: prevede il coinvolgimento totale contro nemici comuni, fornendo uomini e mezzi. L’alleanza é definita epimachia quando é a solo scopo difensivo. In genere l’alleanza, che puo essere limitata o illimitata, é completata con l’instaurazione di rapporti di amicizia “philia kai saymmachia”, perfezionata da disposizioni e clausole relative alla concessione di privilegi giuridici ai cittadini degli stati quali l’asylia (immunità), la isopoliteia (cittadinanza virtuale), della epigamia (diritto di nozze ligittime). Normalmente le symmachiai sono accordi bilaterali, ma dall’ultimo ventennio del V secolo si conoscono accordi tra piu parti (420 Atene, Argo, Mantinea, Elide). Anche se su base paritaria, le symmachiai, prevedevano il ruolo di egemonia di uno degli alleati e la presenza di organismi ed i apparati amministrativi. I trattati erano siglati attraverso giuramenti ed era posto sotto la protezione divina. Tuttavia furono numerose le occasioni di violazione degli accordi, il colpevole si giustificava dando responsabilità della rottura all’avversario. Il giuramento veniva siglato da personaggi influenti. Il numero e la figura giuridica dei responsabili cambiava di volta in volta. In Atene erano chiamati a giurare gli strateghi, le boule e altre magistrature. Negli stati monarchici, il giuramento era assunto dal sovrano stesso, da suoi congiunti e da altri magistrati e dignitari (per la pace di Nicia per Sparta giurarono i due re e i cinque efori). Tra i termini che ricorrono con maggiore frequenza per definire un trattato sono segnalati spondai e syntheke. Sponde (spondai al plurare poichè le libagioni erano compiute da entrambe le parti) inizialmente stava ad indicare la libagione che accompagna la stipulazione di un accordo temporaneo sul campo di battaglia, passando poi ad esprimere la figura giuridicamente (contemplato nel diritto) piu completa dell’accordo di pace. Syntheke sta ad indicare invece sia l’azione dell’accordarsi, sia il complesso delle disposizioni da osservare, sia il testo da pubblicare; il termine avendo un significato piu ampio, viene adattato a qualsiasi accordo interstatale. Homologia o espressioni con il verbo corrispondente (homologeo) si riferiscono alla capitolazione.

Koinai eirenai

61 I trattati di pace comune sono accordi che… §

I trattati di pace comune sono accordi che vincolano tutti gli stati della Grecia. Il primo trattato di pace comune é del 386 (pace del re o di antalcida) che poneva fine ad un lungo periodo di guerre. Nel trattato figurano due aspetti: libertà ed autonomia di tutti greci; vincolava gli stati stessi a stabilire accordi che prevedevano l’avvio o il ripristino di relazioni stabili e durature. A differenza di altri trattati, generalmente accordi fra parti, questo impegnava tutti gli stati della Grecia, donde il significato é quello di pace generale. La novità della pace comune e che garantiva l’autonomia di tutte le poleis grandi e piccole, equiparando potenze maggiori e minori. Non era la prima volta che il termine eirene (pace) entrava nel linguaggio del diritto; il trattato stipulato tra Sparta e la comunità degli Erxadieis attesta il suo uso già diffuso in ambiente peloponnesiaco.

Arbitrati

62 Le controversie tra stati potevano essere risolte con arbitrati §

Le controversie tra stati potevano essere risolte con arbitrati. Veniva scelta una polis esterna (enkletos) e il giudizio veniva affidato ad un arbitro o a una commissione ma non risulta avere un numero fisso. Il ricorso all’arbitrato a volte era previsto nei trattati di pace (pace di Nicia) e di alleanza (trattato tra Atene e Perdicca di Macedonia). L’arbitrato fa parte delle tradizioni e delle consuetudini elleniche; esso puo solo ridurre le occasioni di conflitto, ma non puo sostituirsi al conflitto armato. Tra le materie sottoposte al giudizio arbitrale prevalgono le controversie territoriali, dispute di confine. L’utilizzo dell’arbritato ha promosso la formazione di una categoria di personale istruito dalla pratica.

Symbolai

63 Come symbolai si intendono convenzioni in base alle… §

Come symbolai si intendono convenzioni in base alle quali vengono riconosciute alcune forme di protezione giudiziaria ai cittadini delle parti contraenti, che si trovassero nella condizione di xenoi nelle rispettive città che hanno siglato l’accordo. Le controversie da giudicare erano generalmente di natura commerciale. Atene, all’epoca del suo imperialismo, utilizzo i symbolai per mentenere, rafforzare o attenuare lo stato di soggezione degli alleati. Infatti da un iniziale condizione di accordi paritari, si passo a favoritismi nel giudizio tra i cittadini ateniesi e gli alleati a favore dei primi. Alcune volte gli ateniesi davano il compito di giudicare le controversie a propri magistrati sia in patria che nel territorio altrui, e perfino tra soli abitanti della città alleata. L’emporos ateniese che non si sentisse sufficientemente protetto dagli organismi giudiziari locali poteva appellarsi ai dicasteri ateniesi. A Samo invece, le condizioni di giudizio erano eccezionalmente paritarie, dovute alla fedeltà dimostrata dai samii ad Atene ed alla necessità di assicurarsi rifornimenti alimentari e servizi per la flotta ateniese qui di stanza.

Istituti sovrastatuali

64 Le necessità di cooperazione tra stati §

Le necessità di cooperazione tra stati, nel rispetto dell’autonomia, è stata risolta con la costituzione di symmachiai o leghe. Le finalità erano indirizzate ad azioni militari, di difesa ed offesa, in vista di obiettivi comuni. Il riconoscimento del ruolo egemonico di uno degli alleati, per meriti politici o morali, non costituiva una limitazione dell’autonomia degli altri. Tuttavia poteva avere ripercussioni all’interno della lega nella capacità di decisione e nella facoltà di tenere il comando supremo dell’esercito alleato. Non sono previste scadenza alla durata dell’alleanza, ma i rituali e i simboli (il rituale della nascita della lega delio-attica fu quello delle sbarre incandescenti gettate in mare, per aumentare il giuramento e sottolineare la natura perenne) che entrano nell’atto costitutivo rafforzavano la valenza (significato profondo) di perennità. La lega puo prevedere l’espansione nel tempo con successive integrazioni.

Lega del Peloponneso

65 Intorno alla metà del VI secolo §

Intorno alla metà del VI secolo, Sparta e le città del Peloponneso si costituirono nella lega peloponnesiaca (symmachia peloponnesiaca). Fu anche la prima symmachia in ordine di tempo, gli stati alleati mantenevano la loro autonomia interna, riconoscendo la supremazia spartana in relazione ai rapporti con l’esterno, espressa dalla forma “avere gli stessi amici e gli stessi nemici di Sparta”, di conseguenza anche a fornire assistenza agli spartani in caso di rivolte di schiavi, da intendersi come insurrezioni ilotiche. Attraverso la lega, Sparta, riusci a tessere una rete di rapporti di alleanza intesi a mantenere la sua posizione di preminenza nel Peloponneso e tali da non compromettere la sua prerogativa al comando supremo in caso di guerra. Il ruolo egemoniale di Sparta era piu evidente in guerra; la città aveva il comando dell’esercito alleato, ordinava la mobilitazione e ne fissava i criteri, affidando gli aspetti organizzativi a ufficiali spartani. Se il significato della lega inizialmente era dovuta alla volontà di Sparta di mantenere la sua posizioni di preminenza, nel corso del V secolo rappresenta la difesa dell’integrità del Peloponneso. Purtroppo la conoscenza della fase piu antica della lega resta incerta per la mancanza di fonti. Le ragioni della lega si sono individuate nelle modalità del suo funzionamento: l’obbligo di avere gli stessi amici e nemici di Sparta, obbligava la mobilitazione nei tempi e nei modi indicati dalla città egemone, ma gli alleati conservavano la libertà e l’autonomia interna, anche se, secondo Tucidide “gli spartani vigilavano perchè si reggessero regimi oligarchi a loro favorevoli”. Le sessioni, le piu importanti se non tutte tenute a Sparta, non erano a scadenze periodiche, e non è chiaro se gli alleati avevano uguale diritto di voto. Dalle fonti del trattato bilaterale del 418 tra Sparta ed Ago, se possiamo ritenere che le clausole siano state applicate anche alla lega, sembrerebbe che ci fosse una sostanziale parità, rintracciabile anche dalla dichiarazione di guerra ad Atene, decisa da tutte le città della lega, grandi e piccole. Tucidide evidenzia la debolezza della lega nel deliberare in quanto mancava di un’assemblea comune. Tuttavia i diversi equilibri tra Sparta e gli alleati possono essere dedotti dalla composizione della commissione di giudici che fu inviata a Tebe per processare Ismenia; era infatti composta da tre giudici spartani e da uno per ognuna della città piccole e grandi.

Lega Ellenica

66 La lega ellenica si costitui nel 481 (nel corso di due sessioni §

La lega ellenica si costitui nel 481 (nel corso di due sessioni, una nel 481 in una località sconosciuta, l’altra nel 480 a Corinto) per fronteggiare l’imminente invasione persiana. Si trattava di un’alleanza militare, a scopo difensivo: Sparta ne ebbe l’egemonia. Rispetto alla lega peloponnesiaca, presenta un quadro piu largo, anche se non abbracciava tutti gli stati della Grecia, perché alcuni si schierarono dalla parte dell’invasore (Tessaglia, Beozia tranne Platea). Si distingue anche per la durata, limitata al perdurare del pericolo. E possibile conoscere le località che aderirono dai trentuno nomi incisi sul tripode d’oro offerto dai Greci dopo la battaglia di Platea a Delfi, benché l’elenco comprenda nomi di città che parteciparono alla battaglia, ma che non avevano aderito alla lega. Possono essere divise in tre gruppi: i lacedemoni con la lega del Poloponneso; gli ateniesi e i plateesi, alcune isole e alcune città dell’Eubea; Corinto e le sue colonie (Potidea, Leucade, Ambracia, Anaktorion). La preponderanza di Sparta e della lega del Poloponneso emerge dal fatto che dei trentuno nomi, tredici appartengono ad essa e sono da aggiungervi Megara ed Egina, tradizionalmente alleate di Sparta. Non si conosce nessun atto formale di dissoluzione alla fine del conflitto, ma di fatto la lega cesso di operare.

Lega Delio-Attica

67 Il fondamento della lega delio-attica (478-77) era costituito… §

Il fondamento della lega delio-attica (478-77) era costituito da trattati bilaterali a tempo indefinito tra Atene e diversi stati dell’Egeo e della costa asiatica (c’è chi ritiene che la lega nasce dalla scissione di membri dissidenti dalla lega ellenica), che obbligavano i contraenti a prestarsi aiuto reciproco e ad avere “gli stessi amici e gli stessi nemici”. Anche se indubbiamente questa clausula dei trattati in un primo tempo si doveva intendere in funzione antipersiana, essa tuttavia lasciava sostanzialmente aperti gli obiettivi dell’alleanza. Gli ateniesi, cui venne assegnato il comando supremo per terra e per mare, si trovarono dunque nelle mani uno strumento di dominio che eventualmente avrebbero potuto dirigere anche contro altri avversari. I contributi (phóroi) versati in una cassa federale, erano amministrati da 10 tesorieri ateniesi (hellenotamíai) e doveva servire alla costruzione e al mantenimento della flotta dell’alleanza. Per questo motivo i contributi in denaro dovevano essere versati solamente da quegli stati che non erano in grado di allestire un proprio contingente di navi da guerra (la ripartizione delle quote che ogni alleato doveva versare fu effettuata sulla base di una verifica delle risorse delle singole città), a differenza di quanto fecero Taso, Chio, Samo e diverse altre potenze navali. Aristide fisso l’importo annuale a 460 talenti, quasi 12 mila chilogrammi d’argento, equivalenti al costo di oltre 5 milioni di giornate di lavoro di un operaio ateniese; era una somma considerevole, ma pur sempre inferiore al tributo che la sola satrapia persiana dell’Asia Minore doveva versare annualmente al Gran Re. La cassa federale venne collocata nel tempio di Apollo di Delo, centro religioso di tutti gli Ioni, dove si riuniva anche l’assemblea federale, nella quale ogni stato aveva un voto; di fatto Atene ebbe fin dall’inizio il controllo, dal momento che poteva mettere in minoranza le potenze di medio calibro grazie ai voti degli alleati minori e disponeva del potenziale militare di gran lunga superiore. La presenza di una sede ufficiale comune indirizza verso l’esistenza di organismi permanenti e distinti da quelli dei singoli stati: sinodi comuni (koinai synodoi), regolari e periodici, a carattere unicamerale con una base finanziaria.

Profilo storico

68 La lega delio-attica opero dal 478-77 fino al 404 §

La lega delio-attica opero dal 478-77 fino al 404, quando gli spartani ne chiesero lo scioglimento. La sua trasformazione da alleanza in uno strumento dell’imperialismo (arche) ateniese è registrata nel corso della guerra del Peloponneso. L’egemonia è mantenuta ed imposta con la forza, attraverso la creazione di “cleruchie”, con l’imposizione di tributi. Il numero degli alleati conosce un aumento costante, dai 180 della vigilia della guerra del Pel., passa ai 380 nel 425, parallelamente aumenta anche il tributo. Momento determinante nei rapporti tra Atene e gli alleati fu il trasferimento del tesoro da Delo ad Atene nel 454, dove fu deposto sull’acropoli nel tempio di Athena, con la motivazione che l’isola di Delo non garantiva sufficiente protezione. Il trasferimento coincise con una serie di defezioni e di ribellioni, in gran parte provocate dagli aumenti del tributo, spesso represse con azioni militari. La tradizione storiografica collega il distacco degli alleati con l’azione della lega non piu finalizzata alla lotta contro la Persia, ma con uno strumento in mano agli ateniesi, finalizzato a conservare il proprio impero marittimo. Tuttavia, la sua continuazione, fu favorita da altre azioni: la sicurezza dei mari, in particolare contro la pirateria, per garantire la rete di scambi mercantili.

Il phoros

69 Gli alleati originari contribuivano all’allenza in due modi §

Gli alleati originari contribuivano all’allenza in due modi: con la fornitura di navi, o con un tributo (phoros). Ad eccezione di tre membri della lega, Lesbo, Samo e Chio, tutti gli altri versavano un tributo, calcolato in base alle risorse delle città (Aristide esegui una verifica della risorse e secondo la tradizione il calcolo fu equo). Non é chiaro se il tributo era in denaro o l’equivalente in navi (l’ultima opzione ha piu credito). A partire dal trasferimento del phoros da Delo ad Atene, le informazioni relative al numero degli alleati, ai contributi e alle loro amministrazione, sono piu chiare; i rendiconti, registrati su steli e pubblicati, fanno conoscere la revisione periodica (ogni 4 anni sulla base del calendario ufficiale delle Panatenaiche), peraltro ad ogni revisione corrispondeva un aumento del tributo, e la trattenuta della sessantesima parte (primizie – aparchai - alla dea) del phoros da parte di Atene. Il tributo nel 415, a fronte delle crescenti necessità di disponibilità, fu sostituito da una tassa del 5% sulle importazioni e sulle esportazioni marittime. Le città tributarie venivano divise in distretti, prima 5 (Caria, Tracia, Ionia, Ellesponto ed Isole) nel 442; poi, nel 426, 4, la Caria venne inglobata nella Ionia. Dopo il 431, Tucidide ricorda l’invio di navi “raccoglitrici di denaro” (argyrologoi), ma non si sa se dovevano riscuotere il tributo periodico o prelievi straordinari.

Sistema amministrativo

70 L’amministrazione finanziaria del tesoro era affidata a 10… §

L’amministrazione finanziaria del tesoro era affidata a 10 magistrati ateniesi (hellenotamiai), eletti dai rispettivi demos. In quanto eletti dal demos erano responsabili del loro operato, sottoponendosi alla dokimasia e alla euthyna; in quanto magistrati responsabili del tesoro dovevano avere gli stessi requisiti dei tesorieri. La carica doveva essere molto alta, molti strateghi, in anni diversi, rivestirono la carica; gli esponenti dovevano appartenere alle prime due classi di censo. Sono sotto la loro pertinenza il controllo e la gestione dei versamenti, la contabilità del tesoro, il rendiconto delle spese. I logistai affiancavano gli hellenotamiai incaricati di calcolare la sessagesima e di provvedere alla pubblicazione su pietra delle aparchai. Nelle città alleate potevano essere installate delle guarinigioni militari (phrouria) agli ordini di un phrourarchos, che si occupavano di mantenere un regime democratico filoateniese, sedando eventualmente, le ribellioni e le defezioni. Il controllo politico e l’eventuale restaurazione di un governo filoateniese era compito dei episkopoi: la carica non era regolare e permanente ma per il tempo necessario per lo svolgimento della missione. Col tempo, l’egemonia ateniese, si trasformo in imperialismo; la centralizzazione degli istituti in Atene e la differenziazione tra cittadini di Atene e alleati, su tutti i livelli a favore dei cittadini della città egemone, cambio i rapporti di alleanza, ora non piu paritari.

Cleruchie

71 Le cleruchie erano degli insediamenti sui territori delle… §

Le cleruchie erano degli insediamenti sui territori delle città alleate o sconfitte. Erano composte da gruppi di cittadini di estrazione medio- bassa (zeugiti e soprattutto teti), ai quali veniva assegnato un lotto di terra (kleros) ciascuno. I residenti delle cleruchie mantengono la cittadinanza ateniese e con questa gli obblighi che comportava (servizio militare, diritti politici) e sono utili all’impero ateniese per proteggere la rotta delle importazioni di grano dal mar Nero e per controllare o punire alleati riottosi. Spesso i legittimi proprietari vengono estromessi o devono versare dei contributi ai cleruchi. Questo tipo di insediamento, rappresentava presso gli alleati una delle manifestazioni piu esplicite dell’imperialismo; infatti una delle prime misure, in caso di defezioni, consisteva nell’espellere i cleruchi e nel ripristinare il regime di proprietà originario.

Unificazione metrica, ponderale, monetale

72 Nel primo decennio del V secolo con un… §

Nel primo decennio del V secolo con un decreto gli ateniesi obbligarono i loro alleati a usare la moneta, i pesi e le misure della città egemone. Le monete in corso nelle città alleate vennero portate ad Atene per la riconiazione. Anche se l’unificazione monetaria poteva essere, come un sistema metrico e ponderale uniforme, necessaria per favorire le relazioni commerciali, é indubbio che il diritto di battere moneta é una espressione della sovranità di uno stato e percio il provvedimento limitava l’autonomia degli stati alleati. Seguirono anche clausule per punire i trasgressori.

Seconda lega marittima

73 Nel 378 gli ateniesi §

Nel 378 gli ateniesi, attraverso la seconda lega navale, consolidarono le proprie alleanze con gli stati dell’Egeo orientale. Nel 386-5 era stata conclusa un’alleanza con il regno tracico degli Odrisi; nel 384 vennero gettate le basi per un’alleanza con Chio; dopo il 380 gli ateniesi conclusero trattati di intesa con Tenedo, Mitilene, Metimna, Rodi e Bisanzio. Nel 378 Tebe ed Atene conclusero un’alleanza antispartana. Nello stesso anno, Atene, si accinse a collegare tra loro i trattati bilaterali fino ad allora conclusi, in una struttura organizzativa fissa. A tutti gli stati che desideravano partecipare alla lega venne assicurata la libertà da tributi, da guarnigioni e da ufficiali stranieri con funzioni di controllo. Agli ateniesi venne proibito qualsiasi acquisto di proprietà fondiarie nei territori degli alleati. Questo statuto rappresentava un’aperta sconfessione dei principi di egemonia che avevano caratterizzato la prima lega navale. L’organo decisionale centrale era un consiglio federale (synhédrion), in cui ogni stato membro aveva un voto, ma in cui Atene stessa non era rappresentata; le delibere del consiglio federale dovevano essere ratificate dall’assemblea popolare ateniese. Sinedrio ed ecclesia votavano separatemente, ma nelle loro decisioni dipendevano l’uno dall’altra: questa procedura assicurava agli alleati un certo grado di indipendenza, ma lasciava ad Atene una chiara posizione di preminenza. Mentre all’inizio il tributo era occasionale in base alle esigenze, in un secondo momento gli alleati versarono un tributo (syntaxis e non piu phoros si pensa in odio al termine) per il mantenimento delle strutture militari, Atene ne era esente ma doveva provvedere ai costi delle operazioni belliche e alla fornitura di navi e di truppe.

Anfizionia pilaico-delfica

74 Amphiktyonia deriva da amphiktyones cioé “coloro che abitano… §

Amphiktyonia deriva da amphiktyones cioé “coloro che abitano all’intorno”, lo scopo era di organizzare feste e cerimonie in onore delle divinità, da parte di abitanti del vicinato, intorno ad un santuario. In età classica alcune di esse avevano mantenuto un carattere locale come l’anfizionia di Calauria sull’isola omonima o quella di Onchesto in Beozia. Altre, dopo una fase di decadenza, riacquistarono credito in concomitanza con la riorganizzazione delle feste entro nuovi quadri storici, come l’anfizionia di Delo, voluta da Atene. La piu celebre è l’anfizionia pilaico-delfica. La partecipazione era su base etnica riunendo 12 ethne del Peloponneso, della Grecia centro- meridionale e dell’isola dell’Eubea; le origini vanno ricercate agli inizi della nascita delle poleis e la sopravvivenza in età storica conferma da un lato la conservazione dell’istituzione e dall’altro l’adattabilità ai cambiamenti politici e sociali. Le notizie sulle origine sono scarse; si sa che i popoli della Tessaglia si riunivano in un anfizionia per celebrare il culto di Demetra ed Antela presso le Termopili, poi al tempio di Demetra venne affiancato il tempio di Apollo a Delfi e da questo momento i due santuari divennero entrambi sede dell’anfizionia pilaico-delfica (Thermopylai = Porte calde). Lo storia degli inizi fu anche elaborata in un mito eziologico (miti eziologici quelli che intendono spiegare gli avvenimenti fantasiosamente): la fondazione attribuita a Anfizione, re delle Termopili, e antenato di eroi eponimi di tre ethne anfizionici, Malos, Boiotos e Locros e collocandola nel 1552. La storia dell’anfizionia si fonde con quella del santuario di Apollo e la sua importanza cresce col tempo, soprattutto dopo la prima guerra sacra, quando si trasforma in centro panellenico. Fino al II secolo gli ethne che compongono l’anfiziona rimangono invariati: i tessali, i focesi, i delfi, i dori del Peloponneso e della Metropoli, gli ioni dell’Attica e dell’Eubea, i perrebi e i dolopi, i beoti, i locresi dell’est e dell’ovest, gli achei della ftiotide, i magneti, gli eniani, i mali. Abitano una area geografica compatta e contigua tanto che ogni anfizione puo raggiungere Delfi e le Termopili senza uscire dal territorio dei popoli associati. L’inserimento della città di Delfi negli elenchi ufficiali delle ethne costituisce un’eccezione probabilmente dovuta al fatto che Delfi forniva il clero e il personale del tempio, oltre che alla vicinanza della città al santuario. L’anfizionia si sviluppo in struttura permanente con due finalità: stabiliva le sue attività interne; e regolava i rapporti tra essa e gli ethne associati, e tra gli ethne stessi in nome dell’unione sacrale. Ma in generale la sua autorità morale veniva esercitata oltre i popoli associati, nella intera Grecia. Per questa ragione molti storici antichi la definivano come “il consiglio dei greci”. L’organismno supremo era il consiglio anfizionico o synedrion, a cui partecipavano 24 delegati, 2 per ogni ethne (ieromnemoni); si convocava due volte all’anno, una alle Pylai in primavera, l’altra a Delfi in autunno. Non é chiaro come avveniva, presso gli stati associati, il criterio di scelta. Anche la durata del mandato non era uniforme: Atene inviava delegati con scadenza del mandato annuale o biennale, i dori della Metropoli e del Peloponneso annuali. L’entrata in carica era suggellata da un giuramento. Il contenuto del testo del giuramento fu modificato nel tempo: il giuramento della prima sessione impegnava a non distruggere le città dell’anfizionia, a non impedire l’uso delle loro acque correnti, sia in periodo di pace che in guerra, intervenendo in armi contro chi avesse violato la prescrizione; a non profanare il tesoro del santuario e a non compiere azioni sacrileghe contro le cose sacre. Alla fine della prima guerra sacra, fu aggiunta la promessa di non coltivare la hiera chora (terra sacra) e di non permettere di altri di farlo garantendo l’integrità del suolo. Tra compiti del consiglio, come detto riunito due volte l’anno, sono la tutela della terra sacra e del santuario; in particolare era responsabilità degli ieromnenomoi l’attività edilizia e la manutenzione degli edifici sacri, la gestione delle proprietà del tempio e in generale tutto cio che concerneva i beni e le finanze del dio; di loro competenza era ancora l’organizzazione delle feste quadriennali e dei giochi pitici e la proclamazione della tregua sacra (hieromenia). Potevano altresi emettere sentenze contro trasgressori delle leggi sacre: violazione concernenti i culti e i beni del santuario. La condanna prevedeva pagamenti di ammende, ma nel caso di particolari gravità, il colpevole poteva essere espulso dall’anfizionia fino alla guerra sacra. Nei confronti degli associati, il consiglio, fungeva da abitro nei casi controversie, aveva anche la capacità di regolare i rapporti di convivenza tra i membri rendendoli piu pacifici e riducendo i momenti di conflittualità: le sentenze emesse erano eque e cio poneva l’anfizionia al di sopra delle parti. Gli ieromnemoni, nella loro attività, erano affiancati da altro personale: i pylagorai che esponevano le cause, giudicate poi dai ieromnemoni; poiché tra loro figurano oratori di spicco come Temistocle, Demostene, Eschine, Iperide, la carica doveva essere prestigiosa. Vi erano inoltre un segretario (grammateus) e un araldo sacro (hierokeryx) con il compito di proclamare le sentenze.

Istituti della diplomazia

75 Negli stati greci non esistevano sedi diplomatiche permanenti §

Negli stati greci non esistevano sedi diplomatiche permanenti, ma nelle diverse città e secondo il sistema politico vigente, gli organismi dell’amministrazione pubblica o determinati magistrati affrontavano problemi di relazioni internazionali, decidendo se affidarle a trattative diplomatiche. In Atene era l’ecclesia; qui si dibattevano se intavolare trattative diplomatiche, inviare messaggeri.

Ambasciatori

76 Gli ambasciatori non costituivano un personale fisso e… §

Gli ambasciatori non costituivano un personale fisso e tanto meno fungevano da rappresentanti permanenti di uno stato presso autorità straniere. Gli ambasciatori sono perlopiu anziani (presbeis), scelti tra i personaggi piu illustri della città, dovevano possedere esperienza, saggezza e prestigio, caratteristiche derivate dalla loro precedente attività politica. Si tratta di cittadini ricchi, poiché durante la missione dovevano mantenere se stessi e il loro seguito. L’immunità dipendeva dai rapporti tra stati generalmente era assicurata ma ha volte potevano essere uccisi o arrestati. La scelta cadeva a personaggi che potevano essere graditi alla città in cui dovevano recarsi, se non altro per creare quel clima di distensione necessario per i negoziati. La prossenia poteva essere un criterio per orientare la scelta, l’incarico poteva essere ereditario e a vita. Gli ambasciatori avevano il potere di condurre le trattativa ma non di decidere senza prima avere consultato il governo della loro città; questo lascia intendere che i tempi delle trattative non erano corti (vedi in Sen. ambasceria di Teramene, per le trattative di capitolazione, ad Agide). A volte il governo stesso lasciava passare qualche tempo prima di dare una risposta. In Atene il controllo dell’attività diplomatica era compito della boule e della ecclesia. Le delegazioni potevano essere composte da un minimo di 3 membri ad un massimo di 10. Essendo l’incarico temporaneo, il divieto di accumulare cariche non valeva per gli ambasciatori, era ammessa l’iterazione (rinnovo) della carica. In Sparta il numero era di 3 ma poteva essere anche di uno. Gli spartani sceglievano con cura gli ambasciatori tra le famiglie illustri e tendevano al mantenimento della continuità. Gli ambasciatori di altri stati dovevano presentarsi alla boule, ad Atene, agli efori o altri magistrati a Sparta. Erano considerati ospiti della città e risiedevano nella casa del prosseno.

Araldi

77 Gli araldi (keryx) erano i banditori ufficiali del governo §

Gli araldi (keryx) erano i banditori ufficiali del governo. Attraverso queste figure lo stato comunicava le sue decisioni sia all’esterno (altri stati) che all’intermo della città. Il messaggio non prevedeva risposta e poteva essere orale e/o scritto. Il keryx assomma nella sua funzione caratteri professionali (bella voce e conoscenza delle tecniche di recitazione), incarichi pubblici e dimensioni sacrali (asylos e gode dell’immunità degli ambasciatori). La figura era ereditaria; sia a Sparta (gli Talthybiadai) che ad Atene (i Kerykes) era appannaggio di famiglie gentilizie che lo praticavano da sempre. La diplomazia favori lo sviluppo di tecniche di comunicazione intese a garantire la riservatezza del messaggio. A Sparta il messaggio veniva scritto su un striscia di papiro arrotolata interno alla skytale, un piccolo bastoncino di diametro prestabilito; il destinatario poteva leggere il messaggio solo se era in possesso dello stesso bastoncino.

Le istituzioni ateniesi