Indice dei paragrafi · 12
  1. Le forme politiche che si sono sviluppate nella…
  2. Ad eccezione d’alcune forme di comunita’ politica come…
  3. Le dimensioni erano molto ridotte
  4. La parola politeia indica tre cose
  5. I cittadini delle città greche si ripartivano in organismi intermedi
  6. La vita politica nella città greche è contrassegnata…
  7. Abbiamo affermato che i cittadini sentivano la partecipazione…
  8. La differenza tra regimi aristocratici e oligarchici e…
  9. Per democrazia si intendevano tre cose
  10. Quando il potere è preso e controllato da…
  11. Gli ethne sono società politiche non centralizzate
  12. La confederazione beotica
ISTITUZIONI E POLITICA

La politica in Grecia

TESTO ORIGINALE DELL’AUTORE — NON MODIFICATO

CARATTERI GENERALI

1.

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01 Le forme politiche che si sono sviluppate nella… §

Le forme politiche che si sono sviluppate nella Grecia antica vengono ricollegate alla geografia del paese, dalla presenza di barriere naturali (il sistema politico particolare che si è sviluppato nella Grecia antica è la citta-stato). Ma ciò è falso, poiche’ vi sono molti esempi dove territori più o meno grandi avrebbero potuto favorire l’unione politica in unita’ più grandi come l’Argolide o alcune isole. Certo il fattore geografico avrebbe potuto indirettamente costituire una frammentazione politica ma che abbia imposto le forme politiche è falso. La scarsezza di buone terre coltivabili, invece, ha contribuito alla colonizzazione, avvenuta anche prima della formazione delle citta-stato, ed ad un restringimento della dimensione numerica della popolazione. L’abitudine di trovarsi in paesaggi ristretti ha, forse, causato un’influenza mentale sulla formazione di certi ideali. Il clima, quasi per tutto l’anno favorevole, ha sicuramente sviluppato l’attitudine a riunirsi all’aperto e a costruire un’intensa attivita’ sociale nelle assemblee, fuori dell’ambito familiare.

3.

02 Ad eccezione d’alcune forme di comunita’ politica come… §

Ad eccezione d’alcune forme di comunita’ politica come le ethne o le leghe, il quadro fondamentale fu la polis. Per i Greci di condizione libera era necessario appartenere ad una polis e normale partecipare alla vita politica, com’era naturale che esistevano cittadini non liberi e schiavi. Per i Greci tutto ciò che era diverso dalla forma di associazione politica che si erano dati era barbaro. I Greci esprimevano orgogliosamente la distanza tra la polis e il dispotismo (tipo dei popoli orientali). Ma cosa era la polis o città o citta-stato? Secondo i greci la polis era la comunità, i cittadini sono la città, non le mura o le case. Ma non l’uomo come individuo, ma l’uomo come membro della comunità. Anche se la comunità era privilegiata, il territorio non era escluso. Infatti, gli antichi cercarono di trovare nella dimensione del territorio e nel numero dei suoi cittadini, la città ideale.

03 Le dimensioni erano molto ridotte §

Le dimensioni erano molto ridotte, generalmente la maggior parte delle polis avevano un territorio di poche centinaia di Kmq (ad eccezione delle Laconia con la Messenia, Siracusa ed Agrigento). Il numero degli abitanti era ridotto per motivi alimentari (le zone erano molto povere) e per la scarsa produttività della terra. Anche chi viveva nelle campagne, per la vicinanza dalla città, poteva recarsi in città per partecipare alla vita politica. Inoltre anche il numero di cittadini di pieno diritto era limitato. Gli antichi cercarono il numero ideale di cittadini per la polis (chi 10 mila, chi 5040, etc.). La polis non doveva essere né troppo grande né troppo piccola. Troppo piccola perche’ rischiava di non essere autosufficiente, troppo grande perche’ rischiava di essere ingovernabile: chi è lo stratego che riesce a comandare una moltitudine, come può arrivare la voce dell’araldo a tutti i cittadini per informali sull’attività politica. Era necessario che la comunicazione, tra i soli cittadini liberi (ricordo che stranieri, schiavi ma anche donne e bambini ed anziani non erano considerati cittadini di pieno diritto), interpersonale fosse garantita. Ed, infatti, i cittadini liberi era la minoranza sia in città con regimi diversi come ad Atene e Sparta. La prima conseguenza del ristretto numero è che quasi tutti si conoscevano e di conseguenza i rapporti interpersonali era agevolati. Sembra che lo sviluppo della vita politica e sociale della polis sia da attribuire, non certo sufficiente, alla dimensione ridotta della comunita’ politica. Elementi strutturali della polis. La proprietà della terra spetta solo ai cittadini di pieno diritto (in teoria, in pratica non tutti disponevano di terre), anche quando venivano colonizzate o conquistate nuove aree, queste venivano distribuite tra i cittadini. Gli stranieri non potevano possedere terre: quando uno straniero diveniva cittadino riceveva il diritto alla proprietà fondiaria. Il modello ideale era l’unione tra cittadino e la terra. Ma in realtà non era cosi: la distribuzione non era omogenea, alcuni cittadini non possedevano nessuna proprietà fondiaria. Gli ateniesi usavano dare le terre delle cleruchie ai teti e agli zeugiti. Nonostante questa situazione di disparita, o forse proprio per questa si identificava il godimento dei diritti politici con il possesso della terra: i più poveri chiedevano una ridistribuzione delle terre, gli oligarchici tendevano a restringere la cittadinanza solo ai possidenti maggiori. Questo spiega come i contrasti sociali siano sorti sempre per il problema legato alla terra. Un altro problema legato alla terra fu quello dei debiti. Una delle più importanti riforme di Solone, fu quella della cancellazione dei debiti: piccolo proprietari ridotti in schiavitù per debiti conseguiti in periodi di scarso raccolto. Altro elemento fondamentale della polis è il simbolismo religioso. La religione accompagnava la vita quotidiana dei greci. I monumenti, i culti, i riti segnavano lo spazio e il tempo della città. Il fondatore della città, l’ecista era il simbolo dell’unita civica, storico o mitico che sia, aveva un suo culto e la sua tomba si trovava nell’agora, cioè nel centro della città. La tomba di Teseo, eroe fondatore di Atene, si trovava nel centro della città. Ma il simbolo più importante era il focolare comune (koine hestia). Esso in genere si identificava con la divinità omonima (hestia), e si trovava nel Pritaneo, nell’agora, uno degli edifici piu importanti della città. Dal focolare comune uscivano le più importanti magistrature, i pritani vi pranzavano e dormivano durante il loro esercizio politico. Altro elemento sono le divinità poliadiche. La divinità della polis non era semplicemente un divinità protettiva, ma la sovrana o la signora della città. Il culto della divinità della polis erano i culti civici, l’uso politico della religione è stato una caratteristica degli antichi greci. Ricordiamo l’episodio di Pisistrato che si presenta alla cittadinanza con una donna travestita da Atena, per la ricerca della sanzione divina per giustificare la presa di potere. Anche nelle feste poliadiche c’e’ una stretta connessione con la religione, come nella consuetudine di sancire gli atti pubblici attraverso sacrifici e giuramenti, portando come garante la divinità. Il rapporto tra cittadino e possesso fondiario e la connessione tra religione e politica, rimanda ad un’organizzazione dello spazio nella polis. La necessita di ripartire in modo uguale le terre nelle colonie porto ad un’organizzazione dell’area urbana, con concetti di uguaglianza (dividere in parti uguali). Infatti, molti termine come kleros, isonomia, che si svilupparono gia in ambito aristocratico, rimandano a concetti di uguaglianza. Questi concetti di uguaglianza presero connotati diversi in base al regime politico, uguaglianza per rango sociale o numerica. Kleros richiama direttamente l’idea di sorteggio. Per gli antichi greci il sorteggio voleva indicare mettere in mano alla divinità la scelta: ecco che ancora una volta l’aspetto religioso si coniuga con l’aspetto politico. Affidare la scelta alla divinità a cariche pubbliche era gia in uso negli antichi regimi aristocratici e assunse un carattere democratico, ad Atene il sorteggio, poi, si coniugo con la democrazia. Altre espressioni come koinon (comune) o meson (in mezzo), danno un chiaro segno di centralità e comunità. Le decisioni prese in comune, la posizione dell’agora che sta “in mezzo al centro”, riflettono una dimensione nuova, a differenza dei periodi precedenti dove gli edifici urbani era attorno al palazzo reale, e successivamente acquisterà una valenza democratica. Infine porsi in posizione critica verso la polis, volava dire essere empi, non significava necessariamente aver commesso sacrilegio ma era sufficiente aver minacciato l’unita politico-religiosa. Ciò che capito ad Anassagora e a Socrate. Poiché la polis era la cosa più alta, la sua vera religione, aver rotto con essa voleva dire perdere, per l’individuo, perdere tutti suoi diritti.

4.

04 La parola politeia indica tre cose §

La parola politeia indica tre cose: l’ordinamento politico, il diritto di cittadinanza e il corpo civico, sia che il regime fosse oligarchico che democratico. Il cittadino (polites) e’ colui che ha il diritto, di cittadinanza, di partecipare alla vita politica (politeia). Da questo nasce la coincidenza tra corpo civico e politeia. Il corpo civico può essere più o meno limitato dal tipo di regime politico. In questo caso gli esclusi dalla politeia non avevano il diritto di cittadinanza. Questo è lo schema teorico teorizzato da Aristotele. Ma vi sono altre situazioni. In regime oligarchici non tutti i cittadini avevano diritto ad esercitare i diritti politici: vi erano cosi due categorie, di cui un’esclusa dall’attività politica. La distinzione aristotelica tra le due categorie era più su valori tradizionali (che disprezza il lavoro manuale) che non timocratici, poiché molti esclusi erano ricchi. Nonostante sappiamo che, in Atene, durante i regime oligarchici della età classica ed ellenistica, a molti cittadini vennero tolti i diritti politici. A Sparta in età arcaica e classica, solo gli spartiati godevano dei diritti politici, anche se c’erano categorie come gli hypomeiones e i neodamodeis che si avvicinavano alla posizione giuridica dei politai. Ma come detto l’accesso alla cittadinanza vario tra regime a regime ed epoche. Il diritto per nascita (discendenza) era quello più comune, ma potevano anche essere concesso a stranieri. Le società oligarchiche usavano il limite censitario mentre quelli aristocratiche l’origine. Ma spesso anche nei regimi oligarchici, l’elemento aristocratico ebbe il potere anche se oligoi e aristoi non si identificavano necessariamente ma solo gli aristoi possedevano le proprietà fondiarie e molti esponenti politici facevano parte delle antiche nobili famiglie. Solo l’esperienza democratica ateniese riuscì a dividere equamente la cariche pubbliche. Altri fattori erano il sesso (le donne non partecipavano alla vita politica), l’età, anziani e giovani ne erano esclusi, gli schiavi, anche se liberati (meteci). Inoltre i giovani entravano nella comunità dopo aver partecipato ad un periodo di addestramento (agoge, ephebia). Tutti i cittadini divenivano soldati, ma la coincidenza tra opliti e cittadini era in regimi dove la cittadinanza è più ristretta, in varie polis i cittadini cavalieri facevano parte di una categoria più abbiente. Politeia e’ anche l’ordinamento politico. Ma non e’ l’insieme di leggi o una carta costituzionale: e’ la forma della polis. Una politeia democratica ha un corpo civico allargato, una politeia oligarchica limitato. La forma di governo e’ la classe dominante. L’ordinamento della politeia rimanda alle cariche pubbliche e alle istituzioni. La comunita’ distribuisce le cariche, per elezione o sorteggio, assegna un comando limitato nel tempo. Poiche la preoccupazione della polis e’ che le magistrature siano affidate nelle mani di pochi e per molto tempo. Per questa ragione non si formo’ mai una struttura burocratica o il controllo della magistratura nelle mani di una persona per molto tempo, Pericle fu un’eccezionalità. Il principio delle ridistribuzione fu anche imposto al potere politico.

5.

05 I cittadini delle città greche si ripartivano in organismi intermedi §

I cittadini delle città greche si ripartivano in organismi intermedi. I più importanti sono le tribù e le fratrie. Il raggruppamento maggiore e’ la tribù. La tribù non e’ una divisione che ha avuto origine antica cioè etnica, a prova e che negli stati etnici le divisioni interne erano i mere diverse dalle tribù. Lo stato tribale non ha tribù. Le tribù più note e diffuse sono quelle doriche: gli Illi, i Pamfili e di Dimani. Non e’ chiaro se questa divisione rispecchiava antiche unioni genetiche o sono state utilizzate per regolare l’appropriazione della terra. A differenza di Sparta, in altre polis di origine doriche il numero cambio. Le tribù ioniche ad Atene in origine furono quattro, portate a 10 durante le riforme di Clistene. Quale sia stata l’origine, la divisione in tribù si mantenne durante la fondazione di nuove città. Le tribù furono modificate in base ai sommovimenti della politeia: generalmente furono aumentate cambiando il carattere della tribù da genetico a territoriale. All’interno della tribù ci sono altre suddivisioni: i demi o komai e le fratrie. La fratria (confraternita) e’ un antica associazione di fratelli. Ma non sappiamo se si tratta di vincoli legati alla discendenza o culturale o militare. La fratria Attica e’ quella meglio conosciuta. Tutti i cittadini dovevano far parte di una fratria, colui che non aveva fratria era un escluso. I figli legittimi dovevano essere registrati nei registri della fratria, indipendenti da quelli dei demi. Le fratria erano anche un’unita’ cultuale, ogni fratria aveva suoi culti oltre che a quello comune di Zeus Phratrios. I demi sono solo una divisione territoriale della polis, cui si e’ legati in base alla residenza. I demi attici, autonomi, vennero inseriti nelle 10 tribù. Avevano magistrature proprie, propri culti, una propria assemblea e proprie finanze. Per fare parte della politeia bisognava essere iscritti nelle liste del demo, questo avveniva a 18 anni. Non era, invece, una ripartizione del corpo civico il genos. Il termine ha più di un significato: origine, gruppo aristocratico, stirpe. In Atene si puo parlare di gene solo nel caso di gruppi sacerdotali.

6.

06 La vita politica nella città greche è contrassegnata… §

La vita politica nella città greche è contrassegnata dalla lotta politica. I contrasti fra i pochi, gli oligarchici, e i molti, il popolo, nacquero dalla necessita di dominio di una classe su di un’altra. Potremo chiamarla anche “lotta di classe”. Nel corso della guerra del Peloponneso, fu una lotta senza esclusioni di colpi che coinvolse anche le potenza in lotta. Inoltre i Molti, maggioranza, e i Pochi, minoranza agiata, tentavano, con la promessa della liberazione, di tirare dalla loro parte la classe al di fuori della comunità civica: gli schiavi. Ma gli schiavi si schierarono con i Molti, anche perché i Pochi erano i loro padroni. A parte il periodo di Pericle, dove vi fu una mediazione parziale, la coscienza di questa contrapposizione era chiara. Nelle città greche antiche la lotta di classe aveva come obiettivo il cambiamento o il mantenimento della forma di governo, anche se le classi del mondo greco sono profondamente diverse da quelle del mondo moderno. Anche all’interno dei Molti e dei Pochi c’erano dei contrasti, lotta tra piccoli gruppi solidali tra loro. Oggi siamo portarti a pensare che la lotta di classe è lotta tra partiti, ma in Grecia non era cosi’. In Grecia non esistevano i partiti, i partiti hanno una base ideologica, un apparato: in Grecia non esisteva. In Grecia c’erano sì le fazioni in lotta ma non movimenti d’opinione. Il corpo civico manteneva sempre il potere, la differenza era nelle dimensioni del corpo civico. Il corpo civico gestiva il controllo dell’assemblea, delle magistrature e il consiglio, in questo contesto era impossibile l’esistenza dei partiti. Questo sistema dava, invece, spazio all’influenza di uomini singoli dotati, che attraverso disponibilita’ finanziarie e appoggi di gruppi amici, ottenevano autorita’ e magistrature. Questi gruppi cercavano l’appoggio di ampie strati della popolazione, per mantenere o aumentare i loro interessi: i contrasti anche tra gli oligarchi o democratici non era una novita’. Un esempio di consorteria erano le eterie. Nel periodo aristocratico le eterie era fondate sull’amicizia, sulla parentela; verso la fine del V secolo l’unione si trasformerà in interesse politico. Nell’Atene democratica questi gruppi oligarchici si organizzeranno segretamente, per influire sulla vita politica e sui processi, generalmente per rovesciare il regime democratico (synomosia=membri associati legati da un giuramento). Un modello di politico che attraverso amicizie e parentele influenti, elargizioni si ritaglio un peso politico fu Cimone. Anche Pericle, probabilmente utilizzo lo stesso sistema, non sembra invece per Efialte. Un altro tipo di politici che usarono un metodo diverso furono, verso la fine del V secolo, i demagoghi. Essi, esempio Cleone, non chiesero aiuti ad amici o persone influenti, ma, con l’aiuto dell’oratoria, si rivolsero direttamente al popolo. Questo era possibile in un regime dove tutto il popolo, soprattutto dopo che furono enumerate quasi tutte le cariche pubbliche, poteva partecipare alle funzioni pubbliche. In Atene verso la fine del V secolo ma anche nel corso del IV secolo, troviamo due tipi di politici: chi cerca di ottenere il potere attraverso amicizie, clientele; e chi si rivolge direttamente al demos. Il demo, con le sue assemblee, le carche locali e i sacerdozi, era l’ambiente ideali per iniziare la carriera politica. Qui, infatti, si creava la base di prestigio attraverso le amicizie e le relazioni.

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07 Abbiamo affermato che i cittadini sentivano la partecipazione… §

Abbiamo affermato che i cittadini sentivano la partecipazione alla vita politica come un dovere, ma dalla fine del V secolo e agli inizi del IV secolo vi fu un certo distaccamento dalla politica, in modo particolare dai filosofi. E’ soprattutto la scuola socratica che, mettendo l’accento sulla cura etica della propria anima, piuttosto che sui beni materiali, si distacca o ritira dalla vita politica. La condanna di Socrate nel 399 fu una conseguenza di questo atteggiamento. Il fenomeno coinvolse più filosofi, la violenza della lotta politica porto ad una disaffezione. Il distacco della politica voleva dire rifiuto della vita comunitaria. Ma nel corso del IV secolo non possiamo dire che la frattura tra intellettuali e politici fu netta: per lo più gli oratori furono intellettuali. In ogni caso la vita politica continuo ad essere esercitata da un gran numero di cittadini; il meccanismo costituzionale continuo a funzionare almeno fino al 322 con Demetrio di Falero. Il coinvolgimento alla vita politica era favorito dai compensi (misthoi) e poi dalla gravita’ della tensione politica in molti momenti decisivi per la storia di Atene. Il distacco dalla politica coinvolse solo intellettuali e aristocratici. Il demos quando si allontano dalla vita politica, fu per forza (Macedoni e Romani) non per disinteresse; anzi fu proprio la paura dei benestanti di perdere le loro prerogative, a far intervenire e l’affermarsi di truppe straniere. Infine i gruppi aristocratici che nell’età arcaica favorirono la nascita e lo sviluppo delle poleis, sia nei valori ideologici che nelle istituzioni, per tutelare i loro interessi, si siano prima distaccati dalla politica e poi abbiamo favorito il ridimensionamento della polis. I chrestoi segnarono l’avvento della politica nel mondo greco, ma contribuirono secoli dopo a segnarne la fine.

LE ISTITUZIONI

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08 La differenza tra regimi aristocratici e oligarchici e… §

La differenza tra regimi aristocratici e oligarchici e che la prima è appannaggio di cittadini nobili (per origine, discendenza), mentre la seconda è su base timocratica (i ricchi). In ogni caso sono entrambe da considerarsi regimi di un’elite (pochi), e si differenziano dal regime democratico per quest’aspetto. Come abbiamo gia’ avuto modo di notare la differenza tra i due regimi (Pochi o Molti) esclusivamente dalla dimensione del corpo civico (da un punto di vista astratto tutti i cittadini era uguali, ma da un punto di vista concreto, gestione del potere, no). Un esempio di governo di pochi uguali è Sparta. Sparta, con la “costituzione di Licurgo” (VII secolo), si diede l’ordinamento politico, la rhetra sancita dall’oracolo di Delfi, il quale il potere era diviso tra la monarchia, il consiglio e l’assemblea, non molto diverso da quello d’eta’ omerica. I due, discendenti di due famiglie nobili (Agiadi ed Europontidi), avevano il comando dell’esercito e prerogative religiose. La gerusia, il consiglio, erano 28 geronti anziani eletti a vita dai cittadini. I geronti preparavano le proposte di legge da presentare all’assemblea e avevano poteri giudiziari. L’apella aveva potere limitati, poteva solo respingere o approvare, con l’acclamazione e senza discuterle, le proposte della gerusia. Questa struttura non doveva essere dissimile da quelle del medioevo ellenico. Le crisi dell’età’ arcaica e le guerre messeniche, che diedero un peso maggiore agli opliti, portarono all’istituzione di una magistratura oligarchica. C’e’ un rapporto tra assetto sociale e ordinamento costituzionale. Sparta in eta’ arcaica non mostrava la rigidità e quella chiusura tanto ammirate dagli oligarchici. Infatti, Sparta fu una delle prime ad aumentare il numero di cittadini (certo solo quelli di censo politico) per la partecipazione alla cosa pubblica. La chiusura sociale, culturale e politica, avvenne dopo, quando la citta’ aveva ottenuto l’egemonia sul Peloponneso: gli spartani dovevano controllare l’interno (iloti) e l’esterno (situazione nel Pel.). L’attività’ militare e politica era prerogativa degli spartiati, l’educazione (agoge), i sissizzi e la krypteia perpetuavano la struttura sociale e i suoi valori. L’isonomia oligarchica era garantita dal kleros, cioè dalla proprietà fondiaria, anche se perse il carattere egualitario. Gli altri gruppi formavano i non cittadini. I perieci erano cittadini liberi, senza diritti politici, che vivevano nei centri intorno a Sparta. Dovevano combattere nell’esercito, potevano esercitare un mestiere. Altre categorie escluse dalla vita politica erano i neodamodeis e i motaci. Gli esclusi assumeranno solo peso politico attraverso rivolte o congiure: ma essi potranno solo creare un’altra politeia o un’altra polis (Taranto, Messene), almeno fino alla fine dell’età’ classica. L’assemblea, in Sparta, ebbe sempre poteri limitati, per questo motivo Sparta era considerata la citta’ oligarchica per eccellenza, malgrado la sua specificita’ (potremo definire regime misto). Il suo scarsissimo potere è documentato dalla congiura di Cinadone, dove non venne nemmeno convocata. La gerusia, anche dopo che l’eforato la oscuro, mantenne le sue prerogative (sciogliere l’assemblea). Gli efori erano cinque, di cui uno eponimo. Avevano potere di controllo e supervisione su tutti gli spartani (educazione, vita sociale), re compresi. Dichiaravano la guerra o la pace, ricevevano gli ambasciatori, due di essi seguivano i re in guerra. Questo enorme potere pero durava solo un anno. La diarchia, coi suoi poteri, rimase immutata. Il conflitto tra re ed efori contrassegno la vita politica del V e IV secolo. Re come Pausania, Cleomene e lo stesso Agesilao si scontrarono continuamente con gli efori. Anche personaggi si spicco, non re, come Lisandro (vincitore di Egospotami) mostrarono come il rigido sistema comunitario non aveva effetti sicuri. Entrambi questi personaggi tentarono di ritagliarsi un posto di preminenza, considerando che gli spartani non potevano possedere ricchezze in oro, la caccia alla ricchezza era iniziata. La crisi sociale e politica che nel IV e III secolo, coinvolse Sparta, porto ad un mutamento della struttura sociale: paradossalmente venne ricostituito il vecchio ordinamento sociale. Un altro esempio di ordinamento costituzionale con caratteristiche aristocratiche ed oligarchiche è costituito dalle citta’ cretesi. Le leggi di Dreros e Cortina trovano similitudini con gli ordinamenti spartani. L’esistenza di servitu’ della gleba, rimanda agli iloti, e il carattere chiuso e militare dei politai. I servi erano della comunita’, lavoravano la terra, e privati. Questi ultimi potevano ereditare la terra dai padroni che non avevano eredi. Il corpo civico doveva essere assai ridotto: i cittadini erano divisi i tribu’, in eterie e andreiai. I magistrati più importanti, i kosmoi, venivano paragonati agli efori spartani con la differenza che erano dieci; la carica era annuale. Geronti potevano divenire solo chi era stato kosmos. L’assemblea, come a Sparta, aveva limitati poteri. Un terzo esempio di ordinamento costituzionale oligarchico è quello dell’Atene arcaica. Il corpo civico era diviso in gene e fratrie e all’interno in cavalieri, zeugiti e teti. Con la riforma di Solone i cavalieri vennero poi divisi in pentaconsiomedimni e cavalieri, e le quattro classi vennero ripartite in base al reddito delle proprieta’. Questa divisione regolava l’accesso alle magistrature e rimase invariata anche dopo le riforme di Clistene e nell’età’ di Pericle. Le magistrature in eta’ arcaica erano le seguenti. Tre arconti: il basileus, l’eponimo e il polemarco. Il primo con prerogative sacrali e in parte giudiziarie, il secondo competenze civili, penali e religiose, il terzo militare. Erano affiancati da sei tesmoteti, magistrati minori nel campo giudiziario. Magistratura oscura era quella dei pritani dei naucrari. Il consiglio d’anziani, prettamente aristocratico, era l’Areopago. Vi confluivano gli ex-arconti ed era vitalizio. Aveva poteri giudiziari, custodiva le leggi e controllava i magistrati. La storicità della boule dei 400, costituita da Solone, è storicamente incerta. Esisteva anche l’assemblea (ekklesia) aperta a tutti i cittadini che eleggeva i magistrati. Solone poi introdusse i tribunali popolari. Le differenza che contraddistinguono i regimi politici oligarchici e aristocratici da quelli democratici: 1. limitazione del diritto di cittadinanza (partecipazione alla cosa pubblica); 2. pieni poteri al consiglio, limitato e vitalizio; 3. limite dei poteri all’assemblea; 4. magistrati provenienti dalla nobilta’ o per ricchezza.

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09 Per democrazia si intendevano tre cose §

Per democrazia si intendevano tre cose: diritto di parola, diritti di partecipazione alla vita pubblica e sovranità alla maggioranza. La parola è coniata da kratos e demos: il demos è la massa del popolo che si contrappone all’elite oligarchica. Altre due caratteristiche sono: l’appartenenza alla politeia non era limitata al censo e l’assemblea aveva piena sovranità. Le istituzioni democratiche ateniese furono il frutto di un lungo processo, che inizio con le riforme di Solone, che creo un’oligarchia moderata su base timocratica. Le riforme di Solone, che medio fra le classi in lotta, non ottennero quel consenso necessario per dare stabilita’, infatti, poco tempo ad Atene si impose un governo tirannico. Gli antichi, erroneamente, indicavano in Solone, il fondatore della democrazia, al suo nome era associato l’ideale della costituzione tradizionale (patrios politeia). Ma noi sappiamo che il vero padre della democrazia fu Clistene. Nucleo della riforma di Clistene, fu la suddivisione della cittadinanza in 10 tribù, aggiunte alle quattro antiche. L’obiettivo era quello di spezzare la base di consenso che le famiglie nobili avevano nel territorio e che aveva dato origine alle fazioni dell’età’ di Pisistrato. Egli distribui le tribù in tre regioni, trittrie, una della citta’, una della costa e una dell’interno. Il numero di cittadini delle tribù era omogeneo, e all’interno l’influenza degli aristocratici veniva bilanciata da altri che avevano interessi diversi. All’interno delle trittrie c’erano unita’ più piccoli: i demi. Nei demi, piccoli distretti amministrativi con istituti politici, i cittadini dovevano essere registrati: il demotico sostituì il patronimico nel nome. Altro nuovo istituto fu la boule, o consiglio dei 500, i cui consiglieri era 50 per ogni tribù. 50 di essi presiedevano il consiglio per 1/10 dell’anno. La riduzione dei poteri dell’Areopago, rimasero solo competenze giudiziarie, fu sotto Efialte nel 462. Con Clistene furono istituiti 10 strateghi elettivi, con carica annuale ma iterabile. Quando la nomina all’arcontanto fu per sorteggio, la strategia fu la carica acquisì maggiore importanza (Pericle si fece eleggere più volte alla strategia). Ma ciò che diede la possibilita’ a tutti i cittadini di partecipare alla cosa pubblica, fu l’istituzione dei misthoi, prima ai tribunali, poi alla boule ed infine all’assemblea. Altro passo importante fu l’ampliamento alle maggiori magistrature alla classe degli zeugiti. I cittadini ateniesi dopo il compimento del 18 anno di eta’ (dopo il periodo di efebia), venivano iscritti al demo di provenienza, ora poteva partecipare all’assemblea. La partecipazione non doveva essere molto alta, almeno fino a che non si introdusse la diaria. Il quorum era di sei mila partecipanti, ma probabilmente solo in alcuni casi si è raggiunto o superato la cifra (gli oligarchici sostenevano che non si era mai raggiunta la quota di cinque mila). Vi erano quattro sessioni per pritania, 40 assemblee l’anno. Le prime due con data fissa. Ad ogni pritania vi era un’assemblea principale, la kyria ekklesia. Molte erano le questioni che venivano trattate. Alla sesta pritania, l’assemblea principale si occupava dell’ostracismo. La presidenza dell’assemblea spettava all’epistates dei pritani, sorteggio tra i pritani in carica. Dal IV secolo si istituirono nove proedroi, in numero di nove tra i pritani che non esercitavano la pritania. Il loro epistates presiedeva l’assemblea. Dopo un sacrificio iniziale ci si occupava delle proposte della boule, accogliendole o rifiutandole. Chiunque poteva proporre emendamenti. Generalmente il voto era per alzata di mano, per l’ostracismo era segreto. Gli strateghi erano eletti dall’assemblea, le sue competenze illimitate. Altro istituto chiave era la boule. I bulueti erano sorteggiati fra tutti i candidati nel demo. La carica era annuale e non si poteva ricoprirla per più di due volte. Non era una carica rappresentativa, perché i bulueti venivano sorteggiati. I bulueti preparavano i probuleumata, cioè le proposte da proporre all’assemblea. Gli argomenti erano molti: la guerra, le entrate, le leggi, gli affari correnti, gli alleati, il tributo, gli arsenali e i santuari. Molto lavoro dunque. Oltre ai pritani e ai proedrio, vi erano altre commissioni speciali che affiancavano il bulueti: 30 syllogeis controllavano le presenze e pagavano le indennità; 10 trieropoioi si occupavano degli arsenali e costruzione delle navi; euthynoi resoconti dei magistrati; grammateus si occupavano dei decreti. Il sorteggio era il sistema più utilizzato per due ragioni: uguaglianza e religione. Uguaglianza perché tutti, prima o poi, avrebbero avuto la possibilità di ricoprire incarichi pubblici, religione, perché per gli antichi greci, era come far fare la scelta alla divinita’. Solo per gli strateghi e i tesorieri non valeva questo concetto: essi, infatti, venivavo eletti. E’indicativo che nelle svolte oligarchiche, il sorteggio venisse tolto, ma sempre ripristinato dai democratici. Con il sorteggio, insieme al limitato periodo della carica, si volevano evitare accordi tra gruppi o dare troppo potere in mano ad una sola persona. Altro cardine era la resa dei conti; tutti i magistrati, al termine della loro carica, dovevano rispondere davanti ad una commissione di eutynoi. Nemmeno i sacerdoti ne erano esenti. I rischi di affermazione del potere personale veniva evitato con l’ostracismo e la graphe paranomon. Il primo lo conosco bene. Il secondo era l’azione giudiziaria contro i decreti e le leggi che non fossero state proposte nei modi prescritti. Chiunque poteva denunciare; se la denuncia era ritenuta valida la legge o il decreto veniva annullato. La pena poteva anche comprendere la morte. La funzione è chiara: disciplinare l’uso del parlare e ritornare su decisioni sbagliate. I meccanismi ateniesi avevano effettivamente raggiunto lo scopo di un’ampia partecipazione popolare alla politica. Durante la loro vita i cittadini erano coinvolti nella vita politica in misura sconosciuta per le nostre democrazie. Per 200 anni la politike techne fu appannaggio di ogni cittadino.

AI MARGINI E FUORI DELLA POLIS

10 Quando il potere è preso e controllato da… §

Quando il potere è preso e controllato da una sola persona si parla di tirannide. In eta’ micenea si era gia’ avuta un’esperienza del controllo del potere ad una persona: i wanakes. Peraltro questi Re persero i loro poteri a scapito dell’aristocrazia, che nel medio evo ellenico, affiancarono il re nel potere: i basileus. In età arcaica i basileus si trasformarono in magistrati. Poi c’e’ l’esperienza della polis, come comunita’ di cittadini; ma all’interno di essa, quando il potere viene preso, con l’arbitrio, da una persona sola, si parla di tirannide. Nel sistema delle poleis, il tiranno sta ai margini della polis, ne e’ la negazione; poiche’ incompatibile con il modello della polis. La rappresentazione che ne è stata fatta e generalmente negativa: il tiranno arriva al potere con l’arbitrio o l’inganno, condanna all’esilio o alla morte, promette la ridistribuzione delle terre, chiede una guardia del corpo, si macchia di crudeltà, si pone al di sopra delle leggi, le vere sovrane della polis. Per queste ragioni il tiranno è l’opposto del buon cittadino. La negatività del tiranno non è solo nel suo modo di agire o nella conquista illegale del potere, che del resto non era sempre necessaria, poiché a volte era sorta da magistrature o monarchie, ma per il fatto che la tirannide era il governo di uno solo, quindi la negazione della polis, nel senso di comunità. La ragione per cui in molte città greche si affermo’ la tirannide, va ricercata nella crisi sociale ed economica dell’età arcaica; dove vi furono scossoni sociali, in linea di massima ci fu un tiranno. Un caso a parte spetta a Sparta: non conobbe mai la tirannide, in quanto i suoi problemi economici-sociali interni vennero risolti con la conquista della Messenia (ridistribuzione agraria) e con l’ordinamento costituzionale che si erano dati. L’esperienza delle tirannidi fu vissuta sia nelle città della Grecia continentale, sia nella Ionia sia in Sicilia. I tiranni principali nella Grecia continentale furono: Fidone di Argo (fra VIII o VI secolo), da basileus si trasformo in tiranno; Cipselo di Corinto (fra VIII e VI secolo), polemarco, e il successore Periandro, Corinto raggiunse una potenza (controllo marittimo) e una ricchezza come non lo era mai stata e non lo fu mai più nella sua storia; Teagene di Megara, opere pubbliche; Ortagora di Sicione, forse polemarco, e i suoi successori (Clistene) governarono per più di 100 anni. Le caratteristiche di questi tiranni furono: ricoprirono precedenti cariche militari, appartenevano a grandi famiglie aristocratiche, approfittarono dei contrasti tra demo e aristocratici, si fecero appoggiare dalla classe oplitica, l’uso disinvolto dei culti. Nella Ionia, possiamo trovare le stesse caratteristiche della Grecia propria. I tiranni principali furono: Trasibulo di Mileto; Mirsilo di Lesbo; Pittaco di Lesbo fu un legislatore; Policrate di Samo, aristocratico e magistrato, predominio marittimo di Samo, ampiezza delle sue relazioni internazionali. Ad Atene ci fu un primo tentativo di tirannide verso il 630 con il nobile Cilone, che tento con l’aiuto del genero tiranno di Megara di prendere il potere. Il tentativo falli anche per l’opposizione della nobile famiglia degli Alcmeonidi: Cilone venne sconfitto e dovette fuggire. In questo caso siamo di fronte a lotte tra aristocratici. Più tardi, dopo le riforme di Solone, ci fu un periodo di anarchia (mancanza di arconte). La tradizione parla di tre parti in lotta: quelli della pianura con a capo Licurgo, quelli della costa con a capo Megacle degli Alcmeonidi e quelli della montagna con a capo Pisistrato. Dopo vari tentativi Pisistrato ebbe la meglio ed impose la sua tirannide. Anche qui siamo di fronte a lotte tra aristocratici per interessi agrari, con i loro clienti e le loro famiglie. Pisistrato e i suoi successori (Ipparco e Ippia), non modificarono l’ordine vigente, imposero solo i loro uomini nelle cariche pubbliche, oltre che l’appoggio armato dei loro seguaci. Le caratteristiche furono: l’uso efficace della religione con l’istituzione di feste poliadiche, possedimenti all’estero, rapporto, anche matrimoniali, con tiranni e aristocratici, politica estera più attiva, mecenatismo, opere pubbliche. Con Pisistrato, Atene, ebbe i suoi primi possedimenti esterni per garantire l’approvvigionamento cerealicolo. A Pisistrato succedettero i figli Ipparco e Ippia. Il primo fu assassinato, il secondo, dopo che si irrigidì, fu sconfitto e cacciato dagli Alcmeoinidi con l’aiuto degli spartani. Con l’aiuto di Sparta gli aristocratici tenteranno d’instaurare un governo oligarchico, ma prevarra Clistene. Nonostante alcune cose positive, l’esperienza tirannica verrà vista come uno spauracchio, verranno erette le statue ai tirannicidi, e verrà istituito l’ostracismo, proprio per colpire coloro che fossero in odore di tirannide, gli oligarchici imposti da Sparta nel 404 verranno chiamati i trenta tiranni. I tiranni in Sicilia fiorirono ancora nel V e IV secolo. Il primo tiranno fu Panezio di Lentini, poi Falaride di Agrigento di cui la crudelta’ divenne proverbiale. Siracusa ebbe diversi tiranni, soprattutto Gelone. La tirannide in Sicilia ebbe spiccate attività militari ed egemoniali, più che in Grecia. In età classica la tirannide si sviluppo nelle regioni periferiche della Grecia (Sicilia, Tessaglia, Cipro, Eraclea Pontica). In età ellenistica, l’esperienza e diversa: troviamo i tiranni filosofi. Demetrio di Falero, tiranno, magistrato e legislatore. Nabide di Sparta, discendente di una delle famiglie reali, libero’ gli schiavi, esilio i cittadini. L’esperienza tirannica, soprattutto in età arcaica, accelero il superamento delle vecchie strutture aristocratiche, aprendo la strada a quelle trasformazioni economiche e sociali che furono alla base delle poleis in età classica.

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11 Gli ethne sono società politiche non centralizzate §

Gli ethne sono società politiche non centralizzate, quelle cioè designate come società tribali. I greci chiamarono queste società, popolazioni o stirpi, proprio per la mancanza di un centro civico. I greci, nel V secolo, vedevano queste popolazioni come barbari per queste ragioni: lingua incomprensibile, mancanza di un centro abitato unico, mancanza di fortificazioni ed esercito senza armamento oplitico. Nel V secolo, queste forme d’organizzazione, si trovavano nella Grecia nord-occidentale. Nel corso del IV secolo, in alcune di esse si svilupparono città e leghe, le quali diverranno importanti (es. lega etolica). In alcune zone come l’Arcadia, l’Elide e l’Acaia, svilupperanno poleis attraverso sinecismo. Città come Mantinea, Tegea, Erea, Megalopoli (dopo Leuttra favorita dai tebani in funzione antispartana), furono fondate con sinecismi di villaggi limitrofi, le popolazioni delle nuove città furono divise in tribù, da alcune fonti sappiamo che vi fu una distinzione tra l’organizzazione in polis (tribù) ed ethne. Ma ogni polis o comunità rimasero, comunque, indipendenti. Unita etnica, particolarismo politico e organizzazioni politiche di tipo diverso convivono: formazioni politiche antiche e nuove città convivono a volte anche in guerra tra loro. Le comunità etniche, nel corso del V e del IV secolo, si trasformano in poleis, o, dove il legame tra gli abitanti era più forte, in koinon. Il koinon, attraverso gli organi federali, assicura la difesa comune contro nemici esterni e si occupa delle relazioni con l’esterno. Koinon rappresenta differenti organizzazioni politiche (confederazione di poleis, organizzazione non urbana); inoltre, i Greci, usavano il termine anche per indicare associazioni politiche e religiose. La Tessaglia era un tipo koinon con organizzazione non urbana. I Tessali erano una comunità etnica gia in età arcaica. Anche in Tessaglia si formarono città (Fere, Farsalo), ma lo sviluppo urbano rimase limitato. Le città tessale organizzate in poleis, non agivano quasi mai indipendentemente, ma agivano, soprattutto verso l’esterno, nell’ambito della lega. Verso l’interno agivano più indipendentemente. Il koinon tessalo era diviso, in età classica, in quattro tetradi, con a capo un tetrarca. Inoltre il territorio era diviso in kleroi, che fornivano i cavalieri e gli opliti. Nel VI secolo a capo del koinon c’era un basileus, scelto tra le maggiori famiglie aristocratiche. Nel V secolo si affermo un governo oligarchico. Al posto della monarchia si ebbe la tagia, elettiva. Alla fine del V secolo, la Tessaglia fu sconvolta da rivoluzioni. I penesti, prima asserviti poi inseriti nella comunità, diedero peso alla fanteria a scapito della cavalleria, mentre all’affermarsi di tiranni mutarono gli ordinamenti istituzionali. Giasone, tiranno di Fere, s’impradoni della tagia ed ebbe un ruolo di primo piano nelle vicende della Grecia, fino a quando, la Tessaglia, non cadde sotto il dominio della Macedonia. Dalle fonti si deduce che esisteva un’assemblea federale che eleggeva in tagos, il magistrato più importante, capo dell’esercito, conduceva alleanze e trattati, disponeva della finanze comuni. Molto controversa l’esistenza di un consiglio. Gli etoli furono un koinon su base etnica, formato prevalentemente da villaggi e cantoni, con centro a Thermos presso il tempio di Apollo. L’organo più importante era l’assemblea degli etoli liberi, che eleggeva lo stratego, che restava in carica un anno. Il consiglio era formato da membri eletti in proporzione ai contingenti militari: ma i poteri erano molti limitati. Gli achei del Peloponneso nel V secolo erano divisi in 12 cantoni (mere), che raggruppavano vari villaggi. Nel IV secolo si svilupparono delle poleis che mutarono l’aspetto dell’ethnos, mostrando tendenze autonome.In età ellenistica i suoi organi erano il synodos, una boule e un collegio di dieci damiurgoi. Lo stratego, eletto ogni anno, era il magistrato supremo. In generale il koinon nasce da base etnica; col tempo si svilupperanno delle poleis, mentre le antiche organizzazioni a base etnica finirono per comprendere città che non ne facevano parte, sviluppando alleanze o sistema di allenze.

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12 La confederazione beotica §

La confederazione beotica, in origini era a base etnica; il legame doveva essere cultuale piuttosto che politico. L’esistenza di una federazione sembra ci sia gia nel VI secolo, ma con un predominio di Tebe. La mancanza di unione della confederazione è evidente quando durante le guerre persiane, il koinon assume un atteggiamento filo persiano, meno le città di Tespie e Platea che si schierano con la lega ellenica. La lega fu sciolta e ricostituita più volte. Agli inizi del IV secolo facevano parte della lega 11 poleis con governi aristocratici. Il territorio era diviso in mere ma non con un rapporti di uno mere per una città; alcune città come Tebe e Platea ne ebbero due. Poi Tebe incluse anche quelli di Platea. Il consiglio federale era la boule, composta di 660 membri, 60 ogni per ogni distretto, eletti tra i cittadini più ricchi (ricchezza fondiaria). Undici beotarchi, uno per ogni distretto (fornivano anche i cavalieri e gli opliti), avevano compiti militari: uno di esso era il comandante supremo. Con i quattro distretti, Tebe aveva l’egemonia sulla confederazione. Nel 386, dopo la pace del re, la lega fu sciolta, ma si ricostitui pochi anni dopo, nel 379. Tebe ne ebbe ancora l’egemonia, anche perché in corrispondenza con il primato sulla Grecia. L’egemonia tebana fu spazzata via da Filippo di Macedonia, cosi come l’indipendenza del koinon. Le simmachie erano leghe che comprendevano diverse poleis. Le simmachie si formarono come alleanza per il combattimento. Le poleis, all’interno, mantenevano l’automonia, in tempo di pace ogni città riprendeva la sua liberta d’azione. Generalmente, in tempo di guerra, una città otteneva l’egemonia, cioè il comando militare come la lega ellenica del 481, nata in funzione antipersiana. Le caratteristiche erano le seguenti: rapporti di alleanza difensiva dove una polis aveva l’egemonia (Sparta e i suoi alleati); mancanza di una politeia federale; la tendenza di ridurre l’autonomia dei contraenti, a favore di una città. Non esisteva un’assemblea federale permanente ne di un territorio determinato, organizzato stabilmente. La prima lega conosciuta, è la lega peloponnesiaca (Sparta e i suoi alleati), voluta da Sparta, per garantire il suo primato sulla penisola dopo aver sconfitto la sua nemica di sempre Argo, con l’aumento della sua egemonia sul Peloponneso. A parte Argo e l’Acaia tutte le città, a fasi alterne, furono collegate a Sparta, attraverso essa. Con l’espansione spartana al di fuori del Peloponneso, la lega inizio ad ampliarsi. Fino a quando Sparta ebbe l’egemonia sulla Grecia, ebbe anche l’egemonia sulla lega. Non esisteva un’assemblea federale o un consiglio, ma la lega si riuniva quando era necessario. I contraenti non pagavano un tributo, ma in caso di guerra, dovevano fornire contingenti agli ordini degli spartani. Ogni città aveva un voto ma in realtà la decisione finale spettava a Sparta. Sparta non intervenne nelle questioni interne, fino alla guerra del Peloponneso, contro Atene. In questo periodo controllo che nelle città alleate ci fossero governo oligarchici a loro amici. Dopo la vittoria su Atene (404), Sparta impose presidi e governatori nelle città considerate non sicure. La sconfitta di Sparta ad opera di Tebe nel 371, contributi alla caduta di Sparta, come città egemone, e di conseguenza anche la lega perse ogni funzione. Carattere profondamente diverso ebbe la lega delio-attica (Atene e suoi alleati). La lega si costituì in funzione antipersiana (478), riuniva Atene, città egemone, e le città della Ionia e della Tracia e delle isole sul mare Egeo. Non era uno stato federale, ma ogni contraente doveva versare un tributo per il mantenimento della flotta. Sembra che la lega nacque dallo smembramento della lega ellenica. L’isola dei Delo ebbe il suo centro principale, presso l’antico santuario venerato dagli ioni. Inizialmente fu anche il luogo delle riunioni e della cassa federale. Nel consiglio federale ogni città aveva un voto, ma in realtà Atene ebbe sin dall’inizio l’egemonia. Ogni città doveva contribuire al phoros, amministrato da dieci tesorieri ateniesi, con denaro o un certo numero di navi. Atene avendone il comando supremo, utilizzo sia il phoros che la flotta per imporre la sua autorità, divenendo in breve tempo uno strumento di dominio. Quando, per motivi di sicurezza, il phoros fu trasferito ad Atene (454), l’arche ateniese fu più manifesta. Il phoros, inizialmente portato a 460 da Aristide, aumento, anche per le spese che la guerra del Peloponneso imponeva: durante la guerra fu portato a 1460 talenti. Nel 415/414 il phoros fu sostituito da una tassa su tutte le merci in transito dai porti ateniesi. Con il phoros, gli ateniesi riuscirono, oltre a sostenere le spese di guerra, a mantenere il loro sistema democratico. Infatti, poterono pagare i cittadini per la loro partecipazione alle attività politiche; inoltre, attraverso le cleruchie, riuscirono a limitare i contrasti sociali, dando nuove terre ai propri cittadini. Per queste ragioni l’imperialismo ateniese si coniugo con la democrazia. Nella lotta politica. I democratici saranno favorevoli a una politica aggressiva, rapace nei confronti degli alleati, mentre gli oligarchici saranno in linea di massima contrari all’impero marittimo. Atene non si limito a prendersi il phoros, ma impose governi democratici amici alle città alleate: cioè ridusse l’autonomia e la liberta agli alleati. Con la sconfitta del 404, la lega si sfascio. Un secolo dopo (378) sorse la seconda lega navale Attica, questa volta in funzione antispartana. Per non commettere gli errori fatti durante la prima lega navale, gli ateniesi garantirono un trattamento diverso agli alleati: nessun tributo, nessun governatore, nessuna guarnigione, nessuna cleruchia. Il synedrion, l’assemblea federale, aveva sede in Atene, ogni città aveva un rappresentante eccetto Atene. Ma ogni decisione presa dall’assemblea doveva essere ratificata dalla boule. In linea di massima Atene ebbe un peso maggiore. Al posto del phoros, fu istituito la syntaxis di importo molto ridotto, rispetto al vecchio tributo. Un’altra differenza era quella in campo giudiziario: alcune cause che riguardavano gli alleati, erano di competenza del synedrion, cioè garantiva meglio la sovranità. Tuttavia dopo il 369, durante l’egemonia texana, il riavvicinamento di Atene con Sparta, Atene riprese ad installare cleruchie e si intromise negli affari delle singole poleis. Con la guerra sociale e la perdita di gran parte degli alleati, la lega cesso di esistere. E’ il periodo della Macedonia, Atene tento di creare una nuova lega ellenica in funzione antimacedone: ma i tempi erano cambiati.