Evoluzione della democrazia ateniese
01 Le istituzioni che organizzavano la vita nelle citta’ greche §
Le istituzioni che organizzavano la vita nelle citta’ greche, sin dall’inizio, erano il consiglio e l’assemblea. La comunita’ di cittadini partecipavano in misura maggiore o minore alle decisioni d’interesse pubblico, attraverso norme stabilite dalla legge (nomos). L’insieme delle norme era la costituzione (politeia); questa subiva modifiche o revisioni nel corso del tempo ed in base al regime vigente. Tuttavia in ogni citta’ greca, anche se con diverse modalita’, il potere era diviso tra quattro strutture: potere legislativo e decisionale al consiglio (boule) e all’assemblea (ekklesia); potere esecutivo alle magistrature (archai); potere giudiziario ai tribunali (dikasteria). La democrazia in Atene (V secolo), si è realizzata attraverso un processo complesso nel tempo: gli ateniesi facevano risalire la loro forma di governo a Solone, se non addirittura al mitico re Teseo. Tra la fine del VII e l’inizio del VI secolo, in Grecia, si verificarono conflitti sociali tra l’aristocrazia fondiaria e il popolo; in molte citta’, questi conflitti furono risolti con la presa di potere dei tiranni, in genere aristocratici, che con l’appoggio del popolo, governavano in modo assoluto. In Atene, i contrasti sociali furono appianati affidando il potere a Solone, eletto arconte all’inizio del VI secolo. Solone, dopo aver cancellato i debiti ai più poveri, riorganizzo il sistema politico. Solone riparti i cittadini in quattro classi di censo: pentacosiomedimni (500 medimni), cavalieri (300), zeugiti (200) e teti (nullatenenti). Tutti i cittadini potevano partecipare all’ekklesia e al tribunale popolare (eliea), mentre le cariche più alte (arconti e tesorieri) erano accessibili solo alla prima classe. Il progetto di riforma di Solone (eunomia) non poteva essere designato come democratico, come voleva la propaganda moderata del IV secolo, poiché prevedeva la divisione dei poteri non in parti uguali, ma in base alla ricchezza (non più in base al rango o al sangue). Le riforme non soddisfarono né gli aristocratici né il popolo e di conseguenza non diedero stabilita’ alla via politica. I contrasti proseguirono, tra raggruppamenti di cittadini: gli abitanti della pianura (proprietari terrieri), gli abitanti della costa (mercanti e artigiani) e abitanti delle montagne (piccoli proprietari e pastori). Pisistrato, rappresentante di quest’ultima, prese il potere ed impose la tirannide. Anche ad Atene, come in altre citta’ greche, dunque conobbe il governo di un tiranno, che sfruttava a proprio vantaggio i contrasti interni. Il periodo dei tiranni duro’ poco (circa 50 anni); dopo la morte di Pisistrato, uno dei suoi figli venne uno ucciso (Ipparco), mentre l’altro cacciato (Ippia), venne cacciato da parte di alcuni aristocratici fuoriusciti (Alcmeonidi) aiutati dagli spartani. La svolta decisiva nell’ordinamento interno fu opera di Clistene, eletto arconte nel 508/507, che riusci’ ad avere la meglio sul rappresentante degli aristocratici Isagora. Clistene, anch’egli aristocratico della famiglia degli Alcmeonidi, si rese conto che tornare indietro non era più possibile, ed inizio’ la sua opera di riforme (isonomia). Clistene punto a spezzare, attraverso un riorganizzazione del territorio, l’unita’ dei tre gruppi dei pediaci, dei parali e dei diacri che, occupando una parte contigua di territorio dell’Attica, erano portati a schierarsi l’uno contro l’altro in difesa dei propri interessi. Clistene divise l’Attica in tre distretti, la citta’, la costa e l’interno, all’interno di ogni distretto impose il demo (comunita’) come la più piccola unita’ amministrativa. Il cittadino di pieni poteri prendeva il nome del demo di residenza e non piu dal padre. I demi dei tre distretti vennero raggruppati in dieci tribù (trittie) per ogni distretto. Le dieci tribù territoriali sostituirono le quattro antiche tribù gentilizie: ciascuna tribù risultava costituita da una trittia della citta’, una della costa e una dell’interno. Con questa riforma, Clistene, riusci’ a spezzare gli antichi legami nobiliari, creando le premesse per lo sviluppo della democrazia. Inoltre istituiti’ la boule, un consiglio di 500 membri, 50 per ogni tribù, scelti all’interno dei singoli demi. L’importanza di questo istituto e che doveva dibattere ogni proposta di legge, prima che fosse sottoposta all’ekklesia. Infine come deterrente alla tirannide, istitui’ l’ostracismo, il coccio di pietra, in cui venivano scritti i nomi dei cittadini in odore di tirannide, i quali potevano venire esiliati dalla citta’ per dieci anni. L’evoluzione della democrazia, dopo una fase moderata dal 507 al 462, fu portata avanti da Efialte, che nel 462, con l’esautorazione dell’areopago, l’ultima roccaforte della nobilta’, tolse i restanti poteri agli ex-arconti per trasferirli alle assemblee popolari. Altri provvedimenti che impressero una svolta ancora più democratica, furono l’introduzione dei compensi per le cariche pubbliche, eleia e boule, in modo che tutti i cittadini potessero partecipare al dibattito politico. Il momento più felice della democrazia ateniese, fu nel periodo di Pericle durante la guerra del Peloponneso (431/404). Per ben due volte, una nel 411 e l’altra nel 404/403 ci fu una svolta oligarchica. Nel 411, dopo la disastrosa spedizione in Sicilia, gli oligarchici presero il potere e, dichiarati decaduti tutti i magistrati, istituirono un consiglio di 400 membri e ridussero il numero della comunita’ civica in cinque mila cittadini tra i più abbienti. Il nuovo regime duro poco, grazie anche alla flotta di stanza a Samo che si ribello. Dopo la sconfitta nella guerra del Peloponneso, nel 404, gli spartani obbligarono gli ateniesi a darsi un governo oligarchico. Si instauro’ cosi’ un regime di 30 membri (chiamati 30 tiranni per i delitti che commisero), ma gia’ nel 403, gli esuli fuoriusciti con a capo Trasibulo, rientrarono ad Atene e cacciarono i trenta guidati da Crizia. Nel clima politico creatosi dopo il ristabilimento della democrazia, va ricordato il processo a Socrate (399) con la conseguente condanna a morte e la riflessione degli ateniesi sul loro sistema di governo dopo lo shock rappresentato dalla sconfitta e dal colpo di mano oligarchico. Platone sosteneva che ad Atene il diritto di parola (isegoria) era maggiore che in ogni altra citta’, tanto che si poteva attribuire l’appellativo di Atene “amante della parola”. Ma Platone criticava anche tale diritto poiche’ era malcostume il parlare tanto per parlare. Il pensiero politico andra' verso un moderatismo che verra’ definito come “costituzione degli antenati” in contrapposizione al tipo di democrazia riformata da Efialte e potuta governare solo da una personalita eccezionale come Pericle. Verso la fine del IV secolo, la perdita dell’indipendenza politica a vantaggio della Macedonia, conclude la storia della democrazia ateniese.
Ekklesia
02 L’organo piu importante della democrazia ateniese §
L’organo piu importante della democrazia ateniese, era l’ekklesia. Vi partecipavano tutti i cittadini maggiorenni aventi diritto (iscritti nei registri del demo), per questa ragione era sinonimo di democrazia. Dalla meta’ del V secolo, era considerato cittadino solo chi poteva dimostrare che tanto suo padre e sua madre erano ateniesi. L’ekklesia si riuniva nell’agora, poi, per motivi di spazio, fu trasferita sulla collina della pnice, L’assemblea si riuniva 40 volte all’anno, poiche l’anno di attivita era diviso in 10 parti, dette pritanie, c’erano almeno 4 sessioni per ogni pritania. Tra queste 4 ce n’era una che fungeva da sessione principale. Ogni giorno veniva sorteggiato un presidente dell’assemblea (epistate), che svolgeva la funzione di capo dello stato. La carica poteva essere detenuta solo una volta. Il potere che esercitava il presidente era molto alta, per impedire coincidenze di cariche, gli ateniesi, nel V secolo, introdussero una modifica al sistema: il presidente dell’ekklesia non poteva essere anche, contemporaneamente, il presidente della boule. Lo scopo era di evitare di dare troppo potere nelle mani di una persona. Per ogni seduta dell’assemblea o del consiglio venivano sorteggiati nove prohedroi (presidenti), uno per ciascuna tribu che non deteneva l’epistates. Tra questi prohedroi veniva sorteggiato il presidente della seduta del consiglio.
Boule
03 Il consiglio della boule §
Il consiglio della boule, istituito da Clistene, era costituito da 50 membri per ognuna delle 10 tribu, le quali raggruppavano i demi in modo tale da avere un numero pressoche uguale. Infatti i 500 membri, in linea di principio, dovevano rappresentare tutta la popolazione dell’Attica. Inoltre i bulueti venivano sorteggiati tra tutti i candidati. La numerazione e il sorteggio (evitava la presenza di gruppi di interessi) rappresentava, secondo gli ateniesi, l’uguaglianza politica che era alla base della democrazia. Ogni consigliere riceveva un compenso (1 dracma per ciascun giorno di seduta), e durante la carica, era esentato dal servizio militare e sedeva in teatro nei posti riservati (la posizione di consigliere era ben diversa da quella di un comune cittadino). Il consiglio si riuniva per circa 300 sedute l’anno. Inizialmente il consiglio si riuniva nel bouleuterion nell’agora. Divenuto piccolo, questo edificio fu trasformato in archivio, mentre il consiglio si sposto in un nuova sede, simile ad un teatro. Compito del consiglio era quello di riunire il popolo e sottoporgli delle proposte. Inoltre al consiglio spettavano alcune questioni giudiziarie come i procedimenti contro magistrati o delitti di natura politica. Infine, il consiglio, esercitava funzione di consulenza e di supervisione dell’attivita dei magistrati. Il consiglio vagliava le delibere e le presentava all’ekklesia, ai magistrati e ai tribunali. I 500 consiglieri non operavano contemporaneamente, ma venivano divisi in 10 parti, di 50 membri. Ogni pritania era in carica per 36 o 37 giorni (1/10 dell’anno). I pritani dovevano sempre essere a disposizione e a questo scopo utilizzavano un locale, la tholos, dove pranzavano. Un terzo dei pritani ci passavano la notte. Il presidente dei pritani veniva sorteggiato ogni giorno. I pritani convocavano l’assemblea, ne predisponevano l’ordine del giorno, a loro si rivolgevano i magistrati, i cittadini e gli stranieri.
La giustizia
04 L’amministrazione della giustizia §
L’amministrazione della giustizia, in Atene, rappresenta un aspetto peculiare: non esistevano giudici professionisti. Tutti i cittadini di pieno diritto che avessero più di 30 anni potevano divenire giudici. I cittadini erano sorteggiati annualmente in numero di sei mila e divisi nei vari tribunali, probabilmente divisi equamente tra le 10 tribù. I giudici sorteggiati erano divisi tra le 10 corti. Il numero di giudici per i processi non era sempre lo stesso, da 500 per i processi pubblici a 200 o 400 per i processi privati. Il sorteggio dei giudici avveniva nell’agora sotto la direzione dei tesmoteti, come spettava ai sei tesmoteti decidere i giorni in cui si doveva amministrare la giustizia e presentare al popolo le accuse. I processi dovevano concludersi in una giornata. Ogni cittadino poteva presentare un’accusa pubblica, ma se non fosse riuscito ad ottenere più di un quinto dei voti del tribunale doveva pagare un’ammenda e non poteva più sporgere accuse di questo tipo. Il tribunale si limitava ad ascoltare le parti in causa, decidendo per l’assoluzione o la condanna. I giudici ricevevano un compenso: per gli eliasti, perlopiù anziani, rappresentava una fonte di reddito. Un limite al sistema della giustizia è ben rappresentato dal processo a Socrate, i giudici potevano solo decidere tra la richiesta di condanna a morte avanzata dall’accusa e la multa richiesta da Socrate. Ogni giudice prima di assumere la carica prestava giuramento che avrebbe emesso il verdetto sul rispetto delle leggi, nella realta’ egli poteva solo decidere su cio’ che veniva proposto dalle parti in causa. Giudici professionisti non esistevano sia in Atene sia nelle altre citta’ greche; anche i logografi, specialisti nei discorsi, che anche quando impiegati, cercavano il successo attraverso la persuasione oratoria più che un accertamento giuridico. Tuttavia era difficile che un oratore riuscisse, attraverso la parola, a convincere i giudici della bonta’ della sua causa, se essa fosse contraria alle leggi, poiche’ il popolo era legislatore e giudice conosceva perfettamente le norme vigenti. Il rapporto stretto tra l’assemblea popolare e i tribunali, era sempre il popolo, fece sì che non esistesse mai un “terzo potere” con funzioni di controllo e d’equilibrio tra il potere legislativo ed esecutivo. Non a caso il numero dei giudici (6 mila) è uguale ha quello dell’assemblea. Inoltre anche se le materie dibattute erano diverse, poteva capitare che i tribunali giudicavano questioni politiche. Infine possiamo affermare che i tribunali erano un’espressione diretta del potere popolare.
Le magistrature
05 A tutti erano aperte le magistrature §
A tutti erano aperte le magistrature. Le cariche erano collegiali ed annuali e, tranne quelle militari e finanziarie, erano sorteggiate. La più importante era la strategia. Gli strateghi erano 10 (uno per tribù), potevano essere rieletti. Con Pericle, ricopri la carica per 15 anni, la strategia divenne l’autorità più importante in Atene. Nel IV secolo, la strategia, torno ad essere quella che era in origine: una carica militare. Nel corso del IV secolo crebbero d’importanza i magistrati preposti agli organi finanziari dello stato. I magistrati dovevano rendere conto del loro operato, al momento dell’uscita, alla boule.
La democrazia nel pensiero politico antico
06 Il termine democrazia (da kratos e demo) compare §
Il termine democrazia (da kratos e demo) compare, nel suo significato noto, nella Costituzione degli ateniesi di Aristotele (il popolo che comanda). Tuttavia, almeno all’inizio, demos indicava “il popolo in assemblea” e non tutto il popolo: se questo è vero la rappresentatività e connaturata con la forma di governo, anche se poi, di fatto, assemblea e popolo finiranno per essere termini coincidenti.
Isonomia e democrazia
07 Isonomia è un altro termine che ha gli stessi concetti di democrazia §
Isonomia è un altro termine che ha gli stessi concetti di democrazia: isonomia significa uguaglianza davanti alla legge. In Atene le caratteristiche della democrazia sono due: l’esclusivismo e il radicalismo nella sua eguaglianza. Esclusivismo per il grande controllo che gli Ateniesi facevano sugli aventi diritto. Ricordiamo che Pericle nel 451-50, con una legge, impose che solo i cittadini di padre e madre ateniesi potevano godere di tali diritti, punendo con ammende i trasgressori e soprattutto l’unione tra cittadini e non cittadini. Nel V secolo, la forma di governo che si erano dati gli ateniesi, fu al centro di un dibattito politico. Erodoto nelle Storie, racconta il dialogo tra tre esponenti persiani su quale forma di governo dare alla Persia. La scelta, scontata, ricadde sulla monarchia (Dario), ma il fautore della democrazia (Otane) riassunse in tre principi fondamentali l’isonomia: 1. sorteggio delle cariche; 2. controllo della loro gestione; 3. potere decisionale all’assemblea popolare. Il governo autocratico dei persiani, dove il monarca non doveva rendere conto delle sue decisioni, è molto lontano dalla sensibilità ateniese sul potere. In Atene, tutti i cittadini potevano fare politica, non a caso non si affermo’ un gruppo di professionisti della politica. L’unico prerequisito che faceva spiccare una personalità era il dono della parola. Molti “retori” assunsero un ruolo di leadership. Solo in ambito militare erano richieste competenze più specifiche. La magistratura, ad Atene, a differenza che a Roma, non è una “carriera” gerarchica, il magistrato non detiene un potere, ma esegue la volontà popolare. Essendo la magistratura, ad eccezione di quella militare e finanziaria, sorteggiata escludeva anche la sua gerarchizzazione.
Le critiche al regime democratico
08 Dopo la morte di Pericle §
Dopo la morte di Pericle, nel mezzo della guerra del Peloponneso, in Atene si afferma Cleone, vincitore di una battaglia sugli spartani a Pilo. Con Cleone si affermano una nuova classe di uomini politici gli “amanti del popolo”, che per avere l’appoggio del demos, rinunciarono ai loro legami politici e familiari. L’assemblea popolare diviene cosi l’arbitro assoluto della politica ateniese, i retori sono i “capipopolo”: inizia la tirannide del popolo, che con i decreti viola le leggi generali. Le critiche alla democrazia sono presenti in alcune opere di Aristofane (tirannide del popolo) e in un opera anonima “Costituzione degli ateniesi”. Nell’anonimo, il popolo, cioè i poveri, sono i cattivi, mentre i ricchi sono i “buoni”. Secondo l’anonimo democrazia è malgoverno: il governo è in mano ai cattivi poiche’ tutti possono accedere alle cariche e parlare senza alcun vincolo, e il potere è esercitato solo a loro vantaggio. Eunomia, il buon governo, è quello oligarchico. Inoltre il governo democratico costa molto, e costringe Atene a consolidare il suo dominio sui mari, ad imporre la sua talassocrazia anche a danno degli alleati. Flotta e democrazia vanno di pari passo poiché molti “poveri” salivano sulle navi. La conseguenza è che l’utile del più forte, il popolo, coincide con il diritto. A nulla e a nessuno potevano appellarsi gli alleati in teoria ma di fatto sudditi, come viene messo a fuoco da Tucidide nelle Storie, nel dialogo tra i Meli e gli ateniesi, quando i meli chiesero di rimanere neutrali dal conflitto tra Atene e Sparta.
09 Una democrazia moderata §
Una democrazia moderata.
10 Il radicalismo della democrazia §
Il radicalismo della democrazia, porto’ a due colpi oligarchici, uno nel corso del guerra del Peloponneso, l’altro subito dopo la sconfitta. Il governo dei trenta, per le sue atrocità, si rese improponibile. Inizio, allora un dibattito, su quale tipo di governo democratico fosse auspicabile. Aristotele ricorda che dopo la pace tra Sparta ed Atene, vi erano oltre ai fautori della democrazia e della oligarchia, un gruppo che auspicava il ritorno della “costituzione dei padri” (patrios politeia): i moderati. Secondo i moderati non e’ la democrazia a essere messa in discussione, ma il suo radicalismo. Si ricerca allora nel passato un modello come alternativa. Se per noi moderni il fondatore della democrazia e Clistene, nel IV secolo, gli ateniesi si rivolsero a Solone, considerando Clistene di avere ripristinato la democrazia dopo la tirannide. Ma la costituzione degli antenati, più che una linea politica, era uno slogan, in quanto un ideale piuttosto vago. I 400, il cui regime fu peraltro effimero, usarono questo slogan per coprire il restringimento dei diritti politici ad un numero minore di cittadini. Secondo Tucidide, la ragione per cui i persiani fornirono aiuto agli spartani, fu proprio a causa del tipo di regime che si erano dati. La svolta autoritaria dunque non fu un cambiamento di regime ma un ritorno al passato idealizzato, poiché non essendoci leggi scritte, il regime “degli antenati” andava ricercato. Il leader moderato che si impose in questi frangenti, Teramene, auspicava un regime democratico moderato, bandendo sia gli eccessi oligarchici che democratici. La partecipazione al governo era ristretta solo ai cittadini di censo oplitico e sostituiva il sorteggio dei magistrati con le elezione. Nel corso del IV secolo, si fa strada un sentimento nostalgico che sottolinea il distacco tra la generazione delle guerre persiane e quella del declino. La decadenza di Atene, secondo Isocrate, nel IV secolo e’ dovuta al regime che si erano dati, sia all’interno, il popolo non più agguerrito ma infiacchito dalle indennità, che all’esterno, tiranno verso gli alleati costretti a sopportare il peso del suo dominio per il pagamento di tali indennità.




