Indice dei paragrafi · 15
  1. Licurgo
  2. Una comunità aristocratica Sparta intende se stessa come…
  3. Una costituzione mista Gli Spartiati formano l'Apella
  4. La costituzione delle Spartane Le donne spartiate
  5. Tucidide
  6. Plutarco
  7. La Rhetra di Licurgo
  8. La cronologia di Licurgo e della Rhetra Erodoto
  9. Tirteo
  10. L'istituzione dell'eforato
  11. L'eforato di Chilone
  12. I poteri degli efori Aristotele
  13. La distribuzione della proprietà fondiaria a Sparta Plutarco
  14. I sissizi Plutarco
  15. Polibio e la costituzione di Sparta Polibio
GRECIA · PELOPONNESO

Sparta

TESTO ORIGINALE DELL’AUTORE — NON MODIFICATO

01 Licurgo §

Licurgo, il mitico legislatore spartano, è il nome collettivo a cui viene attribuita la costituzione di Sparta, che si sviluppa, in realtà, in una evoluzione che ha luogo fra l'VIII e il VII secolo.

02 Una comunità aristocratica Sparta intende se stessa come… §

Una comunità aristocratica Sparta intende se stessa come una comunità militare aristocratica. La figura leggendaria di Licurgo, quasi sovraumana, permette di pensare la costituzione spartana a un tempo come istituita - anch'essa crea uno spazio comune di omoioi, o uguali - e come data da una volontà più che individuale.

Le classi sociali

Spartiati
(l'aristocrazia degli "uguali")
Perieci
(piccoli proprietari, che prestano servizio militare in guerra)
Iloti
(contadini privi di diritti politici e civili)

03 Una costituzione mista Gli Spartiati formano l'Apella §

Una costituzione mista Gli Spartiati formano l'Apella, una assemblea che elegge la Gerusia, nonché cinque magistrati con potere di controllo, gli efori, i quali a partire dalla metà del VI secolo determinano la politica interna ed estera. Una diarchia, composta da due re appartenenti alle famiglie degli Agiadi e degli Europontidi, conserva la funzione del comando militare. Ogni anno gli Spartiati dichiarano simbolicamente guerra agli Iloti, che coltivano le loro terre, divise in lotti inalienabili ed ereditari (kleroi). Gli aristocratici, che chiamano se stessi orgogliosamente Omoioi (uguali), ricevuno una rigorosa educazione comunitaria e militare, finalizzata alla karteria, cioè allo sviluppo del valore come forza e capacità di resistere a prove durissime. La Gerusia, composta, per elezione, da ventotto cittadini con più di sessant'anni, nonché dai due re, determina l'indirizzo politico generale. Gli efori possono giudicare e censurare i cittadini, re compresi, e presiedono l'Apella, che si pronuncia sulle mozioni della Gerusia.

04 La costituzione delle Spartane Le donne spartiate §

La costituzione delle Spartane Le donne spartiate, facendo parte di una classe dominante che si sente accerchiata dal gran numero dei suoi schiavi, sono molto più libere delle donne di altre città greche. Ricevono una educazione simile a quella dei maschi, amministrano l'oikos; fanno - scandalosamente, dal punto di vista di un ateniese - ginnastica, si fanno vedere in pubblico. Per questo hanno fama di dissolutezza, come riporta Aristotele - ma si veda anche la diversa opinione di Plutarco - trattando le diverse usanze spartane come una semplice assenza di legge:

La libertà concessa alle donne è dannosa sia all'intento della costituzione, sia alla felicità della polis. Perché, come
l'uomo e la donna sono parte della famiglia, è chiaro che anche la polis si deve ritenere divisa pressappoco in due
gruppi separati, quello degli uomini e quello delle donne: di conseguenza in tutte le costituzioni nelle quali la
posizione delle donne è mal definita, bisogna credere che la metà della polis sia senza leggi. Il che è accaduto
precisamente a Sparta; il legislatore, volendo che l'intera polis fosse più forte, perseguì apertamente le sue
intenzioni rispetto agli uomini, e trascurò invece le donne: perciò esse vivono senza freno, rotte a ogni dissolutezza e
in lussuria.
(Aristotele, Politica, II (B), 9, 1269 b)

05 Tucidide §

Tucidide, I,10: [2]Se la città degli Spartani fosse completamente abbandonata e restassero visibili solamente i templi e le fondamenta degli edifici, ritengo impossibile che i posteri, per il tempo trascorso, possano valutare adeguatamente la potenza dei Lacedemoni in rapporto alla loro fama: essi controllano due quinti del Peloponneso, regione su cui esercitano una totale egemonia, così come su molti alleati esterni. Sicuramente essa apparirebbe meno potente poichè non presenta un centro urbano ricco di templi e di edifici ma solamente un insieme di villaggi, secondo il costume abituale della Grecia antica. Se accadesse la stessa cosa per Atene, da quanto si vede della città si potrebbe supporre una potenza doppia di quella di cui effettivamente dispone. Strabone, VIII, 5,5: Ellanico sostiene che la costituzione fu fissata da Euristene e Procle, Eforo però su questo punto lo critica, affermando che Ellanico non ricorda mai il nome di Licurgo e attribuisce le sue iniziative a persone che sono completamente estranee ad esse, al solo Licurgo è stato eretto un tempio e in suo onore si compiono sacrifici ogni anno; al contrario Euristene e Procle, nonostante fossero i fondatori, non trasmisero il loro nome ai discendenti; essi infatti non si chiamano Euristenidi e Procleidi; hanno invece assunto il nome di Agiadi, da Agide, figlio di Euristene, e Euripontidi da Euriponte, figlio di Procle. Agide e Euriponte governarono in modo giusto; invece Euristene e Procle, avendo esercitato il potere con il sostegno di alcuni stranieri che avevano accolto, non furono mai riconosciuti come archegheti, nome che è dato a tutti i fondatori. Erodoto, I, 65: [1]Creso dunque seppe che questa era la situazione degli Ateniesi in quel momento; gli Spartani invece, che avevano superato grandi mali, stavano prevalendo sui Tegeati con cui erano in conflitto. In realtà, mentre a Sparta erano re Leone ed Egesicle, gli Spartani, risultati superiori in tutti i conflitti, solo con i Tegeati erano in difficoltà. [2]In precedenza fra tutti i Greci gli Spartani erano quelli governati da leggi peggiori e non avevano rapporti con gli stranieri. Il passaggio ad un buon ordinamento avvenne in questo modo: a Licurgo, uomo illustre fra gli Spartani, giunto a Delfi per consultare l'oracolo, con queste parole si rivolse la Pizia mentre stava per entrare nel tempio: [3]Sei giunto, o Licurgo, al mio ricco tempio, tu, caro a Zeus e a quanti hanno dimora nell'Olimpo. Non so se chiamarti dio o uomo, ma ti ritengo piuttosto un dio, o Licurgo. [4]Alcuni affermano che oltre a queste parole la Pizia dettò a Licurgo l'ordinamento tuttora vigente a Sparta; gli Spartani invece sostengono che Licurgo lo introdusse importandolo da Creta, quando era tutore del nipote Leobota, re di Sparta. [5]Appena assunta la tutela, riformò tutte le leggi e si adoperò affinchè non venissero stravolte. Poi, per quanto riguarda la guerra, creò le enomotie, le triecadi e i sissizi; istituì inoltre l'eforato e la gherusia. Erodoto, I, 66: [1]Con questi mutamenti ebbero buone leggi; quando morì gli Spartani innalzarono a Licurgo un santuario e lo venerarono grandemente. Aristotele, Politica,1271 b: La costituzione cretese è simile a quella spartana: nel complesso meno rielaborata ma per alcuni particolari sicuramente non inferiore; alcuni sostengono che la costituzione dei Laconi abbia preso come modello quella cretese; di certo molte disposizioni antichissime risultano meno rifinite di quelle più recenti. Si dice anche che Licurgo, abbandonata la tutela del re Carillo, lasciò Sparta e si trasferì per molto tempo a Creta. Plutarco, Vita di Licurgo, [1]Sul nomoteta Licurgo non si può dire nulla che non sia controverso: la sua nascita, i suoi viaggi, la sua morte, le sue iniziative legislative e politiche hanno avuto trattazioni molto diverse e non c'è accordo nemmeno sulla sua collocazione cronologica.

06 Plutarco §

Plutarco, Vita di Licurgo, 4: [1]Così si allontanò da Sparta e, dapprima si recò a Creta; qui, dopo aver studiato scrupolosamente il sistema politico vigente ed essersi incontrato con gli uomini più in vista e degni di maggior considerazione, ammirò e si annotò alcune leggi, con il proposito di trasferirle a Sparta. Plutarco, Vita di Licurgo, 5: [3]Rientrato a Sparta da dove lo richiamavano, iniziò subito a mutare la situazione esistente, soprattutto a modificare radicalmente la politeia in vigore... [4]Ideato questo progetto, si recò a Delfi da dove, dopo aver fatto il sacrificio e consultato l'oracolo, rientrò a Sparta con il famosissimo responso secondo cui la Pizia lo avrebbe salutato come "caro agli dei" e " dio più che uomo" e, alla sua richiesta di una legislazione giusta, la Pizia gli avrebbe risposto che il dio gli consegnava la politeia migliore tra tutte quelle esistenti. [5]Convinto dalle risposte avute, cominciò ad attirare dalla sua parte i nobili, sollecitandoli ad unirsi a lui, prima discutendo con chi gli era favorevole, poi pian piano rivolgendosi a gruppi sempre più allargati e preparandoli all'azione.[6]Quando ritenne giunto il momento adatto, ordinò a trenta uomini dei più importanti di presentarsi in armi nell'agorà, per impaurire gli avversari. [10]La prima e la più rilevante delle riforme introdotte da Licurgo fu l'istituzione della gherousia: che, secondo quanto afferma Platone, unita al potere turbolento dei re e godendo dello stesso valore nelle votazioni sulle questioni più importanti, assicurò stabilità e moderazione. [12]Secondo Aristotele i componenti la gherousia furono ventotto perchè dei trenta iniziali sostenitori di Licurgo due si ritirarono per vigliaccheria. Sfero invece sostiene che fin dall'inizio i sostenitori furono ventotto. [14]Io credo invece che questo numero sia stato scelto deliberatamente da Licurgo affinchè, compresi i due re, alla fine il numero complessivo dei componenti la gherousia fosse trenta.

07 La Rhetra di Licurgo §

La Rhetra di Licurgo. Plutarco, Vita di Licurgo, 6, 1: [1]Tanto si occupò della gherusia che portò da Delfi un oracolo che chiamano Rhetra.[2] Essa dice così: Dopo aver costruito un tempio a Zeus Sillanio e ad Atena Sillania, avendo sistemato le phylai e le obai, avendo istituito una gherusia di trenta membri, compresi gli arcaghetai, (il legislatore) raduni di stagione in stagione le apellai tra Babica e Cnacione. Così gli anziani presentino le proposte e respingano le controproposte: al popolo vittoria e potere". [3] In questo testo "sistemare le phylai" e "organizzare le obai" significa dividere e collocare il popolo in gruppi, che egli definì phylai e obai. I re sono definiti arcaghetai e "tenere le apellai" significa tenere le assemblee, perchè egli attribuì l'origine e la giustificazione del suo ordinamento ad Apollo Pizio.[4]Essi ora chiamano Babica... e Cnacione ora è chiamato Enunte. Aristotele afferma che Babica è un ponte e Cnacione un fiume. In mezzo a questi si tenevano le assemblee, e non c'erano nè porticati nè costruzioni di alcun tipo. [6]Nelle assemblee a nessuno, ad eccezione dei re e degli anziani, era consentito avanzare proposte: solamente su quelle il popolo era sovrano a decidere.[7]In seguito però poichè la massa, aggiungendo e togliendo, finiva per modificare e addirittura stravolgere le proposte, i re Polidoro e Teopompo fecero alla Rhetra questa aggiunta:[8]Se il demo avanzava una controproposta tortuosa, gli anziani e i re la respingano; ciò significa non ratificarle ma respingerle in blocco e addirittura sciolgano l'assemblea in quanto modifica e distorce la proposta allontanandola dal meglio. [9]I re poi convinsero la città che questa disposizione proveniva dalla divinità, come anche Tirteo ricorda in questi versi: Dopo aver ascoltato Febo, da Pito riportarono in patria oracoli del dio e parole infallibili: "L'assemblea sia presieduta dai re, cari agli dei i quali hanno a cuore la prediletta città di Sparta, poi gli anziani della gherusia, infine il popolo che ubbidisce alle giuste rhetrai. Diodoro, VII, 12: [1]La grandezza delle doti di Licurgo era tale che, giunto a Delfi, la Pizia pronunciò questa frase: "O Licurgo, sei giunto al mio ricco tempio tu, amato da Zeus e da tutti quelli che abitano l'Olimpo; sono nel dubbio se ritenerti uomo o dio anche se ritengo soprattutto un dio. Sei giunto qui per chiedere il buon governo; te lo concederò come nessuna altra città sulla terra avrà mai. [2]Licurgo poi interrogò la Pizia su quali norme avrebbe dovuto fissare per essere certo che gli Spartani ricavassero grandi benefici. Dopo che la sacerdotessa gli ebbe risposto che doveva fare le leggi in modo che gli uni governassero rettamente, e gli altri ubbidissero, Licurgo chiese di nuovo cosa dovesse fare chi doveva governare bene e chi doveva ubbidire. La Pizia rispose con questo oracolo: Esistono due percorsi profondamente separati: uno porta all'onorata casa della libertà, l'altro verso la schiavitù, da cui devono fuggire i mortali; il primo passa per la grandezza d'animo e la dolce concordia, ed io ti ordino di guidare il popolo lungo questa via: il secondo percorso, da cui ti devi guardare con molta attenzione, passa per le lotte ripugnanti e per l'inganno che indebolisce. [5]Lo stesso Licurgo riportò da Delfi un oracolo sul desiderio di denaro, successivamente ricordato come un proverbio: "Solo l'avidità per le ricchezze, e null'altro, potrà causare la rovina di Sparta." [6]Circa gli ordinamenti per l'amministrazione della città, la Pizia disse questo: Così Apollo, il dio dall'arco d'argento e lungisaettante, dai capelli color oro, pronunciò il suo responso dal suo ricco santuario. "Reggano il Consiglio i re, cari agli dei, che proteggono l'amabile città di Sparta, poi vengano gli anziani della gherusia, infine gli uomini del popolo, che seguono le sacre rhetrai; parlino in modo giusto e compiano le loro azioni secondo giustizia; non decidano per la città nulla di iniquo. In questo modo al popolo verranno vittoria e potenza. Questo infatti ha stabilito Febo per la città. [7]Chi non si mostra deferente verso la divinità, ancor meno sarà rispettoso della giustizia tra gli uomini. [8]I Lacedemoni, applicando le leggi di Licurgo, si trasformarono da un popolo debole quale erano nel popolo più potente di tutta la Grecia e mantennero questa egemonia per quattrocento anni. Poi, pian piano, cominciarono a mutare ciascuna di queste norme e inclinarono verso il lusso e l'indifferenza e, in misura maggiore, si corruppero quando cominciarono a utilizzare moneta coniata e ad accumulare ricchezza. In questo modo persero l'egemonia.

08 La cronologia di Licurgo e della Rhetra Erodoto §

La cronologia di Licurgo e della Rhetra Erodoto, I, 65: [4]Alcuni affermano che oltre a queste parole la Pizia dettò a Licurgo l'ordinamento tuttora vigente a Sparta; gli Spartani invece sostengono che Licurgo lo introdusse importandolo da Creta, quando era tutore del nipote Leobota, re di Sparta. [5]Appena assunta la tutela, riformò tutte le leggi e si adoperò affinchè non venissero stravolte. Poi, per quanto riguarda la guerra, creò le enomotie, le triecadi e i sissizi; istituì inoltre l'eforato e la gherusia. Tucidide, I, 18, 1: Sparta, dopo essere stata fondata dai Dori che ora la abitano, fu coinvolta da lotte interne per il periodo più lungo che conosciamo; tuttavia, fin dalla più remota antichità, fu ben governata e non conobbe mai la tirannide. Sono infatti quattrocento anni o poco più dalla fine di questa guerra, che i Lacedemoni conservano la stessa costituzione; perciò sono diventati potenti e hanno potuto interferire nelle vicende delle altre città. Plutarco, Vita di Licurgo, 1: [1]Sul nomoteta Licurgo non si può dire nulla che non sia controverso: la sua nascita, i suoi viaggi, la sua morte, le sue iniziative legislative e politiche hanno avuto trattazioni molto diverse e non c'è accordo nemmeno sulla sua collocazione cronologica.[2]Alcuni dicono che sia stato contemporaneo di Ifito e che abbiano insieme stabilito la tregua per i giochi olimpici; tra i sostenitori di questa tesi c'è il filosofo Aristotele, che cita a questo proposito il disco, che si trova ad Olimpia, e sul quale si trova inciso il nome di Licurgo.[3]Altri invece, sulla base di calcoli basati sulle liste dei re spartani, come Eratostene e Apollodoro, collocano Licurgo in un periodo di molto anteriore alla prima Olimpiade.[4] Timeo addirittura arriva a sostenere che siano esistiti due uomini con questo nome a Sparta e al più vecchio dei due, che sarebbe vissuto all'incirca nell'età di Omero, vennero attribuite le azioni di entrambi, in quanto era il più famoso; altri invece parlano di un vero e proprio incontro tra Licurgo e Omero.[5]Anche Senofonte induce a pensare ad una cronologia molto antica, poichè in varie occasioni sostiene che Licurgo sarebbe vissuto al tempo degli Eraclidi. [6]E' vero che la definizione di Eraclidi può adattarsi anche ai re recenti di Sparta, relativamente alla discendenza, ma sembra che Senofonte usi questa espressione solo per i re più antichi di Sparta, cioè quelli più vicini ad Eracle da un punto di vista strettamente cronologico.[7]Comunque, essendo il racconto così incerto, nella trattazione delle vicende di quest'uomo seguirò le versioni che maggiormente concordano o che sono seguite dagli autori più noti e degni di fede. Plutarco, Vita di Licurgo, 3,6: Secondo quanto si dice, Licurgo prese il bambino, lo mostrò a tutti i presenti e disse: "O Spartiati, è nato il vostro re". Lo mise sul trono e gli impose il nome di Carilao, poichè tutti erano molto contenti, dato che ammiravano la saggezza e il senso di giustizia di Licurgo. Il regno di Licurgo durò complessivamente otto mesi. Plutarco, Vita di Licurgo, 29,10: Sparta riuscì a primeggiare sulle altre città greche, per il buon governo e per la stima di cui godeva, seguendo per un periodo di cinquecento anni le leggi di Licurgo, che nessuno dei quattordici re che si succedettero al potere da Licurgo ad Agide, figlio di Archidamo, modificò. Senofonte, Costituzione degli Spartani, 10,8: E' un fatto noto a tutti che queste leggi siano antichissime; secondo alcuni Licurgo sarebbe vissuto al tempo degli Eraclidi. Pur essendo tanto antiche, sembrano quasi una novità per gli altri popoli. Sorprende infatti che queste leggi, unanimemente lodate, non siano in concreto imitate.

09 Tirteo §

Tirteo, fr. 3b D: Dopo aver ascoltato Febo, riportarono da Pito il responso divino che non può sbagliare: "Reggano il consiglio i re cari agli dei, che governano la dolce Sparta, gli anziani di antica stirpe, e poi i cittadini tutti, rispondendo secondo la legge. Aristotele, Politica,1271 b: La costituzione cretese è simile a quella spartana: nel complesso meno rielaborata ma per alcuni particolari sicuramente non inferiore; alcuni sostengono che la costituzione dei Laconi abbia preso come modello quella cretese; di certo molte disposizioni antichissime risultano meno rifinite di quelle più recenti. Si dice anche che Licurgo, abbandonata la tutela del re Carillo, lasciò Sparta e si trasferì per molto tempo a Creta.

10 L'istituzione dell'eforato §

L'istituzione dell'eforato. Erodoto, I, 65: [4]Alcuni affermano che, oltre a queste parole, la Pizia dettò a Licurgo l'ordinamento tuttora vigente a Sparta; gli Spartani invece sostengono che Licurgo lo introdusse importandolo da Creta, quando era tutore del nipote Leobota, re di Sparta. [5]Appena assunta la tutela, riformò tutte le leggi e si adoperò affinchè non venissero stravolte. Poi, per quanto riguarda la guerra, creò le enomotie, le triecadi e i sissizi; istituì inoltre l'eforato e la gherusia. Senofonte, Costituzione degli Spartani, 8: [1]Certamente è cosa risaputa da tutti che a Sparta si ubbidisce soprattutto ai magistrati e alle leggi; non riesco a credere che Licurgo abbia cercato di fissare questo ordinamento ben strutturato senza aver avuto in precedenza l'approvazione unanime dei cittadini più importanti della città. [2]Ciò risulta da questo fatto: in tutte le altre città i cittadini più forti non sono affatto disposti ad ubbidire ai magistrati, e ritengono questo comportamento caratteristico di uomini non liberi. A Sparta invece sono proprio i cittadini più potenti che ubbidiscono ai magistrati e si vantano di apparire sottomessi a loro e di rispondere alle loro chiamate prontamente e non soltanto presentandosi camminando lentamente, supponendo che la loro pronta ubbidienza stimoli anche gli altri cittadini a seguire con sollecitudine i magistrati. Cosa questa che in realtà si verifica. [3]E' verosimile che proprio grazie al sostegno di questi cittadini sia stato possibile stabilire il potere degli efori, poichè ritengono per certo che che l'ubbidienza costituisca il bene più grande nella città, nell'esercito, nella casa. Ritennero che quanto maggiore fosse il potere attribuito a tale magistratura, tanto più esso avrebbe indotto i cittadini ad ubbidire.[4]Gli efori possono comminare un'ammenda a chi vogliono e hanno il potere di riscuoterla immediatamente; possono inoltre rimuovere i magistrati dalla carica, farli incarcerare e addirittura promuovere contro di essi un processo capitale. Forniti di tale potere non consentono, a differenza di quanto avviene nelle altre città, che coloro che sono stati scelti esercitino le loro funzioni durante tutto il periodo in cui sono in carica a loro assoluto piacimento, ma, come i tiranni e i giudici dei giochi, appena si accorgono che uno infrange la legge, immediatamente lo puniscono.[5]Pur avendo Licurgo utilizzato molti efficaci strumenti affinchè i cittadini ubbidissero prontamente alle leggi, soprattutto questo mi sembra essere tra i più efficaci: prima di dare le sue leggi al popolo, si recò a Delfi con i cittadini più potenti e interrogò il dio per sapere se fosse preferibile e più giusto per Sparta ubbidire alle leggi che aveva stabilito. Alla risposta che era senz'altro più giusto, allora promulgò le sue leggi e stabilì che infrangerle sarebbe stato non solo un atto illegale ma addirittura un sacrilegio perchè si trattava di leggi consacrate, approvate dal dio. Plutarco, Vita di Licurgo, 7: [1]Pur avendo Licurgo contemperato in questa maniera i vari elementi del sistema politico, quelli che vennero dopo di lui, osservando che l'oligarchia conservava inalterata la sua potenza e anzi si mostrava arrogante e sdegnosa, come sostiene anche Platone, gli opposero come freno il potere degli efori. I primi efori, cioè Elato e i suoi colleghi, assunsero la carica circa centotrenta anni dopo Licurgo, quando era re Teopompo.[2] Si dice anche che, rimproverato dalla moglie, perchè avrebbe in questo modo trasmesso ai figli un potere sminuito rispetto a quello che aveva ricevuto, rispose: "In realtà invece è più grande, perchè destinato a durare nel tempo".[3]Di fatto il potere dei re, perdendo i suoi eccessi, si sottrasse all'invidia e al pericolo di subire quanto capitò ai re dei Messeni e degli Argivi, che in nessun modo avevano accettato di modificare o diminuire il loro potere in favore del popolo. [4]Questo soprattutto rese evidente la capacità e la preveggenza di Licurgo, se si tengono ben presenti le rivoluzioni e il malgoverno che colpirono i Messeni e gli Argivi, che erano della stessa razza e confinanti degli Spartani. Plutarco, Vita di Licurgo, 29, [11]: La creazione degli efori non rappresentava un indebolimento, ma semmai un rafforzamento del sistema politico; anche se all'apparenza sembrava risultare vantaggiosa per il demo, di fatto finì per irrobustire l'aristocrazia. Platone, Leggi, 691de-692ab: C'è stato un dio che vi ha protetto e in previsione dell'avvenire ha fatto nascere presso di voi una duplice stirpe di re, da una che era, riducendo così il loro potere in termini più giusti. Dopo ciò un uomo, alla cui natura umana si era unita una certa forza divina, vedendo che l'autorità regale era ancora troppo impetuosa, mescolò la giusta autorevolezza della vecchiaia alla forza esuberante della nobiltà di sangue, facendo in modo che, relativamente agli affari di maggior importanza, l'autorità dei ventotto anziani fosse uguale a quella dei re. Il vostro terzo salvatore, vedendo che il potere era ancora troppo impetuoso e facilmente eccitabile , gli mise al fianco, come freno, il potere degli efori, bilanciando in un certo modo il potere avuto dalla sorte. Perciò, grazie a questo contemperamento, nel vostro paese il potere regale, formato dall'unione proporzionata degli elementi, riuscì a salvare se stesso e riuscì anche a essere causa di salvezza per altri. Platone, Epistola VIII,, 354ab : Che il passaggio dal potere tirannico a quello regio sia realizzabile è stato dimostrato da un uomo sapiente e virtuoso, cioè Licurgo (? ), il quale, vedendo che i suoi compagni della stessa razza di Argo e Messene, passando dal regno alla tirannide, avevano causato la rovina di se stessi e delle loro città, temendo che ciò avvenisse anche alla sua città e alla sua stirpe, introdusse come rimedio l'autorità degli anziani e il freno rappresentato dagli efori, conservando il potere regio eukleias per generazioni, poichè la legge era sovrana degli uomini e non gli uomini tiranni delle leggi. Aristotele, Politica, 1313a : Per questo motivo la dinastia dei Molossi ebbe una lunga durata; allo stesso modo quella dei Lacedemoni perchè, all'origine, il potere era suddiviso fra i due re, poi Teopompo lo limitò in diversi modi, in particolare ponendogli accanto la magistrature degli efori. Diminuendo il potere dei re, finì per provocarne una maggior durata nel tempo, per cui si può sostenere giustamente che quella da lui operata non fu una diminuzione ma piuttosto un ingrandimento. Per questo si dice che alla moglie, gli chiedeva se non si vergognasse a trasmettere ai figli un potere inferiore a quello che aveva ricevuto da suo padre, rispose: "Certamente no, perchè io passo a loro un potere più duraturo". Diogene Laerzio,I, 68: (Chilone) fu creato eforo nella cinquantaseiesima Olimpiade; Pamfila afferma che ciò avvenne nella sesta. Secondo quanto dice Sosicrate divenne eforo per la prima volta durante l'arcontato di Eutidemo; per primo propose che che gli efori si affiancassero ai re. Satiro afferma che ciò fu fatto da Licurgo. Aristotele, Politica, 1272a : Gli efori a Sparta hanno la stessa autorità che a Creta hanno i "cosmi"; gli efori però sono cinque, mentre i "cosmi" sono dieci. Strabone, X,4 ,14: Gli efori hanno a Sparta le stesse funzioni che a Creta svolgono i Cosmi, benchè siano diversamente denominati.

11 L'eforato di Chilone §

L'eforato di Chilone. Diogene Laerzio,I, 68: (Chilone) fu creato eforo nella cinquantaseiesima Olimpiade; Pamfila afferma che ciò avvenne nella sesta. Secondo quanto dice Sosicrate divenne eforo per la prima volta durante l'arcontato di Eutidemo; per primo propose che che gli efori si affiancassero ai re. Satiro afferma che ciò fu fatto da Licurgo.

12 I poteri degli efori Aristotele §

I poteri degli efori Aristotele, Politica, 1270b : Ma anche riguardo all'eforato ci sono aspetti negativi. Questa magistratura è, presso gli Spartani, la più importante e coloro che la ricoprono sono tutti di estrazione popolare; per questo avviene di frequente che accedano alla carica uomini di umile condizione economica che, proprio per la loro povertà, sono facilmente corruttibili. Questo è avvenuto spesso nei tempi passati e anche ora, nell'episodio di Andro quando, corrotti dal denaro, hanno causato, per quanto dipendeva da loro, la rovina dello stato intero. Essendo il loro potere eccessivo, concretamente paragonabile a quello tirrannico, persino i re si trovano nella necessità di agire da demagoghi, per cui la costituzione ha finito per risultarne danneggiata: da aristocratica è passata a essere democratica. Questa carica mantiene unito il sistema politico; il popolo resta calmo, per il fatto di poter accedere alla magistratura più alta e questa possibilità, o per caso o per scelta del legislatore, finisce per incidere positivamente sulla situazione generale. Se infatti un regime intende conservarsi, è necessario che tutti gli elementi che lo compongono siano concordi nel volere che ciò accada. Così pensano i re, per gli onori di cui godono; gli uomini eccellenti, poichè la gherousia è il premio delle loro capacità, e il popolo per l'eforato, al quale tutti possono accedere. E' giusto che tutti possano accedere a questa carica, ma non certamente con la procedura attuale che risulta essere troppo puerile. Sono inoltre chiamati a giudicare, in piena libertà, su affari molto importanti, pur essendo persone scelte a caso; sarebbe bene che le loro decisioni si basassero su testi scritti e sulle leggi, piuttosto che sul loro personale giudizio. Anche il modo di vivere degli efori non si accorda con lo spirito dello stato, in quanto troppo libero, mentre quello di tutti gli altri cittadini deve sottostare ad una successiva severità, per cui, non riuscendo a sopportarlo, di nascosto infrangono la legge e si danno ai piaceri dei sensi. Plutarco, Vita di Cleomene, 9 [3] : E' per questa ragione che, proprio nel momento in cui entravano in carica, gli efori, secondo quanto afferma Aristotele, proclamavano che i cittadini dovevano tagliarsi i baffi e ubbidire alle leggi, se volevano evitare di essere puniti. Ritengo che la prescrizione relativa ai baffi dovesse servire a abituare i giovani ad essere ubbidienti anche nelle cose più insignificanti. Plutarco, Vita di Cleomene, 10 : [1] Quando venne giorno, Cleomene compilò una lista di ottanta cittadini che dovevano andare in esilio e fece togliere tutti i seggi degli efori, ad eccezione di uno solo che intendeva utilizzare per sè. [2]Indetta l'assemblea, spiegò quanto aveva fatto. Dichiarò che Licurgo aveva posto accanto ai re gli Anziani e per molto tempo la città si era retta in questo modo, senza che si avvertisse la necessità di un'altra magistratura.[3] In seguito, essendo in corso una guerra molto impegnativa con i Messeni i re, completamente assorbiti dalle spedizioni militari, scelsero alcuni amici che lasciarono in città al loro posto con l'incarico di amministrare la giustizia, ed erano chiamati efori.[4] Questi, che all'inizio erano dei collaboratori dei re, in seguito si erano appropriati di un proprio potere per cui avevano finito per costituire una vera e propria magistratura.[5]La prova di ciò è costituita dal fatto che, fino a quel momento, quando i re erano convocati dagli efori, per due volte potevano rifiutarsi di andare presso di loro, ma alla terza convocazione dovevano alzarsi e presentarsi. Colui che aveva consolidato ed esteso il loro potere era stato Asteropo, che era divenuto eforo solo dopo che erano passate molte generazioni dalla istituzione della magistratura. [6] Finchè avevano esercitato con moderazione il loro potere - aggiunse Cleomene - era stato conveniente tollerarli ma ora non si poteva certo sopportare oltre una situazione in cui esercitavano un potere usurpato per distruggere l'ordine tradizionale, erano giunti all'eccesso di scacciare alcuni re, di ucciderne altri senza averli sottoposti a processo, e perfino erano arrivati a minacciare quanti desideravano che a Sparta fosse ripristinata la più bella e la più sacra delle costituzioni.[7]Magari fosse stato possibile riuscire a liberare la città di Sparta, evitando ogni uccisione , da quelle calamità provenienti dall'esterno, come il lusso, lo sfarzo ,i debiti e l'usura e, quelli ancora più antichi, quali la povertà e la ricchezza; in questo caso si sarebbe ritenuto il più fortunato di tutti i re per avere, come un medico, guarito in maniera indolore la sua patria.[8]Ora però, volendo giustificare la necessità della violenza, doveva richiamare l'esempio di Licurgo il quale, non essendo nè re nè magistrato, ma volendo regnare, si era presentato in armi nell'agorà, tanto che il re Carillo, terrorizzato, aveva cercato rifugio presso un altare ;[9]Ma quel re, che era buono e amante della patria, si era subito unito a Licurgo e aveva accettato il cambiamento della costituzione.Il caso di Licurgo però provava che era difficile arrivare a un mutamento della costituzione senza fare ricorso alla violenza e al terrore.[10]Disse che egli aveva usato tali mezzi con misura, eliminando quelli che ostacolavano la salvezza di Sparta. Plutarco, Vita di Agesilao, 2 [6] : Secondo la testimonianza di Teofrasto, gli efori punirono il il re Archidamo perchè aveva sposato una donna piccola "perchè - dissero - non genererà dei re ma dei reucci". Plutarco, Vita di Agesilao, 4: [3]In questo momento nel sistema spartano il potere maggiore era quello degli efori e dei geronti; i primi restavano in carica un anno, i secondi conservavano la loro posizione per tutta la vita; erano stati creati affinchè il potere dei re non fosse assoluto, come ho già scritto nella biografia di Licurgo. [4]Perciò fin dai tempi antichi i re mantenevano nei loro confronti un atteggiamento ostile e di costante contrapposizione.[5] Agesilao utilizzò invece un diverso modo di procedere: anzichè combatterli e ostacolarli, preferì blandirli, chiedendo il loro preventivo assenso ad ogni sua iniziativa. Se veniva convocato, si presentava immediatamente; se si presentavano gli efori, mentre, seduto sul trono, amministrava la giustizia, si alza in segno di rispetto; a chi veniva eletto alla gherousia inviava in segno di onore un mantello o un bue.[6]Mentre apparentemente rispettava e consolidava il prestigio della loro carica, in realtà nascostamente aumentava il proprio potere e aggiungeva alla maestà del re il favore di cui personalmente godeva.

13 La distribuzione della proprietà fondiaria a Sparta Plutarco §

La distribuzione della proprietà fondiaria a Sparta Plutarco, Vita di Licurgo, 8: [1] La seconda iniziativa presa da Licurgo, la più ardita, è la ripartizione (ridistribuzione) della terra.[2] Essendoci una terribile disuguaglianza per cui i molti, che non possedevano alcun appezzamento di terra, e i poveri si rifugiavano in città, mentre la ricchezza era concentrata nelle mani di pochi; [3] per eliminare l'arroganza, l'invidia, la delinquenza e il lusso e le due afflizioni, ancora più gravi e antiche, cioè la ricchezza e la povertà, persuase tutti i cittadini a mettere in comune i terreni posseduti ed a procedere ad una nuova distribuzione, per vivere tutti in condizioni di parità, con la proprietà di appezzamenti simili e in grado di produrre uguale reddito, ansiosi di primeggiare soltanto in virtù, [4] convinti che i cittadini non sono differenti o disuguali se non per il biasimo per i malvagi o per la lode per i virtuosi. [5] Realizzando nei fatti queste parole, assegnò ai perieci trentamila lotti di una parte della Laconia, mentre l'altra area, soggetta a Sparta, fu divisa in novemila lotti; a questo numero ammontavano i lotti degli Spartiati.[6] Secondo alcuni Licurgo attribuì soltanto seimila lotti, ai quali, in seguito, Polidoro ne aggiunse tremila. Alcuni sostengono che Polidoro avrebbe assegnato metà dei novemila lotti, mentre l'altra metà sarebbe stata assegnata da Licurgo. [7] Il lotto di proprietà dei singoli era in grado di assicurare settanta medimni di orzo al marito, dodici alla moglie, e un'analoga quantità di prodotti liquidi.[8] Licurgo riteneva infatti che ciò fosse sufficiente a garantire forza e salute a chi non doveva avere altre necessità. [9] Si dice anche che, in seguito, passando per la campagna poco dopo la mietitura, osservando i mucchi di grano tutti uguali, ridendo disse ai presenti che la Laconia sembrava un'eredità appena spartita fra fratelli. Polibio, VI, 45: [1] Trattando poi della costituzione di Creta, è bene considerare due questioni: come si può giustificare che i più saggi tra gli scrittori antichi, cioè Eforo, Senofonte, Callistene e Platone, in primo luogo sostengano che è simile e identica a quella di Sparta e secondariamente la presentino come degna di essere lodata ? [2] Mi sembra che nessuna delle due affermazioni sia rispondente alla realtà, come risulterà chiaro da quello che dirò. [3] Innanzi tutto consideriamo le differenze: essi riconoscono in primo luogo che la specificità della costituzione spartana riguarda la proprietà fondiaria, in quanto nessun cittadino possiede in misura maggiore di altri: tutti i cittadini possiedono una porzione uguale di terreno pubblico. [4] Un secondo aspetto è rappresentato dalla assoluta indifferenza per la ricchezza per cui nella loro città è completamente assente ogni competizione per la loro acquisizione.[5] Terzo punto: presso gli Spartani il potere dei re è a vita come del resto quello degli geronti; tutti gli affari dello stato sono amministrati da essi e con essi. Polibio, VI, 46: [1] Presso i Cretesi la situazione è completamente opposta; la legge consente il possesso dei terreni senza alcun limite che non sia la volontà del singolo, cioè all'infinito. [2] Presso di loro l'acquisizione delle ricchezze è considerato non solo necessario ma addirittura come il più appagante dei piaceri.[3] A tal punto presso i Cretesi la cupidigia e l'avidità sono radicati nei loro costumi che nessun mezzo per arricchirsi è considerato spregevole.[4] A Creta inoltre le magistrature sono annuali e la costituzione è democratica. [5] Frequentemente mi sono chiesto sulla base di quali elementi le costituzioni spartana e cretese possano essere definite simili e corrispondenti.[6] Oltre ad avere completamente trascurato differenze così sostanziali, gli autori già ricordati fanno un lungo discorso per arrivare a sotenere che Licurgo è stato il solo [7]che ha visto con chiarezza che la stabilità e il benessere dello stato dipendono esclusivamente dal coraggio di fronte al nemico esterno e dalla concordia dei cittadini. Licurgo che, eliminando l'avidità, ha eliminato contemporaneamente ogni discordia e contrasto interno; [8] gli Spartani, completamente esenti da questi mali, sono governati meglio di tutti gli altri Greci e vivono in completo accordo.

14 I sissizi Plutarco §

I sissizi Plutarco, Vita di Licurgo, 10: [1] Intenzionato ad attaccare ancora più efficacemente il lusso e deciso a far scomparire il desiderio di ricchezza, Licurgo introduce la sua terza e più apprezzabile legge: l'istituzione dei sissizi per cui i cittadini dovevano consumare in comune i pasti, costituiti da cibi e bevande uguali per tutti. A nessuno era permesso mangiare a casa propria, utilizzando mense e arredi sontuosi, lasciandosi ingrassare dai servi e dai cuochi nel chiuso delle proprie abitazioni, come animali ingordi, rovinando così, oltre allo spirito, anche il corpo, abituandolo ad ogni piacere e ad ogni eccesso di cibo, in modo poi da rendere necessari lunghi sonni, bagni caldi e molto riposo, cioè quella cura giornaliera che deve essere data ai corpi malati. [2] Questo fu un importante risultato raggiunto con questa norma, ma in particolar modo ancora più importante fu aver reso addirittura non desiderabile la ricchezza, come dice Teofrasto, e averla annullata attraverso i pasti comuni e l'estrema semplicità di vita.[3] Poichè il ricco si recava allo stesso pasto del povero, non era consentito l'uso, la fruizione e nemmeno la sola ostentazione di tavole riccamente preparate [4] cosicchè, secondo il celebre detto, nella sola Sparta, fra tutte le città esistenti sotto il sole, è possibile vedere Pluto cieco e senza vita, come un dipinto inanimato e immobile.[5] non era consentito presentarsi ai sissizi già sazi, dopo aver cioè consumato i pasti a casa; gli altri infatti osservavano attentamente chi non mangiava e chi non beveva con loro, e lo rimproveravano aspramente accusandolo di essere intemperante e di disprezzare il cibo comune. Plutarco, Vita di Licurgo, 12: [3] Si riunivano in gruppi di quindici, poco più o poco meno; ogni mese ciascuno doveva consegnare un medimno di farina, otto congi di vino, cinque mine di formaggio, cinque mezze mine di fichi e una piccolissima cifra in denaro per comperare altri alimenti.[4] Se qualcuno sacrificava delle primizie o andava a caccia, consegnava alla mensa comune una parte dei frutti o della preda; a chi era in ritardo per aver celebrato sacrifici o essere andato a caccia era concesso pranzare a casa propria, invece tutti gli altri dovevano essere presenti. [12] La pietanza più considerata era il brodo nero: i più anziani addirittura non mangiavano nemmeno un pezzo di carne, che lasciavano volentieri ai giovani, e si riempivano con una tazza di brodo. Senofonte, La Costituzione degli Spartani, 5: Licurgo, avendo trovato che gli Spartani, come del resto tutti gli altri Greci, prendevano i pasti in casa propria, ritenne tuttavia che in questo modo fossero possibili molte occasioni di abusi per cui stabilì che i pasti dovevano essere in comune e sotto gli occhi di tutti perchè in questo modo, a suo parere, si riducevano al minimo le occasioni per disobbedire alle prescrizioni. Determinò anche la quantità di cibo che si doveva mangiare, in misura nè troppo abbondante nè troppo scarsa. La quantità fissata poteva a volte essere aumentata con eventuali prede della caccia e, in certi casi, con il pane di frumento fornito dai ricchi per cui la tavola, senza essere troppo ricca, non risultava mai priva di cibo sufficiente. Per quanto riguarda il bere, Licurgo abolì l'usanza delle bevute obbligatorie, che indebolivano il fisico e annebbiavano la mente e concesse a ciascuno di bere secondo la sua sete, ritenendo questo il modo più gradito e innocuo. Essendo i pasti in comune così organizzati, quale possibilità c'era che qualcuno potesse rovinare se stesso e la propria famiglia per l'ingordigia e l'ubriachezza ? Mentre nelle altre città questi incontri avvengono tra coetanei, per cui si finisce per comportarsi senza alcuno scrupolo, a Sparta Licurgo stabilì che si riunissero in questi gruppi i cittadini delle varie età, in modo che i più giovani potessero apprendere dall' esperienza degli anziani. Durante i pasti in comune era consuetudine raccontare qualche impresa onorevole compiuta dai cittadini per cui non c'era spazio per nessuna offesa, per eccessi nel bere o per gesti o parole indecenti. Il sistema dei sissizi aveva anche altri benefici effetti: i partecipanti dovevano percorrere un tratto di strada per rientrare a casa e quindi dovevano stare attenti a non barcollare sotto l'effetto del vino sapendo di non poter rimanere a tavola sempre e dovevano essere in grado di muoversi nel buio della notte come se fossero alla luce del giorno anche perchè chi ancora prestava servizio militare non poteva utilizzare nemmeno una fiaccola. Licurgo, inoltre, convinto che rispetto al cibo quelli che lavorano hanno un buon colorito e carni sode e sono pieni di vigore, mentre quelli che non lavorano sono ansanti, brutti e malaticci, tenne conto anche di questo e certo che quando uno lavora volentieri anche il suo corpo si mostra in piena forma, ordinò che l'uomo più anziano presente nel ginnasio si accertasse che nessuno lavorasse troppo poco rispetto a quanto aveva mangiato. Anche da questo punto di vista le sue prescrizioni raggiunsero il risultato previsto; non è facile infatti trovare uomini fisicamente più sani e più robusti degli Spartani; essi infatti con i loro esercizi allenano parimenti le gambe, le braccia e il collo.

15 Polibio e la costituzione di Sparta Polibio §

Polibio e la costituzione di Sparta Polibio, VI, 49: [1]Chi non è disposto a riconoscere che gli Spartani furono i primi tra i Greci che, volendo assolutamente i territori delle popolazioni vicine a causa della loro cupidigia fecero guerra ai Messeni per renderli schiavi ? [3]Anche quest'altro fatto è ben noto a tutti, cioè che, per la volontà di dominare su tutti gli altri Greci, gli Spartani finirono per ubbidire persino a coloro che essi avevano vinto combattendo; [4]infatti essi, lottando per difendere la libertà della Grecia, sconfissero i Persiani che la invadevano:[5] ma ad essi, già in fuga, consegnarono con il tradimento le città greche con la pace di Antalcida, allo scopo di procurarsi il denaro necessario per assicurarsi il dominio sui Greci.[6] Proprio in questa occasione si resero evidenti le manchevolezze della loro costituzione. [7]Finchè la loro volontà di dominio si limitò alle popolazioni vicine o al solo Peloponneso, potevano accontentarsi dei mezzi e delle risorse fornite loro esclusivamente dalla Laconia; avevano infatti in questo modo a disposizione quanto era loro necessario e, in caso di bisogno, erano in grado di rientrare velocemente in patria e quindi trovare i rifornimenti necessari. [8] Quando però cominciarono a mandare spedizioni per mare e ad impegnarsi con la fanteria fuori dal Peloponneso fu immediatamente chiaro che nè la moneta di ferro nè lo scambio dei prodotti potevano consentire, come prevedeva la costituzione di Licurgo, l'acquisizione di ciò di cui avevano necessità.[9] Una tale politica richiedeva infatti una moneta valida ovunque e ampia disponibilità di rifornimenti provenienti anche dall'estero. [10] Furono costretti quindi a rivolgersi ai Persiani, ad imporre tributi agli abitanti delle isole ed a pretendere denaro da tutti gli altri Greci, ben sapendo che la costituzione di Licurgo rendeva impossibile non solo l'egemonia ma anche qualsiasi altro progetto politico. Polibio, VI, 50: [3]Se si mira più in alto e se si ritiene che lo scopo più degno e nobile sia comandare un grande numero di uomini ed esercitare l'egemonia su tanti popoli, l'essere considerati da tutti con rispetto e ammirazione,[4]allora si deve ammettere che da questo punto di vista la costituzione spartana è assolutamente carente mentre quella di Roma si presenta sicuramente come quella in grado di fornire un sistema più efficace.