Lo spazio del culto
01 La religione accompagna la vita dei greci in tutti i suoi aspetti §
La religione accompagna la vita dei greci in tutti i suoi aspetti, sia (nell’ambito politico e sociale) dal profilo politico che sociale, che (nel campo delle) dalle relazioni interstatali e funge da elemento di coesione, fornendo luoghi e occasioni di incontro tra i differenti stati. I greci furono molto religiosi e la religione accomunava le città e i popoli dell’Ellade. I culti erano pubblici, organizzati a spese dallo stato, o individuali, organizzati dalle singole famiglie, gruppi o associazioni con mezzi propri. I culti potevano essere poliadi, cioè esclusivi delle poleis, o culti nei quali si riconoscevano popoli e genti di stirpe affine, o ancora ... locali e regionali, celebrati in comune dagli abitanti del vicinato, ed infine panellenici, culti in cui si riconoscevano tutti i greci. I culti locali e regionali e soprattutto quelli panellenici, erano motivo di spontanea coesione tra le popolazioni greche. I santuari locali e regionali richiamavano gli abitanti del vicinato, gli amphiktyones. Gli incontri presso i santuari hanno origine antichissima (negli stati etnici del centro-nord sopravvissero più a lungo), e divennero anche un fenomeno di natura sociale e politica oltre che religiosa. Alcuni di essi, come l’anfiziona delfica, nel tempo si allargarono fino a comprendere gran parte della grecità e divennero veri istituti per le relazioni interstatali (rapporti tra stati); altri, nel ricordo di culti più antichi, accomunavano le popolazioni sulla base della identità della stirpe. Il panegyris era l’assemblea dei fedeli riuniti intorno ad un santuario per le celebrazioni di una festa, circostanze nelle quali oratori celebri venivano chiamati per tenere discorsi. I panegyris avevano anche funzioni economiche, poiché erano occasione di fiere e mercati e di scambi commerciali. La panegyris era dunque momento di incontro tra il sacro e il profano, in cui i popoli di tutta la Grecia avevano l’occasione di riunirsi. Il territorio del santuario (luogo asylos) era inviolabile, cioè immune da ogni atto di violenza contro persone o cose e non soggetto alle regole che ordinano la società civile. In concomitanza con le solenni e periodiche feste, ogni guerra tra tutti gli stati della Grecia doveva essere sospesa (tregua sacra), pena la “scomunica”, che consisteva in ammende pecuniarie e nell’interdizione dai luoghi sacri. Le sanzioni emanate dal consiglio anfizionico di Delfi potevano avere esiti non solo morali, ma anche concreti, come la rottura dei rapporti con lo stato colpevole, e, in qualche caso, anche l’intervento armato. L’immunità fece del santuario la sede del dialogo, come ultimo o alternativo incontro tra stati in guerra. Ogni culto aveva la sua sede, un apparato di sacerdoti si occupavano della celebrazione, a volte alcuni magistrati ne erano responsabili. Il luogo in cui solitamente i Greci pregavano era il tempio. I Greci consideravano il tempio l’immagine della potenza della loro città, e per questo motivo le opere per la costruzione e l’abbellimento avevano grande importanza. La nobile famiglia ateniese degli Alcmeonidi, in cambio del finanziamento della ricostruzione del tempio di Delfi, ottenne l’appoggio di Sparta nella lotta politica. Oltre al tempio la sede cultuale comprendeva un’area circostante, il temenos (da temno: tagliare, separare), spesso delimitata da siepi, cippi o steli che circoscrivevano il suolo sacro. All’interno venivano innalzati edifici minori, templi, sacelli (piccola cappella) e, dove previsto, strutture destinate a gare e feste (teatro, stadio). Ad Olimpia e Delfi, sorgevano dei thesauroi (tesori), cappelle innalzate da singoli stati, che qui deponevano le offerte. All’ingresso del temenos si trovavano dei bacini d’acqua (peritthanteria), dove i devoti si purificavano versandosi dell’acqua sul capo prima di entrare nel sacro suolo. Alcune porzioni di terra consacrata si potevano trovare in luoghi adiacenti al temenos, come la hiera chora, di proprietà della divinità. La terra sacra poteva essere data in affitto per essere coltivata destinando i profitti alla manutenzione del santuario. La terra sacra anche posta al di fuori dal temenos non poteva essere profanata, pena la condanna all’atimia per empietà (asebeia); nei secoli più antichi il sacrilegio prevedeva la pena di morte. La terra sacra poteva anche rimanere incolta: era vietato qualsiasi tipo di sfruttamento. Nell’area sacra venivano pubblicati tutti i provvedimenti di interesse comune, come gli atti ufficiali dello stato, trattati, convenzioni, arbitrati ecc. I trattati fra stati erano promulgati dalle parti contraenti nei templi e nei santuari panellenici (Delfi, Olimpia). L’esposizione nelle zone sacre era garanzia di imparzialità, di non manomissione e di conservazione. Infatti, i santuari furono i primi archivi che conservarono gli atti ufficiali attinenti alle relazioni tra gli stati della Grecia.
Le sedi di culto poliadi
02 L’intero territorio della polis si configura come spazio sacrale §
L’intero territorio della polis si configura come spazio sacrale. Il confine segna la separazione tra lo spazio interno della polis, con le sue istituzioni, e l’esterno ostile. Il re spartano prima di attraversare il confine, officiava con il rituale dei diabateria il rito di passaggio dal territorio sacro della polis al mondo esterno. I templi e gli altari erano numerosi, alcuni piccoli, altri monumentali, e distribuiti su tutto il territorio dalla polis, nel centro urbano, nelle aree suburbane, nella chora e nelle frontiere. Alla collocazione di edifici o monumenti sacri corrispondono le tappe del processo di formazione della polis. I templi della chora testimoniano la sua appropriazione e trasformazione, come le differenti cerimonie celebrative in loro onore testimoniano diverse organizzazioni del territorio. Ad esempio ad Atene il tempio di Dioniso é posto “alle paludi” ai piedi dell’acropoli, generalmente la palude era una frontiera naturale; a Sparta il tempio di Artemide Limnatide si trovava sul confine tra la Laconia e la Messenia, dopo l’annessione di quest’ultima nella Laconia, la sua permanenza manteneva il ricordo della conquista. La città di Eleusi, nella quale si celebravano i Misteri nel santuario di Demetra e Kore, fu l’ultima ad essere inglobata nel territorio di Atene (sinecismo dell’Attica). Il rituale prevedeva che gli efebi ateniesi, che dovevano scortare la sacerdotessa, i sacerdoti e gli altri dignitari del tempio fino ad Atene, attendessero il corteo ai Rheitoi, la palude che aveva segnato l’antico confine tra Atene ed Eleusi, astenendosi dal mettere piede sul suolo eleusino in assetto armato. Un tempio poteva segnare il confine tra due poleis e nello stesso momento essere centro di culto comune, come il tempio di Artemide Hymnia, che segnava il confine tra Orcomeno e Mantinea, ma era anche il centro comune di un culto di tutti gli arcadi. Un culto poteva essere collegato ad una attività economica ed essere situato nei pressi della stessa, come il tempio di Efesto in Atene, che rappresentava le attività artigianali ed era ubicato all’estremità dell’agora dove si svolgevano le stesse attività. La consistente presenza di artigiani stranieri, ha fatto pensare ad una maggiore integrazione con i cittadini nelle forme del culto. L’adozione del culto della dea Bendide in Atene, divinità tipicamente tracia (molti meteci erano traci), è segno di questa integrazione. Considerando che il decreto di culto ufficiale risale al periodo 431-429 a.C., primi anni della guerra del Peloponneso, è evidente che l’introduzione di questo culto in Atene ebbe lo scopo di conservare la lealtà dei meteci reclutati nell’esercito ateniese e favorire le relazioni tra la città e il sovrano dei traci (Odrisi), e quello della Macedonia (Perdicca). Secondo Platone la partecipazione popolare alle feste per l’inaugurazione del culto ufficiale fu grande, ma cittadini e stranieri organizzarono due processioni distinte. Il tempio della dea Bendide fu collocato al Pireo, dove risiedeva la maggior parte della popolazione straniera e dove erano concentrate le attività mercantili. Diffusione più omogenea tra tutte le classi ha avuto il culto di Asclepio, il dio della medicina. Contributo importante alla sua diffusione diede la peste scoppiata nel 431. All’origine della sua introduzione sono due episodi distinti: un tempio venne eretto sulle pendici meridionali dell’acropoli da un cittadino privato, forse guarito dalla peste, un altro, invece, fu edificato al Pireo dopo lo sbarco ufficiale del simulacro del dio, cui segui l’istituzione del culto pubblico (420 a.C.). Tra i sacerdoti di Asclepio è annoverato Sofocle, il grande tragediografo; le feste connesse con il culto del dio erano Asklepieia e Epidauria. L’acropoli e l’agora erano i due luoghi di espressione del culto per eccellenza. Nell’acropoli si ergeva il tempio della divinità protettrice della città. Ad Atene, per esempio, il Partenone era dedicato ad Athena Parthenos: fu fatto ricostruire da Pericle dopo l’invasione persiana su progetto degli architetti Ictino e Callicrate e dello scultore Fidia, dal quale furono eseguiti i bassorilievi che ornavano l’edificio e la statua crisoelefantina della dea. Oltre al Partenone c’era la costruzione dei Propilei, che, posti alla sommità della larga scala d’accesso all’Acropoli, ne costituivano la porta monumentale. A nord del Partenone c’era il tempio dell’Eretteo. Dalle epigrafi (iscrizioni su pietra o terracotta) conservate possiamo risalire alle spese sostenute per le costruzioni sull’acropoli e alla quantità di manodopera impiegata.
Acropoli di Atene
03 Ma era nell’agora che spazio religioso e spazio… §
Ma era nell’agora che spazio religioso e spazio civico meglio si identificavano. I cippi ne delimitavano il perimetro, i bacini d’acqua lustrale (riti purificatori) all’ingresso conferivano una dimensione sacrale al territorio. All’interno si trovava la tholos di Atene, sede del massimo organismo di governo, ma anche tempio della koine hestia, il focolare comune (mutuato dall’oikos, all’interno arde il fuoco perenne della città dove tutti i cittadini si raccolgono). Nell’agora si trova il monumento degli eroi eponimi e si celebra il culto degli eroi, figure mitiche ma anche storiche, divenute divinità dopo la morte, per meriti conseguiti verso la città. In primo piano ci sono i fondatori della città (oikistai), gli eroi fondatori, poi gli eroi che, in vita, erano stati uomini politici e militari; la qualifica divina e la sepoltura nel centro della città non costituivano un riconoscimento del comportamento personale o di particolari condizioni morali, ma della natura civica dei loro meriti. L’ecista (eroe eponimo) poteva essere il fondatore della città o anche il rifondatore della città. La nascita della città di Megara fu dovuta all’eroe eponimo Megareus (che dà anche il nome alla città). Fondatori potevano essere considerati anche i guerrieri che erano caduti per la difesa della patria (in virtù del loro sacrificio, eroi fondatori). Il re spartano Brasida favorì il distacco della regione Calcidica da Atene, e dopo la sua morte, ad Anfipoli, fu onorato come fondatore al posto dell’ecista originario, l’ateniese Agnone. Il monumento degli eroi eponimi ad Atene, collocato al centro dell’agora e oggetto di culto nell’agora, aveva dunque un profondo significato ideologico. Se in generale il modello più diffuso delle sedi del culto é quello descritto per Atene, a Sparta, non essendoci un centro urbano, i templi e la venerazione delle divinità di Apollo ed Artermide si trovavano in luoghi separati. Non é possibile, di conseguenza, individuare esattamente quale fosse la divinità principale. Nonostante il temenos della dea abbia rappresentato la prima agora per le riunioni degli spartani, il culto di Apollo era celebrato ad Amicle nelle feste ufficiali, le Carnee e le Giacinzie. Altrove la sede principale del culto poteva trovarsi in posizione decentrata, anche esterna al centro urbano. A Corinto lo spazio religioso si identificava nel tempio di Posidone sull’istmo, che peraltro costituiva anche un santuario panellenico. Anche presso i popoli della Grecia centro-settentrionale, i templi delle divinità e degli eroi eponimi hanno potuto rappresentare altrettanti spazi politici. Presso il santuario di Apollo a Thermos e presso la tomba di Phokos si sono organizzati gli ordinamenti del governo centrale degli stati federali rispettivamente dell’Etolia e della Focide.
Le sedi di culto comuni
04 Oltre alle sedi di culto di città §
Oltre alle sedi di culto di città, regioni e popoli, vi erano le sedi di culto comuni o centri religiosi panellenici, che accoglievano pellegrini da tutta la Grecia. I più famosi furono il tempio di Apollo a Delfi, di Zeus ad Olimpia, di Asclepio ad Epidauro, di Apollo a Delo, a Mileto e a Dodona.
Delfi
05 Delfi si trova nella regione della Focide §
Delfi si trova nella regione della Focide, a ridosso dell'altopiano meridionale della catena del Parnaso, a 500 metri di altitudine, ma non troppo lontano dal mare: il golfo di Corinto dista infatti solo 8 chilometri. Il tempio di Apollo era stato eretto, secondo la leggenda, nel luogo in cui Apollo uccise il serpente (python). Originariamente sede di un culto locale, col tempo si sviluppò e divenne, agli inizi del VI secolo dopo la prima guerra sacra, sede cultuale panellenica. Gli antichi credevano che sorgesse nel centro del mondo (omphalos). Il tempio fu ricostruito due volte, dopo un incendio nel 548 a.C., grazie al finanziamento della nobile famiglia ateniese degli Alcmeonidi, e dopo un terremoto nel 505 a.C., ma l'ultima riedificazione fu terminata solo in epoca ellenistica, nel 325, quando ormai era iniziato il declino del santuario. L’autorità del centro religioso non si limitava all’ambito religioso, ma si estendeva al campo legislativo e politico. La rhetra spartana fu data a Licurgo da Apollo delfico, il nome delle 10 tribù ateniesi fu scelto dall’oracolo, l’oracolo convinse Temistocle a costruire una grande flotta in funzione antipersiana, l’oracolo autorizzò la riorganizzazione dei giochi olimpici ad opera di Ifito e ad Apollo ci si rivolgeva per l’approvazione della fondazione di una nuova città. Sia stati che privati consultavano l’oracolo. Una particolare categoria di funzionari sacri avevano il compito di interpretare i responsi: i Pythii in Sparta e i Pythochrestoi ad Atene. Il filolaconismo, riconosciuto dagli antichi, del clero delfico va visto nel quadro di un sostanziale conservatorismo proprio del mondo dorico. L'amministrazione, il controllo sull'area sacra e sui riti era esercitato dalla cosiddetta anfizionia delfica, il consiglio internazionale che garantiva la condizione di sede panellenica. La città di Delfi non aveva competenze sul santuario, forniva solo il clero ed il personale del culto del tempio.
Delfi – Tempio di Apollo
Olimpia
06 Il santuario di Zeus ad Olimpia sorgeva nella… §
Il santuario di Zeus ad Olimpia sorgeva nella parte meridionale della Pisatide, fu edificato intorno all’anno 1000 a.C. e non si sviluppò mai in un centro urbano, ma rimase sempre esclusivamente un’area sacra. Quando gli Elei distrussero la città di Pisa, Olimpia passò sotto il controllo dell’Elide. Il clero ed il personale provenivano dall’Elide e operavano sotto il controllo della regione. Nel 776 a.C., anno ufficiale di inizio dei giochi, non esistevano costruzioni in pietra, né statue di grandi dimensioni, solo nel 570 a.C. gli Elei costruirono il primo tempio dedicato a Zeus, e successivamente furono innalzati sia gli edifici sacri, sia le strutture per i giochi (comunque molto modeste). L’assenza di una anfizionia come a Delfi, limitò il prestigio di Olimpia sia in ambito legislativo che politico, nonostante l’enorme popolarità delle gare agonistiche che qui si svolgevano in concomitanza con le feste periodiche in onore di Zeus. L’episodio della riorganizzazione dei giochi per volontà della Pizia, è significativo per capire la diversa importanza dei due santuari.
07 Olimpia - Mappa 1 §
Olimpia - Mappa 1. The Gymansium 2. The Palestra 3. The Theokoleon 4. The Baths 5. The Workshop of Pheidias 6. The Leonidaion 7. The Bouleuterion (Council Chamber) 8. The South Stoa 9. The Sounth-east Building with the altar of Artemis where Nero build his villa 10. The Echo Stoa 11. The Crypt 12. The Stadium 13. The Hippodrome 14. The 12 Statues of Zeus 15. The Treasuries 16. The Metroon, the Temple of Cybele 17. The Fountain of Herodes Atticus 18. The Temple of Hera 19. The Grove of Pelops 20. The large Altar of Zeus 21. The Philippeion 22. The Prytaneion 23. The Temple of Zeus
Epidauro
08 Dalla sede di Epidauro §
Dalla sede di Epidauro, il culto di Asclepio si diffuse in tutto il mondo. I santuari in onore di Asclepio si potevano trovare ad Atene, Cos (sede della scuola medica di Ippocrate), Pergamo e Roma. Dopo essere stato culto locale nel V secolo, si trasformò in culto panellenico nel 370. Anche dopo la sua trasformazione in culto panellenico, continuò a svolgere la funzione di spazio sacrale della polis di Epidauro: qui lo stato esponeva al pubblico i decreti e i documenti ufficiali. Sorgeva in uno spazio extra-urbano, cioè lontano dalla sede del potere politico. Tra i monumenti più importanti oltre a quello del dio, vanno ricordati la tholos o thymele, il teatro, l’Anejeion, il tempio di Apollo Maleates, l’abaton dove dormivano i pellegrini. L’opera edilizia fu finanziata dalla città di Epidauro, da privati, alcuni molto importanti come il sovrano di macedonia Perdicca e Dione di Siracusa, e da stati. La diffusione e la popolarità del culto trovano spiegazione nelle capacità terapeutiche del dio. I santuari funzionavano anche come sedi attrezzate per svolgere prestazioni di natura medica. I fedeli si recavano ad Epidauro con la speranza di ottenere una guarigione o per esprimere ringraziamento per la salute recuperata.
Teatro di Epidauro
Le vie sacre
09 Le hierai hodoi conducevano nei luoghi di culto §
Le hierai hodoi conducevano nei luoghi di culto, a Delfi, Atene, Eleusi, Epidauro e Delo. L’interno della via sacra, a differenza dello spazio esterno circostante, era sotto tutela della divinità, e, generalmente, considerata sicura. La percorreva spesso anche chi non era pellegrino, poiché forniva maggiori garanzie contro spiacevoli incontri. Le strade sacre erano, oltre che più sicure, meno precarie di altre, spesso lastricate. La manutenzione era prevista nei decreti; ad Atene due leggi decretavano la costruzione di un ponte sulla palude del Rheitoi, dove la processione potesse passare più agevolmente, e la concessione di una lode ufficiale al cittadino Xenokles, che finanziò il ripristino del ponte sul Cefiso, che collegava Atene a Eleusi. Tuttavia le strade, in qualche caso, rimanevano pericolose: a Megara c’era una casata che era solita gettare in mare i pellegrini dopo averli derubati; gli abitanti di Crisa sottoponevano ad aggressione e richiedevano un pedaggio ai pellegrini che sbarcavano nel loro porto. La prima guerra sacra scoppiò proprio a causa del comportamento degli abitanti di Crisa, e si concluse con la distruzione della città, e il divieto di ricostruirla. Tra le clausole della tregua tra Atene e Sparta durante la guerra del Peloponneso, vi era la libertà d’accesso a Delfi. All’interno della città, la via sacra, passava attraverso i luoghi più rappresentativi. Ad Atene, dall’acropoli scendeva all’agora, passava nel ceramico accanto alla tomba dei caduti e proseguiva fino ad Eleusi. Su queste strade si snodavano le processioni che accompagnavano alcune cerimonie sacre.
Feste e concorsi agonistici
10 Legate alla religione erano le feste ed i concorsi agonistici §
Legate alla religione erano le feste ed i concorsi agonistici. Potevano essere poliadi, locali, regionali e panelleniche, secondo le finalità del culto, il grado e la partecipazione. Molte di queste feste includevano elementi estranei alla religione, come gare atletiche e/o musicali, poetiche e letterarie, rappresentazioni teatrali, in cui atleti, artisti, agonismo e spettacolo convivevano. Di conseguenza queste feste coinvolgevano in maniera diversa i partecipanti (atleti e spettatori). Gli atleti davano prova di abilità fisica (kalokagathia – concetto che traduce qualità fisiche, intellettuali e morali): in età arcaica essi rappresentavano famiglie aristocratiche e poleis, in età classica, invece, utilizzarono le vittorie nei concorsi agonistici per esibire capacità di un’educazione superiore (conseguimento dell’arete eccellere in qualche campo). Per gli spettatori è la costruzione di una eccellenza fisica e morale che giustifica differenze di funzioni e di stato sociale. Le vittorie conseguite giustificano in ambito comunitario i privilegi che venivano dati agli atleti. La tradizione attribuiva l’istituzione delle gare al dio o all’eroe per il quale erano state organizzate. E’ possibile che le feste si siano sviluppate nel tempo dai giochi funebri (agones epitaphioi) connessi al culto dei defunti e organizzati presso la loro tomba, da riti sacrificali, espiatori o iniziatici, o dalla commemorazione di eventi storici. Le gare erano classificate in tre categorie: le ginniche (agones gymnikoi) comprendevano prove di destrezza fisica (da nudo – gymnos); le ippiche corse di carri e a cavallo; le musicali (mousikos) gare sulle attività intellettuali (ispirati dalle Muse – Mousai). Le vittorie ai concorsi erano molto popolari nel mondo greco e venivano ricordate nella letteratura e nell’arte. Al vincitore andava il premio (athlon), che consisteva in una corona di foglie di olivo (Atene ed Olimpia), di alloro (Delfi), di aspro (Nemea), in una palma (Delo) oltre a premi venali o materiali. La vittoria comportava il riconoscimento ufficiale; in patria al vincitore spettavano onori e fama. Come benefattori della città, i vincitori ad Atene erano parificati ai tirannicidi e aventi diritto alla sitesis (diritto al pasto a spese pubbliche) al pritaneo; altrove venivano divinizzati dopo la morte.
Feste poliadi
11 Le feste poliadi erano in onore sia di… §
Le feste poliadi erano in onore sia di divinità che di eroi (ne commemoravano la morte o le imprese), ma lo scopo era quello di celebrare gli episodi che avevano dato lustro alla città. Si deve ritenere che ogni stato ne avesse almeno una, alcune come Atene e Sparta ebbero più di una festa.
Atene
12 In Atene si celebravano feste periodiche §
In Atene si celebravano feste periodiche, alcune ogni 4 anni, altre annuali, alcune continuavano per più giorni, altre duravano una sola giornata. E’ possibile distinguerle in base al luogo della celebrazione, all’occasione e alla natura della commemorazione:
13 a) secondo una distribuzione geografica (en astei e nei demi) §
a) secondo una distribuzione geografica (en astei e nei demi); b) secondo una partecipazione dei sessi e per età; c) in base al contenuto sociale: feste che celebravano la famiglia, le fratrie e i momenti di passaggio della vita (dall’età giovanile all’età adulta, dalla vita alla morte ecc.); d) feste commemorative della città, le feste in onore di Teseo (Pianopsie, Oscoforie, Tesee); e) feste legate al ciclo della natura e all’agricoltura.
14 Alcuni caratteri potevano sovrapporsi §
Alcuni caratteri potevano sovrapporsi, come nelle Pianopsie, che celebravano la liberazione di Atene alla sudditanza Cretese da parte di Teseo, e che erano anche la festa per la cottura dei legumi; le Sinecie celebravano il sinecismo dell’Attica, ma anche l’unità della famiglia. Tra le feste più importanti in onore di divinità si ricordano le Eleusinie, nell’ambito del culto di Demetra e Kore, le Lenee, le Dionisie (grandi e rurali) in onore del dio Dioniso. Nelle Eleusinie gli oggetti sacri erano trasportati ad Atene da Eleusi e depositati nel Telesterion en astai; dopo avere qui svolto riti purificatori e sacrifici, venivano riportate ad Eleusi attraverso la via sacra.
Eleusi
15 Le Lenee si svolgevano nel tempio di Dioniso… §
Le Lenee si svolgevano nel tempio di Dioniso “alle paludi” e contemplavano concorsi di commedie e ditirambici (inni concitati). Le Dionisie urbane (grandi) duravano sei giorni e celebravano i successi militari e politici della città attraverso quattro cerimonie: la libagione (presso i popoli antichi, cerimonia religiosa che consisteva nello spargere sull'altare alcune gocce di liquido, vino o latte, come offerta votiva agli dei) degli strateghi, l’esposizione al pubblico del tributo degli alleati, la lettura dei benefattori della città e degli onori ad essi accordati, la parata degli orfani di guerra. Seguiva il giorno successivo la processione per portare l’immagine del dio dal tempio di Limani al santuario presso il ginnasio dell’Accademia ed infine al Leneo. Nei giorni successivi aveva luogo la rappresentazione di concorsi drammatici, che erano anche il momento culminante della festa. Le piccole Dionisie (rurali) erano celebrate nei demi dell’Attica attraverso rappresentazioni teatrali. Ma le feste principali erano le Panatenee. Erano di due tipi: le grandi Panatenee, che si svolgevano ogni 4 anni e le piccole Panatenee, che si celebravano ogni anno. Le grandi duravano nove giorni e prevedevano gare musicali e letterarie, competizioni atletiche, gare ippiche, danze in armi, un concorso di bellezza virile, la veglia notturna, la processione (momento più solenne) ed infine la regata. La partecipazione alle gare avveniva secondo tre classi di età: fanciulli, ragazzi, adulti. Ai vincitori adulti veniva dato in premio un quantitativo d’olio prodotto con gli olivi sacri di Atena e contenuto nelle anfore panatenaiche. La processione procedeva lungo la via sacra dal Ceramico esterno, sulla via del Pireo, attraverso il Dipylon fino all’acropoli che raggiungeva dall’ingresso principale dei Propilei. Il corteo, che recava alla dea il peplo (sopravveste femminile, fatta di tessuto finissimo, bianca e ricamata), era articolato secondo ruoli distinti: i magistrati della città, i sacerdoti, gli indovini, gli atleti vincitori, le fanciulle della aristocrazia che avevano tessuto e che reggevano il peplo, e via via, in ordine di importanza, gli addetti al culto e il popolo. Data di inizio delle Panatenee è il 566. Furono riorganizzate nell’epoca dei pisistratidi nel contesto delle misure prese a ridurre l’influenza delle casate nobiliari.
Sparta
16 Le feste principali di Sparta furono le Carnee §
Le feste principali di Sparta furono le Carnee, le Giacinzie (Hyakinthia) e le Gimnopedie. Le Carnee, comuni al mondo dorico, erano celebrate in onore del dio Apollo Carneo ed erano costituite da agoni (termine che indica festa pubblica nel corso della quale avvenivano gare a premio di atletica e anche musicali e poetiche e anche il luogo dove esse si celebravano) ginnici e musicali. La solennità della festa comportava la sospensione di ogni attività militaresca; a Maratona gli spartani arrivarono in ritardo per la concomitanza della guerra con la festa. Le Giacinzie venivano festeggiate nel tempio di Apollo in Amicle, per onorare Giacinto e il dio, ed erano più popolari della Carnee. Le feste comprendevano cavalcate di giovani, esecuzioni di brani musicali da parte di fanciulli (paides), cori di giovani (neaniskoi). Le Gimnopedie consistevano nella presentazione di cori nell’agora da parte di fanciulli che danzavano nudi (da qui il termine); mancano testimonianze in merito alla divinità in onore della quale erano celebrate (Apollo Pizio o Apollo Carneo). I rituali di queste feste drammatizzavano il passaggio dall’età giovanile all’età adulta, dalla sfera privata dell’oikos al mondo pubblico e comunitario della polis. Obiettivi erano la volontà di rafforzare nell’individuo l’adesione ai valori di una società tipicamente comunitaria e sottolineare le funzioni prioritarie del cittadino come soldato.
Feste panelleniche
17 Ogni città organizzava numerose feste di carattere locale §
Ogni città organizzava numerose feste di carattere locale, ma tutti i greci onoravano i loro maggiori dèi nell’ambito di quattro grandi feste (agones megaloi). Tali feste, note come gare panelleniche, erano i Giochi Olimpici, le Pizie, le Istme e le Nemee. Le feste celebrate in onore di Apollo e Zeus avevano grande fama e massiccia partecipazione di pubblico, attratto dalle competizioni agonistiche, e come pure dalla partecipazione di atleti provenienti anche dalle regioni più lontane del mondo ellenico. I vincitori, ricordati in appositi registri olimpici, divenivano celebri per le loro capacità atletiche, molti di essi furono sovrani, dinasti e tiranni. In età storica i giochi erano celebrati in onore della divinità del santuario. Secondo la tradizione i giochi furono istituiti da Eracle o da Pelope. Come riorganizzatore delle gare è riportato anche il re dell’Elide, Iphitos, che istituì la tregua sacra, la cessazione cioè delle controversie durante lo svolgimento dei giochi. I giochi pitici commemoravano la morte di Phyton, ucciso da Apollo. L’annuncio dei giochi, con le date, era dato dagli spondoforoi o araldi sacri; a loro spettava il compito di avvisare i popoli della Grecia. Le grandi feste panelleniche avevano scadenza periodica, ogni 4 anni si svolgevano quelle olimpiche e pitiche, ogni 3 anni le istmie e le nemee. Il ciclo delle feste costituiva la periodes e periodonikes era l’atleta che aveva riportato vittorie nei 4 giochi. L’olimpiade si diffuse come computo cronologico universale, mentre le altre rimasero di uso locale. I partecipanti alle feste potevano essere privati o rappresentanti ufficiali di stati (theoroi); la delegazione ufficiale costituiva la theoria. Potevano partecipare solo i concorrenti che disponevano di tutte le condizioni per accedere ad un luogo sacro; a fronte della violazione di queste condizioni era prevista l’espulsione, temporanea o a vita, di singoli privati e di stati interi. Gli atleti vincitori venivano registrati negli anagraphai, registri che venivano custoditi in archivi presso i santuari. Questi archivi e le redazioni scritte hanno fornito la documentazione per l’opera degli storici attraverso la consultazione diretta o tramite la mediazione di cronache locali, e pertanto devono essere considerati la base della storiografia antica. Attraverso i registri é possibile risalire alla provenienza dell’atleta, ricostruire la progressiva espansione del culto, confermare avvenimenti conosciuti da altre tradizioni. Ad esempio, la scomparsa dei nomi di atleti messeni nei cataloghi registra l’avvenuta conquista spartana della Messenia.
Feste olimpiche
18 La registrazione ufficiale dei vincitori dei giochi olimpici… §
La registrazione ufficiale dei vincitori dei giochi olimpici risale al 776 a.C. La festa durava 7 giorni, di cui 5 riservati alle gare. Dell’organizzazione erano responsabili specifici dignitari, 10 Hellanodikai scelti tra l’aristocrazia elea, che sorvegliavano la preparazione degli atleti e il rispetto delle regole, aiutati dai rabdophoroi “armati di frusta” incaricati del servizio d’ordine; i nomographoi fissavano il regolamento. Nel primo giorno venivano effettuati i sacrifici agli dei e il giuramento degli atleti; nei rimanenti si svolgevano i giochi. Le gare principali erano la corsa allo stadio, la lotta, il pugilato, la corsa dei carri, il lancio del disco e del giavellotto. I giorni dei giochi furono portati a 12 verso la fine del VII secolo e a 13 nel corso del V secolo. Durante l’ultimo giorno avveniva l’incoronazione dei vincitori, che ricevevano in premio una corona fatta di un ramo d’olivo che cresceva entro l’Altis.
Olimpia – Tempio di Zeus
Feste pitiche
19 I Pythia §
I Pythia, che secondo la tradizione furono organizzate per la prima volta dopo l’uccisione del serpente (Python) da parte di Apollo, comprendevano gare musicali (agon mousikos), adatte ad onorare il dio protettore delle arti e della cultura. Le feste si svolgevano presso il santuario di Apollo Pizio a Delfi, ogni 4 anni, ed in fasi successive si arricchirono con gare atletiche. La responsabilità dell’organizzazione spettava all’anfizionia delfica.



