Indice dei paragrafi · 32
  1. Senofonte nacque ad Atene intorno al 430 a.C
  2. Senofonte
  3. Gli scritti socratici raccolgono le testimonianze e i ricordi di S
  4. Problema della critica moderna definire in primo luogo…
  5. Per tutti questi elementi l’opinione piu accreditata ritiene…
  6. L’Elleniche iniziano con la battaglia navale di Abido…
  7. I-II fine della guerra del Peloponneso (Atene) II…
  8. I primi due libri si occupano della storia di Atene
  9. Divisione dell’esposizione evenemenziale
  10. Gli avvenimenti rappresentati attraverso le emozioni
  11. Giudizio morale
  12. La storia degli avvenimenti raccontata attraverso i personaggi
  13. I discorsi dei personaggi protagonisti degli avvenimenti
  14. Intenzione didattica
  15. Per i motivi sopra citati riporta ad una…
  16. Il ricongiungimento diretto con la storia Tucididea priva le Ell
  17. Con la pace del re (386) termina la guerra di Corinto (V,1,31)
  18. Questo non deve impedire di riconoscere che dal…
  19. Le Elleniche documentano la rete dei contatti personali (xenia
  20. La narrazione della storia regionale e storia dei…
  21. Frammenti di storia beotica sono nei libri III-V
  22. Nei libri VI-VII troviamo importanti informazioni di storia Arcade
  23. Ancora l’interesse per la Grecia settentrionale narrando i…
  24. Il quadro generale del policentrismo del IV secolo
  25. Diodoro e Sen
  26. Elleniche di Ossirinco
  27. Ma la storia interna di Sparta é nascosta…
  28. Le scelta dei protagonisti é stata effettuata per raccontare
  29. Insieme agli avvenimenti e i personaggi
  30. Nell’Elleniche la preminenza narrativa di Sparta é innegabile
  31. Oltre a Sen
  32. Nell’antichità l’ammirazione per Sen
IV SECOLO A.C. · STORIOGRAFIA

Senofonte e le Elleniche

TESTO ORIGINALE DELL’AUTORE — NON MODIFICATO

01 Senofonte nacque ad Atene intorno al 430 a.C §

Senofonte nacque ad Atene intorno al 430 a.C., più o meno all’inizio della Guerra del Peloponneso (Peloponneso (guerra del), conflitto tra Atene e Sparta e le rispettive leghe (la delio-attica e la peloponnesiaca) per l'egemonia sulla Grecia (431-404 a.C.), che portò alla fine della potenza ateniese e al declino della polis. La causa fu la costante rivalità tra le due contrastanti forme di governo, l'aristocratica e la democratica, entrambe impegnate in tentativi espansionistici e competizioni commerciali. Cause occasionali furono invece tre atti provocatori di Atene: l'aiuto dato a Corcira in conflitto con Corinto; l'entrata di Corcira e Zacinto nella lega delio-attica e l'alleanza di Atene con Reggio e Leontinoi a scapito della supremazia marittima di Corinto. L'assedio di Potidea e il divieto imposto a Megara di commerciare con i porti dell'Attica da parte di Atene, provocarono ulteriormente la reazione di Sparta che aprì il conflitto nel 431 a.C. Atene poteva contare sulla supremazia marittima e su buone riserve di denaro mentre Sparta era sicuramente più forte a terra grazie alla sua fanteria, ma mancava di risorse finanziarie. La guerra fu distinta in tre fasi. La prima, detta "archidamica", durò 10 anni e si concluse con la tregua stipulata nel 421 con la Pace di Nicia che stabilì la restituzione, non avvenuta, delle terre conquistate. La seconda fase riguardò il periodo tra la pace di Nicia e la spedizione in Sicilia (421-413 a.C.). Il nuovo capo della politica ateniese Alcibiade, alleatosi con una lega antispartana, condusse una spedizione in Sicilia che si rivelò rovinosa per i Greci. In seguito si aprì la terza fase: dalla conquista spartana di Decelea alla caduta di Atene, detta anche guerra "deceleica". Mentre Atene era gravemente colpita nel potenziale umano e finanziario e lacerata da conflitti interni, Sparta, alleatasi con la Persia, isolò Atene dalle comunicazioni con l'Eubea conquistando Decelea e le sollevò contro numerose città della lega delio-attica. Dopo alcune vittorie e grandi sconfitte, Atene fu costretta a trattare la pace (404 a.C.) che previde la consegna delle navi, l'abbattimento delle lunghe mura che univano il Pireo alla città, il richiamo dei fuoriusciti e l'imposizione dell'alleanza con Sparta. Storici della guerra del P. furono Tucidide e Senofonte.); ebbe probabilmente occasione di parteciparvi quando essa volgeva al termine e, se ciò accadde, fu nelle fila dei cavalieri, perché apparteneva ad una famiglia agiata. Dall’umiliante resa di Atene, nel 404, Senofonte non restò certo colpito quanto i suoi cittadini di sentimenti democratici;: egli seguì sempre un orientamento nettamente conservatore e poi, in gioventù si interessò più di filosofia che di politica. Allievo forse dapprima dei sofisti, scelse poi un maestro d’eccezione, Socrate. Anche il ristabilimento della democrazia ad Atene, dopo la parentesi autoritaria dei Trenta Tiranni, non era propizio ad una partecipazione di Senofonte alla vita pubblica nella sua patria. Nella primavera del 401 egli, accogliendo l’invito di Pròsseno, un amico originario della Beozia, raggiunse l’esercito di mercenari che si raccoglieva in Lidia agli ordini di Ciro il Giovane. Questo principe persiano, pur mascherando all’inizio i suoi propositi, intendeva spodestare il Gran Re, il proprio fratello Artaserse 2, valendosi di truppe asiatiche e puntando soprattutto su un grosso contingente ellenico. Senofonte partecipò alla spedizione "senza essere né un generale né un capitano né un soldato" (come afferma egli stesso) fino alla battaglia di Cunassa, presso Babilonia, dove le truppe greche furono vittoriose nel settore loro assegnato, ma Ciro cadde combattendo; poi, quando i Greci, i "Diecimila", abbandonati a mesi di marcia dalla patria al centro di un impero ostile, si conquistarono fra enormi difficoltà la via del ritorno, egli ebbe in questa memorabile impresa un ruolo di rilievo, se non proprio di assoluta preminenza come tende a farci credere nell’Anabasi, l’opera in cui l’impresa verrà rievocata. Dopo varie traversie, protrattesi anche dopo che i Diecimila erano usciti dai confini persiani, Senofonte rientrò in patria nel 399 e quasi certamente fu per un certo tempo ad Atene. Ma ben presto l’avversione per gli ordinamenti democratici della città, l’assassinio di Socrate, le simpatie per il regime spartano ed infine il suo spirito d’avventura lo indussero nel 396 ad aggregarsi ad un altro esercito, quello che Sparta mandò, al comando del re Agesilao, a condurre una campagna di guerra contro la Persia in Asia Minore. Senofonte ritornò in Grecia con Agesilao nel 394 e si trovò al fianco del re spartano nella battaglia di Coronea, in cui Atene e suoi alleati furono sconfitti da Sparta. Il divorzio dalla patria fu allora definitivo. Senofonte fu colpito dal bando e gli spartani lo risarcirono con la proxenia (una specie di cittadinanza onoraria) e col dono di una vasta e bella tenuta a Scillunte, una località a breve distanza dal santuario di Olimpia, nell’Elide. Per Senofonte, all’incirca quarantenne, ha inizio una nuova vita: si sposa, attende all’educazione dei suoi figli, amministra la sua proprietà, invita amici, va a caccia e soprattutto scrive: buona parte delle sue opere risalgono alla permanenza a Scillunte. Frattanto le vicende della Grecia erano soggette a incessanti mutamenti e alla supremazia spartana succedeva l’effimera egemonia tebana, sanzionata dalla battaglia di Leuttra (371). Gli abitanti dell’Elide in lotta con Sparta, scacciano dalla sua dimora Senofonte, che deve cercare rifugio altrove e alla fine si stabilisce a Corinto. Peraltro il nuovo assetto della Grecia aveva portato ad un avvicinamento tra Atene e Sparta e il decreto che bandiva Senofonte e la sua famiglia venne revocato: tanto che i suoi due figli combatterono, ed uno cadde, nella battaglia di Mantinea, che vide Spartani e Ateniesi alleati contro i Tebani di Epaminonda (362). Ma, nonostante ciò, Senofonte non fece rientro ad Atene e, attendendo sempre a scrivere opere di vario genere, trascorse gli ultimi anni della lunga vita (morì infatti intorno al 355 a.C.) ancora lontano dalla patria. Le opere: La vita di Senofonte, come si è visto, si presenta come quella di un uomo d’azione e, in certi momenti e sotto certi aspetti, di un avventuriero. Cionondimeno la sua produzione letteraria, interamente conservata fu ampia, oltreché varia per forma e contenuto: Quattro opere maggiori in più libri (Anabasi, Elleniche, Ciropedia, Memorabili) e una decina di opuscoli in un libro solo, in qualche caso molto breve. L’opera che rientra propriamente nella storiografia è una sola, le Elleniche, una storia generale della Grecia dal 411 al 362 a.C. La Ciropedia è, a prima vista, la biografia di un personaggio storico, Ciro il Vecchio, dall’infanzia fino alla sua morte. L’autore però non si propone tanto una ricostruzione accurata dei fatti, per la quale non avrebbe avuto del resto i materiali necessari, quanto di disegnare la figura del perfetto monarca. Le opere filosofiche di Senofonte ruotano tutte intorno a Socrate: i Memorabili, l’Apologia e il Simposio sono rispettivamente le sue massime, la difesa di Socrate in tribunale e un dialogo intorno all’amore. L’Anabasi è il racconto della guerra di Ciro il Giovane contro il fratello Artaserse 2. Senofonte per conferire alla sua opera una patente di obbiettività, scrisse in terza persona e si valse di uno pseudonimo, Temistogene di Siracusa. La critica: L’ammirazione degli antichi per Senofonte fu incondizionata: scrittori greci e romani lo citano, lo elogiano, lo imitano; lo si legge a scuola e fuori dalla scuola; per i greci dell’età ellenistica è la "Musa" o l’ "ape attica" Cicerone ribadisce che il suo stile è melle dulcior e Quintiliano parla di una "piacevolezza spontanea, che nessuna affettazione potrebbe riprodurre". La critica moderna, invece, è più riservata e i giudizi, anche sullo stile, talora ingiustamente riduttivi. Senofonte visse in un’epoca di giganti. Nello storiografia il confronto con Tucidide lo schiaccia e in filosofia un confronto con un altro discepolo di Socrate, Platone, non è nemmeno proponibile. Non è un gigante, Senofonte, ma un uomo sì: con un carattere fiero e indipendente, con molte idee in politica, con molti interessi e curiosità e, infine, con una buona dose di talento. Senza l’attitudine di attrarre sempre il lettore, non avrebbe lasciato opere destinate a durare nel tempo. In vita Senofonte dovette essere una personalità affascinante. L’antica biografia riporta un dato che per i greci non era certo privo di importanza: fu riservato e di eccezionale bellezza. Si osservi che, prima ancora che alla bellezza fisica, alla parola aidos che è qualcosa di più della riservatezza, diremmo un "contegno nobilmente riguardoso e discreto". Ora, il fascino che ancor oggi Senofonte esercita mediante la sua prosa è quello di una bellezza senza ostentazioni.

La vita di Senofonte

02 Senofonte §

Senofonte, ateniese nato intorno al 440 o al 340, apparteneva verosimilmente alla classe agiata dei cavalieri proprietati terrieri. La sua educazione fu sofistica, ma determinante fu l’influenza di Socrate. Nel 401, in Grecia furono assoldati 10 mila mercenari per conto di Ciro, fratello del re persiano, e Senofonte si arruolo. L’obiettivo dell’impresa era quella di detronizzare Arteserse in favore di Ciro. Nella battaglia di Cunassa dopo la morte di Ciro e di Clearco, il comandante dell’esercito peloponnesiaco, a Senofonte tocco il comando della ritirata dei Diecimila. Si tratta della lunga marcia di ritorno narrata nell’Anabasi. La partecipazione alla spedizione, comandata dagli spartani, o la amicizia con il re spartano Agesilao e l’aver combattuto contro Atene a Coronea nel 394 probabilmente furono tra le cause del suo esilio da Atene. Ma non si devono escludere motivi politici e/o giudiziari antecedenti all’arruolamento nei Diecimila che adombrano contiguità con i trenta. Ma la scelta di fare la guerra poteva essere in relazione al legame con il ceto dei cavalieri, non dimenticando il generale impoverimento dei ceti agrari dopo la fine della gruerra del Peloponneso. L’amicizia con il re spartano Agesilao gli procuro la prossenia ed una proprietà a Scillunte, località della Trifilia e gravitante nell’orbita spartana. Qui soggiorno per 20 anni, occupandosi dell’amministrazione della sua proprietà e dedicandosi alla stesura di alcune opere in compagnia della moglie e dei figli, Grillo e Diodoro. La sconfitta degli spartani a Leuttra riporto Scillunte sotto l’Elide, Senofonte dovette abbandonare la sua proprietà per trasferirsi a Corinto. In seguito al riavvicinamento tra Sparta ed Atene, gli venne revocato l’esilio, ma secondo Diogene laerzio, continuo a vivere a Corinto e, a parte qualche breve visita ad Atene, vi mori. Tuttavia in questo periodo, nelle sue opere, si nota un certo avvicinamento alla città natale. Inoltre i figli di Senofonte, combatterono a Mantinea nella cavalleria ateniese. Grillo mori in battaglia, e ad Atene gli furono tributati molti onori: Aristotele gli dedico un dialogo “Sulla retorica o Grillo”. Secondo Diogene L., citando Aristotele, la commemorazione era del figlio era un omaggio al padre. Se cosi fosse, Senofonte é da considerare una figura che godeva di grande prestigio nell’Atene degli anni intorno al 360.

Le opere

Le opere vengono catalogate in 4 tratti narrativi:

opere socratiche opere storiche opere di argomento teorico e politico opere tecniche e didascaliche

03 Gli scritti socratici raccolgono le testimonianze e i ricordi di S §

Gli scritti socratici raccolgono le testimonianze e i ricordi di S. dell’insegnamento di Socrate. Le opere storiche sono : l’Anabasi in 7 libri dove narra la spedizione dei 10 mila mercenari greci ingaggiati da Ciro; il titolo signfica “ascesa”, in riferimento alla marcia di penetrazione dalla costa verso l’interno dell’Asia Minore, in particolare quando S. prende il comando della ritirata; l’opuscolo sulla Costituzione di Sparta, si propone di descrivere la costituzione di Licurgo, dalla forma di vita alla educazione spartana; la Ciropedia, in 8 libri, ha come soggetto Ciro; lo Ieorone é il dialogo tra il tiranno di Siracusa e il poeta Simonide sulla tirannide; l’Agesilao, rassegna sistematica delle virtu del re spartano. Altre opere nell’Arte della caccia, l’Arte equestre, il Comandante di cavalleria, l’Economico e le Entrate.

Le Elleniche

04 Problema della critica moderna definire in primo luogo… §

Problema della critica moderna definire in primo luogo modalità e tempi di composizione. I problemi sono attinenti all’unità compositiva, allo scopo di verificare se la narrazione é stata continua per interesse, metodo e stile, o se da una successione di sezioni narrative redatte in tempi differenti, o, ancora, se da un nocciolo base si sia gradualmente accresciuto fino a svilupparsi in una storia degli avvenimenti della Grecia dal 411 al 362. Fasi differenti di composizione dovute a cesure, variazioni di stile. Secondo la storiografia tedesca dell’800: - Senofonte aderisce al programma e metodo espositivo tucidideo (II,3,9), fine della sezione che porta a compimento la storia della guerra del Peloponneso, e dovrebbe essere la parte piu antica dell’opera redatta nel 390 ca., gli altri volumi (II,3,11 – VII,5,27) composti tra il 358 e il 365; - la “prefazio” (IV,8,1) che precede la narrazione della guerra di Corinto “passiamo ora a descrivere le operazioni svoltesi sul mare o nelle città costiere ....”, questa guerra é altresi conclusa da una annotazione (V,2,1) “la situazione in Grecia si era risolta a favore di Sparta ...” che segnala il passaggio ad una nuova fase nel sistema delle egemonie in Grecia; Tutte queste indicazioni sembrano segnalare segmenti di storia redatti in momenti diversi. Si è anche pensato ad una redazione piu antica nei libri III-IV o III-V,1,35 (384-380) poiché presenta caratteri autobiografici come continuazione dell’Anabasi fino alla conclusione delle campagne militari alle quali Senofonte partecipo con Agesilao. I libri I-II compiuti dopo il 375, mentre il V,VI,VII tra gli anni 358-355. Elleniche come continuazione dell’Anabasi e dell’Agesilao per dare risposte ad alcuni problemi di ordine storico sorti durante la stesura dell’Agesilao: se cosi fosse la data della morte del re (360) diventerebbe il punto di riferimento per la data di composizione.

05 Per tutti questi elementi l’opinione piu accreditata ritiene… §

Per tutti questi elementi l’opinione piu accreditata ritiene le Elleniche composte nell’arco di tempo racchiuso tra la battaglia di Mantinea (362) e le Entrate.

Titolo e contenuto

06 L’Elleniche iniziano con la battaglia navale di Abido… §

L’Elleniche iniziano con la battaglia navale di Abido (I,1,8) (fine estate 411), ricollegandosi direttamente con l’opera di Tucidide, iniziando la narrazione con un brusco esordio “in seguito”; la storia completa la guerra del Peloponneso (fino a II,3,9) e continua con la storia dei greci fino alla battaglia di Mantinea nel 362. Il titolo Helleniká (affari della Grecia) é posteriore (introdotto in età Alessandrina), anche la suddivisione in 7 libri non é originale. I temi principali sono:

07 I-II fine della guerra del Peloponneso (Atene) II… §

I-II fine della guerra del Peloponneso (Atene) II storia interna di Atene (Atene) III-IV campagna d’Asia (Sparta) III-IV-V guerra di Corinto (Sparta) V apogeo dell’egemonia spartana (Sparta) V-VI declino dell’egemonia spartana e battaglia di Leuttra (Poleis minori) VI-VII da Leuttra a Mantinea (Poleis minori).

08 I primi due libri si occupano della storia di Atene §

I primi due libri si occupano della storia di Atene, dal III il soggetto é Sparta, negli ultimi due libri Sparta deve dividere la narrazione con la storia delle potenze minori del Peloponneso e la ripresa ateniese. L’esposizione evenemenziale (che si limita a studiare i singoli avvenimenti) è accompagnata da un costante slittamento verso i personaggi che di volta in volta costituiscono o sono presentanti come i protagonisti degli avvenimenti, non di rado con il chiaro intento di proporli al lettore come modelli di condotta, sovrapponendo al racconto storico finalità paradigmatiche (modelli di riferimento). Sul filone narrativo principale si innestano digressioni aneddotiche che sembrano indulgere al gusto del particolare e che, soprattutto nella sezione centrale, risentono di compenti autobiografiche. L’esperienza personale e la contemporaneità dell’opera con il punto storico conferiscono alla narrazione ora una dimensione memorialistica, ora il sapore dell’attualità cronachistica proposta dal testimone oculare. In qualche caso gli avvenimenti non sono affidati alla descrizione, ma rappresentati attraverso le emozioni che sucitano in quanti ne sono coinvolti.

09 Divisione dell’esposizione evenemenziale §

Divisione dell’esposizione evenemenziale: ?

10 Gli avvenimenti rappresentati attraverso le emozioni §

Gli avvenimenti rappresentati attraverso le emozioni, vedi il lamento degli ateniesi dopo Egospotami “corse dal Pireo e per le lunghe mura fino alla città, dove gli abitanti si passavano la notizia l’un l’altro”.

11 Giudizio morale §

Giudizio morale, vedi politica repressiva di Atene sugli alleati “quella notte nessuno dormi; tutti piangevano non solo i caduti, ma ancora di piu se stessi, prevedendo di dovere subire la sorte che gli ateniesi avevano inflitto agli abitanti di Melo,....”.

12 La storia degli avvenimenti raccontata attraverso i personaggi §

La storia degli avvenimenti raccontata attraverso i personaggi, vedi la storia del regime tirannico dei Trenta rivista attraverso l’opposizione di Teramene (II,3,15-56): Teramene dice a Crizia “Poiché sia io che tu abbiamo fatto e detto molto per riuscire graditi alla città ... se poi, per il fatto di essere in trenta e non uno solo, ritieni in qualche modo di minor conto usare questa magistratura come una tirannide, sei ingenuo ... mi è possibile constatare che conseguiamo due risultati completamente antitetici: da un lato instauriamo un governo forte, ma, al stesso tempo, piu debole di quanti lo subiscono”.

13 I discorsi dei personaggi protagonisti degli avvenimenti §

I discorsi dei personaggi protagonisti degli avvenimenti, vedi i discorsi di Trasibulo (II,4,13-17) e Cleocrito (II,4,20-22), discorsi relativi agli avvenimenti dello scontro tra i democratici e i Trenta.

14 Intenzione didattica §

Intenzione didattica, vedi il commento alla morte di Teleutias nell’attacco a Olinto (V,3,7): Teleutias cadde combattendo sul campo “Episodi come questi, a mio parere, hanno la funzione di offrire questo insegnamento agli uomini, che non bisogna infliggere punizioni trascinati dalla collera, neppure se si tratta di punire uno schiavo. Spesso, infatti, agendo sotto l’impulso dell’ira, i padroni subiscono mali peggiori di quelli che hanno inflitto; ma quando si tratta di assalire il nemico, cedere ad impulsi d’ira, anziché agire con riflessione, è un errore imperdonabile. L’ira è infatti impulsiva, mentre con l’uso della ragione è possibile trovare il modo di evitare danni a se stessi e colpire, al contrario, l’avversario”.

15 Per i motivi sopra citati riporta ad una… §

Per i motivi sopra citati riporta ad una mancanza di unità espositiva (al contrario di Tucidide), l’analisi storica e politica di Senofonte è stata subordinata a porre in evidenza aspetti di ordine moralistico e a dare risposte a finalità didattiche (storia come insegnamento). Storia paradigmatica di carattere filosofico. Il carattere frammentario della narrazione interroga se sia possibile rintracciare un programma unitario per un progetto storico di scrivere una storia della Grecia. Nello schema di sviluppo sono riconoscibili una sequenza di avvenimenti che vanno dalla fine della guerra del Pel. (a), l’avvento e la caduta dei trenta (b) egemonia di Sparta (c), frammenti di storia del Pel. (d), rispettivamente i soggetti sono storia di Atene (a+b – l.I-II), storia di Sparta (c – l.III-IV), storia delle potenze minori del Pel. (d – l.V-VI). Non c’è un proemio (introduzione ad un opera) dovuto alla continuazione di Tucidide. La “prefazione” (IV,8,1) che precede la narrazione della guerra di Corinto “passiamo ora a descrivere le operazioni svoltesi sul mare o nelle città costiere, anche se l’esposizione si limiterà a riferire gli avvenimenti piu meritevoli di memoria, tacendo quelli che non ne sono degni”, é una cesura narrativa, é stata messa in relazione con (V,2,1) “la situazione in Grecia si era risolta a favore di Sparta ...” che segnala l’inizio e la fine di un nucleo narrativo relativo a Sparta; oppure, la cesura, indica un cambiamento di stile narrativo, estensibile poi agli altri libri.

16 Il ricongiungimento diretto con la storia Tucididea priva le Ell §

Il ricongiungimento diretto con la storia Tucididea priva le Ell. di un proemio programmatico, non appare priva di fondamento l’ipotesi di questa assenza a un criterio storiografico, in quanto una enunciazione programmatica è inserita a metà dell’opera (IV-8,1). La presenza di questa prefazione e un chiaro segnale di cesura narrativa, sia che venga accettata o respinta la coincidenza con dislocazioni cronologiche della composizione. E’ stata messa in relazione con il successivo stacco (V,2,1), per circoscrivere l’apertura e la chiusura di un nucleo narrativo imperniato sui successi militari e diplomatici di Sparta, e puo anche comunicare al lettore un cambiamento di indirizzo storiografico “selezionare cio che é degno di essere raccontato” (to axiologon). L’indicazione di narrare “to axiólogon” è fondato sull’essenzialità, omogeneo nella formulazione teorica, ma giocato su piu registri nella sua utilizzazione, potendo svolgere funzione di legittimazione politica, di paradigma storico e morale, e suscettibile di adattarsi a eventi e a persone. In relazione alla guerra di Corinto, è storia dei rapporti di potenza attraverso la visione spartocentrica degli avvenimenti, per trasformarsi in storia delle potenze minori esemplificate dalla storia della città di Fliunte (VII,2,1-23), trasformazione ma non cambiamento di programma. La scelta di usare in chiave paradigmatica questa città del Pel. illustra il contrasto tra grandi e piccole potenze. Il lungo excursus su Fliunte appare preparato in precedenti sezioni: l’assalto di Ificrate (IV,4,15); i contrasti interni tra aristocratici e democratici (V,2,8-19, 3,10-17); l’assedio di Agesilao (V,3,21-25). Tramite Fliunte la storia delle piccole potenze del Pel. segue un intinerario parallelo alla storia della città egemone che inizia prima del libro VII e la frammentarietà risulta piu attenuata se valutata nell’ottica di una storia paradigmatica (modello di riferimento). La categoria assiologica (secondo un criterio/modello di giudizio?) è utilizzata dall’inclinazione moralistica dell’autore, cio vale a giustificare il ricordo delle parole di Teramene (II,3,56) in punto di morte, e lo stratagemma del costruttore di macchine belliche (II,4,27), e l’espressione di riconoscenza delle truppe riservata al momento del commiato a Teleutias (V,1,4). Nella costruzione storica delle Ell. si sovrappongono: macro e microstoria; storia evenemenziale (si limita a studiare i singoli avvenimenti); storie personali, tutte confluite dal criterio dello axiologon. La storia delle Ell. va decodificata nei differenti livelli narrativi e nelle intersecazioni di un materiale cosi diverso che producono il risultato di una narrazione frammentaria e dispersiva. L’abbondanza di informazioni, ottenute da esperienze vissute e conoscenza orali, contribuiscono ad accrescere l’impressione di disordine espositivo. Il progetto di raccontare cio che é degno assicura unità di intenti.

Le Elleniche e il sistema internazionale

17 Con la pace del re (386) termina la guerra di Corinto (V,1,31) §

Con la pace del re (386) termina la guerra di Corinto (V,1,31). A partire da adesso un nuovo ordine internazionale tra le poleis “grandi e piccole”, dovuto alle condizioni di pace, viene applicato: tutte le poleis grandi e piccole vengono equiparate (autonomia a tutti) cambiando le regole dei rapporti interstatali, vincolando tutti gli stati ellenici a rispettare l’autonomia di ogni singolo stato indipendentemente dalla sua forma di governo. Il trattato prevedeva la dissoluzione di tutte le alleanze (paritarie o egemoniali) non conformi a questi principio. Senofonte (V,1,36) informa che questa pace fu un successo spartano, perché Sparta si faceva garante della sua applicazione. Per questo si veda il sinecismo di Mantinea (V,2,2-7). Senofonte mostra sensibilità alla stabilità e all’equilibrio del sistema internazionale dopo la pace del re: é l’unico tra gli storici che ne riporta il testo completo. Sen. menzionerà con regolarità le successive “paci generali”, vedi (VI,5,1) conferenza di Atene dopo Leuttra, mentre prima del 386 non aveva menzionato la conferenza di Sparta (391). Per Sen. il rispetto dell’autonomia delle poleis costituisce il cardine della convivenza interellenica; sarà proprio il mancato rispetto di questa da parte di Sparta (interventi a Mantinea, Fliunte, Olinto e all’occupazione della Cadmea di Tebe), la causa del distacco di Sen. dall’operato del governo spartano, anche per dissociare l’amico re Agesilao (V,2,3) dalla scelte del governo lacedemone. Se il programma di liberazione delle città d’Asia portato avanti da Dercilida prima (III,1,20) e Agesilao poi (III,4,5, 4,25), prima del 386 voluto dalle autorità centrali ed in sintonia con la posteriore formalizzazione internazionale, dopo quella data ecco la rottura con quella politica. L’equiparazione delle piccole e grandi potenze nel rispetto dell’autonomia delle poleis permette di assegnare uno spessore piu circonstanziato al criterio assiologico evidenziato attraverso la storia paradigmatica di Fliunte (VII,2,1-3,1). Nonostante patenti riminiscenze letterarie erodotee, forse anche attraverso la mediazione di Tucidide, la categoria interpretativa del to axiologon discende dalle novità introdotte nell’ordine internazionale delle Paci generali e conclude una linea espositiva coerente ed unitaria, che è possibile seguire da V,2,1 attraverso il libro VI fino alla fine, e all’interno della quale le koinai eirenai funzionano da subscansioni cronologiche per allacciare segmenti di storia delle relazioni interstatali.

18 Questo non deve impedire di riconoscere che dal… §

Questo non deve impedire di riconoscere che dal medesimo passaggio fino al V,3 le Ell. espongono piu esplicitamente l’egemonia spartana, in quanto egemonia piu duratura perchè terrestre, raggiungendo l’apice nel 379 “tutto induceva a ritenere che il potere di Sparta fosse consolidato in maniera definitiva su basi salde e incrollabili” (V,3,27). E’ la prima volta che Sen. allude in forma diretta alla potenza di Sparta. Il libro V,3 si chiude con l’apogeo dell’egemonia spartana, il libro IV si apre con il suo declino. Una mancanza di coerenza si puo riconoscere negli ultimi 2 libri, tra l’oscillazione a condividere i principi della pace del Re e il progetto sull’egemonia duale, cioè la spartizione del dominio tra Sparta e Atene.

19 Le Elleniche documentano la rete dei contatti personali (xenia §

Le Elleniche documentano la rete dei contatti personali (xenia, proxenia, philia) usati per rafforzare o contrastare le iniziative ufficiali degli stati, i quali danno spiegazione ai fatti storici. Agesilao non attacco Fliunte (V,3,13) perché sia lui che il padre, Archidamo, erano legati dall’ospitalità ad alcuni esuli di Fliunte. Ancora Agisilao chiese di essere dispensato dal comando della spedizione a Mantinea (V,2,3) in memoria dell’aiuto dato dagli abitanti al padre Archidamo all’epoca delle guerre messeniche. Sen. rimarca, invece, il differente comportamento tenuto da Agesipoli (V,2,3) verso Mantinea, nonostante quest’ultimi erano legati, al padre suo Pausania quando era in vita, da rapporti di amicizia. Altri esempi: (VI,1,4) la prossenia conferita da Sparta a Polidamante di Farsalo, e all’ateniese Callia (V,4,22); legami di amizia tra gli spartani e il padre di Giasone di Fere (VI,4,24); la xenia di Agesilao con il figlio di Farnabazo (IV,1,39-10); il processo ad Ismenia (V,2,35) per i suoi legami di ospitalità con i persiani, denunciati come atteggiamento filobarbaro. Le Elleniche e la storia regionale

20 La narrazione della storia regionale e storia dei… §

La narrazione della storia regionale e storia dei rapporti di egemonia si incrociano. La guerra di Corinto (III,5,1) fu causata da problemi frontalieri tra i locresi e i focesi “mentre Agesilao con le truppe spartane era in Asia Minore, il persiano Titrauste consegno al Timocrate di Rodi oro da distribuire alle città della Grecia, Tebe, Corinto, Argo, gli ateniesi non ricevettero denaro ma si schierarono con alleati [in funzione antispartana]; Tebe spinse i locresi ad invadere una regione di confine contesa con i focesi, la reazione focese non si fece attendere ed invasero a loro volta la locride: i locresi chiesero auito ai tebani e i focesi agli spartani: siamo alla guerra”. Le conseguenza della guerra di Corinto furono sconvolgimenti politici e territoriali come il sinecismo di Corinto in Argo (IV,4,6) e il diecismo di Mantinea (V,2,5). Caratteristiche di questi due episodi sono l’interesse personale e la conoscenza diretta dell’autore degli avvenimenti del sinecismo di Corinto in Argo, e il primo distacco dalla politica spartana nel diecismo di Mantinea. La descrizione del particolare come la tecnica d’assedio a Mantinea e l’abbattimento dei cippi di confine tra Corinto e Argo, fa si che la trasformazione in atto nel Peloponneso risulti meno chiara. Qualche contraddizione viene rilevata sul caso di Mantinea, dopo qualche perplessità per l’attacco spartano, ecco la giustificazione su questa operazione “all’inizio gli abitanti non accolsero con favore la trasformazione ... ma dopo si resero conto dei vantaggi dal fatto che i proprietari terrieri potevano vivere piu vicino alle loro terre ... e gli abitanti parteciparono piu attivamente alle spedizioni militari che non durante il periodo democratico”.

21 Frammenti di storia beotica sono nei libri III-V §

Frammenti di storia beotica sono nei libri III-V, come il processo a Ismenia e all’occupazione della Cadmea (V,2,32-36) ad opera degli spartani; o l’episodio offensivo nei confronto di Agesilao (III,4,4) per avergli impedito di finire i sacrifici; o attriti tra Sparta e Tebe (III,5,5), quest’ultima si era rifiutata di partecipare alla campagna d’Asia (III,9,5) e inoltre aveva convinto Corinto di fare altrettanto; dalla proposta di Tebe e Corinto di distruggere Atene, dopo la capitolazione, peraltro respinta da Sparta (II,2,18) e dall’aver concesso appoggio agli esuli democratici (II,4,1).

22 Nei libri VI-VII troviamo importanti informazioni di storia Arcade §

Nei libri VI-VII troviamo importanti informazioni di storia Arcade, meno la fondazione di Megalopoli e dello stato federale degli arcadi. Sen. conosce molto bene i motivi delle tensioni interne, relative alla necessità di unificare i vari cantoni e poleis arcadi in stato unitario; descrive il discorso di Licomede (VII,1,23) sulla rivendicazione degli arcadi ad avere uno stato per affinità di stirpe ed in ragione dell’occupazione del territorio da tempi antichissimi, e di esercitare un’egemonia sul Peloponneso in contrapposizione agli invasori “spartani”. Relativamente a questa circostanza pone l’interrogativo da dove Sen. ha appreso le fonti, forse da materiale locale, e attesta di avere compreso l’importanza di questo nuovo stato nei rapporti regionali e internazionali dagli anni tra il 369 (dopo Leuttra) e il 362.

23 Ancora l’interesse per la Grecia settentrionale narrando i… §

Ancora l’interesse per la Grecia settentrionale narrando i fatti della Tessaglia illustrate da Polidamante di Farsalo (VI,1,2-16) e dalla esposizione di avvenimenti della Calcidica da parte di Cligene di Acanto a Sparta (V,2,12-19), anticipa lo spostamento del baricentro politico nel nord della Grecia. Se da un lato Sen. espone le vicende spartane nel nord della Grecia per mantenere il controllo, dall’altro mostra disattenzione della politica spartana in quella parte della Grecia, politica piu articolata, secondo altre fonti (Diodoro), come ad esempio l’intervento in aiuto dei molossi contro gli illiri. Altra discordanza con Diodoro concerne la richiesta di aiuto per la guerra di Olinto, di Acanto e di Apollonia (V,2,11-24) per Sen., del re Aminta di Macedonia per Diodoro.

24 Il quadro generale del policentrismo del IV secolo §

Il quadro generale del policentrismo del IV secolo, con la disgregazione e la ricomposizione degli equilibri internazionali, nei rapporti di alleanza, della nascita di nuove potenze e del declino di potenze consolidate, contrasta con una narrazione lineare finendo alla dispersione narrativa. Anche per questi motivi Sen. non puo essere paragonato a Tucidide. La storia del IV secolo non é bipolare ma é la somma di storie locali e particolari.

Selettività narrativa

25 Diodoro e Sen §

Diodoro e Sen. sono le due fonti che narrano le vicende della Grecia nel IV secolo. Nelle Elleniche sono state riscontrati dei vuoti narrativi. Critica moderna: - mancanza di informazioni - mancanza di interesse - mancanza di comprensione storica - faziosità di Sen. con l’obiettivo di scrivere una storia incompleta. La critica piu recente ha individuato i motivi dei vuoti nell’esigenza di raccontare le vicende dei temi principali: completamento di Tucidide sul versante orientale della guerra del Pel., Atene, egemonia di Sparta, storia delle città del Pel.

26 Elleniche di Ossirinco §

Elleniche di Ossirinco: alla guerra decelea Sen. antepone le vicende del settore orientale del conflitto, non scorretta se si pensa alle conseguenze sul conflitto dell’alleanza tra la Persia e Sparta. Storia della costituzione ateniese di Aristotele: Sen. non si sofferma a ricostruire i rivolgimenti costituzionali e le lotte politiche, ma il racconto si coagula intorno ai processi, quello della democrazia contro i generali ritenuti responsabili della perdita della flotta e quello di Crizia contro Teramene, usando i protagonisti per chiari intenti moralistici. Altre fonti pro-ateniesi minimizzano l’intervento spartano nella guerra civile ateniese, con l’intenzione di coprire l’appoggio militare spartano chiesto ed ottenuto dagli oligarchi, l’intervento di Lisandro al Pireo é taciuto, volendo coprire le connessioni di Sparta con gli oligarchi, per giustificare la guerra civile tutta ateniese o per esprimere in termini di rivolta contro l’egemonia spartana.

27 Ma la storia interna di Sparta é nascosta… §

Ma la storia interna di Sparta é nascosta dalle operazioni militari forse per nascondere i dissidi interni. Tuttavia il tradimento di Cinadone (III,3,4-11) non viene omesso, di cui Sen. é l’unica fonte, cosiderando pero’ la tradizionale segretezza degli spartani a dare informazioni sulle sue decisioni. Ancora da questo episodio si apprende dell’esistenza di un’assemblea ristretta (III,3,8), peraltro non convocata in questa circostanza. Sen., anche se meno esplicitamente di Diodoro, non nasconde la politica egemonica di Sparta, dopo la pace del re, nei confronti delle poleis greche, denunciando l’attentato dei lacedemoni all’autonomia delle città piccole e grandi come l’occupazione della Cadmea di Tebe (V,4,1) e nella critica all’operato spartano fatta pronunciare dall’ateniese Autocle nella conferenza di Sparta (VI,3,7). Di conseguenza non vi é nessun elemento che faccia pensare esclusioni di narrazione per la sua simpatia verso Sparta, ma piuttosto i criteri di selezione rispondono sia all’essenzialità di cio che ha senso essere narrato, sia all’inclinazione di illuminare sul significato morale di un evento e di disegnare un ritratto psicologico dei suoi protagonisti. Per contro vi sono omissioni che sfuggono ad ogni ragionamento: la vittoria importantissima di Cnido (494) ad opera dell’ateniese Conone, “che rimise Atene sul mare”, che concluse l’egemona spartana sul mare e che liberava la Grecia dalla egemonia di Sparta; e la nascita della seconda lega marittima (378-377) grazie alla quale Atene riprendeva il ruolo di potenza marittima. Di queste omissioni sono state date molte spiegazioni: mancanza di informazioni (era lontano da Atene); politiche – filolaconismo di Sen (alcuni alleati della nuova lega erano ex-alleati di Sparta); programmatiche, in quel periodo la narrazione era occupata dalle campagne militari di Agesilao in Beozia (V,4,35-41, 47-59). Tuttavia Sen. conosce la seconda lega navale, e non poteva pensare che fosse un fatto secondario anche all’inizio, ne riferisce nelle ambizioni di Giasone (V,1,10) a sostituirsi ad Atene sul mare, e del progetto di egemonia duale (VI,3,14-17), Atene sul mare, Sparta terrestre. La parzialità si manifesta anche da come presenta l’egemonia tebana. Il primato di Tebe dopo la battaglia di Leuttra é sottoesposto. La distruzione di Platea, antica amica di Atene, viene solo menzionata indirettamente attraverso la disapprovazione di Atene alla spinta egemonica tebana: stupisce per il fatto che Sen. ha sempre dimostrato sensibilità verso le aggressioni delle piccole poleis da parte delle grandi. La sottoesposizione dei fatti tebani dal 404 al 382 nei libri III-V puo essere cosi spiegata: la volontà di lasciare in ombra la potenza che era stata la responsabile della caduta di Sparta; la critica della politica estera in contrasto con i valori delle paci generali; ostacolo nella realizzazione dell’egemonia duale (Sparta e Atene). Le prime 3 invasioni del Pel. (VI,5,25;VII,1,15-17, 1,42) vengono declassate ad incursioni a scopo di bottino, spostando l’attenzione sulle emozioni delle vicende da Tebe e ai suoi alleati a Sparta. Il silenzio sulle conseguenze del primato tebano, nascita dello stato arcade incluso il sicecismo di Megalopoli e la rinascita dello stato della Messenia, che ridisegnano il panorama poltico del Pel., è sconcertante. Complessivamente, esclusioni e omissioni possono considerarsi espressione di un intervento critico che configura la selezione come criterio di interpretazione del fatto storico, simmetricamente speculare al principio di affidare alla narrazione storica “cio che è degno di essere raccontato”.

I Protagonisti

28 Le scelta dei protagonisti é stata effettuata per raccontare §

Le scelta dei protagonisti é stata effettuata per raccontare, attraverso loro, gli avvenimenti e qualche volta per perfezionare il quadro storico. In due circostanze l’axiologon é applicata a due personaggi, Teramene (II,3,56) e un’anomino costruttore di apparecchiature belliche (II,4,27), nel secondo caso Sen. dimostra di non dare priorità a personaggi superiori per rango, e la disposizione ha seguire personalità in un lungo arco di tempo (Teramene) perchè la loro azione si intreccia allo sviluppo degli eventi, e figure circoscritte a frammanti narrativi (anonimo). Qualche volta è il paradigma negativo, accompagnato dal giudizio dell’autore, a fornire le coordinate morali del racconto, di modo che in relazione ai personaggi il criterio che ispira la selettività puo interagire con finalità didiscaliche. Nella sezione ateniese e spartana emergono i profili di Teramene e Agesilao. Teramene è presentato in maniera contraddittoria, ambiguo nel disastro delle Arginuse (I,7,4-8, 31), protagonista, contrapposto a Crizia, durante il processo (II,3,23-6) che lo vede condannato a morte. In questa circostanza i due personaggi acquistano risalto nella contrapposizione, Teramene per le capacità oratorie, Crizia per la complessità della sua esperienza intellettuale (II,3,24-34, 35-49). Il criterio di esclusione investe l’attività militare che vede Atene sconfiggere piu volte Sparta è nascosta. Il basso profilo del personaggio (II,2,3-12) nelle trattative antecedenti la caduta di Atene, é in contrapposizione ad altre fonti che descrivono l’abilità e la destrezza con cui riesce a evitare condizioni troppo onerose per la capitolazione di Atene. Sen. non dimentica di evidenziare il trasformismo politico di Teramene, era soprannominato “il coturno” cioè “dal cambiamento facile” (II,3,31, 3,47), ma non cosi negativo come viene descritto da Lisia personalmente coinvolto con i fuoriusciti democratici, ma anche lontano dall’opinione che la storiografia del IV secolo concorre a creare il mito di Teramene, che presenta il personaggio superiore anche a Pericle. Il profilo di Crizia é affidato alle parole che l’oratore pronuncia nel processo a Teramene. Crizia non viene desritto cosi negativo come nelle Memorie Socratiche. Il discorso (II,3,24-27) di Crizia é sulle sue idee politiche: rifiuto della democrazia; costruzione di un nuovo ordinamento, reso possibile dall’accordo con Sparta; la legittimità dell’eliminazione fisica degli avversari, tra cui Teramene. Per ben due volte Sen. (II,3,16, 4,1), la prima per bocca di Crizia, definisce tirannico il regime dei trenta, riassumendo, secondo gli ateniesi, le caratteristiche che un governo tirannico, in contrasto con la democrazia, deve avere: l’occupazione del potere da parte di un élite ristretta; il restringimento del corpo civico, l’ordinamento gerarchico dell’apparato amministrativo. La contestazione per questo tipo di governo illegale, privo del consenso popolare puo portare solo alla violenza come nel caso della condanna a morte di Teramene. All’interno della storia spartana il personaggio del re Agesilao é posto in risalto, dall’ascesa al trono fino ai primi contrasti con Tebe, passando dalla campagna d’Asia (libri III-V). L’elogio ad Agesilao va visto sia nella sua personale amicizia sia nella condivisione dei valori della tradizione spartana: buon sovrano, abile comandante in guerra, rispettoso della tradizioni nei rituali prima e dopo la battaglia. A fianco del re ci sono personaggi minori come Tibrone, Dercilida, Callicratida e Teleutias che con loro presenza rafforzano la tradizione dell’efficienza e della superiorità militare spartana. La sezione narrativa occupata da Agesilao é quella in cui prevale la visione filospartana degli eventi. La figura di Lisandro invece é negativa. Lisandro con il suo personalismo contrasta con la tradizione ugualitaria spartana; il suo successore Callicratida vince il confronto con Lisandro, in quanto piu vicino alle tradizioni spartane. Tuttavia, Lisandro, con le sue vittorie crea l’egemonia marittima spartana, iniziata con Egospotami, ma il navarca, sospettato anche dal suo governo, ha tendenze troppo personalistiche, intratteneva rapporti con i satrapi ed era oggetto di culto presso alcune città greche microasiatiche. Il confronto con Callicratida non poteva che finire a vantaggio di quest’ultimo, fedele esecutore delle direttive del governo. Nella prospettiva spartocentrica, alcuni importanti personaggi ateniesi sono quasi dimenticati, Conone e Cabria, il primo vincitore a Cnido, Sen. antepone Farnabazo (IV,8,1) come artefice della vittoria (Conone ricevette onori sia in patria che nelle isole liberate), come é taciuto il ruolo di Conone nella rivolta democratica a Rodi (IV,8,20), attestato in altre fonti. Profilo basso anche per Cabria vincitore a Nasso (V,4,61) sugli spartani, Sen. omette persino il nome della località, vittoria memorabile per gli ateniesi. Le personalità di Cabria viene in qualche modo aumentata in un elogio nel libro VI (VI,2,39), quando Sen. si sosta verso Atene. Le vittorie di Ificrate con le innovazione tecniche dei peltasti (IV,4,17) sono giudicate attraverso il disprezzo degli spartani, con una implicito paragone al modello oplitico. La vittoria di Ificrate a Lechaion (VI,5,13-18) é rimossa per concentrasi su Callia che guida l’esercito oplitico. Le spedizioni del Pel. sono paragonate a razzie (IV,3,15-18), e le vittorie conseguite da Ificrate sono succinte nel “Ificrate passava di vittoria in vittoria” (IV,5,19). L’apprezzamento per la spedizione navale in soccorso di Corcyra (IV,2,27-32) é dovuta all’incapacità del navarco spartano Mnasippo, e va letta con la visione atenizzante (IV,2,4-26), come nell’elogio a Cabria, Per i protagonisti di Tebe vanno fatte le stesse osservazioni. Sen. é attento a seguire l’operato di Ismenia e del suo avversario Leontiade. Ismenia entra nell’Elleniche (III,5,1) come tra i destinatari dell’oro persiano; Ismenia azioni destabilizzanti in funzione antispartana, riuscendo a disimpegnare alcune poleis dalla campagna d’Asia, e provocando il conflitto locale tra focesi e locresi, che nel 396 avrebbero dato vita alla coalizione antispartana nella guerra di Corinto (lo scopo era di provocare l’intervento spartano). Per queste ragioni verrà condannato a morte dagli spartani (V,2,35) e dagli oligarchi tebani nella figura principale di Leontiade, la cui sottomissione stupirà anche Sen. (V,2,36). Con la crescita della potenza di Tebe, iniziata dopo la liberazione della Cadmea (V,4,1-19), inizia l’esclusione dei suoi personaggi. Uno dei personaggi della liberazione della Cadmea, Pelopida, é ignorato, menzionato solo come capo della delegazione tebana presso il Gran Re (VII,1,33), il suo ruolo diplomatico si ricava da una notizia di storia ateniese (VII,1,38). Un altro personaggio conosciuto é assolutamente rimosso, Epaminonda, il fautore della vittoria tebana a Leuttra (VI,4-15). Pag. 50-51-52 parlano dei libri VI-VII.

I Discorsi

29 Insieme agli avvenimenti e i personaggi §

Insieme agli avvenimenti e i personaggi, i discorsi sono protagonisti nella narrazione. Le figure a cui Sen. fa pronunciare i discorsi sono esponenti politici, militari, diplomatici a volte anche anonimi. Gli argomenti affrontano temi come la pace, la giustizia, la guerra, le forme di potere e commentano o spiegano l’evento e introducono il giudizio dell’autore. I discorsi possono essere sintetizzati in tre livelli speculativi: attinenti alla registrazione di discorsi effettivamente pronunciati; alla tecnica dell’autore per introdurre l’esplicazione dell’evento; alla caratterizzazione degli attori storici tramite la spiegazione dei loro obiettivi e delle loro aspettative. Mancando di una indicazione programmatica come in Tuc. (I,22,1), non sempre é possibile separare il discorso da quello reale a quello fittizio, tuttavia il discorso è suscettibile di essere utilizzato per disegnare il profilo dei personaggi. I discorsi che Sen. attribuisce a Callicratida (I,6,5, 7,8-11), relativi a temi di politica internazionale, antipersiani, dal riavvicinamento tra Atene e Sparta, nonchè da giudizi morali in merito al disonore della fuga ed evidenziando le qualità morali del navarco (nessun greco sarà ridotto in schivitu), lo pongono nel ruolo di antagonista di Lisandro, per porre quest’ultimo in una luce piu bassa. Nella storia di Atene gli avvenimenti relativi alla restaurazione della democrazia vengono attribuiti a due discorsi di Trasibulo (II,4,13-17 ,4,40-42) con temi retorici come il dolore dell’esilio, la riacquisizione della libertà, degli onori pubblici, della casa e della famiglia. Il discorso di riappacificazione tra le fazioni si ricava attraverso le parole di Cleocrito (II,4,20-22), il programma politico viene nascosto dalle emozioni degli esuli. La figura di Teramene é costruita dai discorsi. La difesa dalle accuse di Crizia (II,3,35-49), mostra l’ideologia democratico-moderata di Teramene che costituiscono il tramite ideologico tra l’autore e le idee del personaggio. A differenza di altri storici, Sen. non mette in evidenza il ruolo politico e diplomatico di Teramene, preferendo concentrarsi sul processo e la condanna a morte, nonostante Sen. conosca bene l’iniziativa terameniana nelle trattative con Sparta in due discorsi, (II,2,16) il primo per far approvare il suo invio a Sparta, il secondo (II,2,22) per riferire le condizioni di pace spartane. Dal confronto con altre fonti, sappiamo che Teramene pronuncio discorsi pubblici in almeno due occasioni: nel dibattito politico (trattative di capitolazione), e in sede giudiziaria (autodifesa). Anche per Agesilao la parola costruisce il personaggio. Oltre a mettere in evidenza le doti morali e militari del re, Sen. inserisce anche frammenti di narrazione sui problemi di politica interna di Sparta. Il discorso dell’ascesa al trono di Agesilao (III,3,2) e il breve dialogo tra Agesilao e Lisandro (III,4,9) mettono in risalto i conflitti di potere a Sparta. I discorsi sulla congiura di Cinadone (III,3,4-11) che turba il primo anno di regno di Agesilao, le parole dell’indovino che rivela al re il complotto, l’interrogatorio degli efori al delatore e il colloquio fra il delatore stesso e Cinadone. Il discorso del delegato tebano (III,5,8-15) mette in evidenza la crescente ostilità verso Sparta nel Peloponneso, contro gli armosti, i decarchi: cioé fa esprimere all’esponente della città tebana l’opinione negativa sul sistema responsabile della disaffezione degli alleati. In generale i discorsi su Sparta mettono in evidenza sia la dimensione politica di Agesilao sia la visione critica delle scelte del governo spartano segnalando le manchevolezze, nonostante i successi militari. Il discorso di Cligene di Acanto (V,2,12-19) é l’occasione per segnalare la minaccia che puo divenire la città di Olinto in una regione, la penisola Calcidica, di grande importanza sia militare, economica e strategica, ma anche l’ozione spartana a difesa delle potenze minore della regione in nome del ruolo di Sparta a difesa della libertà dei greci. Da Pag. 57 riferimenti ai libri VI-VII

Tra Atene e Sparta

30 Nell’Elleniche la preminenza narrativa di Sparta é innegabile §

Nell’Elleniche la preminenza narrativa di Sparta é innegabile, in modo particolare ai successi militari e alla figura di Agesilao. Per questi motivi la critica moderna l’ha denunciato come filospartano, considerando che l’autore ha dedicato altri due scritti a Sparta: la costituzione di Sparta e l’Agesilao. Come si colloca l’interesse per Sparta; il sistema spartano con le componenti di egualitarismo, austerità e autodisciplina, esercito una forte attrazione non solo per Sen. ma per tutti gli intellettuali del suo tempo (Platone, Isocrate). In questa attenzione per Sparta Sen. non esprime una posizione isolata. La rappresenzione di Sparta nelle Ell. non esime dall’introdurre nell’esposizione opinioni critiche o dal menzionare episodi e personaggi che proiettano qualche ombra sulla positività dell’immagine della città. Per questo motivo la nozione di “filolaconismo” dovrebbe essere sostuita con quella di “laconocentrismo”. L’esposizione della congiura di Cinadone, vuol metter in rilievo la divisione della popolazione tra due componenti nemiche (III,3,4-5), gli homoioi e gli esclusi. Il profilo di Sparta per l’autore si delinea nella città ancorata alla sua tradizione dell’oplitismo, dove la sua egemonia deve essere terrestre. In questa ottica, Agesilao, é privilegiato anche per il programma in difesa della tradizione spartana, favorevole al riavvicinamento con Atene. Indicazioni di questa riappacificazione sono i discorsi di Callicratida (I,6,6), il profilo abbassato di Lisandro e la presentazione riduttiva dello scontro navale di Cnido. Nell Ell. l’esperienza marittima di Sparta non coincide con la sua arché, i giudizi sulla supremazia marittima sono severi, in quanto l’arché impone decarchie e armosti (III,5,13-14) e sostiene le tirannidi (III,5,8-13). L’impero di Sparta é terrestre, garante della pace del Re. Il protagonismo di Sparta é attenuato a scapito di Atene nel libri VI e VII. Questo spostamento di attenzione non é sufficiente per indicare un “atenocentrismo” di Sen., la seconda lega marittima non é menzionata. Piuttosto il programma di egemonia duale, sembra rispondere al conflitto interno dell’autore, dovuto al riavvicinamento, personale e intellettuale, alla sua città.

Senofonte e i continuatori di Tucidide

31 Oltre a Sen §

Oltre a Sen. altri storici hanno assunto il compito di continuare la storia di Tuc. Sono Cratippo e Teopompo, ai quali si deve aggiungere l’autore delle Elleniche di Ossirinco, sconosciuto ma da molti indicato per Cratippo. Di Cratippo, autore ateniese, si dispone di pochi frammenti, piu consistenti sono le tesimonianze di Teopompo, nativo di Chio. Tra le sue opere si annoverano i 12 libri di Elleniche (411-394). La composizione delle Elleniche di Ossirinco è collocata intorno alla metà del IV secolo, sicuramente antecedenti alle Elleniche di Sen. Come Sen., questi autori iniziano la narrazione dove finisce Tuc. e procedono fino alla fine della guerra del Pel., condividono l’egemonia spartana ma divergono nei giudizi sugli avvenimenti e nella scansione cronologica della fase del primato di Sparta. Per Cr. e Teo. la cesura storica è costituita dalla vittoria ateniese di Cnido, che “rimise Atene sul mare” e segna l’inizia della fine della egemonia spartana. Nelle Ell. di Oss., l’autore dirige la sua attenzione sulla reazione della città greche alla crescente egemonia spartana, sottolinendo l’ingerenze negli affari interni. Complessivamente i continuatori di Tuc. alternativi a Sen. si distinguono per l’arco temporale piu circoscritto al quale delimitano l’arché spartana. Per Teo. la fine é dopo la battaglia di Cnido, nelle Ell. di Oss., l’egemonia spartana é continentale. In conclusione come Sen. gli altri continuatori di Tuc. vanno oltre il limite della guerra del Pel. Teopompo la faceva finire con la battaglia di Cnido, Cratippo un po dopo. Fonte parallela agli avvenimenti esposti nelle Ell. deve considerarsi la Biblioteca di Diodoro Siculo, che per la storia dei secolo V e IV utilizza lo storico Eforo, autore di una Storia Universale, contemporaneo di Teopompo. L’opera di Eforo inizia con l’epoca del “ritorno degli Eraclidi”, e in 30 libri narra le imprese dei greci e dei barbari fino al 356. La pubblicazione del papiro del Michigan, ha permesso di conoscere un frammento di notevole dimensione sul dibattito dell’invio di Teramene presso Lisandro. Si apprendono particolari come ad esempio che il soggiorno di Teramene presso Lisandro si svolge a Samo, dato ignorato da Sen. L’opera da cui proviene il papiro, in prosa attica, sembra appartenere a Cratippo.

La fortuna di Senofonte e le Elleniche

32 Nell’antichità l’ammirazione per Sen §

Nell’antichità l’ammirazione per Sen. comincia a delinearsi a partire dalla generazione successiva a Sen., lo considerarono un filosofo e uno storico. L’ammirazione degli antichi per Senofonte fu incondizionata: scrittori greci e romani lo citano, lo elogiano, lo imitano; lo si legge a scuola e fuori dalla scuola; per i greci dell’età ellenistica è la "Musa" o l’"ape attica" Cicerone ribadisce che il suo stile è melle dulcior e Quintiliano parla di una "piacevolezza spontanea, che nessuna affettazione potrebbe riprodurre". In età bizantina veniva considerato come continuatore di Tuc. e come l’autore piu autorevole per gli avvenimenti del periodo 410-362 insieme a Erodoto. Diogene Laerzio precisa che fu il primo dei filosofi a scrivere storia, mentre Dionigi di Alicarnasso lo elogia per aver scelto un soggetto nobile e filosofico negli scritti storici. Sen. godette di grande reputazione in età rinascimentale. Tra il 600 e il 700 dc, l’inclinazione moraleggiante e filosofica fece apprezzare Sen. da uomini di pensiero, storici e politici. Nel 800 e 900 la sua posizione storiografica appare piu controversa. Da un Leopardi che ne da un giudizio positivo, da altri viene definito troppo filospartano, nonché l’assenza di un rigoroso impianto metodologico. Nei confronti delle Elleniche di Oss. e Eforo in Diodoro, Sen. ha avuto la peggio per la mancanza di attendibilità e, come continuatore di Tuc., è stato messo in risalto il minore spessore intellettuale. Tuttavia dopo la conoscenza di nuovi testi, quali le Elleniche di Oss. e il papiro Michigan, e il loro confronto con le Ell. di Sen., l’attenzione dell’opera é aumentata o meglio é stata “riscoperta”. Le Ell. devono essere valutate, da un lato senza confrontarle con i predecessori (Er e Tu), dall’altro accogliere le istanze di storia di un epoca solcata da rapidi ed incalzanti mutamenti. Le novità del periodo di cui narra l’Ell., sono diverse dai secoli di Er. e Tu.: le esigenze di autonomia delle poleis, l’affermazione della pace come dimensione morale e forma legale di convivenza interellenica, gli ostacoli frapposti alla realizzazione dell’una e dell’altra dalla costellazione di potenze sorte dalla dissoluzione del bipolarsismo egemonico di Sparta ed Atene.