Indice dei paragrafi · 52
  1. Con l’occupazione persiana della Tracia i confini fra…
  2. Le guerre per la difesa dell’indipendenza greca* Il…
  3. Milziade* Milziade aveva dovuto consegnare ai persiani i…
  4. Temistocle* Arconte nel 493-492
  5. * Gli spartani avevano promesso aiuto
  6. ** Maratona puo avere arrestato temporaneamente l’avanzata persiana
  7. Lega ellenica* La lega ellenica si costitui nel…
  8. *** Per gli elleni esistevano le singole poleis e non la Grecia
  9. “Egemonia” è parola greca che equivale alla nostra “primato”
  10. La democrazia della “ Pólis ”
  11. Ad Atene questa politica egemonica praticamente non incontrava…
  12. ** L’insediamento di cleruchie ateniesi a Eione (476)
  13. Beozia* Nel 457 gli ateniesi sconfissero i beoti…
  14. Egitto* Forse in conseguenza di questa disfatta
  15. Particolare attenzione meritano le vicende politiche e i…
  16. La pace trentennale stipulata nel 445 fra Sparta…
  17. Nei primi due anni di guerra i lacedemoni (431-421)
  18. Gli ateniesi potevano ritenersi soddisfatti della pace di Nicia
  19. Nonostante la spedizione in Sicilia
  20. * Attorno al 430
  21. Pericle* In un discorso tenuto nell’inverno fra il…
  22. Abbiamo un ordinamento politico che non ha nulla…
  23. ** Le trattative condotte durante l’inverno del 432-431…
  24. Tucidide* Tucidide (ca
  25. Faceva soffrire di piu [gli ateniesi]
  26. Alcibiade* Alcibiade mostra di aver ben presente la…
  27. Dobbiamo tendere insidie agli uni e non lasciar liberi gli altri
  28. Melo* Nel 416 l’isoletta di Melo
  29. Misteri eleusini* Tra le feste piu importanti in…
  30. *** Dopo il loro ritorno
  31. La resa della città* Dopo che la flotta…
  32. Gli ateniesi
  33. Con la resa del 404 l’impero ateniese era in frantumi
  34. * Lisandro preferiva imporre nelle città soggetti governi…
  35. ** Uno dei politici piu influenti del momento in Atene
  36. Amnistia generale* Fu un grande merito dei democratici…
  37. *** Gli scontri in Asia Minore mostrarono la…
  38. Pace del Re o pace di Antalcide* Con il trattato
  39. Seconda lega navale* Con la pace del Re…
  40. **** Le popolazioni della Tessaglia formarono la confederazione…
  41. Nel 371
  42. La situazione di Atene in questo periodo si…
  43. * La lega beotica utilizzo il cosiddetto “schieramento obliquo”
  44. Confederazione arcade* Storicamente lo stato federale o koinon…
  45. Il IV secolo
  46. La Macedonia con l’Epiro chiude a settentrione la…
  47. Argeadi* Filippo II raccolse i frutti dell’avveduta politica…
  48. * Filippo di Macedonia utilizzo la falange ispirandosi…
  49. Terza guerra sacra* A partire dal 356 Atene appoggio i Focesi
  50. Demostene* Demostene vissuto tra il 384 e il 322
  51. ** Nei confroni della Macedonia gli ateniesi assunsero…
  52. Sparta* Già nel 362
V–IV SECOLO A.C.

Età classica

TESTO ORIGINALE DELL’AUTORE — NON MODIFICATO

Età classica* (V-IV Secolo)

Le guerre per la difesa dell’indipendenza greca*

01 Con l’occupazione persiana della Tracia i confini fra… §

Con l’occupazione persiana della Tracia i confini fra il mondo greco e l’impero di Dario si erano pericolosamente avvicinati. Le poleis della Ionia e dell’Eolide davano già da tempo segni di insofferenza, dall’essere sottoposte a tiranni locali favoriti o appoggiati dai medi. Nel 500, Aristagora, tiranno di Mileto, fino allora rimasto in rapporti amichevoli con i persiani, muto fronte (dopo il fallito tentativo di conquista dell’isola di Nasso) ed esorto gli ioni a ribellarsi contro il dominio persiano e i tiranni che governavano per loro conto. L’insurrezione (“rivolta ionica”), si estese a molte città e regioni della costa anatolica, dall’Ellesponto, alla Licia, alla Caria, a Cipro, conobbe anche momenti di successo (nel 498 fu incendiata la città di Sardi), ma dovette alla fine arrendersi di fronte alle risorse inesauribili dell’impero persiano. Dalla madrepatria greca, pur sollecitata da Aristagora, solo Atene ed Eretria mandarono rispettivamente venti e cinque navi, che oltretutto non rimasero molto in Asia Minore. Nel 494 i persiani sconfissero presso l’isola di Lade (di fronte a Mileto) gli ioni, distrussero Mileto e ne deportarono gli abitanti sul corso inferiore del Tigri. Nel 492 il generale Mardonio, genero del Gran Re Dario, estese nuovamente l’influenza persiana alla Tracia, fino alla Macedonia, sottomettendo anche l’isola di Taso. Forse l’avanzata si sarebbe spinta fino alla Grecia se l’intera flotta persiana non si fosse sfracellata sulle coste del monte Athos durante una tempesta. L’atroce punizione di Mileto e la probabile ripresa, da parte dei persiani, di una spedizione punitiva e di conquista della Grecia, mobilito gli animi contro il pericolo persiano: la stessa Atene seguendo gli ammonimenti di Milziade* e Temistocle* ritenne necessario iniziare a fare preparativi per la difesa contro i medi. Nel 490 si mise in mare, muovendo dalla Cilicia, una spedizione punitiva contro Atene ed Eretria, guidata dal generale medo Dati (partecipo alla spedizione il vecchio Ippia, che i persiani avevano intenzione di insediare ad Atene). Eretria fu presa e distrutta, quindi approdo sulle coste orientali dell’Attica nella baia di Maratona, ad una quarantina di chilometri da Atene. Nell’attesa degli invasori Milziade venne scelto come uno degli strateghi: la scelta di rivelo vincente, Milziade divenne il protagonista decisivo degli eventi. Gli ateniesi passarono immediatemente all’azione; Sparta fu informata della situazione con la massima urgenza*, mentre un esercito di 10'000 opliti (compresi mille uomini inviati da Platea) andava ad appostarsi, guidati da Milziade, sulle pendici dei colli che limitano a sud la pianura di Maratona, lasciando libero appena uno stretto passaggio alla via per Atene: riuscirono cosi a sbarrare la strada ai persiani. Gli invasori, numericamente superiori, indugiarono invano per una quindicina di giorni, nella speranza che Milziade scendesse in campo aperto. Quando pero giunse la notizia di un esercito spartano già in marcia verso l’Attica, Dati si decise all’attacco e, dopo un’aspra battaglia nella quale il suo esercito subi perdite di gran lunga superiori a quelle dei nemici, dovette dar l’ordine di ritirata e riprendere il mare. Il tentativo di attaccare immediatamente Atene da occidente, venne presto abbandonato, dal momento che l’esercito ateniese a marce forzate si era affrettato a tornare indietro e aveva nuovamente preso posizione presso la città. I persiani tornarono in Asia Minore; la sconfitta non era stata troppo pesante e comunque avevano occupato le Cicladi. Negli anni successivi alla vittoria di Maratona, ad Atene si ebbero importanti cambiamenti. Milziade, in seguito ad una sfortunata campagna contro l’isola di Paros, fu sottoposto a giudizio con l’imputazione, e poi condannato, di avere ingannato il popolo, ma mori per una ferita riportata durante l’impresa a Paros. Cresceva invece l’influenza di Temistocle, che a colpi di ostracismo riusci vincitore nelle lotte interne: tra il 487 e il 482 molte figure di spicco della vita pubblica, accusati di essere filotirannici o filopersiani, vennero ostracizzate; tra di loro Santippo, padre di Pericle, e Aristide, che piu tardi fu tra i fondatori dell’egemonia ateniese. A partire dal 487 i 9 arconti non vennero piu eletti, ma sorteggiati tra 100 candidati di volta in volta proposti dai demi. L’arconte polemarco perse i suoi poteri di comando militare a favore dei 10 strateghi che continuarono a essere eletti annualmente dall’assemblea. La causalità del sorteggio diminui l’importanza degli arconti, e di conseguenza dell’Aeropago che era composto da ex-arconti; venne rafforzata invece la posizione degli strateghi. Uno dei protagonisti di questa evoluzione fu verosimilmete Temistocle. A lui si dovette il piano di una guerra navale contro i persiani e la costruzione di una grande flotta navale composta da 100 triremi che la fecero diventare la prima potenza marittima della Grecia e le garantirono la salvezza contro l’ormai imminente minaccia persiana. Dario infatti non si era rassegnato alla scacco di Maratona e aveva subito iniziato i preparativi per una seconda spedizione, ulteriormente intensificati, dopo la sua morte, dal figlio Serse**. Nella primavera del 480 gli eserciti persiani (100.000 uomini e 600 navi), superato l’Ellesponto su due ponti di barche, sarebbero proceduti attraverso la Tracia, la Macedonia e la Grecia settentrionale, mentre le flotte, navigando lungo le coste, avrebbero provveduto ai rifornimenti. Imponenti lavori furono iniziati per tagliare l’istmo fra la penisola calcidica e il promontorio di Athos, perché le navi potessero evitare la pericolosa circumnavigazione di quest’ultimo. I greci ebbero notizia almeno generica sui preparativi persiani, tanto che nel 481, 30 stati greci su iniziativa di Atene e sotto la guida di Sparta, si riunirono a Corinto e strinsero un’alleanza difensiva contro i persiani (“lega ellenica*”). Non fu una sorta di fronte unico nazionale: i Tessali e i Beoti, piu esposti al pericolo o piu sensibili alla tradizionale rivalità con Atene, si schierarono freddamente con la lega (una rilevante frazione della classe tessalica era stata filopersiana); Argo dichiaro la sua neutralità in odio ai lacedemoni***. Per volontà di Sparta, che voleva concentrare le difese sull’istmo di Corinto, la Tessaglia fu lasciata alla mercé del nemico e gli si arrese senza opporre resistenza. Solo modesti contingenti furono inviati dai peloponnesiaci alla strettoia delle Termopili, passaggio obbligato dalla Tessaglia alla Grecia centrale; la flotta guidata da Temistocle e in gran parte ateniese, si schiero intanto al capo Artemisio, nell’Eubea settentrionale, per impedire che le navi nemiche, penetrando fra l’isola e le coste della Grecia, aggirassero il tal modo le difese terrestri. Dopo alcuni giorni di accaniti combattimenti, l’esercito persiano (luglio 480) riusci ad avere la meglio sulle poche migliaia (7.000 uomini in tutto) di opliti schierati alle Termopili e ne determino il generale sbandamento: solo i 300 lacedemoni comandati da Leonida riscattarono con la loro tenace resistenza e col sacrificio della vita l’errore commesso da Sparta che, per non allontanare i propri eserciti dal Peloponneso, aveva voluto ridurre al minimo le truppe inviate il quella posizione strategica. La Grecia centrale passo ai persiani; Temistocle si precipito con la flotta ad Atene, divenuta indifendibile, e ne ordino lo sgombero: la popolazione si rifugio nelle isole di Salamina ed Egina, mentre gli uomini atti al combattimento venivano imbarcati sulle navi. Queste riparavano nello stretto di Salamina, mentre sull’istmo di Corinto gli opliti spartani si apprestavano a far barriera contro l’invasore. Serse, occupata l’Attica e distrutta Atene, non volle procedere per terra lasciandosi alle spalle la squadra navale greca (comandata dallo spartano Euribiade), e, confidando nella propria superiorità numerica, diede ordini di attaccarla; ma la battaglia fu per lui disastrosa (fine settembre 480). Gli ateniesi, schierati all’ala sinistra della flotta ellenica, riuscirono ad aggirare i nemici e ad attaccarli di fianco mentre essi erano impegnati anche nella lotta frontale: la manovra determino il caos fra i persiani e li costrinse a ritirarsi al Falero, prossimo alle rovine di Atene. Il Gran Re si convinse allora che in nessun modo la guerra poteva essere decisa prima dell’inverno ormai incombente e rientro con le sue navi superstiti e con una parte dell’esercito in Asia Minore, lasciando le rimanenti truppe al comando del generale Mardonio. Poiché l’Attica era completamente distrutta, le truppe persiane si accamparono per l’inverno in Tessaglia. Senza la protezione della flotta la posizione dell’esercito persiano era divenuta assai precaria, ora che le forze erano divenute all’incirca equivalenti. Nel giugno del 479, Mardonio torna ad invadere l’Attica, e ancora una volta le popolazioni devono lasciare le loro sedi. Lo scontro decisivo avviene in agosto, vicino alle rovine di Platea, distrutta dai persiani, e, dopo alterne vicende e con un po di fortuna (i greci sono guidati dallo spartano Pausania), si risolve alla fine in una vittoria degli elleni: gl’invasori sono costretti alla fuga, mentre il loro generale muore sul campo. Negli stessi giorni della battaglia di Platea, la flotta della lega ellenica, guidata da Leotichida, l’altro re spartano, procede verso Samo e, con l’aiuto degli ioni, prima costringe la flotta nemica a riparare nel promontorio di Micale (di fronte a Samo), e poi attaccano vittoriosamente il campo trincerato dei persiani. Questa avanzata nell’Egeo segno una svolta nella politica della lega ellenica: dalla difensiva si era passati alla offensiva. Gli ateniesi, in disaccordo con gli spartani, che fecero ritorno in Grecia con le squadre navali peloponnesiache, appoggiati dai greci della Ionia e dell’Ellesponto, assediarono con successo nell’inverno del 479-478 la guarnigione persiana di Sesto, sull’Ellesponto. Li comandava Santippo, richiamato dall’esilio.

02 Le guerre per la difesa dell’indipendenza greca* Il… §

Le guerre per la difesa dell’indipendenza greca* Il confronto fra Greci e Persiani è qualcosa di più di un confronto militare: si tratta di un vero e proprio scontro culturale, fra comunità di cittadini-soldati che si governano da sé, e un impero autocratico che riconosce solo sudditi, cioè - nell'interpretazione di Eschilo e di Erodoto - fra la libertà e la schiavitù. La libertà, in Grecia, non è percepita come una questione privata, ma sempre essenzialmente come autonomia politica, come autogoverno. Anche la libertà di parola è intesa come connessa all'autonomia politica.

03 Milziade* Milziade aveva dovuto consegnare ai persiani i… §

Milziade* Milziade aveva dovuto consegnare ai persiani i suoi domini nel Chersoneso tracico, sui quali aveva governato per quasi un quarto di secolo, e anche le cleruchie ateniesi nelle isole di Lemno e di Imbro. Il 493 fu l’anno del ritorno ad Atene.

04 Temistocle* Arconte nel 493-492 §

Temistocle* Arconte nel 493-492, aveva dato impulso alla costruzione del nuovo porto di Atene al Pireo e aveva cercato di puntare a uno stabile rafforzamento della flotta ateniese.

05 * Gli spartani avevano promesso aiuto §

* Gli spartani avevano promesso aiuto, ma quando arrivo da Atene a chiedere il loro intervento il corridore Fidippide essi, come era loro costume, cominciarono a dire che lo scrupolo religioso (era in corso la festa religiosa delle Carnee) impediva che si mettessero in marcia fin tanto che non ci fosse stato il plenilunio.

06 ** Maratona puo avere arrestato temporaneamente l’avanzata persiana §

** Maratona puo avere arrestato temporaneamente l’avanzata persiana, ma piu importante di Maratona fu in questo senso la rivolta dell’Egitto nel 486, e la morte di Dario nello stesso anno. Suo figlio Serse ebbe bisogno di tempo per affermare il proprio potere.

07 Lega ellenica* La lega ellenica si costitui nel… §

Lega ellenica* La lega ellenica si costitui nel 481 (nel corso di due sessioni, una nel 481 in una località sconosciuta, l’altra nel 480 a Corinto) per fronteggiare l’imminente invasione persiana. Si trattava di un’alleanza militare, a scopo difensivo. Non abbracciava tutti gli stati della Grecia, perché alcuni si schierarono dalla parte dell’invasore. E possibile conoscere le località che aderirono dai trentuno nomi incisi sul tripode d’oro offerto dai Greci dopo la battaglia di Platea a Delfi, benché l’elenco comprenda nomi di città che parteciparono alla battaglia, ma che non avevano aderito alla lega. Possono essere divise in tre gruppi: i lacedemoni con la lega del Poloponneso; gli ateniesi e i plateesi, alcune isole e alcune città dell’Eubea; Corinto e le sue colonie (Potidea, Leucade, Ambracia, Anaktorion). La preponderanza di Sparta e della lega del Poloponneso emerge dal fatto che dei trentuno nomi, tredici appartengono ad essa e sono da aggiungervi Megara ed Egina, tradizionalmente alleate di Sparta. Non si conosce nessun atto formale di dissoluzione alla fine del conflitto, ma di fatto la lega cesso di operare.

08 *** Per gli elleni esistevano le singole poleis e non la Grecia §

*** Per gli elleni esistevano le singole poleis e non la Grecia: l’ipotesi dell’unità nazionale, se mai si fosse affacciata, sarebbe stata probabilmente assurda e moralmente inaccettabile. L’irriducibile particolarismo dei Greci finirà col portarli alla rovina e li mettera alla mercé della dominazione macedone e piu tardi romana.

Il dualismo tra Sparta ed Atene

09 “Egemonia” è parola greca che equivale alla nostra “primato” §

“Egemonia” è parola greca che equivale alla nostra “primato”. Fino alle guerre persiane l’egemonia fra i greci era stata tenuta indubbiamente da Sparta, forte per la disciplina e il valore dei suoi cittadini e per la compattezza della lega peloponnesiaca, che faceva capo ad essa. Dopo la vittoria sui persiani, gli ateniesi ritenevano di essere piu di ogni altro benemeriti della salvezza e dell’indipendenza greca, grazie specialmente al prezioso contributo portato alla difesa comune della loro formidabile flotta da guerra. Di qui la rivalità fra le due maggiori città della Grecia; rivalità destinata a trasformarsi in aperto conflitto. L’inverno 478-7 porto ad una svolta politica. In precedenza una flotta greca, al comando dello spartano Pausania, aveva strappato ai persiani Cipro e Bisanzio. Il contegno dispotico e vanitoso messo in mostra da Pausania a Bisanzio rafforzo il risentimento contro Sparta da parte dei greci della Ionia che, accanto ad Atene, avevano avuto un ruolo decisivo nel successo della spedizione navale del 478. Il comportamento di Pausania provoco un definitivo e radicale mutamento degli umori. I greci della Ionia imposero che il comando supremo fosse trasferito ad Aristide, che guidava il contingente ateniese. Aristide sfrutto la posizione che gli era stata conferita per creare ad Atene un sistema di alleanze che fu chiamata “lega marittima attica” o lega “delio-attica*”. Ad appoggiare Atene erano soprattutto i greci delle isole e gli abitanti di Ellesponto e Ionia. I contribuiti della lega, che fu detta “delio-attica”, era custodito nell’isola di Delo, dove si riunivano altresi le assemblee generali delle città aderenti. Queste dovevano fornire navi in proporzione alle loro possibilità (cosi fecero le isole di Taso, Nasso, Lesbo, Chio e Samo); oppure, quando non fossero in grado di armare una flotta, dovevano versare un tributo (phoros) annuo. Fine dichiarato della lega era la continuazione della lotta contro i persiani, ma in pratica essa si trasformo presto in uno strumento mediante il quale Atene esercitava la propria egemonia sull’Egeo e sulle città alleate. Sparta consenti tacitamente al primato marittimo di Atene, perché la sua classe dirigente doveva vigilare con la massima attenzione su quanto si andava profilando nel Peloponneso: le popolazioni dell’Arcadia e dell’Elide si erano dati in quell’anno ordinamenti democratici e si allontanavano dalla simmachia; Pausania, richiamato a Sparta, fu accusato di tradimento a favore dei persiani e di cospirare con gli iloti; il re Leotichida, come Pausania, fu condannato a morte per tradimento con l’accusa di essere stato corrotto per interrompere una spedizione punitiva contro i Tessali filopersiani. Cosi la monarchia risultava temporaneamente indebolita. Sembra che per questi motivi si sia sviluppato un atteggiamento difensivo e chiuso per tutto cio che poteva minacciare l’ordine spartano. Dalle difficoltà di Sparta vorrebbe approfittare Temistocle per abbattere la potenza rivale. In questa prospettiva egli ha voluto che Atene risorgesse dalle rovine munita di una solida cinta di mura, ha fatto fortificare il porto del Pireo e ha iniziato i lavori delle lunghe mura, destinate a collegarlo con la città, provocando lo scontento degli spartani. Dopo aver perduto il favore popolare, egli verrà ostracizzato attorno al 470 e finirà i suoi giorni in esilio. Cimone, figlio di Milziade, interessato a mantenere buoni rapporti con Sparta, porto avanti l’ampliamento ateniese e la guerra contro i persiani. Nel 476 riusci a liberare i resti del dominio persiano nell’Egeo settentrionale. In una data compresa tra il 496 e il 466 distrusse presso la foce dell’Eurimedonte (sulla costa meridionale dell’Asia Minore) una grande flotta persiana. Per il momento la politica della lega navale ateniese era effettivamente diretta contro la Persia, ma già queste prime imprese avevano rivelato una stretta correlazione con interessi che erano specificatamente ateniesi**. Le defezioni di Nasso (467-6) e di Taso (465), obbligate a rientrare nella lega, furono un segnale del risentimento di molti alleati nei confronti della politica egemonica di Atene. La politica di Cimone aveva trovato per molti anni il consenso di un’ampia maggioranza di cittadini ateniesi, ma attorno al 460 gli umori cambiarono: aspetti di politica estera ed interna si mescolarono in un intreccio che oggi non siamo in grado di districare. Infatti la popolarità di Cimone cominciava a declinare di fronte all’offensiva dai suoi avversari, Efialte e il giovane Pericle. Determinante sembra essere stato il rapporto con Sparta. Nel 465-4 gli spartani avevano chiaramente preso posizione contro Atene accettando una richiesta da parte di Taso, allora assediata da Cimone. L’azione non venne realizzata, poiché una rivolta dei messeni e un devastante terremoto, scosse le fondamenta stesse dell’ordine spartano. Per riprendere il controllo della situazione, Sparta, chiese aiuto anche ad Atene; Cimone, mirando a ricompattare i rapporti con gli spartani, convinse ed ottenne dall’assemblea, di mandare un contingente di 4000 opliti, sotto la sua guida, in aiuto di Sparta. Ma ben presto furono rimandate in patria, perché sospettate di simpatie democratiche e filomesseniche. L’umiliazione subita della città, in un impresa che era stata fortemente osteggiata, soprattutto dal suo avversario Efialte, squalificava coloro che l’avevano invece caldeggiata: al suo rientro in Atene, Cimone aveva perduto tutto il suo prestigio, e nel 461 veniva colpito dall’ostracismo. Gli avversari della politica filospartana guadagnarono molto favore; il bersaglio delle loro critiche era l’Aeropago, i cui membri erano stati tra i fautori della politica di Cimone. Le prerogative dell’Aeropago vennero sospese, nella cittadinanza si era rafforzata la volontà di conservare integralmente nelle proprie mani tutto il potere decisionale. Nel 462-1 tutti i poteri dell’Aeropago vennero trasferiti al consiglio dei Cinquecento, all’assemblea popolare e alle giurie popolari; all’Areopago rimasero solamente funzioni nell’ambito religioso e competenze giudiziarie. Efialte, uno dei protagonisti della esautorazione dell’Aeropago, cadde poi vittima di un attentato (probabilmente vittima dell’odio che gli aveva procurato la lotta contro l’Aeropago); ben presto fu Pericle ad assumere quello che era stato il ruolo politico di quest’ultimo. Nel 461 l’ostracismo di Cimone e il definitivo scioglimento della lega ellenica, aveva sancito la rottura con Sparta. Da questo momento Atene condusse una politica estera antispartana e antipersiana: gli ateniesi volevano far valere ad ogni costo la incrollabile volontà di dominare. La costruzione delle mura, di oltre 7 km, che unirono Atene al suo porto Pireo, era l’espressione visiva delle ambizioni di Atene. In Grecia, gli ateniesi, alleandosi con la Tessaglia, con Argo (tradizionale nemica di Sparta) e con Megara cercarono di ridurre l’influenza di Sparta e di Corinto. Inoltre tentarono di mettere un piede nel Peloponneso riuscendo a portare dalla sua parte Trezene. Questi avvenimenti portarono alla cosiddetta prima guerra del Peloponneso, combattuta da Atene prima contro Corinto ed Egina, poi contro Sparta ed infine contro i beoti* (457 circa). Quindi attaccarono il Peloponneso per mare, e in occidente ottennero l’alleanza di Cefalonia e Zacinto. Nello stesso tempo, una flotta ateniese, era stata sconfitta dai persiani in Egitto* (454). Questa politica temeraria ottenne dapprima notevoli successi, Atene riusci ad estendere la sua egemonia su quasi tutta la Beozia, sulla Focide, sulla Locride e sull’isola di Egina; ma gli sforzi sostenuti si dimostrarono alla distanza eccessivi e lo stesso Pericle si convinse ch’era meglio scendere a compromessi. Nel 449 fu pertanto firmata con i persiani la pace di Callia, cosi chiamata dal (presunto?) diplomatico ateniese che condusse le trattative, per la quale si impegnavano e rinunciare ad ogni tentativo di penetrazione nell’Egeo, ma gli ateniesi rinunciavano a loro volta ad intromettersi nel Mediterraneo orientale. Nel 445 fu stipulata una pace trentennale con Sparta, che lasciava ad Atene l’egemonia sui mari e sulla lega di Delo, ma permetteva a Sparta di conservare il suo primato sul Peloponneso (cioé sullo status quo). La politica egemonica di Atene, all’interno della lega navale, incontro una crescente opposizione: si diffondeva il malcontento nei confronti dello sviluppo del sistema delle cleruchie e le costanti intromissioni di Atene negli affari interni degli alleati. La precarietà della situazione politica divenne evidente nel 440, quando Atene intervenne in una contesa tra Samo e Mileto per la città di Priene, finendo per provocare l’abbandono della lega navale da parte dei samii. L’esempio di Samo fu seguito da Bisanzio; Atene solo a fatica venne a capo della situazione, grazie anche al non intervento di Sparta (a Sparta c’era stata una forte spinta in favore dell’intervento a Samo).

10 La democrazia della “ Pólis ” §

La democrazia della “Pólis”

11 Ad Atene questa politica egemonica praticamente non incontrava… §

Ad Atene questa politica egemonica praticamente non incontrava opposizione: troppo evidenti erano i vantaggi sotto gli occhi di tutti e nessuno intendeva farne a meno. La costruzione e il mantenimento della flotta, come anche il servizio in qualità di rematori, costituivano per molti ateniesi una buona fonte di guadagni, assicurata dai regolari pagamenti degli alleati. Migliaia di cittadini trovarono una nuova patria nelle cleruchie ateniesi, che diedero loro una casa e terra sufficiente da coltivare. L’economia e il commercio all’interno del territorio federale fiorivano; le entrate che venivano dai dazi doganali e portuali aumentavano la ricchezza della città e dei suoi abitanti. Lo sviluppo di Atene come nuova grande potenza, ma anche come centro culturale dell’intera Grecia, rafforzo la posizione di Pericle: politica egemonica e democrazia erano connesse in modo inestricabile tra di loro e difficilmente offrivano il destro agli attacchi dell’opposizione. Pericle apparteneva, da parte di madre nipote di Clistene, alla famiglia degli Alcmeonidi; suo padre, Santippo, dopo essere stato ostracizzato (484), nel 479 aveva guidato la flotta ateniese in qualità di stratego. Per 15 anni lo statista venne regolarmente rieletto stratego dall’assemblea popolare, una circostanza che indusse lo storico Tucidide a ritenere che a quel tempo vi era di nome una democrazia, ma di fatto un governo del primo cittadino. Dopo l’esautorazione dell’Areopago, nel 461-0, il concetto di demokratía (“governo del popolo” o “potere del popolo”) comparve per la prima volta per definire il tipo di ordinamento costituzionale che aveva assunto i suoi tratti fondamentali ad Atene. Per quasi un secolo e mezzo tutti i poteri politici, senza alcuna limitazione o ripartizione dei poteri stessi, sarebbero stati nelle mani dell’intera cittadinanza ateniese, in particolare dopo che Pericle consenti a tutti i cittadini di prendere parte al consiglio e alle giurie, introducendo il pagamento di un’indennità, e resa la carica di arconte accessibile prima ai cittadini della terza classe, nel 467-6, quindi anche agli stessi teti. Dopo le riforme di Efialte dove tutti i poteri decisionali si concentrarono nelle mani dell’intero corpo cittadino, considerando anche il crescente flusso di stranieri, i requisiti necessari per avere il diritto di cittadinanza ateniese divenne ancora piu acuto di prima. Nel 451, Pericle, fisso in una legge che potevano divenire cittadini ateniesi solamente coloro che avevano genitori ateniesi (prima d’ora era sufficiente il solo padre); solo in casi eccezionali, come onore per meriti particolari, agli stranieri era concessa la cittadinanza. I diritti politici erano riservati solo ai cittadini maschi, le donne, come in tutte le società antiche, erano escluse dalla vita politica. La donna ateniese per tutta la vita era dipendente da un tutore, dapprima il padre e, dopo la morte di questi, da un fratello maggiore o un altro componente maschile della famiglia; al tutore toccava la scelta dello sposo. Dopo il matrimonio i diritti di tutela passavano al marito, tornando alla famiglia in caso di divorzio. Una donna non aveva il diritto di ricevere un’eredità e poteva agire giuridicamente solo attaverso il loro tutore. Anche nella vita pubblica e in quella quotidiana le donne erano soggette a forti limitazioni. Nell’Attica vivevano stabilmente fino 40.000 stranieri (xénoi), detti meteci, soprattutto nella città di Atene. Il gruppo piu numeroso era tuttavia costituito dagli schiavi che rappresentavano circa un terzo della popolazione dell’Attica (in età classica la popolazione di Atene era costituita tra i 20 mila e i 30 mila cittadini, 40 mila meteci, e circa 100 mila schiavi). I privilegi dei cittadini ateniesi non si limitavano all’ambito politico; solo gli ateniesi potevano possedere case o terreni, i crimini nei confronti dei cittadini erano giudicati in maniera diversa, erano esentati dal pagamento delle tasse, venivano pagati per svolgere le funzioni pubbliche, l’assistenza degli invalidi e degli orfani era ristretta alla cerchia dei cittadini, come pure la distribuzione dei donativi. I cittadini, invece di pagare le tasse, dovevano prestare delle liturgie. Le liturgie (da leiturgía, “servizio per il popolo”), originariamente di carattere volontario, nell’Atene democratica divennero un sistema di permanente finanziamento che erano in possesso di un determinato censo. Queste contribuzioni in denaro riguardavano la sfera dei culti pubblici e delle feste e nell’ambito militare. La liturgia piu onerosa era la trierarchia. Ogni trierarca (comandante di una trireme) era responsabile per un intero anno del mantenimento di una trireme (nave da guerra); lo stato offriva l’imbarcazione e provvedeva alla paga dell’equipaggio, mentre il trierarca doveva completare l’equipaggiamento, curare le esercitazioni della ciurma ed era responsabile della manutenzione, di cui in questo periodo aveva anche il comando. Gli stranieri che avevano fissato stabilmente la loro residenza ad Atene formavano una categoria particolare, i métoikoi (meteci). In età classica non vi era quasi nessun ramo di attività in cui non fossero attivi i meteci: li si trova in tutti i settori dell’artigianato e dei mestieri, inoltre come medici pubblici, capomastri, araldi ecc, e persino in molti uffici pubblici. Erano nelle loro mani grandi imprese commerciali e fabbriche d’armi, cosi come molte compagnie d’armatori; persino il sistema bancario era controllato dai meteci. Molti artisti, letterati e scienziati vissero ad Atene nella condizione di meteci (Gorgia, Erodoto, Protagora, Anassagora, Ippocrate, Lisia). Atene era molto generosa con loro: nelle loro attività professionali non avevano limiti, godevano di piena capacità giuridica e della stessa protezione giuridica degli ateniesi. Dovevano partecipare alle liturgie e prestare servizio militare. Inoltre avevano l’obbligo di pagare una tassa annuale e scegliersi un ateniese che fungesse per lui come garante (prostátes). Nell’età classica gli schiavi formavano la categoria piu numerosa tra i non ateniesi e non si puo concepire la vita quotidiana ad Atene senza essi. Gli schiavi venivano impiegati come operai, impiegati, manovali, braccianti, i piu ricchi li occupavano in faccende domestiche; a volte venivano affidate loro attività imprenditoriali, ad esempio la gestione di botteghe commerciali. Gli schiavi non appartenavano solo a privati, ma erano posseduti anche dalla polís come schiavi pubblici (scribi, contabili, archivisti ecc.). Gli schiavi non godevano della libertà personale, il loro padrone poteva affittarli, venderli, darli in pegno. Dopo la sua liberazione, acquisita per meriti particolari o acquistata dietro pagamento di una somma, lo schiavo otteneva lo status di meteco. Nonostante la moltiplicità delle sue attività, la società ateniese rimase fondamentalmente rurale: tutta l’Attica era formata da innumerevoli fattorie isolate. Nella coltivazione predominavano i cereali, olive e vino. Nell’allevamento del bestiame dominavano le pecore, le capre e i maiali, dato che l’arido terreno dell’Attica era assolutamente inadatto all’allevamento dei bovini. Una delle fonti piu importanti di reddito era inoltre la miniera di argento nel Laurio. Decine di migliaia di schiavi, ma anche cittadini e meteci, lavoravano nelle gallerie e nei profondi pozzi sotterranei, per sfruttare i giacimenti e ottenere l’argento tanto desiderato, con cui veniva coniato il “dollaro” dell’epoca classica: le famose monete d’argento con la testa di Atena sul diritto e la civetta sul rovescio. Altri introiti derivavano dalla posizione di forza politica: cosi infatti era possibile finanziare non solo una forte flotta, ma anche un vasto programma edilizio di rappresentanza, che da “lustro” al centro dell’impero ateniese. Nel 447-6 inizio la costruzione del Partenone, nel 437-6 quella dei Propilei, il complesso monumentale di porte all’ingresso dell’Acropoli. Lega delio-attica* Il fondamento della nuova lega era costituito da trattati bilaterali a tempo indefinito tra Atene e diversi stati dell’Egeo e della costa asiatica, che obbligavano i contraenti a prestarsi aiuto reciproco e ad avere “gli stessi amici e gli stessi nemici”. Anche se indubbiamente questa clausula dei trattati in un primo tempo si doveva intendere in funzione antipersiana, essa tuttavia lasciava sostanzialmente aperti gli obiettivi dell’alleanza. Gli ateniesi, cui venne assegnato il comando supremo per terra e per mare, si trovarono dunque nelle mani uno strumento di dominio che eventualmente avrebbero potuto dirigere anche contro altri avversari. I contributi (phóroi) versati in una cassa federale, erano amministrati da 10 tesorieri ateniesi (hellenotamíai) e doveva servire alla costruzione e al mantenimento della flotta dell’alleanza. Per questo motivo i contributi in denaro dovevano essere versati solamente da quegli stati che non erano in grado di allestire un proprio contingente di navi da guerra (la ripartizione delle quote che ogni alleato doveva versare fu effettuata sulla base di una verifica delle risorse delle singole città), a differenza di quanto fecero Taso, Chio, Samo e diverse altre potenze navali. Aristide fisso l’importo annuale a 460 talenti, quasi 12 mila chilogrammi d’argento, equivalenti al costo di oltre 5 milioni di giornate di lavoro di un operaio ateniese; era una somma considerevole, ma pur sempre inferiore al tributo che la sola satrapia persiana dell’Asia Minore doveva versare annualmente al Gran Re. La cassa federale venne collocata nel tempio di Apollo di Delo, centro religioso di tutti gli Ioni, dove si riuniva anche l’assemblea federale, nella quale ogni stato aveva un voto; di fatto Atene ebbe fin dall’inizio il controllo, dal momento che poteva mettere in minoranza le potenze di medio calibro grazie ai voti degli alleati minori e disponeva del potenziale militare di gran lunga superiore.

12 ** L’insediamento di cleruchie ateniesi a Eione (476) §

** L’insediamento di cleruchie ateniesi a Eione (476), e soprattutto la conquista dell’isola di Sciro con la creazione di una cleruchia, a oriente dell’Eubea (475), e la forzata integrazione nella lega navale della città di Caristo, nell’Eubea meridionale (470) erano chiaramente azioni che miravano in primo luogo a un ampliamento dell’influenza ateniese.

13 Beozia* Nel 457 gli ateniesi sconfissero i beoti… §

Beozia* Nel 457 gli ateniesi sconfissero i beoti a Enofita e controllarono la regione fino al 446, quando furono sconfitti dall’esercito beotico a Coronea. Dopo il ritiro degli ateniesi, la lega beotica, esistente da tempo, fu riorganizzata in stato federale vero e proprio. L’esercizio dei diritti politici era limitato a quanti possedevano una certa quantità di beni fondiari. In ogni città i cittadini a pieno diritto erano divisi in quattro consigli che gestivano la cosa pubblica a turno e che insieme fungevano da assemblea popolare. Anche al livello federale esisteva un consiglio formato da quattro gruppi, i cui membri (cui era versata una diaria) erano sorteggiati nelle città. Il territorio federale era diviso in 11 circoscrizioni; le città piu grandi ne comprendevano piu d’una (Tebe, città egemone, ne comprendeva quattro), laddove le città piu piccole si raggruppavano per formare un distretto. Ogni circoscrizione forniva all’esercito 1.000 opliti e 100 cavalieri, 60 consiglieri e un beotarca, cioè un magistrato che rimaneva in carica per un anno. La beozia costituisce un interessante esempio di costituzione rappresentativa, la quale peraltro, secondo la mentalità antica, era possibile solo in stati strutturati in modo oligarchico, privi di un’assemblea di tutti i cittadini.

14 Egitto* Forse in conseguenza di questa disfatta §

Egitto* Forse in conseguenza di questa disfatta, e con l’incremento delle ribellioni e delle defezioni, che gli ateniesi avevano operato sostanziali cambiamenti nella struttura delle lega navale attica. La cassa federale fu portata ad Atene e posta sotto la protezione di Atena, la dea patrona della città che divenne patrona di tutto l’impero, nel cui tesoro d’allora in poi doveva essere versata la sessantesima parte dei contributi federali. Con intento dimostrativo gli ateniesi eressero sull’Acropoli grandi steli di pietra, alcune delle quali alte diversi metri, sulle quali, vennero registrati di anno in anno, a partire dal 454-3, le imposte versate al tesoro della dea (le cosiddette liste dei tributi dell’Attica). Con il trasferimento della cassa federale anche l’assemblea della lega che si riuniva a Delo venne sciolta e tutti i poteri decisionali sulle questioni di interesse federale vennero conferiti all’assemblea popolare ateniese; a partire da quel momento il tribunale di Atene divenne l’unico competente per i delitti piu gravi che venivano commessi nel territorio degli stati facenti parte della lega. Questi provvedimenti rappresentarono i primi passi verso la trasformazione della lega navale in un impero marittimo ateniese e verso la riduzione degli alleati alla condizione di sudditi; nei decenni seguenti gli ateniesi proseguirono coerentemente su questa strada. Il sistema monetario e quello dei pesi e delle misure vennero unificati per legge in tutto il territorio federale (l’unificazione monetaria risponde anche ad esigenze di mercato, in seguito all’espandersi degli scambi commerciali); le zecche locali vennero chiuse (il diritto di battere moneta rappresenta una delle principali espressioni dell’autorità sovrana di uno stato). Tutte le poleis alleate furono obbligate a partecipare alle Grandi Dionisie e alle Panatenaiche che si tenevano ad Atene, e a contribuire all’organizzazione di queste feste versando un’apposita tassa. In occasione delle Grandi Dionisie si celebrava anche il pagamento annuale del tributo. Per garantire la propria egemonia gli ateniesi si immischiarono direttamente anche negli affari interni dei singoli alleati.

I greci d’occidente nel V secolo

15 Particolare attenzione meritano le vicende politiche e i… §

Particolare attenzione meritano le vicende politiche e i protagonisti della Grecia d’occidente, Sicilia ed Italia meridionale, in età classica. Inizialmente il fenomeno delle tirannide, comparsa nel periodo della colonizzazione, non si poneva in contrapposizione con l’aristocrazia; tratti invece antiaristocratici si possono trovare in alcuni regimi nell’età classica. Teli, con l’aiuto del démos, s’impradoni del potere nella città di Sibari; i suoi avversari chiesero aiuto alla vicina città di Crotone, dove dominava l’oligarchia. I crotoniani sconfissero i sibariti (511-510) e distrussero la loro città, poco dopo anche la stessa Crotone sperimento una tirannide sostenuta dal démos, che comunque non duro a lungo. Aristodemo si impradoni di Cuma, con l’aiuto di mercenari, uccidendo tutti gli aristocratici autorevoli; ma fu ucciso poi dagli stessi aristocratici (491-490) che riconquistarono la città. Nel 494, Anassilao, stabili una tirannide a Reggio ed estese il proprio dominio anche su Zankle che gli diede poi il nome di Messana (Anassilao discendeva da emigrati della Messenia). A Gela, la tirannide, era stata introdotta intorno al 505 da Cleandro a cui successe il fratello Ippocrate. Il regime si appoggiava sui cavalieri delle classi abbienti e sui mercenari. La tirannide in Sicilia ebbe anche in seguito marcate caratteristiche militari e espansionistiche. Siracusa ne fu un tipico esempio. Nel 485 Gelone occupo Siracusa e pose le basi perché la città divenisse il centro piu grande della Sicilia. Gelone sposo la figlia di Terone, tiranno di Agrigento, il quale, attorno al 483, caccio da Imera il tiranno Terillo. Questi chiese aiuto al suocero Anassilao di Reggio e ai cartaginesi. Gelone intervenne a fianco di Terone e lo scontro termino con la sconfitta dei cartaginesi. Ierone, nel 478-7, succedette a Gelone mentre a Gela il potere passava a Polizalo. I tratti caratteristici della tirannide in Sicilia furono diversi: la vastità dei territori controllati, i matrimoni dinastici, gli spostamente forzati di popolazioni, gli omicidi di massa, la riduzione in stato di schivitu dei vinti, ma anche la costruzione di edifici di rappresentanza, la profusione di doni ai santuari e la propaganda letteraria. Dopo il rovesciamento delle tirannidi, furono instaurati governi di tipo oligarchico o democratico.

La guerra del Pepolonneso

16 La pace trentennale stipulata nel 445 fra Sparta… §

La pace trentennale stipulata nel 445 fra Sparta ed Atene fu interrotta nel 431 da un nuovo conflitto, che per quanto tradizionalmente noto come guerra del Peloponneso (431-421), coinvolse in realtà gran parte del mondo greco in una sorta di guerra mondiale dell’antichità. Alla origine di esso sta innanzitutto l’imperialismo ateniese, che provoca il risentimento delle città subalterne della lega di Delo e le rende sempre piu riluttanti all’esosa supremazia della capitale; gli estranei alla lega sospettano d’altronde che Atene voglia estendere ulteriormente il suo impero e ne odiano l’indiscussa supremazia marittima. Ma neppure Atene è tranquilla: essa teme a sua volta che la simmachia peloponnesiaca possa approfittare dei suoi contrasti con le poleis confederate per scatenare una ribellione generale contro il suo dominio. In questa atmosfera di sospetti e di tensione costante, Pericle, seguendo coerentemente l’ispirazione di governo, si convinse che la guerra era inevitabile e ritenne opportuno affrontarla al piu presto*, prima che la lega delica fosse intaccata dalle temute defezioni delle città soggette. Pericle*, con un discorso dai tono drastici, ottenne il consenso dall’assemblea popolare ed inizio pertanto contro Corinto e Megara una serie di provocazioni. A Megara, una città commerciale legata a Corinto che era entrata nella lega peloponnesiaca, venivano interdetti tutti i porti della lega navale ateniese inibendole di fatto tutte le attività commerciali in quasi tutto l’Egeo (lo “pséphisma”). Nello stesso tempo a Potidea (colonia corinzia) che faceva parte della lega navale attica, Atene invio un ultimatum, secondo il quale essa doveva rompere ogni relazione con Corinto. L’intervento per il conflitto di Epidamno che si era aperto tra Corinto e Corcira a favore di quest’ultima. L’obiettivo era fin troppo chiaro: indebolire le ambizioni di Corinto e la supremazia spartana. Le città dell’istmo alleate di Sparta, contro la quale era in ultima analisi diretta la sfida degli ateniesi, chiesero ai lacedemoni di convocare l’assemblea generale della simmachia, e dopo il fallimento delle trattative**, ottennero che nella primavera del 431 si risponda con la guerra alle offese di Atene. Le due coalizioni contrapposte, che salvo brevi tregue si affrontarono sino al 404 in una guerra rovinosa, hanno strutture politiche, militari ed economiche profondamenre diverse. Ad Atene fanno capo quasi tutte le città e le isole dell’Egeo della lega delio-attica, cui si aggiungevano Platea, Corcira, Zacinto (poco dopo anche Cefalonia), la Locride occidentale con Naupatto, e l’Arcaniana (senza Eniade): l’impero ateniese è percio decisamente superiore ai suoi avversari dal punto di vista demografico, economico e soprattutto navale. La lega peloponnesiaca gode invece di una indiscussa prevalenza nelle forze terrestri e puo contare sull’alleanza della Beozia, della Focide, della Locride orientale, di Ambracia, di Leucade e Anaktorion. Essa non manca di risorse navali, il cui nucleo fondamentale è fornito da Corinto, ma la sua flotta non è neppure paragonabile a quella dell’impero ateniese.

17 Nei primi due anni di guerra i lacedemoni (431-421) §

Nei primi due anni di guerra i lacedemoni (431-421), guidati dal re spartano Archidamo, invadono ripetutamente l’Attica e la devastano (guerra archidamica). Pericle, senza neppure tentare la resistenza, fa riparare la popolazione della penisola in Atene, che, collegata al Pireo dalle lunghe mura, puo essere rifornita dal mare. Nello stesso periodo, del resto, gli ateniesi devastano a loro volta la coste del Peloponneso, conducono una rapida incursione nella megaride, espugnano nella penisola Calcidica la ribella Potidea (429), che pur facendo parte della lega delica si era schierata con i nemici. Nel 430, pero, dilaga in Atene una terribile pestilenza, favorita dall’eccessiva concentrazione di popolo entro le mura della città, descritta con tanta precisione da Tucidide* e di cui, tuttavia, non si è potuto sinora individuare la vera natura. Il contagio per quattro anni falcio almeno un quarto della popolazione, lo stesso Pericle cadde vittima dell’epidemia (429). Dal 428 il conflitto assume un nuovo significato politico: esso non è piu solo la lotta fra le due leghe che fanno capo a Sparta e Atene, ma è anche, all’interno delle singole poleis, spietata guerra civile fra i democratici e gli oligarchici. A Mitilene, nell’isola di Lesbo, gli oligarchici impongono la defezione dalla lega di Delo e il passaggio alla simmachia peloponnesiaca, Ma Cleone, che dopo la morte di Pericle era il nuovo demagogo, fa intervenire la flotta ateniese e, conquistata la città (427), passa alle armi i reponsabili del tradimento. Nello stesso anno gli oligarchici tentano nell’isola di Corcira una manovra analoga, ma i democratici trionfano, con l’aiuto di Atene, e traggono efferata vendetta sulla fazione sconfitta. Nel 427 Platea, in Beozia, si arrende a Sparta dopo un assedio durato tre anni. I teatri della guerra sono molteplici: dalla Beozia alla Sicilia, dove vengono inviate squadre navali ateniesi per sostenere le città alleate contro la volontà di dominio di Siracusa, tradizionalmente legata a Corinto; al Peloponneso, dove una flotta ateniese, sotto la guida di Demostene, riesce ad impradonirsi nel 425 del capo Corifasio presso Pilo, in Messenia, ottima testa di ponte dalla quale si potrebbe portare la guerra in territorio nemico fidando dell’aiuto dei messeni oppressi. La situazione cambio quando gli ateniesi riuscirono ad accerchiare un contingente di opliti spartani sull’isoletta di Sfacteria, situata di fronte a Pilo. La pace era a portata di mano, dato che gli spartani mutarono atteggiamento proposero di rinnovare il trattato di pace, ma nell’euforia del successo, gli ateniesi, spinti da Cleone, rifiutarono le proposte spartane. Il contingente spartano (300 lacedemoni di cui 120 spartiati) sull’isola di Corifasio fu catturato e portato ad Atene come prigionieri di guerra, per servire da ostaggio nelle future trattative. Infatti gli spartani si astennero temporaneamente dalle annuali invasioni in Attica. Il successo aveva consolidato la posizione di Cleone ad Atene; egli fu in grado di proseguire nella sua politica per una guerra totale dopo avere guadagnato l’assemblea popolare alla propria causa. Il rialzo del tributo della lega navale da 460 a 1.460 talenti (425- 4) era espressione della determinazione a continuare la guerra ad ogni costo. Nel 424 si registrarono, per gli ateniesi, una vittoria navale con la conquista dell’isola di Citera, situata davanti alla Laconia, e una sconfitta presso Delio, in Beozia. Ma in questi anni, pero, Sparta sembra prendere il sopravvento, quando Brasida, conduce una spedizione nella penisola Calcidica, cioè in un punto nevralgico dell’impero ateniese che presenta il vantaggio di poter essere raggiunto dagli opliti lacedemoni per via terra. Nell’inverno del 424-423 la Calcidica è quasi per intero nelle mani degli spartani (indusse molte città come Anfipoli ad abbandonare la lega delica). Dopo una tregua annuale le ostilità ripresero: in un sconto presso Anfipoli (422), Cleone e Brasida persero entrambi la vita, e cosi facilito la ripresa della trattative: nella primavera del 421 queste approdarono alla pace di Nicia, cosi chiamata dal nome dello stratego ateniese che ebbe un ruolo decisivo nelle trattative. Le condizioni pattuite, in due trattati che dovevano restare in vigore per 50 anni, stabilivano che, salvo piccole eccezioni, spartani e ateniesi si restituissero reciprocamente i territori conquistati; ma in linea di fatto le città della Calcidica, anche dopo essere state abbandonate dai presidi lacedemoni, rifiutarono di consegnarsi ad Atene, e quest’ultima si tenne a sua volta in pegno Pilo e l’isoletta di Citera.

18 Gli ateniesi potevano ritenersi soddisfatti della pace di Nicia §

Gli ateniesi potevano ritenersi soddisfatti della pace di Nicia. Gli spartani avevano deposto il loro obiettivo di sciogliere il sistema di alleanze ateniesi, e avevano accettato la posizione di forza di Atene sia sulla costa occidentale del Peloponneso, sia su alcune posizioni sul golfo di Corinto. Molti degli alleati di Sparta, in primo luogo Corinto e i Beoti, vedevano traditi i loro interessi e gli scopi per i quali erano entrati in guerra contro Atene. Nel Peloponneso nacque, in funzione antispartana, una federazione, per iniziativa di Argo, avversa alla pace fra Sparta ed Atene, di cui entrarono a far parte, Corinto, alcuni stati del Peloponneso e le città della penisola Calcidica. Il quadro politico in Grecia era completamente sconvolto. In questo periodo, ad Atene, fra i sostenitori della guerra emerse soprattutto Alcibiade, giovane di grande ingegno, incarnazione tipica e sconcertante dei pregi e difetti della civiltà ateniese. Rimasto orfano in tenera età, egli era stato allevato nella casa di Pericle, cui era imparentato per parte di madre, ed era cresciuto in un ambiente aperto alle piu audaci esperienze culturali e alle piu alte ambizioni. Il giovane uomo politico, eletto a poco piu di 30 anni stratego, si rilevo un deciso avversario della pace di Nicia, cercando di ostacolare con tutti i mezzi l’avvicinamento tra Sparta e Atene: con abile mossa riusci a convincere gli ateniesi a stringere un’alleanza della durata di cento anni con Argo, Mantinea e l’Elide. La nuova lega, dopo soli due anni, ando in frantumi dopo una vittoria conseguita dagli spartani presso Mantinea (418). Ad Atene i contrasti politici tra Alcibiade e Nicia si asprivano sempre di piu: nel 417 Iperbolo, politico ateniese, tento di ostracizzare entrambi ma fu lui stesso vittima di questo procedimento. Alcibiade* continuo a influenzare le scelte in politica estera e perseguire l’obiettivo di ampliamento dell’impero ateniese: in questo contesto, nel 416, l’isola di Melo*, venne conquistata e i suoi abitanti ridotti in schiavitu. Ma il culmine della politica estera di Alcibiade fu la spedizione in Sicilia. Atene volle tentare di ottenere il controllo dell’isola approfittando della richiesta di aiuto contro Selinunte (alleata di Siracusa) avanzata da Segesta. Cosi dopo un solo lustro la pace di compromesso pattuita da Nicia si interruppe. Piu di 250 navi, tra cui oltre 130 triremi, con un totale di piu di 30 mila soldati, furono assegnate al comando di Alcibiade, Nicia e Lamaco. Era la piu grande spedizione navale che una città avesse mai allestito. Subito dopo l’arrivo delle navi in Sicilia, Alcibiade fu richiamato in patria per essere sottoposto a un processo di empietà: secondo l’accusa, aveva parodiato a casa sua i misteri eleusini* e inoltre, prima della partenza della flotta, aveva partecipato alla mutilazione delle erme (pilastri con il busto del dio Ermes) che si trovavano in città. Alcibiade si sottrasse alla minaccia di un processo con la fuga, cambiando fronte e dirigendosi a Sparta. La spedizione in Sicilia aveva dunque perduto il suo autentico capo. Dopo i primi successi le operazioni militari ben presto ristagnarono, tanto piu che Siracusa aveva ricevuto altri aiuti dagli spartani. Costoro, su suggerimento di Alcibiade, avevano inviato in Sicilia l’esperto generale Gilippo (agosto 414), che nella tarda estate del 414, sconfisse definitivamente la flotta ateniese, nonostante quest’ultima, avesse ottenuto rinforzi con altre 73 triremi guidate da Demostene. Il contingente ateniese fu completamente distrutto (estate del 413), Nicia e Demostene vennero giustiziati, e gli oltre 7 mila uomini che erano sopravvissuti fecero una misera fine nelle latomie (cave di pietra) siracusane. La catastrofe fece definitivamente fallire il tracotante progetto di un’egemonia ateniese estesa anche al mondo d’occidente. Gli anni seguenti sarebbero stati solo una lunga agonia, tanto piu letale quanto piu tenace e gloriosa sarebbe stata la resistenza all’ormai sovverchiante mole degli avversari.

19 Nonostante la spedizione in Sicilia §

Nonostante la spedizione in Sicilia, Atene aveva ripreso la guerra nell’Egeo (414) contro il territorio spartano; contemporanemente si erano messi in contrasto anche con i persiani a causa del sostegno dato alla defezione del dinastia ribelle in Caria. La discordia con il Gran Re indusse la Persia a stipulare dei trattati con Sparta (412-411): in cambio del riconoscimento della supremazia persiana su tutta la costa dell’Asia Minore, il lacedemoni ottennero basi e denaro per mantenere una potente flotta. Inoltre molte poleis dell’Asia Minore, nemici di Atene, aproffittarono del momento favorevole per ribellarsi e abbandonare l’alleanza (“guerra ionica”). La pressione su Atene aumento ancora quando, nel 413, gli spartani portarono nuovamente un attacco diretto verso l’Attica. Gli spartani, su consiglio di Alcibiade, si insediarono stabilmente nella località attica di Decelea, sulle pendici sud orientali del Parnete, creando in quella località un presidio da cui potevano controllare tutta l’Attica. L’ultima fase della guerra del Peloponneso fu quindi chiamata “guerra deceleica”. La disastrosa catastrofe in Sicilia, la presenza costante di truppe spartane nel territorio dell’Attica e le serie di sconfitte nell’Egeo resero precaria la situazione di Atene nel 412-1. Nel 411 gli oligarchici, dopo avere seminato morte e orrore, riuscirono a ottenere, dall’assemblea popolare, un cambiamento costituzionale: tutte le cariche e le istituzioni democratiche vennero sciolte, solo 5 mila cittadini avrebbero mantenuto i diritti politici, mentre gli affari di governo venivano trasferiti a un consiglio formato da 400 membri. L’organo dei 5 mila cittadini di pieno diritto non venne tuttavia nemmeno costituito; l’intero potere decisionale rimanevo al solo consiglio dei 400. Gli insuccessi militari, la perdita dell’Eubea, dell’Ellesponto e del Bosforo, continuarono e l’auspicato accordo con Sparta non venne raggiunto. Dopo pochi mesi il regime fu rovesciato e la democrazia torno gradualmente in vigore. Un forte impulso alla resistenza contro il governo antidemocratico venne anche dalla flotta ateniese di stanza a Samo, dove si era formato quello che potremmo chiamare un controgoverno democratico. Tutti gli strateghi e trierarchi sospetti di simpatie oligarchiche furono sollevati dal loro incarico e sostituiti dai fautori della rivolta, tra i quali Trasibulo, Trasillo e Alcibiade, che già da qualche tempo aveva sollecitato il suo ritorno. La caduta finale dell’oligarchia fu anche, e non da ultimo, una conseguenza della brillante vittoria navale che la flotta “democratica”, al comando di Alcibiade, aveva ottenuto sugli spartani presso Cizico nella Protontide (mar di Marmara) nel 410; seguirono altri successi e Alcibiade venne completamente riabilitato e nel 407 (o 408) torno trionfalmente ad Atene. Ma nel 407, la flotta spartana, guidata dal navarca (capo della flotta) Lisandro, inflisse agli ateniesi, comandata da Alcibiade, una cocente sconfitta in una battaglia navale presso Notion, a nord di Samo; pur senza colpe Alcibiade fu costretto a fuggire nuovamente in esilio nelle sue proprietà nell’Ellesponto. Nonostante la forza di Sparta sui mari stesse crescendo, soprattutto grazie al sostegno persiano, gli ateniesi mobilitarono tutte le forze, ed equipaggiarono una flotta di oltre 150 trireme, la quale riusci ad ottenere un ultimo successo presso le isole Arginuse (406), a sud est di Lesbo. La vittoria sugli spartani comporto tuttavia molte perdite, a causa di una tempesta che era sopraggiunta; gli strateghi non riuscirono a trarre in salvo i naufraghi, e al loro ritorno ad Atene, furono condannati a morte***. Mettendo a morte gli strateghi, gli ateniesi si erano privati dei loro migliori ed esperti generali: puo essere stata una delle ragioni per cui nel 405 la loro flotta non riusci a tenere testa a un attacco a sorpresa portato da Lisandro presso Egospotami, sull’Ellesponto, e venne completamente anientata. Gli ateniesi, oltre alla flotta, persero cosi il controllo delle vie per il Ponto Eusino, fondamentali per i loro rifornimenti. Il comandante spartano conduce quindi la flotta a bloccare Atene per mare, mentre l’esercito dei Lacedemoni la investe per terra. L’assedio dura alcuni mesi e si conclude solo nella primavera del 404 con la resa della città*, presa per fame. I corinzi e i tebani vorrebbero ora distruggere Atene, ma proprio da Sparta viene la parola della moderazione: Atene dovrà abbattere le lunghe mura e le fortificazioni del Pireo, dovrà rinunciare a tutti i possedimenti fuori dall’Attica, si impegnerà ad allearsi con Sparta e ad avere in comune con la città vincitrice amici e nemici, consegnerà tutte le navi superstiti ad eccezione di dodici; a queste condizioni potrà sopravvivere.

20 * Attorno al 430 §

* Attorno al 430, Pericle, diede deliberatemente alla politica ateniese un indirizzo che portava al conflitto con Sparta. In parte si trattava forse del tentativo di rifugiarsi nella politica estera, dato che a quell’epoca la pressione interna su Pericle era considerevolmente aumentata. Il suo avversario, Tucidide (omonimo del grande pensatore), era tornato ad Atene dopo un esilio decennale per cercare di nuovo di opporsi a lui.

21 Pericle* In un discorso tenuto nell’inverno fra il… §

Pericle* In un discorso tenuto nell’inverno fra il 431 e il 430 in onore dei caduti ateniesi del primo anno di guerra, Pericle, secondo la versione tucididea, intesse la piu alta apologia del sistema di vita, della costituzione politica e dei costumi che fanno la grandezza della sua città.

22 Abbiamo un ordinamento politico che non ha nulla… §

Abbiamo un ordinamento politico che non ha nulla da invidiare alle legislazioni dei vicini: siamo noi stessi d’esempio agli altri piuttosto che imitatori. La nostra si chiama democrazia perché si governa a vantaggio non di pochi ma della maggioranza; secondo le leggi, nelle controversie private tutti hanno uguali diritti, ma quanto al prestigio ciascuno viene scelto per le pubbliche cariche secondo la fama che gode in qualche campo, e non per la sua appartenenza a una fazione piu che per il suo valore; né d’altro canto chi è povero ma puo operare a vantaggio dello stato ne è impedito per l’oscurità delle sue condizioni. Viviamo dunque liberamente nei riguardi della collettività, ma anche riguardo ai reciproci sospetti del vivere quotidiano, senza sdegnarci col vicino se fa qualcosa a suo piacere e senza infliggergli quei cipigli che sono innocui, si, ma irritanti. ... Noi poi abbiamo procurato allo spirito moltissimi svaghi dalle fatiche, istituendo gare e feste religiose in tutte le stagioni dell’anno, e con l’eleganza delle case private, il cui godimento quotidiano tiene lontana la tristezza. La grandezza della nostra città ci permette d’importare ogni sorta di beni da tutta le terra, e il godimento dei prodotti di tutti gli altri uomini non ci è meno familiare di quello dei prodotti del nostro suolo. Ma anche nell’esercizio della guerra ci distinguiamo dai nostri avversari per queste ragioni: la nostra città è aperta a tutti, e non succede mai che con l’espulsione degli stranieri noi escludiamo qualcuno dall’apprendere o dal vedere qualcosa che se non vien tenuto nascosto puo recar vantaggio a qualcuno dei nemici che ne venga a conoscenza; riponiamo infatti meno fiducia nei preparativi e negli stratagemmi che nel nostro proprio ardimento al momento dell’azione. Mentre quelli [gli spartani] nell’educazione, fin da bambini, cercano di acquistare il coraggio con faticose esercitazioni, noi, pur conducendo una vita libera, sappiamo poi non meno di loro affrontare uguali pericoli. ... Amiamo il bello con semplicità, amiamo il sapere senza mollezza; ci serviamo della ricchezza piu come strumento per le nostre attività che per vantarcene a parole; da noi è umiliante il confessare la propria povertà, ma piuttosto il non darsi da fare per liberarsene. Ciascuno di noi puo contemporaneamente occuparsi delle proprie faccende private e di questioni politiche; applicandoci ad attività diverse abbiamo sufficiente capacità di giudicare gli interessi collettivi; solo noi, infatti, consideriamo chi non se ne occupa affatto non già un tranquillo, ma un disutile cittadino; noi personalmente o decidiamo, o almeno riflettiamo adeguatamente sugli affari di stato, reputando che alle azioni siano dannosi non i ragionamenti, ma piuttosto il non essersi chiarite bene le idee prima di giungere alle azioni da compiersi. ... Riassumendo, dico che la nostra città tutta è la scuola dell’Ellade, e ciascun cittadino a mio parere puo presso di noi sviluppare in modo autonomo la propria personalità nelle piu varie forme, nel modo piu versatile e con la massima raffinatezza.

23 ** Le trattative condotte durante l’inverno del 432-431… §

** Le trattative condotte durante l’inverno del 432-431 servirono soltanto a preparare la guerra, dal punto di vista diplomatico e psicologico. Nel corso delle trattative gli spartani chiesero che fossero allontanati i discendenti dei responsabili dell’empietà contro i Cilonidi (naturalmente, si alludeva a Pericle), e chiesero maggiore autonomia (eleuthería e autonomía – libertà e autodeterminazione) per tutti i greci (tale condizione colpiva direttamente la lega navale attica). Gli ateniesi pretesero una espiazione per la morte di Pausania.

24 Tucidide* Tucidide (ca §

Tucidide* Tucidide (ca, 460-395) nativo di Atene, nelle sue Storie narro per esteso le vicende della guerra del Peloponneso sino al 411.

25 Faceva soffrire di piu [gli ateniesi] §

Faceva soffrire di piu [gli ateniesi], oltre all’infierire del morbo, anche l’ammassamento in città degli abitanti delle campagne; questi ne risentivano maggiormente. Poiché infatti mancavano le case ed essi vivevano in capanne che la calura estiva rendeva soffocanti, la moria si estendeva in piena confusione; morendo uno sull’altro giacevano cadaveri, o si rotolavano per le strade e intorno e tutte le fonti, mezzo morti per il desiderio d’un pó d’acqua. I santuari in cui s’erano attendati erano pieni di cadaveri di coloro che proprio lì erano morti; gli uomini, sopraffatti dal morbo, non sapendo che cosa sarebbe stato di loro, trascuravano ormai egualmente le leggi divine e quelle umane. Non si rispettava piu nessuna delle consuetudini prima seguite per le sepolture, ma ciascuno seppelliva come poteva; e molti, mancando del necessario perché già parecchi erano stati i loro morti, ricorrevano a sepolture indecorose, perché alcuni ponevano il proprio morto su pire altrui, prevenendo quelli che le avevano preparate e accendendovi il fuoco, altri invece gettavano il morto che portavano alla sepoltura su un rogo dove stava bruciando un altro cadavere e se ne andavano.

da Tucidide, Storie

26 Alcibiade* Alcibiade mostra di aver ben presente la… §

Alcibiade* Alcibiade mostra di aver ben presente la stretta connessione fra la democrazia ateniese, come regime politico interno, e l’imperialismo nei rapporti con l’estero. Per Sparta, egli dice in sostanza, la pace puo essere il bene fondamentale, perché Sparta vive sulla conservazione; per Atene è invece essenziale la continua espansione, anche se questa comporta i rischi della guerra. La citazione è tratta dalle storie di Tucidide.

27 Dobbiamo tendere insidie agli uni e non lasciar liberi gli altri §

Dobbiamo tendere insidie agli uni e non lasciar liberi gli altri, perché c’è il pericolo di cadere noi stessi sotto il dominio altrui, se non dominiamo noi sugli altri. Non dovere avere per la pace la stessa considerazione che hanno gli altri, a meno che non prendiate da loro anche un analogo modo di vivere.

da Tucidide, Storie

28 Melo* Nel 416 l’isoletta di Melo §

Melo* Nel 416 l’isoletta di Melo, che aveva il solo torto di non volersi assoggettare all’egemonia ateniese, venne assediata dalla flotta, costretta ad arrendersi e sottoposta al piu feroce dei trattamenti: gli uomini furono trucidati, le donne e i fanciulli venduti come schiavi, i territori confiscati.

29 Misteri eleusini* Tra le feste piu importanti in… §

Misteri eleusini* Tra le feste piu importanti in onore di divinità si ricordano le Eleusinie, nell’ambito del culto di Demetra e Kore, nel corso delle quali gli oggetti sacri della dea erano trasportati ad Atene e depositati nel Telesterion en astei. Qui si svolgevano riti purificatori, sacrifici, prima del ritorno ad Eleusi con la grande e solenne processione lungo la via sacra, che costituiva il culmine della cerimonia.

30 *** Dopo il loro ritorno §

*** Dopo il loro ritorno, gli strateghi, vennero messi sotto processo in un’assemblea sobillata dai demagoghi, con un procedimento scandaloso che contraddiceva tutti i principi del diritto. L’unico che allora fece sentire la sua voce fu Socrate, che appena 7 anni piu tardi sarebbe caduto vittima di un crimine della giustizia altrettanto infame.

31 La resa della città* Dopo che la flotta… §

La resa della città* Dopo che la flotta spartana ebbe annientato quella ateniese nella battaglia di Egospotami, il comadante spartano, Lisandro, strinse d’assedio la stessa città di Atene. Sull’estrema resistenza di Atene e sulla capitolazione della città possiamo leggere il racconto di Senofonte.

32 Gli ateniesi §

Gli ateniesi, assediati per terra e per mare, erano incerti e non sapevano che cosa fare; non avendo piu né navi, né alleati nè grano, pensavano che per essi non c’era scampo e che inevitabilmante avrebbero dovuto soffrire il trattamento che essi medesimi avevano inflitto agli altri, non già per punirli d’oltraggi da essi patiti, né per alcuna giusta ragione, ma solo prché erano alleati degli spartani. Benché nella città molti morissero di fame, nessuno parlava d’arrendersi. Ma già i viveri mancavano totalmente, cosi che furono costretti ad inviare ambasciatori al re Agide, mostrandosi disposti ad entrare nell’alleanza spartana, pure d’avere le mura e il Pireo, ed a fare pace a tali patti. Ma il re ordino loro di recarsi a Sparta, dicendo di non aver facoltà per decidere. Quando gli ambasciatori ebbero riferita questa risposta, gli ateniesi li mandarono a Sparta. Allorché giunsero a Sellasia, non lontano dal confine della Laconia, e gli efori vennero a sapere le loro proposte (che erano le stesse che essi avevano fatto ad Agide) inguinsero loro di ritirarsi e lasciare quel luogo: se avessero bisogno di pace, ritornassero con migliori proposte. Tornati ad Atene, gli ambasciatori riferirono la cosa al loro governo, ed in tutti entro uno sgomento. Pensavano che la città sarebbe ridotta in schiavitu, e dhe, prima di avere inviato altri ambasciatori, molti cittadini sarebbero morti di fame. Stando cosi le cose, Teramene (uno degli uomini politici allora piu in vista in Atene) disse all’assemblea che se avessero voluto mandarlo da Lisandro egli sarebbe ritornato dopo ave da lui saputo se insistevano sulla demolizione delle mura perché avevano intenzione di ridurre in schiavitu la città o per assicurarsi della fedeltà di questa. Egli fu inviato e rimaso presso Lisandro tre mesi e anche piu attendendo il momento in cui gli ateniesi per mancanza di viveri fossero stati costretti ad accettare qualunque patto. Ritorno dunque nel quarto mese, e appena giunto riferi nell’adunanza popolare che Lisandro lo aveva trattenuto fino allora, e poi gli aveva ingiunto di andare a Sparta, dicendo che non lui, ma gli èfori avevano facoltà di rispondere alle sue domande. Fu pertanto scelto insieme ad altri nove colleghi per andare a Sparta con pieni poteri per trattare. Quando Teramene e gli altri ambasciatori furono giunti, gli efori indissero un’adunanza, nella quale i corinzi e i tebani specialmente, ma anche molti altri Greci sostennero che non si doveva venire a trattative con gli ateniesi poiché conveniva sterminarli. Pero gli spartani affermavano che non avrebbero ridotta in schiavitu una città che aveva fatto grande bene nei frangenti piu gravi per la Grecia e invece facevano con essa pace ai seguenti patti: che gli ateniesi abbattessero le lunghe mura e il Pireo, consegnassero tutte le loro navi tranne dodici, riammettessero gli esuli e, seguendo gli spartani per mare e per terra dovunque questi li guidassero, avessero il medesimo amico e il medesimo nemico. Tali furono le proposte che Teramene e i suoi colleghi riportarono ad Atene. Quand’essi entrarono nella città, una gran folla li circondo temendo ritornassero senza aver nulla concluso; infatti per la quantità di coloro che morivano di fame, non era piu possibile la resistenza. Nel giorno successivo gli ambasciatori esposero i patti ai quali gli spartani concedevano la pace e Teramene consigliava di accettarli dicendo che conveniva obbedire ed abbattere le mura. Alcuni fecero opposizione alle sue parole, ma in numero molto maggiore erano quelli che le approvarono. Si decise quindi di accettare la pace. Lisandro entro al Pireo, gli esuli tornarono e le mura furono demolite al suono delle flautiste, in mezzo ad un grande entusiasmo, perché erano in molti a pensare che quel giorno segnava l’inizio della libertà per la Grecia.

da Senofonte, Elleniche

L’egemonia di Sparta

33 Con la resa del 404 l’impero ateniese era in frantumi §

Con la resa del 404 l’impero ateniese era in frantumi, ma questo risultato, anche agli occhi di coloro che piu si erano impegnati per conseguirlo, apparve ben presto meno positivo di quanto non fosse nei propositi e nelle speranze. Le città dell’Asia Minore, in base agli accordi fra Sparta e il Gran Re nell’ultima fase della guerra del Peloponneso, tornavano in balia dei persiani; Sparta dopo aver condotto la guerra col programma dichiarato di restituire l’autonomia alle poleis assoggettate da Atene, tendeva in realtà a colmare con la propria effettiva dominazione il vuoto politico apertosi dopo il crollo della rivale. Ma la nuova potenza egemonica non possedeva le qualità morali, politiche ed economiche per assolvere ad un tale compito; il regime oligarchico della Laconia rappresentava in realtà per le poleis piu progredite uno stadio di sviluppo decisamente superato, al quale neppure i critici della democrazia avrebbero saputi rassegnarsi. In pratica, quindi, Sparta godeva nelle città soggette solo dell’apporto dei gruppi piu reazionari, scacciati dai precedenti governi e rientrati in patria al seguito degli opliti lacedemoni*. Tipico, a questo proposito, puo considerarsi il caso della stessa Atene. Subito dopo la resa della città, Lisandro appoggio, o meglio impose, la formazione di un governo provvisiorio di trenta membri, i quali si abbandonarono a tali eccessi da passare alla storia col nome dei trenta tiranni. I “trenta” occuparono il consiglio e le magistrature con i loro fedelissimi e limitarono i diritti civili a 3 mila ateniesi, vale a dire, ai loro sostenitori; con le spalle coperte da una guarinigione spartana, inaugurarono poi un regime di terrore del quale caddero vittima 1.500 persone di otto mesi. Arresti ed esecuzioni capitali erano all’ordine del giorno, né vennero eliminati solo personaggi invisi politicamente**; i cosiddetti trenta tiranni diedero ordine di uccidere anche ricchi ateniesi e meteci allo scopo di arricchirsi grazie ai loro patrimoni. Numerose persone lasciarono la loro patria e si rifugiarono negli stati vicini, nei quali l’indignazione per la perdurante tutela esercitata da Sparta provoco un cambiamento del clima politico. Gli alleati di Sparta, in primo luogo quegli stessi beoti che poco prima avevano chiesto la distruzione di Atene, ora appoggiavano la resistenza degli emigranti ateniesi contro il regime filospartano dei trenta. A Tebe, intorno agli ateniesi Trasibulo, Archino e Anito, si raduno un movimento di opposizione democratica, che già nell’inverno del 404-3 riusci ad occupare la fortezza di Phyle, nell’Attica settentrionale, scatenando da quella località una violenta guerra civile. Nel 403 gli oppositori marciarono sul Pireo; li Crizia e Carmide caddero in strada. I Trenta vennero sostituiti da un collegio di Dieci membri. Cio indusse Lisandro a intervenire con truppe mercenarie, ma il re Pausania, si reco in Attica, sostitui Lisandro e fece da mediatore per una riconciliazione. La guerra civile ebbe fine nell’ottobre del 403: Trasibulo e i suoi seguaci ristabilirono in città l’ordinamento costituzionale democratrico. Il fondamento del compromesso tra le due parti fu un’amnistia generale* per tutti i delitti commessi nelle guerre civili, da cui furono esclusi solo i membri dei Trenta e dei Dieci. Inoltre i democratici dovettero accettare la fondazione di un nuovo stato oligarchico a Eleusi, che doveva offrire patria a coloro che non intendevano fidarsi della riconciliazione (comunque sciolto già nel 401-400). Se nella fase finale della guerra peloponnesiaca Sparta aveva accettato l’aiuto determinante dei persiani, ottenuta la vittoria essa si era resa conto del danno che le sarebbe derivato dall’aver riaperto il mondo greco alla loro influenza. Percio essa non esito ad appoggiare Ciro nel suo tentativo di detronizzare il fratello Artaserse, succeduto nel 404 al padre Dario II. I mercenari greci stavano per vincere la battaglia di Cunassa, in Babilonia (401), quando Ciro cadde sul campo. Sparta, con il re Agesilao, accolse le invocazioni d’aiuto di poleis d’Asia Minore riassoggettate dai persiani, e col suo intervento libero buona parte delle coste anatoliche costringendo Artaserse ad accettare una tregua (398). Questi pero poté facilmente riprendere il sopravvento facendo leva sull’animosità di Atene, Tebe, Argo e Corinto contro il dominio spartano e stringendo alleanza con esse. Sparta dovette pertanto richiamare in Grecia le milizie inviate in Asia Minore. Nella cosiddetta “guerra corinzia” (395-386), ad Aliarto in Beozia, Tebe sconfisse Sparta; Lisandro cadde in battaglia mentre Pausania, accusato della sconfitta, fuggi a Tegea. Nel 394 Sparta perse il dominio dei mari dopo la sconfitta, subita ad opera della flotta persiana, comandata da Conone, nella battaglia navale presso la penisola di Cnido, a nord ovest di Rodi***. Nel frattempo, Atene, ricostruiva le lunghe mura grazie ai finanziamenti persiani e riconquistava le isole di Lemno, Imbro e Sciro, importanti per la sicurezza della rotta del grano dal mar Nero. La ripresa di Atene induceva pero Artaserse ad inclinare verso Sparta, grazie anche all’opera di intervento presso il Gran Re del re spartano Antalcida, per ristabilire l’equilibrio a proprio esclusivo vantaggio. Nel 386 venne conclusa una “pace generale” dei greci (pace del Re o pace di Antalcide*); il Gran Re fece annunciare ai greci radunati a Sardi le condizioni di pace che Antalcida aveva trattato con i persiani. Il Gran Re reclamo per sé “le città in Asia... e nelle isole Clazomene e Cipro” e dichiaro autonome tutte “le rimanenti città greche, piccole e grandi”. Ad Atene venne riconosciuto il possesso delle cleruchie di Lemno, Imbro e Sciro, ma un netto rifiuto venne opposto alle sue ambizioni egemoniche sull’Egeo. Con il giuramento delle condizioni stabilite nella pace del Re, fini insieme alla guerra di Corinto il lungo epilogo della guerra del Peloponneso. Con la “pace del re”, il monarca persiano dimostrava di considerarsi arbitro assoluto delle questioni attinenti all’Egeo e al mondo ellenico, ma in realtà delegava Sparta a farsi esecutrice del suo volere nei confronti delle poleis greche. In realtà Sparta non era in grado di esercitare l’egemonia sulla Grecia, né sul mare, né sulla base delle proprie forze. Sulla scia del suggestivo slogan della pace del Re “pace generale e autonomia”, Sparta cercava di affermare la propria posizione in Grecia. Tuttavia questo tentativo di costruire un impero spartano falli. Per la verità Sparta assolse con zelo il ruolo di gendarne della Grecia, in nome della clausola di autonomia della pace del Re. Ma non appena Sparta riusciva a spegnere un focolaio da qualche parte, ecco che subito divampava un incendio in un altro luogo. Le vecchie potenze come Atene e Tebe, si rafforzarono nuovamente e nuovi protagonisti, come Giasone di Tere in Tessaglia****, entrarono sulla scena politica greca. Nel 377 Atene fondo una seconda lega navale* attica, la città invitava tutti i greci e i barbari, purché non fossero sudditi del Gran Re, a entrare nella lega, cio confermava la volontà di Atene di riconoscere incondizionatamente i principi di convivenza politica stabiliti nella pace del Re, di garantire la tutela della libertà e dell’autonomia di ogni singolo stato e di lasciare intatti i diritti che il Gran Re aveva sui territori dell’Asia Minore. A tutti gli stati che desideravano partecipare alla lega venne assicurata la libertà da tributi, da guarnigioni e da ufficiali stranieri con funzioni di controllo. Agli ateniesi venne proibito qualsiasi acquisto di proprietà fondiarie nei territori degli alleati. Questo statuto rappresentava un’aperta sconfessione dei principi di egemonia che avevano caratterizzato la prima lega navale. L’obbiettivo esplicito contro il quale la seconda lega navale era diretta infatti Sparta, che aveva perso prestigio a causa della sua politica egemonica.

34 * Lisandro preferiva imporre nelle città soggetti governi… §

* Lisandro preferiva imporre nelle città soggetti governi oligarchici facenti capo a una commissione di dieci cittadini, oligarchi e di provata fedeltà a Sparta, i decarchi. Godevano di pieni diritti esecutivi ed erano spesso appoggiati da una guarnigione militare agli ordini dell’armosta. I decarchi erano incaricati di raccogliere il contributo delle rispettive città per le tasse di guerra che gli spartani esigevano. Istituite soprattutto nelle città asiatiche, le decarchie saranno abolite nella fase di reazione contraria a Lisandro.

35 ** Uno dei politici piu influenti del momento in Atene §

** Uno dei politici piu influenti del momento in Atene, Teramene, si era pronunziato per un’oligarchia moderata, ma ben presto fu messo da parte e giustiziato da oligarchi radicali come Crizia e Carmide.

36 Amnistia generale* Fu un grande merito dei democratici… §

Amnistia generale* Fu un grande merito dei democratici l’aver tenuto fede a quest’amnistia, superando il naturale risentimento per le persecuzioni subite e spezzando la spirale delle vendette, che minacciava di perpetuarsi indefinitamente.

37 *** Gli scontri in Asia Minore mostrarono la… §

*** Gli scontri in Asia Minore mostrarono la debolezza di entrambi le parti. Sparta dovette inviare contro il nemico truppe formate da neodamodi (iloti liberati per il servizio militare) e da alleati, sotto ufficiali spartiati: la città egemone aveva troppi pochi cittadini. L’impero persiano non era veramente forte, l’Egitto si era reso indipendente e riusci a mantenersi tale.

38 Pace del Re o pace di Antalcide* Con il trattato §

Pace del Re o pace di Antalcide* Con il trattato, indubbiamente un successo persiano, il re, imponendo la sua volontà alle città greche che, pressate da gravi problemi di ordine finanziario, non erano in grado di reagire, riconosceva il diritto della Persia ad interferire nella politica delle poleis. Anche Sparta, come fautrice della pace, assumeva in Grecia il compito di far rispettare l’attuazione del trattato, funzione che giustificò i posteriori interventi armati contro quali le sembravano non rispettare i termini dell’accordo, riportò tangibili vantaggi. Mentre l’affermazione del principio di autonomia riconosceva nella polis l’unico sistema statale consentito in Grecia, imponendo la dissoluzione di ogni sistema federativo, la lega del peloponneso otteneva pieno riconoscimento da parte del re. Tuttavia, a prescindere dal principio dell’autonomia, il trattato di pace rispondeva anche all’esigenza di frenare la ripresa ateniese e bloccare la crescente potenza di Tebe, sciogliendo la confederazione beotica, e pertanto deve essere analizzato alla luce delle circostanze storiche, i rapporti di forza, gli equilibri politici del tempo. Con il pretesto di rispettarne l’attuazione, Sparta rinforzò la sua egemonia nell’Egeo e in seguito la pace fu strumentalizzata da Atene che, ergendosi a difensore delle città oppresse da Sparta, giustificò interventi volti a restaurare la sua egemonia, come atti a salvaguardia della pace comune. La pace del re fu rinnovata a più riprese.

39 Seconda lega navale* Con la pace del Re… §

Seconda lega navale* Con la pace del Re ad Atene era emersa una visione piu sobria delle possibilità di azione che si offrivano in politica estera. I sogni di ristabilire l’antica supremazia per il momento erano svaniti. Seguendo la nuova linea politica di Callistrato, gli ateniesi seguirono un orientamento moderato con l’obiettivo di affermare il diritto di Atene al ruolo di leadership nel concerto delle potenze. Mentre gli spartani cercavano di ampliare la loro influenza a tutta la Grecia, gli ateniesi si sforzarono di consolidare le proprie alleanze con gli stati dell’Egeo orientale. Nel 386-5 era stata conclusa un’alleanza con il regno tracico degli Odrisi; nel 384 vennero gettate le basi per un’alleanza con Chio; dopo il 380 gli ateniesi conclusero trattati di intesa con Tenedo, Mitilene, Metimna, Rodi e Bisanzio. Nel 378 Tebe ed Atene conclusero un’alleanza antispartana. Nello stesso anno, Atene, si accinse a collegare tra loro i trattati bilaterali fino ad allora conclusi, in una struttura organizzativa fissa. L’organo decisionale centrale era un consiglio federale (synhédrion), in cui ogni stato membro aveva un voto, ma in cui Atene stessa non era rappresentata; le delibere del consiglio federale dovevano essere ratificate dall’assemblea popolare ateniese. Sinedrio ed ecclesia votavano separatemente, ma nelle loro decisioni dipendevano l’uno dall’altra: questa procedura assicurava agli alleati un certo grado di indipendenza, ma lasciava ad Atene una chiara posizione di preminenza. Cosi, dopo 100 anni esatti dalla fondazione della prima lega navale, nacque la seconda lega navale.

40 **** Le popolazioni della Tessaglia formarono la confederazione… §

**** Le popolazioni della Tessaglia formarono la confederazione tessala, inizialmente intorno a una antica comunità etnica. La Tessaglia, situata nella Grecia centro-settentrionale, era un paese ricco e fertile, dedito alla coltivazione cerealicola e all’allevamento, soprattutto di cavalli. Le poleis della Tessaglia divennero, verso la metà del V secolo, il centro di rivoluzioni che portarono al prevalere dei cavalieri in antitesi alla vecchia aristocrazia fondiaria. In queste circostante i penesti, che gli antichi paragonavano agli iloti spartani, avrebbero ottenuto la libertà. La confederazione tessale era governata dalla tagia, una sorta di potere monarchico; con Giasone il tagós deteneva il comando supremo dell’esercito federale e aveva la facoltà di disporre dei tributi delle città confinanti della Tessaglia che, pur conservando la loro autonomia, erano soggette al pagamento di un tributo alla confederazione. Nel IV secolo, soprattutto durante la tagia di Giasone (380-370 ca.), la confederazione disponeva di un esercito assai bene organizzato, per il cui reclutamento il territorio della Tessaglia era stato diviso in distretti detti kleroi, che fornivano ognuno quaranta cavalieri e ottanta opliti.

L’egemonia tebana

41 Nel 371 §

Nel 371, dopo annose lotte fra tebani, ateniesi e lacedemoni, un congresso generale torno a riunirsi a Sparta, per riaffemare la clausula dell’autonomia contenuta nella pace del Re. Poiché tuttavia i tebani pretesero di firmare il trattato in nome dei loro alleati della Beozia, disconoscendone in tale modo l’autonomia, si giunse ad una guerra tra Tebe e Sparta, che ancora una volta assunse il ruolo di esecutrice degli accordi pattuiti nei trattati. A 30 km a sud di Leuttra, in Beozia, si venne a battaglia, gli spartani erano giudati dal re Cleombroto mentre i tebani dal generale Epaminonda*. La sconfitta degli spartani fu totale e tremenda, 400 dei 700 spartiati rimasero su campo di battaglia, e le sue conseguenze furono di ampia portata. La sconfitta significo per Sparta l’addio definitivo al ruolo di grande potenza in Grecia, un addio che doveva avere gravi ripercussioni per entrambe la parti, per Sparta e per la Grecia. La battaglia di Leuttra ebbe anche conseguenze immediate: Sparta ormai poteva contare su un numero di cittadini sensibilmente minore di prima, il mito della sua invincibiltà svani, gli iloti e i perieci disertarono, la lega peloponnesiaca era sul punto di essere sciolta, la Messenia si separo dallo stato lacedemone (369) e infine la stessa Laconia venne devastata da truppe nemiche. L’indebolimento di Sparta, inoltre, ebbe come conseguenza una serie di guerre civili fra oligarchi e democratici. Nel Peloponneso l’Arcadia, che con l’aiuto di Epaminonda si costituisce in conferderazione arcade*, e l’Elide sono percorse da una violenta ondata di ribellione contro gli spartani. Ma le ambizioni di Tebe non s’arrestano al Peloponneso e si estendono invece a tutte le regione della Grecia, suscitando la diffidenza di Atene, che passa percio all’alleanza con Sparta (369): la capitale della Beozia interviene nelle contese dinastiche che agitano la Macedonia, nel 367 Epaminonda impone alla Tessaglia di rompere l’alleanza appena stretta con Atene e di firmare la pace con Tebe. Qualche anno piu tardi lo stesso Epaminonda si convinse che, per assicurare il primato di Tebe sul mondo greco e per contrastare la rivalità di Atene, fosse assolutamente necessario disporre di una flotta adeguata. Con la nuova flotta tento di impadronirsi delle vie di comunicazioni col mar Nero, e riusci effettivamente ad occupare Bisanzio (364) senza peraltro conseguire risultati decisivi. Malgrado i numerosi successi, l’egemonia tebana era comunque assai debole; nel corso di una serie di disordini nel Peloponneso la lega arcadica si divise: la parte settentrionale, sotto la guida di Mantinea, formo una coalizione antibeotica comprendente l’Elide, l’Acaia, Fliunte, oltre che Atene e Sparta. Nel 362 l’esercito tebano batté questa coalizione presso Mantinea, ma Epaminonda mori in battaglia e fu conclusa la pace: l’egemonia tebana era stata legata troppo strettamemente alla figura di Epaminonda.

42 La situazione di Atene in questo periodo si… §

La situazione di Atene in questo periodo si era notevolmente deteriorata. In Grecia perdeva sempre di piu la sua influenza e nel 366 dovette accettare persino la perdita di tutta la regione di Oropo, che Tebe aveva incorporato nel proprio territorio. Inoltre nel 367 i tebani riuscirono a portare dalla loro parte il persiano Artaserse II, e a imporre la richiesta di una smobilitazione della flotta anteniese. Delusi dal voltafaccia persiano, gli ateniesi, si allearono con il satrapo persiano Ariobarzane; la sua rivolta contro Arteserse II apri la serie di ribellioni dei satrapi dell’Asia Minore che duro un decennio. Gli ateniesi approffittarono della situazione per assediare ed occupare Samo (365), Potidea, Sesto e il Chersoneso tracico. Gli abitanti vennero cacciati e furono insediati migliaia di cleruchi ateniesi. Formalmente questo comportamento non rappresentava uno strappo agli accordi della seconda lega navale, dal momento che la rinuncia di Atene all’insediamento di cleruchie si riferiva solo ai territori degli alleati. Cio nonostante questa politica di Atene rimaneva comunque incomprensibile per gli alleati e doveva ridestare i cattivi ricordi dei tempi in cui Atene aveva esercitato il proprio dominio sulla prima lega navale. Il clima ostile verso Atene che era creato, divenne piu evidente, quando la flotta tebana di recente costituzione incrocio nelle acque dell’Egeo. Insieme a Bisanzio si staccarono allora da Atene anche Chio e Rodi. Anche dopo il crollo dell’egemonia tebana, Bisanzio, Chio e Rodi non ritornarono nell’alleanza ateniese, ma, nella confusione della rivolta dei satrapi, si unirono al dinasta della Caria Mausulo di Alicarnasso. Nel 356 attaccando Chio gli ateniesi aprirono la cosiddetta “guerra sociale”, che un anno dopo fini disastrosamente: l’intreccio di alleanze faticosamente annodato nell’Egeo nei decenni passati era dissolto. Atene dovette concedere a Chio, Rodi e Bisanzio l’indipendenza dalla lega navale, solo la cleruchia di Samo venne difesa con successo. La fine della guerra sociale aveva portato ad Atene un radicale cambiamento del clima politico, nel quale gli slogan di coloro che continuavano a credere in una restaurazione dell’antica posizione di preminenza non avevano piu presa. Sotto la guida di Eubulo Atene, a partire dal 354, imbocco un corso politico che mirava, all’interno dello stato, a consolidare e stabilizzare le condizioni economiche e sociali, e in politica estera perseguiva una linea difensiva, indirizzata a difendere quanto si era acquisito. Nucleo di questa politica era un radicale riordino delle finanze statali che porto Atene ad una nuova prosperità.

43 * La lega beotica utilizzo il cosiddetto “schieramento obliquo” §

* La lega beotica utilizzo il cosiddetto “schieramento obliquo”: una nuova disposizione dell’ala sinistra della falange che veniva rinforzata dal “battaglione sacro”, costituito da 300 combattenti, sceltissimi per doti fisiche e morali, mantenuti a spese pubbliche in continuo allenamento.

44 Confederazione arcade* Storicamente lo stato federale o koinon… §

Confederazione arcade* Storicamente lo stato federale o koinon degli arcadi nasce nel 369, l’indomani della battaglia di Leuttra, e per la sua realizzazione la tradizione attribuisce un ruolo importante alla presenza di Epaminonda e dell’esercito beotico nel Peloponneso, nel quadro di un piu vasto movimento antispartano nella regione. Situata nel Peloponneso centrale, fino a quella data l’Arcadia risulta organizzata in subetnie, modesti villaggi e in poleis autonome come Tegea, Mantinea e Orcomeno. La costituzione dello stato federale rappresenta un avvenimento che ha ridisegnato la mappa politica dell’Arcadia. Fu seguita dalla fondazione della città di Megalopoli, ovvero la megale polis, attraverso il sinecismo di villaggi e poleis circostanti. La creazione di Megalopoli fu un fatto politico, urbano, demografico, in quanto risposta ad un progetto di fornire il nuovo stato di una “capitale”, con una struttura urbanistica creata appositamente, abitata tramite trasferimento (volontario o coatto) degli abitanti dei centri circostanti in Megalopoli, dove furono predisposte le sedi degli organismi federali. Lo stato federale degli arcadi, o arkadikón, riproduce il sistema beotico nella suddivisione del territorio in distretti, con una ripartizione in dieci circoscrizioni, all’interno delle quali una città svolgeva funzioni coordinanti e che formavano i quadri intermedi tra il governo federale e gli organismi periferici.

I greci d’occidente nel IV secolo

45 Il IV secolo §

Il IV secolo, in Sicilia, fu determinato dall’egemonia di Siracusa e dei suoi contrasti con i cartaginesi che occupavano la parte occidentale dell’isola. Nel 415 la spedizione ateniese in Sicilia fu provocata da Segesta, dopo che i cartaginesi si erano rifiutati di portarle aiuto. Nel 410 invece Cartagine accolse un nuovo appello di Segesta contro Selinunte: cosi nel 409 distrussero Selinunte e Imera e nel 406-5, con una nuova spedizione, si impadronirono di Agrigento, Gela e Camarina, minacciando Siracusa. Qui, il venticinquenne, Dionisio, dopo avere appianato i contrasti politici interni, si fece eleggere “stratego con pieni poteri” (strategòs autokrátor) che mantenne fino alla morte (367). Il primo passo di Dionisio fu quello di garantire la sicurezza di Siracusa (e del suo dominio) stipulando una pace con i cartaginesi, le altre poleis e i siculi. Quindi, l’autocrate (despota, tiranno) prese varie misure per prepararsi alla rivincita: avvio la trasformazione della città in una fortezza, la produzione di armi e di navi (allesti una flotta di 300 navi). Terminati i preparativi attacco i cartaginesi, e dopo una brutale ed incerta guerra, con la pace del 392, occupo tutta l’isola ad eccezione della punta nord-occidentale che rimase ai cartaginesi. Poi si rivolse verso l’Italia meridionale estendendo il suo dominio da Locri (città già alleata) alla punta meridionale della penisola. Qui si intrannero relazioni commerciali con i celti che si erano spinti fino in Puglia, e “relazioni” militari con gli etruschi. Una nuova guerra con Cartagine nel 383-2, termino attorno al 375 con un certo spostamento di confini a favore del territorio cartaginese. Alla sua morte i contrasti tra suo figlio Dionisio II e suo genero Dione caratterizzarono i decenni seguenti, fino all’intervento nel 344 nell’isola, dei corinzi, i quali inviarono un piccolo esercito guidato da Timoleonte. I successi di quest’ultimo causarono un profondo cambiamento: i tiranni che si erano installati nelle varie città furono giustiziati o esiliarono (fra cui Dionisio II). Per un breve periodo l’isola conobbe una fase di temporanea stabilità e di ripresa economica. Al contrario la Magna Grecia, già nel V secolo, si trovava sotto la crescente pressione di tribu italiche, soprattutto di sanniti e lucani. L’aiuto portato a Taranto dal re spartano Archidamo III (344-338) prima e da Alessandro re dei molossi (333-330) poi, si conclusero con delle sconfitte. Successivamente la sorte dell’Italia meridionale fu legata all’espansione di Roma.

L’ascesa della Macedonia

Filippo II di Macedonia
Filippo II di Macedonia.

46 La Macedonia con l’Epiro chiude a settentrione la… §

La Macedonia con l’Epiro chiude a settentrione la Grecia vera e propria ed occupa una parte assai grande della penisola balcanica. I macedoni erano si greci, ma rimasti arretrati nello sviluppo della civiltà, che dagli altri greci venivano considerati come “barbari”, cioè di nazionalità e di lingua non ellenica (la lingua doveva essere un dialetto greco fortemente influenzato dalle lingue dei traci e degli illiri). Mentre la crisi interna delle poleis si aggrava, lo stato macedone si va consolidando sotto la guida della famiglia nobile degli Argeadi*. Il paese, in gran parte montagnoso, viveva di un’economia povera ed arretrata, fondata sull’agricoltura, sulla pastorizia e sull’abbondanza del legname fornito dai suoi monti selvosi. Il sistema statale non era organizzato in forma di polis, ma il popolo viveva in cantoni agricoli retti da famiglie nobili, che in alcune zone governavano come sovrani. Nel 359 saliva al trono, appena ventiquattrenne, Filippo II. Il nuovo sovrano possedeva fortissimo il senso della realtà politica del suo tempo, ed intendeva ormai inserirsi nelle vicende del mondo greco, cosciente della forza del suo paese e della debolezza cronica delle poleis*. Le prime campagne militari furono rivolte contro gli illiri e i traci. In un primo tempo il sovrano macedone riusci ad impadronirsi del massiccio montagnoso del Pangeo ricco di miniere d’oro, con cui finanzio l’esercito. Il re diede il nome di Filippi a una località situata presso il Pangeo (356): fu quello il primo caso, nel mondo greco, in cui una città prendeva il nome del suo fondatore. L’occupazione di Anfipoli, Pidna e Potidea provoco una guerra con Atene la quale, presa dalla contemporanea guerra sociale, non fu in grado di impegnarsi a fondo. Estesi cosi i confini della Macedonia verso sud-est, Filippo colse l’occasione per inserirsi nelle contese tra le città greche (“terza guerra sacra*”) e riusci ad installare guarnigioni macedoni in Tessaglia, sollevando la diffidenza di Atene, dove Demostene*, oratore e uomo politico, già da tempo andava sostenendo la necessità di un’alleanza delle poleis contro la minaccia macedone. Filippo, conscio della forza politica e militare che Atene ancora rappresentava, preferi non insistere e si dedico alla conquista della penisola Calcidica, contro la lega calcidica e la sua città principale, Olinto, che cadde nelle sue mani nel 348, Atene, pur alleata della città, non interviene**, e due anni dopo Filippo ne approfitta per ricomparire in Grecia centrale contro i Focesi; la vittoria ottenuta su questi ultimi (fine della terza guerra sacra) gli permise di sedere, al posto dei focesi, a buon diritto nell’anfizionia di Delfi. Il re macedone poteva contare, ora, sul sostegno dei partigiani filomacedoni nelle poleis greche, i quali, come gli ateniesi Isocrate ed Eschine, vedevano in lui il garante della stabilità per un mondo greco dilaniato da guerre e conflitti civili. Tuttavia, di fronte alla frenetica espansione macedone che minacciava di sconvolgere gli equilibri nell’intero Mediterraneo orientale e di distruggere una volta per tutte i fondamenti della pace del Re, qualche anno dopo gli oppositori della Macedonia ebbero il sopravvento. Demostene si era infatti impegnato per la realizzazione di un fronte antimacedone in Grecia; nel 341-40 egli riusci infine a mettere in piedi una lega contro Filippo, alla quale si aggregarono le poleis della Grecia centrale, piu Tebe, Bisanzio e Abido. Con la cattura di una flotta granaria ateniese Filippo provoco nel 340 la dichiarazione di guerra da parte di Atene. Lo scontro decisivo avvenne in Beozia (358), a Cheronea, dove le truppe greche dovettero soccombere di fronte all’efficienza dell’esercito macedone, guidato dal re e dal suo giovanissimo figlio Alessandro. Filippo seppe usare della vittoria con molta moderazione nei confronti di Atene, che poté conservare la sua indipendenza, la flotta e alcune colonie (Lemno, Imbro, Sciro e Delo); l’atteggiamento moderato del sovrano macedone nasceva da un disegno ancora vago, inteso a gettare le basi di una fusione di tutto il mondo ellenico e a creare una forza compatta, capace di sostenere un eventuale urto contro l’impero persiano. Dopo la vittoria di Cheronea, Filippo istitui la “lega di Corinto” (chiamata ufficialmente i “greci”), della quale egli era il capo politico e militare. Le poleis (Sparta* non entro nella lega), in base ai trattati della lega, pur rimanendo formalmente indipendenti, si erano dovute impegnare a non farsi guerra tra loro e soprattutto a fornire navi e contingenti militari quando il re macedone lo avesse voluto. Da parte sua Filippo non divenne membro della lega, ma concluse con i singoli membri un accordo senza limiti di tempo, in base al quale gli fu attribuita l’egemonia (hegemón) a vita. Filippo, che intendeva usare dell’unità del mondo greco per attuare il disegno di un attacco alle satrapie persiane dell’Asia Minore, cerco di suscitare con un’accorta propaganda l’entusiasmo nel mondo ellenico, diffondendo l’idea di una guerra antipersiana, intesa come necessaria vendetta dei Greci contro le aggressioni di Dario e Serse, avvenute un secolo e mezzo prima; ma nel 386, quando i suoi preparativi militari e diplomatici erano a buon punto, Filippo mori a soli 47 anni sotto il pugnale di un nobile macedone a Ege mentre partecipava ai festeggiamenti per il matrimonio di sua figlia con Alessandro, re dei molossi. L’immensa responsabilità di una situazione in movimento ricadde allora sulle spalle del giovane figlio Alessandro, che già due anni prima si era distinto nella battaglia di Cheronea.

47 Argeadi* Filippo II raccolse i frutti dell’avveduta politica… §

Argeadi* Filippo II raccolse i frutti dell’avveduta politica dei suoi predecessori, gli Argeadi. A partire dal V secolo i re cercarono contatti con il mondo greco. Alessandro I (497 circa – 454) ottenne che la sua famiglia fosse riconosciuta come greca e poté quindi partecipare ai giochi olimpici. Il suo discendente Archelao (413-399) chiamo alla sua corte artisti e poeti di gran fama, fra cui il tragico Euripide; ma soprattutto miglioro l’organizzazione dell’esercito, fece costruire strade e fortezze e sposto la residenza da Ege a Pella, che godeva di una posizione piu vantaggiosa per le comunicazioni. Dopo la sua morte il potere centrale ebbe gravi problemi sia nei confronti della nobiltà, sia nei confronti dei vicini. Dopo la morte del re Perdicca III, avvenuta in una guerra contro gli illiri (359), assunse il potere Filippo II che in breve tempo si sbarazzo di tutti i concorrenti.

48 * Filippo di Macedonia utilizzo la falange ispirandosi… §

* Filippo di Macedonia utilizzo la falange ispirandosi alle tradizioni militari di Tebe dove Epaminonda aveva organizzato il battaglione sacro (Filippo era stato ostaggio a Tebe). La falange era una formazione serrata di ottomila fanti, disposti su sedici file e armati della sarissa, una lunghissima asta che sporgeva sul fronte della formazione creando una barriera irta di punte. Accanto alla falange e alla cavalleria combattevano anche reparti armati alla leggera.

49 Terza guerra sacra* A partire dal 356 Atene appoggio i Focesi §

Terza guerra sacra* A partire dal 356 Atene appoggio i Focesi, contro beoti e parte dei tessali, nella cosiddetta terza guerra sacra, combattuta per il predominio all’interno dell’anfizionia delfica (comunità religiosa). I focesi si impadronirono dei tesori dei templi di Delfi, utilizzandoli per creare un forte esercito mercenario, con i quali occuparono la Grecia centrale. Filippo II, chiamato dai tessali, riusci a cacciare i focesi dalla Tessaglia, che da allora rimase sotto il suo controllo (352).

50 Demostene* Demostene vissuto tra il 384 e il 322 §

Demostene* Demostene vissuto tra il 384 e il 322, fu uno dei piu grandi oratori dell’antichità. Le sue orazioni contro Filippo di Macedonia, le cosiddette “Filippiche”, gli crearono fama di grande patriota e difensore della democrazia ateniese, di cui fu effettivamente strenuo difensore.

51 ** Nei confroni della Macedonia gli ateniesi assunsero… §

** Nei confroni della Macedonia gli ateniesi assunsero un atteggiamento di attesa. Nonostante i moniti di Demostene, le aggressioni di Filippo, sia nella Grecia centrale che in Calcidica, provoco soltanto una reazione assai titubante. Nel 346 si realizzo una pace con Filippo, attraverso la mediazione dell’ateniese Filocrate.

52 Sparta* Già nel 362 §

Sparta* Già nel 362, dopo Mantinea, Sparta si era rifiutata di firmare il trattato di “pace comune” e nel 338 si rifiuto di entrare nella lega di Corinto; infatti questi accordi di pace generale per la Grecia, la Messenia, un tempo parte dello stato spartano, era considerata come uno stato indipendente, mentre Sparta si opponeva ostinatamente al riconoscimento internazionale della Messenia.