Indice dei paragrafi · 100
  1. I primi annalisti furono
  2. Come le fonti archeologiche possono aiutarci a dare…
  3. La tradizione trasmette due cicli di leggende
  4. Due ipotesi moderne sulla “fondazione”
  5. La struttura monarchica di Roma la veniamo a…
  6. Dobbiamo tenere presenti due fattori
  7. La tradizione attribuisce a Romolo la ripartizione in…
  8. Il senato collaborava col re nel governo della città
  9. Le genti sono caratteristiche solo del mondo latino
  10. Le due categorie segnarono le vicende sociali e…
  11. Le fonti danno alla fase finale della monarchia
  12. Secondo la tradizione Servio (578-535) suddivise i cittadini…
  13. L’assemblea del popolo in armi
  14. La tradizione attribuisce a Servio la creazione di…
  15. Secondo la tradizione la nascita della republica avviene…
  16. Secondo quanto scrive Livio il passaggio dalla monarchia…
  17. I patrizi detenevano il potere economico (proprietà delle terre)
  18. Le rivendicazioni politiche ed economiche della plebe caratterizzarono…
  19. I plebei partecipavano ai comizi centuriati e militavano…
  20. Nel 450 la plebe ottenne che un collegio…
  21. Nel 367 con le leggi Licinie-Sestie (da i…
  22. Nel 287 le decisioni della plebe furono rese…
  23. Già presenti in età regia
  24. Secondo la tradizione l’assemblea fu istituita da Servio Tullio
  25. Nei comizi tributi si riunivano tutti i cittadini…
  26. Le assemblee non avevano potere di iniziativa
  27. Roma tento di contrastare la corruzione sin dall’inizio…
  28. Già nel III secolo i magistrati principali sono 28
  29. I magistrati sono eletti dalle assemblee
  30. Ad eccezione della censura (18 mesi eletti ogni…
  31. L’importanza degli auspici era determinante a Roma
  32. Il consolato era elettivo
  33. I pretori avevano lo stesso potere dei consoli…
  34. In casi eccezionali i consoli
  35. Nel corso dell’età repubblicana il senato fu l’istituzione…
  36. A differenza della assemblee
  37. La società romana si differenziava tra liberi e schiavi
  38. Dopo la guerra sociale la composizione della classe…
  39. Roma fu una democrazia?
  40. Gli studiosi moderni hanno dato due pareri diversi
  41. Roma organizzo i territori di conquista con schemi diversi (colonie
  42. Sin dall’inizio furono due le soluzioni utilizzate dai romani
  43. Era cittadino romano chi
  44. La cittadinanza romana è un insieme di diritti civili e politici
  45. La Civitas sine suffragio è una cittadinanza concessa…
  46. I Latini in età repubblicana godono di loro proprie leggi
  47. I peregrini non sono cittadini romani
  48. Il municipio fu un’istituzione che i Romani utilizzarono…
  49. Un altro sistema per controllare i territori fu…
  50. Quando i territori conquistati si ampliarono
  51. Gli alleati cominciarono richiedere la cittadinanza romana
  52. A seguito della concessione della cittadinanza
  53. Con la concessione della cittadinanza
  54. Il modello istituzionale si disgrego ben presto
  55. Cicerone homo novus cavaliere di Arpino
  56. Dopo avere sconfitto Pompeo a Farsalo (48)
  57. Non ci fu una carta fondante dell’impero
  58. La svolta fu nel 27
  59. Il nuovo regime è una novità ma che non nasce dal nulla
  60. Princeps è parola augustea
  61. Nel 27 Augusto rimette nelle mani del senato e del popolo romano
  62. Vespasiano promulgando nel 69 d.C
  63. Dalla seconda metà del I secolo a.C
  64. Provincializzazione delle legioni stanziate ai confini e arruolamento…
  65. Il potere imperiale fragile poichè la successione era…
  66. Le funzioni delle assemblee continuavano ad eleggere i magistrati
  67. Il senato mantenne alcune sue prerogative
  68. Il cursus equestre si venne a definire negli…
  69. L’impero romano era diviso in tre ripartizioni (politiche…
  70. Le province erano divise in senatorie (quelle pacificate)…
  71. Non vi fu una latinizzazione forzata delle province
  72. L’Italia sconvolta dalle guerre civili
  73. Le città versavano i tributi e per questa…
  74. Le città peregrine si possono dividere in tre categorie
  75. Le comunità di cittadini romani in età imperiale…
  76. Nel I secolo compaiono municipi di diritto latino
  77. Le colonie dei cittadini romani furono inizialmente formate…
  78. Man mano che la cittadinanza romana veniva concessa…
  79. Nel 212 con un editto Caracalla concesse la…
  80. Indipendentemente dal loro statuto tutte le città godevano…
  81. Dopo Azio
  82. Fino a Marco Aurelio questo sistema fu in…
  83. Diocleziano (284-305) con una azione energica avvio l’impero…
  84. La storiografia tende a vedere una coincidenza tra…
  85. Anche dopo la divisione dell’impero
  86. Il senato si sdoppio uno a Roma e l’altro a Costantinopoli
  87. La corte imperiale vive nel palazzo
  88. Costantino riorganizzo l’amministrazione centrale
  89. Erano i grandi uffici posti sotto l’autorità del magister officiorum
  90. La divisione in prefetture dell’impero risale a Costantino
  91. I governatori delle province potevano essere sia di…
  92. Diocleziano ridusse l’Italia a provincia
  93. Il personale amministrativo accrebbe vistosamente sia per poter…
  94. L’imperatore era responsabile di tutte le cariche
  95. Diocleziano aveva rinforzato le installazione difensive lungo i…
  96. In Occidente la cronica difficoltà di reclutamento delle truppe
  97. Durante la tetrarchia il programma di governo fu…
  98. Nella cultura pagana
  99. La città possedeva una sorta di piccolo senato (ordo)
  100. I curiali erano i proprietari
CRONOLOGIA E RIFERIMENTI

Antichità romane

TESTO ORIGINALE DELL’AUTORE — NON MODIFICATO
Anno Evento
753 a.C. Data tradizionale della fondazione di Roma
509 a.C. Data tradizionale passaggio alla repubblica
501 a.C. Dittatura di Tito Larcio (primo dittatore)
494 a.C. Prima secessione della plebe
450 a.C. Leggi delle XII Tavole
445 a.C. Legge Canuleia, permette connubbio patrizi-plebei
367 a.C. Leggi Licinie-Sestie, accesso al consolato del plebei
366 a.C. Primo console plebeo, Lucio Sestio Laterano
304 a.C. Legis Actiones, codici di leggi per la giustizia furono incise su lastre in bronzo ed esposte in pubblico
300 a.C. Legge Ogulnia, sacerdozi aperti ai plebei
287 a.C. Lex Ortensia, i plebisciti sono validi per tutto lo Stato romano
149 a.C. Lex Calpurnia de repetundis, legge che prevedeva che fosse sempre operativa una commissione di magistrati romani a
cui i provinciali potevano rivolgersi nei casi di illecito
139 a.C. Lex Gabinia, voto segreto nei comizi centuriati
90 a.C. Lex Iulia, concessione della cittadinanza agli italici che non avevano preso le armi o che le avevano deposte
89 a.C. Lex Plautia Papiria e Calpurnia, concessione della cittadinana a tutti gli italici
69 d.C. La lex de imperio Vespasiani, si ufficializza che il principato è una vera e propria magistratura suprema
costituzionalmente accettata
212 d.C. Editto di Caracalla, concessione della cittadinanza a tutti i sudditi dell’impero meno che ai Dediticii
299 d.C. La tetrarchia di Diocleziano, quattro collaboratori ed eredi di Diocleziano

IL PROBLEMA DELLE FONTI

La tradizione annalistica

01 I primi annalisti furono §

I primi annalisti furono, nel III secolo, Fabio Pittore e Cincio Alimento, politici ed esponenti della nobilitas. Scrissero in greco e gli avvenimenti erano scanditi anno per anno. L’esigenza era di spiegare l’origine di Roma, dalla fondazione nell’VIII al III secolo, per contrastare i pareri non favorevoli di alcuni storici greci filocartaginesi. Problema difficile per l’esiguo numero di testi rimasti dopo l’incendio di Roma del 390 (affermazione di Livio pag. 12). Dove attinsero le fonti gli annalisti? ✓ Antichi documenti tra cui gli Annali dei pontefici ✓ Archivi pubblici e privati ✓ Tradizioni popolari e familiari trasmessi oralmente i carmina convivalia (poemetti sulle origini e sui miti della città o gesta delle famiglie nobili) ✓ Opere storici greci, forse etruschi Altra questione è la valutazione della portata e finalità dei Fasti (elenchi annuali dei magistrati). Cicerone interviene denunciando falsificazioni nella narrazione delle vicende dei primi secoli dell’età repubblicana (falsi consolati o trionfi) allo scopo di rendere maggiore il prestigio di alcune famiglie artistocratiche. Esempio Claudio Quadrigato legato ai Claudii o Valerio Anziate legato ai Valerii. Inoltre la storia arcaica di Roma è stata riletta, dagli annalisti, con occhi contemporanei non senza dirette influenze dovute a tensioni politiche ed economiche del momento. Gli annalisti del I e II secolo (Claudio Quadrigato, Valerio Anziate), nei periodi dei Gracchi e di Silla, furono sicuramente influenzati dalle tensioni politiche del momento (opposizione tra consoli, tribuni, senato; lotte per la distribuzione delle terre, i debiti), in apparenza gli stessi fattori di discordia dei primi secoli della repubblica. Altro problema è la formazione delle istituzioni repubblicane che secondo agli annalisti sono una progressiva acquisizione del popolo romano; secondo gli storici moderni meno lineare ma avvenuta attraverso soste, riprese, fallimenti e successi.

Le fonti archeologiche

02 Come le fonti archeologiche possono aiutarci a dare… §

Come le fonti archeologiche possono aiutarci a dare un quadro piu definito dell’antica Roma? Iscrizioni etrusche (VII secolo) attestano la presenza di etruschi (migrazione a Roma da Tarquinia di Lucumone divenuto re Anco Marcio) a Roma. A Veio un’iscrizione etrusca con il nome di Avile Vipiennas (~580) dello stesso periodo in cui la tradizione riporta le imprese dei fratelli Vibenna. Ne parla anche l’imperatore Claudio: Servio Tullio col nome etrusco di Mastarna è un compagno d’avventura di Celio Vibenna. Personaggi raffigurati nella tomba Francois di Vulci: Aule e Caile Vipinas con Macstrna lottano forse con un Tarquinio di Roma. Tutto questo testimonia il coinvolgimento e i contatti di Roma con il mondo etrusco. A nord di Anzio fu scoperta una dedica fatta a Marte di un Poplios Valerios (~500). Forse il primo console di Roma, Publio Valerio Publicola? Comunque probabile che i Valerii fossero già una gens attiva (locale o romana) nel Lazio. In generale possiamo affermare che i dati archelogici non sono in contraddizione con le linee di fondo della tradizione.

LE ORIGINI DI ROMA

Enea e Romolo

03 La tradizione trasmette due cicli di leggende §

La tradizione trasmette due cicli di leggende: ✓ Troiano-latino, Enea capostipite del popolo romano ✓ Romolo, il fondatore della città sul Palatino (la vicenza dei gemelli, Romolo e Remo), con la leggenda sabina e la fusione dei due popoli (Tito Tazio) La data della fondazione secondo la tradizione è il 753 (Varrone) e il rituale (gli auspici, il solco attorno al Palatino) sono elementi cardine per i romani, anche se Livio (pag 17) si fa interprete di qualche dubbio. Ma gli scavi portarono a toccare i livelli pre e protostorici della città, mettendo in luce che il Palatino era abitato già nel X secolo, Velia dal IX secolo, il Quirinale dal IX secolo, il Campidoglio forse già dal XIV-XIII secolo. La descrizione annalistica sembra dunque smentita dagli scavi archeologici, che attestano insediamenti due secoli prima della fondazione.

Ipotesi moderne

04 Due ipotesi moderne sulla “fondazione” §

Due ipotesi moderne sulla “fondazione”: ✓ fusione tra abitanti esistenti fin dall’800 sull’Esquilino, sul Quirinale e sul Palatino, l’evento sarebbe avvenuto nel 575 ✓ nascita di Roma avvenuta gradualmente senza un evento epocale L’ipotesi piu condivisa è quella di una fusione avvenuta tra il 900-830, cioè all’inizio dell’età del ferro, in un unico abitato dei villaggi del Palatino e della Velia, da li a poco, si sarebbe aggiunto l’Esquilino e il Quirinale. La scoperta recente di resti di mura, e una fossa, ai piedi del Palatino, ha fatto supporre che il rito di fondazione di Romolo sia realmente avvenuto. In ogni caso il problema delle origini di Roma rimane ancora aperto.

LE ISTITUZIONI DI ROMA MONARCHICA

05 La struttura monarchica di Roma la veniamo a… §

La struttura monarchica di Roma la veniamo a sapere attraverso fonti tarde ed indirette: Livio, Diogini di Alicarnasso, Diodoro Siculo (I a.C.), Cicerone e Plutarco. Tuttavia le vicende raccontate, i sette re e i 250 anni di monarchia, sembrano leggermente artificiose, cioè prive di sostanza storica e piene di elementi leggendari.

Leggenda, tradizione storia

06 Dobbiamo tenere presenti due fattori §

Dobbiamo tenere presenti due fattori: ✓ la tendenza dei romani di raffigurare le primitive istituzioni in termini analoghi con la tarda età repubblicana ✓ far risalire a Romolo e a Servio processi e atti risalenti ad età molto posteriori Secondo la trazione Romolo avrebbe dato le leggi fondamentali, stabilendo un assetto costituzionale basato sul re, il senato e sull’assemblea popolare (comizi curiati), e la divisione del popolo tra patrizi e plebei. Il secondo re Numa avrebbe, invece, creato le istituzioni religiose, i corpi sacerdotali, i culti e le festività. Analizzando i segni di età repubblicana che possono riferirsi ad un epoca posteriore, possiamo capire che: ✓ il rex sacrocrum, sacerdote massimo, non è altro che il risultato della riduzione a funzioni puramente religiose dell’antico monarca ✓ l’interregnum, in età repubblicana il sommo potere al senato quando venivano a mancare i maggiori magistrati ✓ la festa del Regifugium, il rito celebrato dal rex sacrorum che si allontanava fuggendo ✓ l’esistenza nel Foro della Regia, sede prima del rex sacrorum, poi del pontefice massimo Difficile definire l’estensione dei poteri del re. Fondamentali erano i poteri militari: decide la guerra e la pace, ripartisce il bottino, esercita la giustizia sui reati militari. Era affiancato da ausiliari nel comando dell’esercito (magister populi e magister equitum), e da collaboratori giudiziari (quaestores parricidii). Gli antichi ci rimandono un testo di età monarchica, il leges regiae, che avrebbe raccolto le leggi; i moderni studiosi pero propendono per una mancanza di potere legislativo del re, e queste leggi non dovevano essere altro che un complesso di regole consuetudinarie. Sicuramente il re aveva le maggiori funzioni religiose, infatti quando al re vennero tolte tutti i poteri politici, militari e giudiziari, in età repubblicana, rimasero solo le massime prerogative in campo religioso (rex sacrorum). Il re è l’intermediario tra la gli uomini e la divinità, al re spettava la procedura della inauguratio, cioè la ricerca dell’assenso della divinità attraverso un segno augurale. Secondo le fonti la monarchia a Roma non era ne ereditaria ne riservata ai Romani: era elettiva e aperta agli stranieri. Chi designava i re? Possiamo rivolgerci alla lex curiata de imperio di età repubblicana, la legge votata dai comizi curiati con cui confermavano nel comando i magistrati, dopo la loro elezione. Cicerone afferma che Numa, già designato re nei comizi curiati dal popolo, in quegli stessi comizi propose una legge che gli conferisse il potere. La storiografia moderna nega al popolo l’elezione del re, per cui la lex curiata non è altro che un atto di obbedienza al nuovo re da parte del popolo. In effetti, alla morte del re, è il senato che prende in mano il potere, attraverso l’istituto dell’interregnum: dieci patrizi a turno, ogni giorno, assumono le insegne del comando, fino a che gli auspici sono favorevoli per l’elezione.

Tribu e curie

07 La tradizione attribuisce a Romolo la ripartizione in… §

La tradizione attribuisce a Romolo la ripartizione in tribu e curie del popolo. Ecco la divisione romulea secondo Dionigi: 3 tribu, ogni tribu in dieci curie (30), ogni curia in dieci decurie (300). Ogni decuria era costituita da 3000 uomini (300 * 10). Romolo avrebbe poi diviso il territorio in 3 parti: una per gli dei, una comune per i cittadini, una da 30 lotti per ogni curia. I nomi delle tre tribu, Ramnes, Tities e Luceres, avrebbero indicato, secondo gli antichi, le tre comunità etniche: Ramnes da Romolo (Latini), Tities da Tazio (Sabini), Luceres (Etruschi) da un Lucumone che avrebbe aiutato Romolo contro i Sabini. I moderni hanno poi dato altre ipotesi: costituzione delle tribu nella fase etrusca della monarchia poichè i nomi sembrano avere etimologia etrusca; derivano da strutture piu antiche dell’ordinamento romano poi fusesi. In ogni caso in base alle tre tribu vennero organizzati l’esercito e la religione. Le tre tribu ciascuna fornivano una centuria di cavalieri (celeres), e un raggruppamento di fanti (pedites); i comandanti (tre tribuni militum e tre tribuni celerum) dei contingenti prendevano il nome dalle tribu. Elemento cardine di Roma arcaica erano le curie, il popolo riunito in assemblea. Trenta, ripartire dieci per ogni tribu, tanto importanti in età monarchica quanto oscure per noi, poichè già in età monarchica furono sostituite da altre ripartizioni. Il termine curia forse deriva da “assemblea del popolo” e nel loro insieme rappresentavano il corpo civico dei romani. Ma il termine indica anche il luogo dove si riunivano: la Curia Hostilia che è nel Foro, la sede del senato. Ogni curia aveva i suoi culti, un suo capo (curio), un proprio sacerdote (flamen), una sua sede, un suo nome, in alcuni casi quello di una gens (Titia, Faucia, Acculeia), in altri la località (Veliensis). Le 7 piu antiche, Curiea Veteres, si riunivano alle falde del Palatino e portavano nomi di luogo, forse eredi delle antiche comunità dei villaggi, altre 23, Novae, che si riunivano su Celio, portavano nomi gentilizi. In età arcaica le loro funzioni erano rilevanti sia sul piano militare che politico. Le curie funzionavano come quadri di leva per l’esercito romano, e formavano i comizi curiati la piu antica assemblea romana. L’assemblea era riunita dal re e, probabilmente, doveva limitarsi ad ascoltare e approvare le iniziative del monarca. Si discute ancora se i comizi curiati erano aperti solo ai patrizi o anche ai plebei. Probabilmente la distinzione in età antica non esisteva neppure o se esisteva è probabile che i plebei fossero comunque ammessi (anche solo per il numero di soldati). Anche se la carica di curio maximus fu riservata, fino al 290, ad un patrizio, questo non significa che i plebei non avessero l’elettorato passivo.

Il senato

08 Il senato collaborava col re nel governo della città §

Il senato collaborava col re nel governo della città. Il consiglio, secondo la tradizione istituito da Romolo, era formato da 100 senatori, poi esteso a 150 o 200 ed infine 300 sotto Traquinio Prisco. Era il consiglio degli anziani, i patres (da cui derivano i patricii), i quali erano portatori di saggezza e capacità politica. Non conosciamo bene quali erano i rapporti tra senato e re, tuttavia al re il sostegno dei senatori era necessario, come non sappiamo se il senato poteva ratificare le delibere comiziali, cioè se poteva votare leggi e assumere decisioni. Sembra piuttosto che l’operato del senato era quello di cooperare col re.

Genti e clienti

09 Le genti sono caratteristiche solo del mondo latino §

Le genti sono caratteristiche solo del mondo latino. L’origine di questo fenomeno non è chiaro, sono state avanzate solo delle ipotesi: ✓ raggruppamento anteriore della civitas, ovvero clan che raccoglievano all’interno un’insieme di persone con antenati, culti e sepolture comuni ✓ genti che si sarebbero sviluppate nell’interno dello stato romano, già dotate di un’organizzazione politica I dati archeologici (dai corredi funerari) mostrano che già tra l’VIII e il VI secolo, vi erano delle differenze sociali, gli aristocratici forti dei loro poteri religiosi e politici. Delle genti romane si conosce bene nell’età storica, poichè con la repubblica esse, come gruppi di famiglie (ogni famiglia contornata da una cerchio di parenti) nobiliari, dominarono le vicende dei primi secoli della repubblica. Ogni gens aveva culti, riti, costumi e nomi propri (Fabi, Valeri, Orazi, ecc.). Possedevano terre e bestiame. A questi gruppi si aggregavano i clienti. L’esatta definizione dello stato giuridico e l’origine dei clienti non è chiara. Secondo la tradizione come per le genti anche i clienti, assegnati alle genti e definiti plebei, furono una istituzione di Romolo. In realtà i due gruppi sociali devono essere distinti: il cliens era legato da un rapporto di fedeltà (amicizia e obbedienza oltre che lavorare per conto del patrono) al patrono, un nobile ricco, che in cambio di questa fedeltà, assumeva la protezione personale ed aveva l’obbligo di assicurargli assistenza giudiziaria (i non-liberi non avevano capacità giuridica). Le leggi delle XII tavole sancirono l’obbligo del patrono di tutelare il cliente e comminarono la sacertas contro il patrono che avesse ingannato il cliente.

Patrizi e plebei

10 Le due categorie segnarono le vicende sociali e… §

Le due categorie segnarono le vicende sociali e politiche delle Roma arcaica. Le genti si chiusero a coloro che non appartenevano al sistema gentilizio. I non patrizi erano i plebei. E’ vano ricarcare l’origine del dualismo, che ancora una volta la tradizione attribuisce a Romolo, che avrebbe diviso i patrizi (pochi) dai plebei (la massa). Le ipotesi moderne indicano la distinzione nata da ragioni etniche o politiche o religiose. Quella che appare piu convincente è che la divisione nasce da un lungo processo di accrescimento e di diversificazione della popolazione romana in età monarchica, in modo particolare nel periodo etrusco quando vi fu un accrescimento economico che porto all’incremento di attività commerciali e artigianali, e ai continui tasferimenti di gruppi ed individui volontari o coatti. I plebei, elementi in parte nuovi, erano collocati in una condizione inferiore rispetto ai patrizi proprio perchè non erano organizzati in genti, quindi estranei al sistema dei vincoli che collegavano i membri di una stessa gente.

La religione

...

L’ORDINAMENTO CENTURIATO E LE TRIBU TERRITORIALI

La fase monarchica etrusca

11 Le fonti danno alla fase finale della monarchia §

Le fonti danno alla fase finale della monarchia, cioè il periodo dei re etruschi (Tarquinio Prisco, Servo Tullio? e Traquinio il Superbo), l’età dell’oro della Roma monarchica. In effetti anche l’archeologia conferma la forte l’attività edilizia e la presenza di artisti etruschi a decorare i templi. In questo periodo vi fu una particolare prosperità economica, potenza politica ed espansionistica ed un notevole sviluppo urbano. A lungo gli storici hanno pensato ad una presa di Roma da parte degli etruschi e di conseguenza vedevano la cacciata dell’ultimo Tarquinio come la cacciata dei dominatori. Ora invece si è portati a pensare che Roma sia sempre stata città latina, nella lingua e nei costumi e che l’età arcaica sia periodo di grande mobilità sociale di tutta l’Italia tirrenica. Che gli etruschi sia stati invasori o solo immigrati, dobbiamo andare cauti a valutare le fonti che vogliono il periodo etrusco come un momento di grandi riforme costituzionali.

Classi e centurie

12 Secondo la tradizione Servio (578-535) suddivise i cittadini… §

Secondo la tradizione Servio (578-535) suddivise i cittadini in cinque classi di censo: ✓ prima classe almeno 100.000 assi ✓ seconda classe 75.000 assi ✓ terza classe 50.000 assi ✓ quarta classe 25.000 assi ✓ quinta classe 11.000 assi Ognuna di queste classi doveva fornire un certo numero di centurie (193), una metà delle quali (juniores, fino ai 46) serviva all’esercito, l’altra (seniores, 46-65) era di riserva. Dato che ogni cittadino doveva provvedere da solo all’armamento, i cittadini della prima classe, piu ricchi ma meno numerosi, si sobbarcavano il peso maggiore, sia in termini di uomini che di armamento: fornivano 18 centurie di cavalieri e 80 centurie di fanti (opliti). Le altre classi avevano armature meno costose. I capitecensi, cioè coloro che avevano un censo inferiore, erano dispensati dal servizio militare. Nacque cosi, secondo la tradizione, l’esercito centuriato, chiamato cosi perchè formato su una base 100 uomini. Le pagine di Livio e Dionigi, nel spiegare questa suddivisione, fanno riferimento al valore dell’asse nel III secolo, ma possiamo comunque ipotizzare che almeno il principio della ripartizione dei cittadini risalga all’età serviana, che avrebbe inizialmente distinto i cittadini in classis (esercito) e infraclassem (i capitecensi). Tale organizazione miliare era, probabilmente, legata all’affermarsi di una nuova tattica di combattimento, quella oplitica, che già presente in Grecia, sembra penetrare a Roma alla metà del VI secolo, per mediazione forse etrusca.

I comizi centuriati

13 L’assemblea del popolo in armi §

L’assemblea del popolo in armi, era l’assemblea centuriata. Col tempo prese le competenze che erano della assemblea curiata. Nei comizi ogni centuria rappresentava una unità di voto. Chi era piu ricco, se doveva accollarsi il peso della difesa della città riceveva in cambio maggiori responsabilità politiche. Non è chiaro il ruolo dell’assemblea, se deliberava solo per la difesa del territorio e le spedizioni militari. Nella assemblea centuriata i cittadini non sono raggruppati per gentes, ma come populos.

Le tribu territoriali

14 La tradizione attribuisce a Servio la creazione di… §

La tradizione attribuisce a Servio la creazione di 4 nuove tribu sul territorio della città, per determinare il censimento di quelli che avevano la residenza. Servio muto il carattere delle tribu da gentilizio a territoriale. Se tutte le fonti indicano Servio come il creatore delle tribu urbane (Collina, Esquilina, Palatina e Suburana), non tutte concordano per quelle rustiche, le circoscrizione delle campagne. La storia delle tribu è legata alla storia della cittadinanza romana, del diritto di voto e dalla storia della conquista e della romanizzazione dei popoli vinti. Per ogni territorio conquistato venivano create nuove tribu ed integrate le persone. Noi conosciamo con certezza solo il punto d’arrivo: nel 495 esistevano 21 tribu (4 urbane e 17 rustiche), nel 241-240 35 (31+4). Da questo momento le nuove acquisizioni territoriali e i nuovi cittadini furono distribuiti nelle tribu esistenti. Se il sistema censitario e la ripartizione territoriale non appartengono proprio all’età serviana, è indubbio che in questo periodo vi fu una integrazione economica e sociale, al di fuori del controllo gentilizio, indipendentemente dalla loro origine, al fine delle imposte e del reclutamento militare.

L’età repubblicana

15 Secondo la tradizione la nascita della republica avviene… §

Secondo la tradizione la nascita della republica avviene immediamente dopo la cacciata dell’ultimo re (509). E’ piu probabile che invece vi fu un processo di transizione piu complesso.

La libera res publica

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Dalla monarchia alla repubblica

16 Secondo quanto scrive Livio il passaggio dalla monarchia… §

Secondo quanto scrive Livio il passaggio dalla monarchia alla repubblica è stato un evento semplice. Sembra che il passaggio di poteri da re ai due consoli fosse già prestabilito ed è stato accompagnato da alcun conflitto. Perchè prestabilito, Livio ci informa che tutto era già previsto dai “commentari” serviani. Il problema è capire cosa sono questi “commentari”: sappiamo solo che esistevano “commentari” d’età repubblicana, per i questori, i censori, i consoli. La tradizione fissa nel 509 la nascita della repubblica con l’elezione di due consoli. Inoltre riporta il nome di 5 consoli per il primo anno, spiegando come alla fine ne rimasero 2 (Orazio e Valerio). Nonostante cio, alcuni indizi potrebbero far pensare che il trapasso richiese piu tempi e modi. Livio (pag. 42 il famoso chiodo) narra di un pretore massimo e non di un console come maggiore magistrato. Non è tanto quel “pretore” che fa pensare ma è quel “massimo” che ha fatto ipotizzare diverse soluzioni, vediamole: ✓ il titolo di pretore massimo indica colui che, console, detiene l’autorità massima ✓ il titolo indentifica il dittatore, chiamato in origine “magister populi”, che ha detenuto il potere nel periodo di transizione ✓ il collegio era composto da 3 e il pretore massimo sarebbe stato primus inter pares Le ultime due ipotesi presuppongono che i fasti, che registrano i nomi dei due consoli fin dall’inizio siano dei falsi, cio non è ovviamente dimostrabile. Inoltre le fonti indicano per la prima volta la dittatura nel 501 (Tito Larcio scontro con i Sabini). L’unica conclusione possibile e che dobbiamo ancora attenerci a cio che ci tramanda la tradizione. Non dobbiamo dimenticare che sia nel Lazio sia in Etruria, alla fine del VI secolo, i re vennero pian piano sostituiti da gruppi di aristocratici. A Roma, l’indebolimento della potenza etrusca favori il cambiamento a favore della aristocrazia: il re mantenne solo prerogative religiose, quelle appunto del rex sacrorum.

Il patriziato e il conflitto patrizi-plebei

17 I patrizi detenevano il potere economico (proprietà delle terre) §

I patrizi detenevano il potere economico (proprietà delle terre), politico (accesso al consolato) e religioso (sacerdozi, monopolio degli auspici) in età repubblicana. Come riuscirono ad accapparrarsi questi poteri: ✓ gentes che dopo aver cacciato il re hanno assunto tutti i poteri ✓ conquista del potere di aristocratici già potenti in età regia ✓ patrizi divennero quei personaggi che occuparono le piu alte cariche agli inizi della repubblica Inoltre quando nacque il patriziato: in età monarchica o si costiui come ordine chiuso in età repubblicana. La tradizione afferma che dopo la cacciata dei re, i patrizi assunsero tutti i poteri nelle loro mani, e lo mantennero con tanta pervicacia fino al 367 (primo plebeo al consolato). In realtà il problema è piu complesso. Nei fasti sono segnalati consoli con nomi plebei, anche alcuni re portano nomi plebei. La soluzione piu semplice è quella che i fasti siano stati falsificati per dare lustro ad alcune famiglie “plebee”, altra soluzione e che all’inizio i plebei non erano “chiusi” dai patrizi. La realtà del Lazio arcaico era di grande mobilità territoriale all’interno delle aristocrazie; possibile che comunità furono all’inizio accettate all’interno del gruppo originario; come successe alla gente sabina dei Claudi. Ci si potrebbe chiedere se questi innesti possono esssere indentificati con la categoria dei senatori conscripti, con cui il primo console Valerio iscrisse nel numero dei senatori. Forse i conscritpi furono registrati, per scelta consolare, per consolidare il nuovo regime con la forza della ricchezza: se cosi dovesse essere ecco spiegata la presenza di nomi “plebei” nei Fasti.

LA REPUBBLICA DIVISA

La condizione sociale della plebe

18 Le rivendicazioni politiche ed economiche della plebe caratterizzarono… §

Le rivendicazioni politiche ed economiche della plebe caratterizzarono i primi decenni della repubblica. Il termine plebs ricopre una realtà molto variegata di persone: piccoli proprietari in crisi, artigiani, commercianti caduti in miseria dopo la crisi economica causata dalla fine della potenza etrusca. Se solo tale fosse stata la composizione della plebe non si spiega la rivendicazione di accesso al consolato e ai sacerdozi, tanto meno, la protesta contro il divieto di connubbio tra patrizi e plebei sancito dalle leggi delle XII Tavole. Rivendicazioni che fanno pensare a famiglie in grado di sostenere un’attività politica e di porsi alla pari con il patriziato. Ancor di meno è il rifiuto della leva: se la plebe utilizzo questo strumento di conflitto, verosimilmente essi erano inquadrati nell’esercito almeno come fanti. Il quadro sociale plebeo era molto piu complesso. La presenza di gruppi economicamente forti che si fanno portavoce delle richieste di distribuzione delle terre e cancellazione dei debiti a favore di strati piu deboli, che fanno perno sulle masse plebee in rivolta per ottenere le loro istanze. La priorità della rivendicazione era la cancellazione dei debiti. In effetti le norme delle XII Tavole prevedevano la schiavitu se non la morte per l’insolvente. Nel V secolo Roma attraverso una reale crisi economica dovuta sia all’uscita dall’orbita etrusca sia alle continue guerre con i vicini. La richiesta della distribuzione della terra irrompe nel 486 da una proposta del console Spurio Cassio di una divisione dell’ager publicus: da questo momento i tribuni adoperarono per decenni la dulcedo agrariae legis per allettare l’animo della plebe. L’unica concessione agraria fu nel 456 con la destinazione del colle Aventino. Ma forti sono i dubbi quando la tradizione fa risalire i primi contrasti per la distribuzione della terra nel V secolo: la prima grande conquista territoriale Roma la ottenne nel 396 con la sconfitta di Veio. Inoltre nelle XII tavole non c’è nessun riferimento sull’ager publicus. Certo che se fossimo in grado di sciogliere i dubbi sull’assetto delle proprietà delle terre nel V secolo, sapremo meglio valutare la portata del conflitto interno.

Secessioni e tribunato della plebe

19 I plebei partecipavano ai comizi centuriati e militavano… §

I plebei partecipavano ai comizi centuriati e militavano nell’esercito, ma pur essendo numericamente superiori, non avevano alcuna forza per imporre le loro richieste per via del meccanismo di voto. Non ottenendo alcuna concessione, furono costretti a misure rivoluzionarie. Nel 494 vi fu il primo sciopero della storia (prima secessione): i plebei si ritirarono sul colle Aventino e abbandonarono in massa i ranghi dell’esercito mettendo in crisi il patriziato. I primi accordi previdero che la plebe avesse i propri magistrati, i tribuni della plebe e gli edili plebei, le sue assemblee (concili plebei), in cui prendere dei provvedimenti legislativi (i plebisciti) ed un proprio centro religioso. I tribuni (2, poi 5 poi 10) non avevano l’imperium; pur tuttavia i loro poteri superavano quelli dei magistrati perchè godevano di diritto di veto (l’intercessio) su ogni atto magistraturale, cioè potevano bloccare tutte le iniziative anche quelle già prese. Potevano anche comminare pene come multe e forse anche la morte. L’ambito del loro potere era ristretto alla sola urbs, comprensibile dato che l’attività politica e giudiziaria era nella città. Un altra legge (lex sacrata) decreto sacra ed inviolabile la persona del tribuno. Anche quando i plebei raggiunsero le piu alte magistrature, il tribunato della plebe rimase esclusivo dei plebei. Il potere era enorme, il patriziato tento di aggirare questi veti portando dalla sua parte almeno uno dei due tribuni, in tal caso l’opera di un tribuno poteva essere bloccato dall’altro. Gli edili plebei si occupavano di controllare le fiere, i mercati e i ludi della divinità. I loro compiti si estesero poi alla custodia degli archivi, dei plebisciti. Nel concilia plebis i plebei votavano; tali assemblee, escluse ai patrizi, eleggevano i magistrati della plebe e votavano i plebisciti. A differenza della classificazione delle centurie, che era censitaria, nell’assemblea i plebei erano classificati in tribu.

Le leggi delle XII Tavole

20 Nel 450 la plebe ottenne che un collegio… §

Nel 450 la plebe ottenne che un collegio di 10 uomini (decemviri) redigesse un codice di leggi. Infatti poichè fino ad allora la giustizia era in mano ai patrizi e le norme erano quelle consuetudinarie, i plebei cercarono di evitare i soprusi che derivano dall’applicazione di un diritto che solo i patrizi conoscevano. Le leggi non cancellarono del tutto né il ricorso alla vendetta privata né alle norme di carattere sacrale. I colpevoli di reati gravi venivano portati davanti alla massima assemblea popolare (probabilmente i comizi centuriati). Anche dopo la pubblicazione delle leggi era necessario conoscere sia le formule che dovevano essere impiegate nel processo, sia il calendario giudiziario. Di queste conoscenze erano detentori i pontefici massimi, fino al 304 quando furono rese pubbliche (legis actiones). Le leggi furono incise su lastre in bronzo ed esposte in pubblico. Dunque le leggi furono una importante conquista della plebe, nonostante non prevedevano il matrimonio tra patrizi e plebei (prevista solo dopo una nuova secessione del 445 con Canuleio) e confermarono la feroce esecuzione personale dei debitori insolventi.

LA CIVITAS PATRIZIO-PLEBEA

L’integrazione plebea

21 Nel 367 con le leggi Licinie-Sestie (da i… §

Nel 367 con le leggi Licinie-Sestie (da i tribuni Caio Licio Stolone e Lucio Sestio Laterano) prevedeva che uno dei consoli poteva essere plebeo. Il primo console plebeo fu nel 366 Lucio Sestio Laterano. Solo nel 172 si ebbero due consoli plebei. Contemporaneamente si istituirono due nuove cariche, esclusive dei patrizi, la pretura urbana (amministrazione della giustizia) e l’edilità curule (come edilità plebea). Nel corso della IV secolo divennero accessibili ai plebei la dittatura (356), la censura (350) e la pretura (336). Nel 300 una legge Ogulnia sbarrava la strada ai sacerdozi. I tribunati divennero magistrature regolari, integrate negli ordinamenti dello stato come anche le assemblee plebee. Non è chiaro il rapporto tra i concili della plebe e le altre tre assemblee del popolo romano.

L’equiparazione dei plebisciti

22 Nel 287 le decisioni della plebe furono rese… §

Nel 287 le decisioni della plebe furono rese obbligatorie per l’insieme del popolo romano. Muto la composizione del senato, poichè i magistrati plebei, una volta usciti di carica, entrarono tra i patres. Al termine di questa evoluzione si venne a formare una nuova classe politica, la nobilitas, che raggruppava i patrizi e le famiglie plebee piu in vista (almeno un membro aveva ottenuto il consolato). Il governo dello stato era fondato sull’equilibrio tra senato, assemblee e magistrati (Polibio magistratura mista) ma rimase in realtà nelle mani di poche famiglie nobili. Dal III secolo poche decine di famiglie si garantirono la gestione di tutte le magistrature, passandosele da padre in figlio.

LE ASSEMBLEE POPOLARI

I comizi curiati

23 Già presenti in età regia §

Già presenti in età regia, le prerogative dei comizi curiati persero ogni ruolo politico. Nell’assemblea i cittadini erano rappresentati dai 30 littori. Rimasero compiti minori come la procedura prevista nella lex curiata de imperio la quale confermava il potere, e forse i compiti e i ruoli, dei magistrati (meno i censori); ma doveva essere una pura formalità. In età repubblicana tra i compiti piu importanti dell’assemblea era la concessione del trasferimento dei patrizi alla plebe.

I comizi centuriati

24 Secondo la tradizione l’assemblea fu istituita da Servio Tullio §

Secondo la tradizione l’assemblea fu istituita da Servio Tullio, la cui origine deve esser collegata alle trasformazione dell’esercito. Eleggeva i masistrati maggiori, consoli, pretori, tribuni militari a potestà consolare. Votava e leggi ma non aveva iniziativa di emendamento. Esercitava la giustizia intervenendo nei casi di provocatio ad populum. L’appello al popolo era l’unica garanzia, per i soli cittadini romani, di evitare pene dirissime, come la morte o forti multe pecuniarie. Il popolo poteva invocare contro la decisione di un magistrato, in appello, il giudizio dei comizi. La tradizione pone questa legge già nel periodo monarchico, poi abolita dalle leggi delle XII Tavole, e ripresa da una legge Valeria del 300. Sebbene il tribuno delle plebe poteva intervenire a tutela della plebe contro l’arbitrio di un magistrato, ma solo all’interno della città, la provocatio cautela tutti i cittadini patrizi o plebei che fossero e in qualsiasi luogo. Da alcune fonti sappiamo che il sistema centuriato fu modificato. Sembra che la riforma (dal 241) avrebbe stabilito un rapporto tra centurie e tribu che, prima, non avevano nulla in comune. I meccanismi di voto nelle centurie (si votava per centuria non per testa), faceva si che le prime due classi (equites e prima classe votavano sempre per prime) avessero sempre la maggioranza (193 cent., la maggioranza è 97, bastavano le 18 equites + 80 prima classe). Fino alla fine del II secolo il voto era orale (si/no), poi scritto (leggi tabellarie). L’elezione dei magistrati era piu complessa (come nei comizi tributi): ogni componente la centuria dichiarava il suo voto ad un rogator che segnava i risultati su un registro, poichè tale funzionario era una persona importante poteva influenzare il voto. Dal 139, su volere dei tribuni, una lex Gabinia stabili che il voto doveva essere segreto. Gli elettori ponevano in un’ urna la scheda con scritto il nome (o i nomi) del candidato o le sigle si approvazione o rifiuto o astensione. Questa nuova procedura non evito le frodi: schede falsificate, precompilate. Un’estrazione a sorte (la sorte è guidata dagli dei) determinava quale centuria doveva votare per prima.

I comizi tributi

25 Nei comizi tributi si riunivano tutti i cittadini… §

Nei comizi tributi si riunivano tutti i cittadini ripartiti per tribu. Il voto era per ogni tribu, 35 tribu la maggioranza era 18. Eleggevano i magistrati minori (questori, edili e tribuni militari), esaminavano i reati che prevedevano multe (giudiziari) e dalla fine III secolo legiferavano. Il problema è quando vennero istituiti i comizi tributi e stabilire quale era, se c’era, il rapporto con la concilia plebis tributa. Nel 471 il tribuni della plebe vennero eletti per tribu nei concilia plebis. L’invenzione della elezione per tribu è plebea? Sicuramente il sistema di voto era piu ugualitario. Quando il conflitto patrizio-plebeo fu risolto, i concilia plebis vennero a fondersi nei comizi tributi? Dopo il 287 con la legge Ortensia, che equiparava i plebisciti, cadde o no ogni ragion d’essere di una assemblea plebea? Fusione o confusione tra i due organismi, come individuamo in una legge del 111? L’inquadramento nelle tribu, era indispensabile per ogni cittadino romano. Esso era iscritto secondo il luogo di residenza e l’attività. Infatti il nome del cittadino riportava anche il nome della tribu (es. pag. 61). Le tribu territoriali crebbero col tempo fino ad arrivare a 35 nel 241, mentre le urbane rimasero sempre 4. Nelle tribu rustiche vennero inquadrati i nuovi cittadini, provenienti da territori conquistati, senza nessun collegamento territoriale. La ripartizione dipendeva dal censore e poteva iscrivere i nuovi cittadini in modo da favorire gli interessi della sua parte. A volte gli oligarchici tentavano di relegare i nuovi cittadini, liberti e i soci italici dopo la guerra sociale, in poche tribu. Lo scontro tra mariani e sillani blocco a lungo il censimento; infine alcune leggi del 70-69, iscrissero definitivamente gli italici nell’insieme delle tribu.

I limiti dei comizi

26 Le assemblee non avevano potere di iniziativa §

Le assemblee non avevano potere di iniziativa, potevano solo respingere o confermare le leggi che venivano proposte, ma non discuterle. Anche quando ogni cittadino poteva autocandidarsi, questa non poteva essere fatta davanti all’assemblea, ma preliminariamente a un magistrato, che avrebbe convocati i comizi, il quale poteva bocciare la candidatura. Il confronto politico poteva preliminariamente svolgersi anche in altra sede: la contio. Un magistrato o un sacerdote (senza presa di auspici) poteva convocare tutti cittadini e i non cittadini con il solo scopo di discutere vantaggi o svantaggi di una legge o di una candidatura. Nell’assemblea centuriata il voto non era ugualitario; si votava per centuria e nelle prime due centurie vi erano meno cittadini che nelle ultime. Cosi che, i senatori e i cavalieri ebbero sempre un numero di voti superiore nonostante la evidente inferiorità numerica. Un altro elemento di disparità era quello che una volta raggiunta la maggioranza, e le prime classi votavano per prime, si sospendeva la votazione; dato che senatori e cavalieri avevano interessi comuni non vi era nessuna possibilità per le altre classi di rovesciare la situazione. Inoltre anche nei comizi tributi le due maggiori classi ridistribuivano i nuovi cittadini nelle tribu a sé utile dal punto di vista elettorale (ricordiamo che è il censore, eletto dai comizi centuriati, che ripartisce i cittadini nelle tribu). Per i romani non residenti nell’urbs, vi era anche il problema di recarsi a votare. Tutta la attività politica era concentrata a Roma e l’attività legislativa intensa: per adempiere ai suoi doveri ed esercitare i suoi diritti un cittadino doveva recarsi nella capitale almeno 20 volte l’anno. L’estensione della cittadinanza a territori lontani, determino un forte assenteismo. Per lo Stato non esisteva l’obbligo di votare poichè il risultato del voto non dipendeva dal numero dei votanti, ma dal consenso di un certo numero di centurie e tribu. Infatti molte tribu erano rappresentate da pochi elettori, ma esisteva l’obbligo di presentarsi alla leva e al censimento. Il consenso era ricercato solo dal voto favorevole in un certo numero di tribu e nelle centurie della prima e degli equites. E ipotizzabile che i comizi fossero piu frequentati dalla popolazione urbana rispetto a quella rurale, disincentivata dalle lunghe distanze e dagli impegni di lavoro. Augusto si rese subito conto che l’espansione dell’età repubblicana falso le istituzioni repubblicane: una moltitudine governata come una piccola città. Il principe nel 27 a.C. ristabili il ruolo dei comizi, svuotati dalle guerre civili, e si pose il problema di ridare sostanze alla nozione di populus. A Roma non è la res publica, ma il populus che legifera, anche se dalle guerre puniche fino al periodo repubblicano, domino il binomio senato-consoli. Da Svetonio (pag. 66) sappiamo che Augusto intervenne per recuperare al voto l’intero popolo. Si trattava di individuare i metodi per dislocare in periferia, dal centro, il voto. Non conosciamo le procedure di spoglio, ma questo tentativo venne troppo tardi, ormai il potere dal popolo era passato al princeps.

Ordine di voto Juniores Seniores Totale
Cavalieri 18 18
Prima classe 40 40 80
Seconda classe 10 10 20
Terza classe 10 10 20
Quarta classe 10 10 20
Quinta classe 15 15 30
Artigiani, musici, capitecensi e i 5
proletari

Totale 193

Corruzione e brogli elettorali

27 Roma tento di contrastare la corruzione sin dall’inizio… §

Roma tento di contrastare la corruzione sin dall’inizio della repubblica, attraverso interventi legislativi. I tribuni riuscirono a far passare una legge dove i candidati dovevano evitare di indossare vesti candide (da candidati). La pratica continuo, come continuo la pratica, nonostante un legge del 358 (l’ambitio), di cercare voti andando per mercati e per villaggi. La prima legge che fissa pene contro la corruzione risale solo a Silla (quaestio perpetua de ambitu) che con una sua legge (Cornelia) stabili che i colpevoli fossero interdetti dalle cariche pubbliche per 10 anni. Le pratiche di corruzione: comperare i voti per essere eletti (Mario fu accusato) o pagare per impedire l’elezione (scontro Verre-Cicerone). Nei comizi tributi, personaggi di rango elevato avevano il compito si ripartire e distribuire denaro legale alla tribu, sicuramente usato anche per corrompere. Cicerone ci da indicazioni preziose sui brogli. ✓ banchetti offerti al popolo e alle tribu ✓ favori concessi ✓ accordi tra candidati Inoltre a falsare il voto intervenivano frodi elettorali attraverso schede già scritte, o il voto di persone che non erano regolarmente iscritte nelle liste (a volte anche schiavi).

LE MAGISTRATURE ORDINARIE E STRAORDINARIE

Le funzioni dei magistrati

28 Già nel III secolo i magistrati principali sono 28 §

Già nel III secolo i magistrati principali sono 28, due consoli, 4 pretori, 4 edili, 10 tribuni della plebe, 8 questori, cui si aggiungono ogni 5 anni 2 censori. I compiti dei magistrati erano rilevanti. ✓ governare la res publica ✓ amministrare le province ✓ guidare gli eserciti ✓ relazioni con le potenze estere Non erano supportati da collaboratori, al fianco potevano contare su qualche scriba o consigliere. Quando il peso dell’impero divenne crescente, al posto di aumentare il numero dei magistrati, i romani inventarono le “pro-magistrature”, cioè i magistrati restarono in carica piu a lungo: un rimedio che non risolse i problemi ma li aumento. La magistratura piu importante è il consolato che deteneva il’imperium (comando) in diretta continuità storica e strutturale con quello dei re, limitato all’annualità. Implicava il potere di comandare l’esercito, di imporre tributi, di fare leve, di vita o di morte sulle truppe. Ma questi poteri potevano essere esercitati solo fuori dal pomerio, zona nella quale era vietato entrare in armi. Il comando è diviso in imperium militiae (militare) e imperium domi (civile). L’imperium dà ai magistrati il diritto di convocare e presiedere i comizi e il senato, e con la potestas essi possono dettare prescrizioni, multe e sanzioni.

L’accesso alle magistrature e il cursus honorum

29 I magistrati sono eletti dalle assemblee §

I magistrati sono eletti dalle assemblee, i maggiori dai comizi centuriati (consoli, censori, pretori) i minori dai comizi tributi (edili e tribuni delle plebe). Il dittatore è nominato dal console, che a sua volta nomina il magister equitum. Per tutte le altre magistrature era il magistrato in carica che proponeva alle assemblee il candidato, i comizi potevano solo respingere o accettare la candidatura (limiti della volontà delle assemblee). In teoria tutti in cittadini potevano accedere alle magistrature, in pratica solo chi aveva fatto 10 anni di campagna militare, e questo era previsto per i cavalieri. Nel 180 una legge Villia annalis fisso un’età minina per l’accesso alle diverse magistrature, e nel 82 una legge Cornelia de magistratibus, di Silla, fisso la sequenza delle magistrature, gli intervalli necessari tra le varie tappe del cursus honorum (la carriera), le età minime per la pretura e il consolato. Nel I secolo si venne a determinare un cursus honorum, che vedeva in successione questura, tribunato, edilità, pretura, consolato, censura. Tuttavia le deroghe erano sempre possibili e non era necessario ricoprire ciascuna delle tre prime magistrature: era sufficiente una sola. Era consuetudine avviarsi alla pratica degli affari pubblici attraverso la gestione di una delle magistrature minori: ✓ decemviri iudicandis (cause minori) ✓ tresviri monetales (controllo sulla moneta) ✓ tresviri capitales (commissari di polizia) ✓ quattruorviri e duoviri (controllo delle strade di ingresso e uscita di Roma)

Annualità e collegialità delle magistrature

30 Ad eccezione della censura (18 mesi eletti ogni… §

Ad eccezione della censura (18 mesi eletti ogni 5 anni) e della dittatura (sei mesi), tutte le altre magistrature sono caratterizzate dall’annualità e dalla collegialità. L’annualità favoriva un avvicendamento rapido delle cariche. A partire dalla fine III secolo, in corrispondenza con le guerre annibaliche, ci si rese conto che l’esperienza nella guida dell’esercito era determinante, cosi si invento la pro- magistratura: consoli e pretori potevano mantenere il loro comando, ma fuori di Roma. La collegialità (due o piu sono i magistrati) servi per evitare di concentrare il potere su una sola persona. Tuttavia non prevede una gestione unitaria del potere, piuttosto una distribuzione di compiti ed ogni magistrato agisce separatamente. Ogni magistrato ha lo stesso potere dell’altro, puo imporre il veto; il rischio di paralisi è evidente, ma è il prezzo da pagare per evitare atti abusivi. Se durante l’esercizio del potere il magistrato non puo essere posto sotto accusa, alla fine del mandato puo essere penalmente perseguibile.

Il ruolo degli auspici

31 L’importanza degli auspici era determinante a Roma §

L’importanza degli auspici era determinante a Roma. Gli auspici erano detenuti dagli auguri, che, vitalizi, si tramandavano di padre in figlio la complicata serie di norme religiose antichissime. Essi potevano sospendere un’assemblea, annullare una legge o un’elezione se a loro “pareva“ non gradita agli dei. Il che si prestava a manipolazioni di parti, gruppi o fazioni, o personaggi politici.

I consoli

32 Il consolato era elettivo §

Il consolato era elettivo, eponimo, collegiale ed annuale. I due consoli detenevano un potere uguale con diritto di veto, al fine di scongiurare il ripristino della monarchia o la tirannide. Livio ci informa che il nome originario era praetores, con compiti militari, un po come la strategia greca. Il console aveva ereditato i poteri del re: politici e militari, ed era il tramite tra gli dei e Roma, attraverso la pratica degli auspici. Dal console dipendevano il governo della res pubbica, convocare e presiedere i comizi, proporre leggi, il comando dell’esercito, per quanto sotto il controllo del senato. Gli ex consoli era ammessi nel senato. Per entrare al consolato, il candidato doveva contare sulla sua dignitas, derivata, se patrizio, dalla sua casata, o se ricco, ma non appartenente alla ristretta cerchia di famiglie nobili, ed era quindi un homo novus, doveva farsi adottare da qualche famiglia importante o, come avverrà, si conquistasse il potere con la forza della armi.

Pretori, questori, edili

33 I pretori avevano lo stesso potere dei consoli… §

I pretori avevano lo stesso potere dei consoli ma il suo imperium era inferiore. Nel 367 la magistratura assunse anche poteri giudiziari. Nel 242 porto l’istituzione di un pretore peregrino che si occupa di tutte le questioni giudiziare che coinvolgevano i non romani. Con l’aumentare del numero delle province aumento anche il numero di pretori. I questori si occupavano delle finanze. Il loro numero aumento (da due a otto) per la necessità di avere questori al fianco dei consoli, in guerra, per gestire la cassa militare e provvedere alle spese della truppa, e alle imposte. Gli edili, due edili curuli e due edili plebei, avevano compiti amministrativi e giurisdizionali di notevole importanza: ✓ cura urbis (controllo della città, strade, traffico, ordine pubblico, mercati, regolarità dei pesi e delle misure, delle fontane e acquedotti) ✓ cura annonae (approvvigionamento del grano) ✓ cura ludorum sollemnium (organizzazione dei giochi) L’edilità divenne ben presto un trampolino di lancio per la carriera politica. Nel finanziamento delle feste, che erano molte e dispendiose, si occupava lo stato ma a volte l’edile sborsava di tasca propria quando i soldi non bastavano per mantenere il lusso sfrenato delle feste. In cambio del denaro, l‘edile si garantiva popolarità, che poteva tornare utile per una brillante carriera politica. I censori avevano il compito di classificare i cittadini, in base al censo, e distribuirli nelle classi di censo. Eletti ogni 5 anni, in carica per 18 mesi, i due censori convocavano i cittadini al Campo Marzio (fuori dal pomerio) e aiutati da scribi e araldi, registravano le dichiarazioni. Ognuno dichiarava i suoi beni, compresi gli schiavi, la moglie e i figli, ed in base al patrimonio veniva inquadrato in una centuria e in una tribu. Dopo la guerra sociale, gli abitanti dei municipi e delle colonie furono autorizzati a censirsi localmente; tutti i registri dovevano poi essere spediti a Roma. Il controllo era rigoroso, soprattutto sui cittadini di alto rango che dovevano essere al di sopra di ogni sospetto. Se colpiti da sanzione, i cittadini erano esclusi dall’ordine di appartenenza e relegati a classi inferiori.

La dittatura

34 In casi eccezionali i consoli §

In casi eccezionali i consoli, su indicazione del senato, dava tutti i poteri ad un solo personaggio: il dittatore. La durata di questa magistratura straordinaria era di 6 mesi ed era inattaccabile. Il dittatore poi designava il magister equitum, il comandante della cavalleria. Il potere era militare (anche all’interno del pomerio); il dittatore non doveva rendere conto a nessuno del suo operato, anche il diritto di veto dei tibuni era in realtà difficile da esercitare. Questa posizione “anomala” era accompagnata da timori e sospetti. Nel IV e nel III secolo il ricorso alla dittatura fu dovuto alle grandi guerre che i romani dovettero affrontare. Silla e Cesare ne fecero ricorso nel I secolo ma con portata e finalità diverse.

Il senato

35 Nel corso dell’età repubblicana il senato fu l’istituzione… §

Nel corso dell’età repubblicana il senato fu l’istituzione determinante della politica di Roma: il suo primato pose i magistrati in un ruolo quasi di esecutori dei deliberati del consiglio. Il senato ha prima di tutto il potere amministrativo e sorveglia tutte le entrate e le uscite; vediamo in sintesi questi ampi poteri. ✓ Approvava l’attività dei questori (spese pubbliche) ✓ Controllava gli stanziamenti dei censori per la costruzione di opere pubbliche ✓ Amministrava l’ager publicus e disponeva delle assegnazioni di terre e delle deduzioni delle colonie (almeno fino alle leggi gracchiane) ✓ Fissava l’imposta straordinaria per lo stipendium dei soldati ✓ Sorvegliava gli appalti dei beni statali (miniere, foreste) ✓ Fissava tutte le spese per magistrati e dei governatori delle province ✓ Controllava i rendiconti delle spese erariali ✓ Giudicava i piu importanti processi pubblici e privati (cittadini e stranieri) ✓ Esercitava arbitrati per conflitti di natura finanziaria e agraria ✓ Si occupava di criminalità, congiure, rivolte ✓ Amministrazione dei rapporti con l’estero (riceveva ambascerie e delegazioni) ✓ Ratificava le leggi emanate dai governatori delle province ✓ Inviava ambascerie ✓ Designava l’interrex ✓ Esercitava un forte controllo sulle decisioni delle assemblee Poteri molto ampi come abbiamo visto. Nel quadro dello storico conflitto patrizio-plebeo, dopo il 133 a.C. numerose leggi e plebisciti furono presentati senza o contro la volontà del senato. Silla tento di restaurare l’autorità senatoria reintroducendo l’obbligo del consenso preliminare del senato ai plebisciti, provvedimento che fu poi abilito nel 70 a.C. In età monarchica i senatori furono designati dai re, in età repubblicana dai magistrati superiori. La scelta cadeva su personaggi che avevano ricoperto una magistratura, per cui il senato, era un consesso di ex magistrati. Ogni cinque anni l’albo senatoriale veniva revisionato: i non meritevoli espulsi, i morti rimpiazzati. Il numero dei senatori cambio nel corso della repubblica, da 300 a 600 con Silla, con Cesare si ebbero reclutamenti eccezionali. E molto probabile che i senatori dovevano appartenere alla prima classe, poichè si poteva divenire magistrati solo dopo aver servito per dieci anni tra i cavalieri. I senatori si distinguevano dai comuni cittadini perché portavano il laticlavio, una striscia larga di porpora cucita all’orlo della toga.

L’attività del senato

36 A differenza della assemblee §

A differenza della assemblee, che avevano l’obbligo di riunirsi in giorni prestabiliti, al senato era concesso di riunirsi ogni qual volta fosse necessario. L’unico accorgimento era che doveva essere riunito in un luogo inaugurato, dunque delimitato dagli auguri. Le fonti ci indicano almeno 16 luoghi di riunione del senato in età repubblicana. La sala delle riunioni per eccellenza era la Curia Hostilia, allargata poi da Silla e rimpiazzata, poichè distrutta, nel 44 dalla Curia Iulia. Il senato puo riunirsi solo con la convocazione di un magistrato, che ne fissa il giorno e presenta gli argomenti da dibattere (ius relationis). La seduta si apre con la relazione di un console o un pretore (relatio), e proseguiva con l’interrogazione dei senatori da parte del presidente. Il parere dei senatori non era uguale, quello del princeps senatus, primo tra quelli di alto rango, interpellato aveva un peso diverso, di maggior prestigio. La sententia, cioè il parere su cui si è votato prendeva il nome del senatore che l’aveva formulato. Il senato poteva proclamare un sorta di stato di emergenza, il senatus-consultum ultimum, che autorizzava il magistrato ad adoperare ogni mezzo fosse ritenuto necessario per la tutela dello stato, senza il vincolo della provocatio e dell’intercessio. Venne ripetutamente assunto come strumento efficace per bloccare i capi delle fazioni in lotta, ma fu sempre oggetto di aspre polemiche da parte dei populares che lo ritenevano limitativo della libertà dei cittadini.

Società e politica

37 La società romana si differenziava tra liberi e schiavi §

La società romana si differenziava tra liberi e schiavi, tra stranieri e cittadini, tra cittadini a pieni diritti e cittadini senza suffragio, tra donne e uomini e tra adulti e minori. L’esercizio dei diritti civili e politici erano determinati da questa struttura, dove ciascun cittadino partecipava alla vita politica e sociale al gruppo di appartenenza. La ripartizione delle cariche e dei vantaggi avveniva a partire dal census, con il formarsi delle grandi ricchezze della tarda repubblica, il solco tra ricchi e poveri divenne enorme. Tutti i cittadini erano elettori, ma solo una piccola parte erano eleggibili, poichè per accedere anche alla minore magistratura, la questura, era necessario un censo minimo, che divenne nella metà del II secolo quello dei cavalieri. La classe dirigente era composta da due ordini: il senatorio, composto da senatori, che aveva come base di ricchezza la terra; i cavalieri che grazie agli appalti e ai commerci si arricchirono enormemente. All’interno dell’ordine senatorio non vi era omogeneità: solo una piccola parte di essi, i discendenti del piu antiche famiglie patrizie, detenevano le cariche piu alte: la nobilitas. Pur tuttavia anche all’interno di questo gruppo ristretto vi erano differenze, tra i nobili di piu generazioni e da quello di piu fresca data, le famiglie discendenti da consoli o solo da pretori. L’uomo aristocratico aveva comunque bisogno del consenso popolare, che poteva essere ottenuto mediante donativi. Chi si affacciava per la prima volta alle cariche era considerato un homo novus, privo di quella dignitas e di quella auctoritas ereditata dal passato della famiglia; non avendo antenati da presentare, il consenso lo doveva conquistare con le capacità in guerra, il coraggio.

38 Dopo la guerra sociale la composizione della classe… §

Dopo la guerra sociale la composizione della classe dirigente si trasformo, con l’inserimento dei municipali. A partire da Pompeo si ebbe una forte avanzata dei cavalieri che con le proscrizioni e gli appalti si arricchirono enormemente. Con Cesare i cavalieri vennero utilizzati al servizio del repubblica; comincio cosi un’integrazione dell’ordine equestre dei compiti di governo e di amministrazione che con Augusto si sviluppo rapidamente. Al di fuori dei senatori e dei cavalieri, i ceti inferiori erano compresi nella plebs, concetto lontano dal significato dell’età arcaica. Comprendeva la plebe urbana (commercianti, artigiani, operai, disoccupati) e rurale (legata alla campagna). Il piu povero dei cittadini romani era certo piu ricco sul piano politico (a Roma il loro voto era ricercato, di conseguenza un cittadino senza risorse aveva qualche possibilità di ricevere donativi nella capitale) e giuridico del piu ricco dei liberti o degli stranieri, ma sul piano materiale la sua povertà era drammatica. Politicamente questa plebe non era compatta, ma divenne massa di manovra e preda delle lotte tra fazioni o gruppi contrapposti.

39 Roma fu una democrazia? §

Roma fu una democrazia?

40 Gli studiosi moderni hanno dato due pareri diversi §

Gli studiosi moderni hanno dato due pareri diversi. ✓ La lotta politica a Roma ha visto come protagonisti un ristretto gruppo di famiglie aristocratiche appoggiate da ampie clientele ✓ Nonostante gli accordi tra gruppi, il grado di partecipazione politica fu ampio Gli antichi hanno invece dato questi pareri. ✓ Polibio: Roma “democratica” è una costituzione mista (consolato, senato, assemblee) i cui tre elementi rappresentavano un bilanciamento ✓ Cicerone: Roma “oligarchia moderata” in cui l’esercizio delle funzioni politiche era riservato a pochi, sorretti dal consenso dei molti. Il patrono, in cambio del sostegno ottenuto per la sua carriera politica, raccomandava una determinata soluzione (commendatio), raccolta dai singoli o dai gruppi, nelle sedi idonee. La domanda e se si puo cogliere realtà organizzative del consenso, fondate su programmi precisi. Le partes divise tra populares e optimates, possono indicare il “partito democratico” e il “partito conservatore”? I populares (amici del popolo) fondavano la loro azione su temi di interesse del popolo come leggi agrarie, distribuzioni di grano, leggi contro usure. Gli optimates, secondo Cicerone, sono i buoni i “migliori”, i soli in grado di governare per il bene comune. Sostenevano il senato e il mantenimento delle prerogative della nobilitas. Se è vero che in gran parte l’aristocrazia era sostenuta da cavalieri e senatori, c’è da notare che negli schieramenti erano presenti personaggi appartenenti alle diverse classi sociali (al fianco di Mario si trovarono senatori, al fianco di Silla proletari). Tutto si sviluppava in una rete di clientele e di alleanze con l’ultimo fine di accapparrarsi le maggiori magistrature. Il sistema repubblicano era un sistema aristocratico, in cui l’oligarchia censitaria fu in grado per secoli di impedire rivolgimenti radicali dell’ordinamento. Daltronde la maggior parte degli elettori erano raggruppati in un sola centuria, quella dei proletari, mai destinata a votare.

L’ESPANSIONE IN ITALIA E NEL MEDITERRANEO E L’ORGANIZZAZIONE DELLA CONQUISTA

41 Roma organizzo i territori di conquista con schemi diversi (colonie §

Roma organizzo i territori di conquista con schemi diversi (colonie, municipi, trattati di alleanze) di volta in volta a seconda delle necessità. Il tipo di valutazione non era ininfluente, Roma si trovo ad inglobare differenti varietà etniche e politiche (Etruschi e Greci d’Italia culturalmente e politicamente superiori ad alcuni popoli interni dell’Italia). Roma non fu originariamente “città aperta”, tanto che i socii italici ebbero bisogno di una guerra per veder riconosciuti i loro diritti di cittadinanza. Del resto Roma era un città-stato e le sue istituzioni non erano in grado di governare un territorio molto vasto. Pertanto Roma gesti con cautela l’allargamento della cittadinanza e questo diede luogo ad un graduale processo di assimilazione. Il momento di svolta furono gli anni che seguirono la distruzione di Corinto e di Cartagine (148-146), che portarono alle prime annessioni (Grecia, Macedonia e Africa). In poco piu di un secolo Roma (197-64) ingrandi il suo territorio dalla Spagna, alla Siria, all’Africa. ✓ 197 province della Spagna Ulteriore e Citeriore ✓ 129 provincia d’Asia ✓ 118 provincia della Gallia Narbonese ✓ 102 provincia di Cilicia ✓ 96 provincia di Bitinia ✓ 64 provincia di Siria

Annessione o federazione

42 Sin dall’inizio furono due le soluzioni utilizzate dai romani §

Sin dall’inizio furono due le soluzioni utilizzate dai romani: l’annessione o la federazione. Già in età monarchica Roma era legata ai latini da una federazione, che duro fino alla guerra Latina del 496, Roma sconfisse la lega latina e i loro alleati etruschi al lago Regillo. Dopo il conflitto vittorioso i Latini vennero legati a Roma da un trattato (foedus Cassianum) in cui si prevedeva mutua assistenza in caso di guerra e parità di diritti. I rapporti si inasprirono quando Roma non concesse parità nelle cariche all’interno della lega: ci fu un’ulteriore conflitto. Roma vittoriosa impose lo scioglimento della lega latina ed incorporo nel suo territorio le città piu ostili, ad alcune tolse terre, ad altre vennero inviati coloni, mentre a poche fu concessa l’autonomia. Roma con i Latini utilizzo una federazione innovativa, sistema esteso poi all’Italia, in cui le città erano unite da trattati a Roma ma non potevano avere alcun rapporto tra loro. Alcuni territori divenirono parte dell’ager romanus, i cittadini, se non massacrati o resi schiavi, furono assorbiti nel corpo della cittadinanza. Altri popoli vennero portati alla condizione di socii o foederati (da foedus). I trattati erano appositamente negoziati, Roma cercava soluzioni piu adatte ad ogni singola città (es. a Taranto vi spedi un presidio militare, Napoli godette di condizioni molto favorevoli). In ogni caso Roma era sempre una dei due contraenti, e vigilava che i legami non potessero mettere a rischio la sua posizione egemonica. Roma rispetto l’autonomia istituzionale dei singoli centri, almeno fino a che essi non violarono i trattati. La coesione termino dopo Canne quando molti alleati defezionarono: Roma tratto duramente gli alleati ribelli, cio modifico l’equilibrio italico e la fisionomia dell’egemonia romana, preparando la crisi politica e militare sfociata nella guerra sociale (90-88 a.C.). I singoli trattati prevedevano forniture di contingenti militari e contributi finanziari (formula togatorum). Non è chiaro se la formula fissava l’ammontare dei tributi e il numero di soldati per tutti o in base all’importanza demografica dell’alleato. In ogni caso gli alleati fornivano circa il 50% delle forze messe in campo dai romani. Nella metà del II secolo, il territorio italico era diviso in ager romanus (talvolta dentro a quello alleato) e territorio alleato.

LO STATUTO DELLE PERSONE

I cittadini romani

43 Era cittadino romano chi §

Era cittadino romano chi: ✓ figli di giuste nozze da padre e madre cittadini romani ✓ figli di giuste nozze da padre romano e madre latina o peregrina ✓ figli di giuste nozze di madre cittadina romana ✓ figlio di cittadini che avevano preso la cittadinanza prima della nascita Non era cittadino romano chi: ✓ figlio di padre latino o peregrino ✓ figlio di cittadini che avevano preso la cittadinanza dopo la nascita Il civis possedeva tria nomina: praenomen, nomen, cognomen (Marcus Tullius Cicero). Una peculiarità dell’ordinamento romano e che, a differenza dei Greci, tutti i liberti ricevevano la cittadinanza romana. I padroni potevano liberare gli schiavi dietro compenso o per generosità, la pratica era tanto diffusa che Augusto dovette, con una legge, limitare il numero di schiavi che ogni padrone poteva liberare. Tuttavia i primi liberti non godevano di tutti i diritti politici, non potevano ricoprire alcuna carica magistraturale e la loro iscrizione veniva limitata alle sole tribu urbane. La concessione della cittadinanza ai peregrini, in età republicana, venne molto limitata.

I contenuti della cittadinanza romana

44 La cittadinanza romana è un insieme di diritti civili e politici §

La cittadinanza romana è un insieme di diritti civili e politici. Diritti civili. ✓ Contrarre matrimonio ✓ Stipulare contratti ✓ Fare testamento, essere istituito erede ✓ Testimone ad un processo Diritti politici. ✓ Votare in assemblea ✓ Essere eletto magistrato ✓ Essere tutelato in sede processuale ✓ Invocare l’intercessio di un tribuno o un magistrato ✓ Essere giudicato solo di fronte ai tribunali di Roma Fino al 167 il cittadino romano doveva versare un tributo e assolvere gli obblighi di leva, dopo questa data, non fu piu gravato di imposta e ai soldati, volontari, veniva garantito uno stipendio. Si poteva perdere la cittadinanza se si perdeva il proprio stato di libero o se si acquisiva la cittadinanza di un altra città (la doppia cittadinanza era vietata).

Civitas sine suffragio

45 La Civitas sine suffragio è una cittadinanza concessa… §

La Civitas sine suffragio è una cittadinanza concessa senza diritto di voto e quindi senza possibilità di divenire magistrato, ma con obblighi finanziari e militari. La prima testimonianza di questo status risale alla concessione agli abitanti della città di Cere (le liste presero il nome Tavole dei Ceriti) per l’aiuto prestato ai romani durante il sacco gallico. Se in questo caso la concessione puo essere interpretata come compenso per l’aiuto ricevuto, in un altro caso invece, alla città di Anagni, la concessione fu data ad una città che si era ribellata a Roma. I cittadini che si erano macchiati di cause infamanti venivano iscritti nelle Tavole dei Ciriti. Se all’inizio della repubblica questo tipo di concessione poteva apparire un privilegio, esso venne poi a rappresentare una situazione di costrizione, che in genere portava ad una integrazione completa.

I Latini

46 I Latini in età repubblicana godono di loro proprie leggi §

I Latini in età repubblicana godono di loro proprie leggi, devono contribuire con denaro e contingenti di uomini alle campagne militari romane, ma in cambio fruiscono di ius connubii e ius commercii e di ius migrandi. In base a quest’ultimo chi si tasferiva a Roma poteva ottenere la piena cittadinanza cosa che fece emigrare molti cittadini, tanto che le città latine si vedevano impoverite di abitanti ma con l’obbligo di fornire sempre lo stesso numero di soldati. Con apposite leggi Roma dovette far fronte al problema (chi emigrava doveva lasciare almeno un erede), quando non intervenne piu duramente, come nel 187 quando il pretore peregrino espulse 12.000 Latini da Roma.

I peregrini

47 I peregrini non sono cittadini romani §

I peregrini non sono cittadini romani, ma stranieri. Con la conquista del mediterraneo e l’incremento delle attività commerciali il numero di stranieri aumento considerevolmente, tanto che nel 242 fu istituito il pretore peregrino, il magistrato che risolveva i contenziosi tra i romani e gli stranieri.

LO STATUTO DELLE COMUNITA’

I municipi

48 Il municipio fu un’istituzione che i Romani utilizzarono… §

Il municipio fu un’istituzione che i Romani utilizzarono ampiamente in età repubblicana. Esistevano due tipi di municipi: quelli in cui i suoi abitanti godevano dei pieni diritti politici, e quelli con civitas sine suffragio. In base a ricerche moderne (gli antichi avevano delle difficoltà) col termine municipio viene indicata una piccola comunità locale, che ha un’amministrazione civica autonoma e che tale amministrazione conserva, sia che essa goda o no dei pieni diritti politici. Il municipio è integrato nella civitas romana ma mantiene l’appartenenza ad un res publica distinta e autonoma: la res publica locale è dentro la civitas romana (Cicerone pag. 103).

Le colonie romane e latine

49 Un altro sistema per controllare i territori fu… §

Un altro sistema per controllare i territori fu la deduzione di colonie latine e romane. La distribuzione di terre ai coloni o a singoli cittadini avveniva attraverso la centuriazione (la divisione delle terre misurate e ripartite dagli agrimensori). Le colonie di cittadini romani erano delle “piccole riproduzioni” di Roma, il loro territorio considerato parte del territorio romano, e i coloni potevano esercitare i loro diritti politici recandosi a Roma. Nel IV secolo venivano inviati coloni soldati in quelle regioni “da controllare” per cui non molto allettanti se si considera che le zone erano quelle di confine e pericolose. Alcune volte non fu nemmeno facile trovare cittadini che si iscrivevano nelle liste, costringendo i romani ad estendere la partecipazione agli indigeni, che cosi acquistavano la cittadinanza romana (Minturno, Sinuessa). Nel II secolo pero la finalità era mutata: i coloni, non piu soldati, venivano mandati a popolare intere zone (Mutina, Parma, Saturnia). Le colonie latine sono presenti fin dal IV e III secolo, dopo lo scioglimento della lega latina. Man mano che Roma avanzava nei territori conquistati si lasciava dietro una linea di presidi, destinati ad essere al loro volta sostituiti da altri. Per costituire queste nuove e popolose collettività, Roma perdette propri cittadini. Cales fondata nel 334, Roma concesse a suoi cittadini di andare a stabilirvisi, purchè rinunciassero alla cittadinanza per acquisire lo status di Latinitas. Molti cittadini abbandonarono volontariamente Roma e con essa la cittadinanza, cercando altrove una soluzione alla loro indigenza. Le colonie latine erano città autonome con proprie leggi ed ordinamenti, con magistrature ed assemblee, sul modello di quelle centrali. Avevano l’obbligo di fornire a Roma contributi in denaro e uomini. A differenza dei coloni romani, i coloni latini avevano solo alcuni privilegi: lo ius commercii, lo ius connubii, e lo ius migrandi. Nel ager romanus vennero poi inviati i prefetti (e con essi si istituirono le prefetture) nominati dal pretore, i cui poteri erano superiori a quelli dei magistrati locali.

Le province

50 Quando i territori conquistati si ampliarono §

Quando i territori conquistati si ampliarono, Roma trovo un’altra soluzione: la provincia. In origine il termine stava ad indicare la sfera di competenza di un magistrato dotato di imperium. La prima provincia fu la Sicilia creata nel 241 a.C. La provincia venne affidata ad un magistrato: Roma poteva disporne liberamente. La situazione delle varie province non era omogenea, poichè la condizione di partenza dei territori conquistati era diversa: ad esempio la Grecia e l’Oriente erano molto urbanizzati, la Spagna e l’Africa ancora con istituzioni tribali. Gli abitanti sono dei peregrini, il suolo quando non era lasciato allo sfruttamento come ager publicus, restava a godimento degli antichi proprietari, ma dietro pagamento di un tributo. Il governatore assistito da legati e da un questore, era incaricato della aministrazione e della riscossione dei tributi. Il sistema con cui veniva gestito quest’ultimo, lasciava aperte malversazioni di ogni genere (i governatori anticipavano i tributi a Roma e tentavano in tutti i modi di recuperarli con gli interessi). Talvolta i governatori disonesti dissanguavano letteralmente i provinciali, tanto che a Roma i processi contro di essi furono molti e famosi (caso Cicerone-Verre). I romani dovettero intervenire con una legge che prevedeva fosse sempre operativa una commissione di magistrati romani a cui i provinciali potevano rivolgersi nei casi di illecito (149 Lex calpurnia de repetundis). Ma poichè la commissione era composta solo da senatori, i casi di abuso furono scandalosi. Pare che per questa ragione Caio Gracco tolse l’ufficio di giudice ai senatori per trasferirlo ai cavalieri. Silla poi nell’82 restitui i collegi ai senatori. Nel quadro della vasta azione riformatrice costrinse i magistrati romani ha creare un tribunale speciale per perseguire i reati di concussione, la quaestio perpetua de repetundis, su tutti i casi di abuso di potere da parte dei governanti provinciali.

LA GUERRA SOCIALE E IL PROCESSO DI MUNICIPALIZZAZIONE DELL’ITALIA

La concessione della cittadinanza ai socii latini e italici

51 Gli alleati cominciarono richiedere la cittadinanza romana §

Gli alleati cominciarono richiedere la cittadinanza romana, la quale comportava: ✓ distribuzioni di grano a basso prezzo ✓ esenzione dal tributo ✓ distribuzione di terre e bottino ✓ ruolo attivo nella politica Dopo alcuni tentativi falliti dei tribuni C. Gracco (112) e Druso (91), gli alleati passarono alle armi. La cosiddetta guerra sociale (91-88) costo la vita a 300.000 uomini e mise a dura prova Roma. Infine Roma fu costretta a concedere la cittadinanza agli italici attraverso un serie di leggi: ✓ Iulia (90) concessione agli italici che non avevano preso le armi o che le avevano deposte ✓ Plautia Papiria e Calpurnia (89) concessione a tutti (rimasero esclusi solo gli abitanti della Gallia Cisalpina) Nel giro di pochi anni il numero di cittadini aumento notevolmente provocando non pochi problemi all’organizzazione dello Stato.

La riorganizzazione ammistrativa dell’Italia

52 A seguito della concessione della cittadinanza §

A seguito della concessione della cittadinanza, Roma dovette procedere alla riorganizzazione dell’Italia. Il modello, già sperimentato, fu quello del municipium. Nelle zone dove esistevano ordinamenti cittadini autonomi, Roma organizzo le comunità cittadine in municipi (Etruria, Umbria); nelle zone in cui erano diffusi insediamenti a pagi (villaggi), Roma dovette intervenire in modi piu complessi: tra i villaggi vennero individuati quelli che potevano divenire municipi (dove era possibile avviare un intervento urbanistico che consentiva di rendere possibili attività amministrative e politiche). Questi municipi furono retti da magistrati (quattuorviri o duoviri). I quattroviri avevano compiti giudiziali (due) e poteri di edili (due). Il douvirato si impose in quei municipi, dell’area osca-sabellica, dove l’originaria magistratura era composta da 2 magistrati. La tabula di Eraclea (75-45 a.C.?) contiene una serie di disposizioni relative alle magistrature e ai senati locali, che riguardano non solo i municipi, ma tutti i tipi di comunità dei cittadini romani (municipi, colonie, prefetture). I decurioni, i senatori (il senato ordo), continuavano ad essere eletti tra gli ex magistrati; i quinquennales erano probabilmente i magistrati che ogni cinque anni espletavano il censo e designavano i senatori (cosi come i censori a Roma).

L’ascesa delle borghesie municipali

53 Con la concessione della cittadinanza §

Con la concessione della cittadinanza, l’ambizione dei ricchi italici fu quella di integrarsi nel ceto dirigente romano. L’ascensione sociale e politica delle borghesie municipali passava attraverso percorsi obbligati: dovevano prima affermare il proprio ruolo nelle magistarture nel municipio. Ogni magistrato doveva elargire somme di denaro per spettacoli, opere di abbellimento della città. Ma non era sufficiente, dovevano inoltre imboccare altre strade come buoni matrimoni (Mario sposo la zia di Cesare), le clientele (Pompeo nel Piceno), le ricchezze investite in terre.

LA CRISI DELLA REPUBBLICA ROMANA

I nuovi poteri

54 Il modello istituzionale si disgrego ben presto §

Il modello istituzionale si disgrego ben presto. Il potere passo nelle mani di forti personalità come Mario, Silla, Pompeo, Cesare. Mario, homo novus, di Arpino apri l’arruolamento anche ai nullatenenti, militare nell’esercito, ora necessariamente permanente, divenne un mestiere piu o meno redditizio a seconda del trattamento che i comandanti sapevano assicurare dopo il congedo con assegnazioni di terre o di bottino. Questa trasformazione lego i soldati ai loro comandanti e provoco un crisi all’interno della repubblica. I comandanti avevano tutto da guadagnare (potere) dalla fedeltà dei soldati. Nell’ultimo secolo della repubblica gli studiosi vedono una “clientela-militare” ritenendo forte l’affinità del legame tra patrono (comandante) e cliente (soldato). Le ambizioni personali dei capi e l’uso dei soldati aprirono la strada alle guerre civili. Intere province divenirono oggetto della protezione di qualche notabile, in genere il comandante che le aveva conquistate. Questo fenomeno favori la creazione di centri militari di potere, autonomi, che misero in grave crisi gli organismi della res publica. Basti pensare agli interventi sillani, dopo la sconfitta sui mariani. Silla agi in forza di una dittatura costituente. Le riforme sillane tentarono di trovare un equilibrio tra il processo di municipalizzazione e il rafforzamento del ruolo del senato. I senatori vennero portati a 600, i tribuni della plebe videro diminuire i loro poteri. Ma proscrizioni, confische, repressioni indebolirono l’azione di riforma. Silla dopo tre anni (79) depose spontaneamente la dittattura. Il suo piano si rivelo un fallimento: il senato aveva esaurito la sua funzione; il futuro era dei comandanti militari. La forza di Silla, del resto, era venuta dalle armi.

La proposta ciceroniana

55 Cicerone homo novus cavaliere di Arpino §

Cicerone homo novus cavaliere di Arpino, nel 63 console, tento di individuare i rimedi istituzionali per superare la crisi e riportare lo stato romano all’antica saldezza. La proposta era di superare i conflitto tra senatori e cavalieri, il senato deve recuperare il suo ruolo guida con l’appoggio degli optimates; i populares vanno bloccati nelle loro mire. Col ritorno del senato e delle magistrature ai loro tradizionali poteri, il tribunato puo essere messo a freno e ricondotto a strumento per limitare la tracotanza delle plebe, e non il contrario. Le leggi tabellarie vanno abolite, poichè hanno annullato l’influenza degli ottimati. Questo programma deve essere portato avanti da un uomo politico di grandi qualità, capace di guidare lo stato nei momenti di pericolo. Cicerone pensava a se stesso o a Pompeo amico del senato?

I progetti di Cesare

56 Dopo avere sconfitto Pompeo a Farsalo (48) §

Dopo avere sconfitto Pompeo a Farsalo (48), Cesare, rientrato a Roma, ottenne poteri eccezionali. ✓ Potestà tribunicia a vita ✓ Potere consolare per cinque anni ✓ Potere di designare i candidati alle magistrature ✓ Decidere la guerra e la pace ✓ Dittatura costituente (47), e poi perpetua (44) Poteri delle magistrature tradizionali ma eliminando l’annualità e la collegialità: Cesare era padrone di Roma, delle province e degli eserciti. Ci si è chiesto se l’intenzione di Cesare era quella di fondare un potere personale, i segni c’erano tutti. ✓ Battere monete con la sua effige ✓ Erezione di sue statue nei templi ✓ Giuramento in suo nome ✓ Attribuzione del nome di Iulius ad un mese ✓ Decretare festivi i giorni della sua nascita e delle sue vittorie ✓ Portare sempre la corona d’alloro e la veste dell’imperator Tutti gli organi tradizionali erano piegati al suo potere. Riforme sul piano politico. ✓ Il senato fu portato a 900 membri con molti extra-italici ✓ Affido le province a governatori a lui fedeli Riforme sul piano sociale. ✓ Distribuzione di terre ai veterani ✓ Concesse la cittadinanza agli abitanti della Gallia Cisalpina ✓ Riorganizzo le distribuzioni gratuite di grano ✓ Deduzione di nuove colonie ✓ Riformo il calendario ✓ Aboli l’appalto delle tasse in Asia Quando stava organizzando una spedizione contro i Parti, fu assassinato alle Idi di Marzo (15 marzo) del 44 a.C., nella Curia, davanti alla statua di Pompeo.

Comizi Curiati Comizi Centuriati Comizi Tributi Concilium Plebis
Unità di voto 30 curie, 10 per ciascuna 193 centurie: 18 equites, 35 tribu: 4 urbane e 31 35 tribu: 4 urbane e 31
delle tre antiche tribu 170 pedietes, 5 centurie rustiche rustiche
senza armi
Cittadini presenti Alla fine della repubblica Tutti i cittadini Tutti i cittadini Solo i plebei
un littore per ciascuna
curia
Magistrato che presiede Console, pretore (o Console o pretore o, prima Console o pretore, in alcuni Tribuno della plebe, edile
pontefice massimo) (con del 201 a.C., dittatore. In casi (per amministrazione della plebe (senza auspici)
auspici) assenza dei consoli un giustizia) edile curule (con
interré (con auspici) auspici)
Elezioni Consoli, pretori, censori Edili curuli, questori, Tribuni ed edili della plebe
tribuni militari, magistrati e alcuni magistrati speciali
speciali
Rogationes legislative Votano la lex curiata che Originariamente il Legislazione di ogni tipo Le leggi proposte dai
conferma l’imperium dei principale organo dello tribuni della plebe. Dopo il
magistrati. Confermano Stato. Dopo il 218 a.C. 287 a.C., i plebisciti hanno
adozioni e alcuni testamenti dichiarazione di guerra e valore di legge per lo
(sotto la presidenza del per confermare il potere dei stato.
pontefice massimo) censori
Rogationes giudiziarie Per i crimini di stato Giudizi frequenti davanti ai
(prima della fine del II passibili di ammenda tribuni, soprettutto prima
secolo a.C.) della istituzione dei
tribunali permanenti
Luogo di riunione Comitium (Campidoglio) Fuori al pomoerium, Campo Per le elezioni, alla fine Per le elezioni, alla fine
Marzio della repubblica, Campo della repubblica, Campo
Marzio. Marzio.
Per la legislazione e Per la legislazione e
l’amministrazione della l’amministrazione della
giustizia, Foro o giustizia, Foro o
Campidoglio. Campidoglio.

L’ETA’ IMPERIALE

Anno Evento
31 a.C. Battaglia di Azio
27 a.C. Restituzione della repubblica e conferimento del nome di Augusto
23 a.C. Augusto abdica dal consolato; potestà tribunicia e imperio proconsolare
12 a.C. Pontificato massimo di Augusto
2 a.C. Padre della Patria
14 d.C. Morte di Augusto

La svolta augustea

57 Non ci fu una carta fondante dell’impero §

Non ci fu una carta fondante dell’impero, e nemmeno una riflessione teorica (a parte quella di Dione Cassio* pag. 120) per accompagnare l’affermarsi del potere imperiale e la sua evoluzione verso forme di assolutismo. La costruzione dell’impero come necessità di adeguarsi ai cambiamenti delle situazioni storiche; pragmatismo e dinamicità dunque interagirono a dare forza al potere imperiale. Da Tiberio in poi (133), Roma e l’Italia furono teatro di guerre civili, causate dalle rivalità di uomini che aspiravano al controllo dello Stato. L’aristocrazia decimata, le masse popolari rovinate dalle devastazioni e dall’esproprio delle loro terre. Ottaviano, dopo la vittoria di Azio (31), si presenta come il restitutore della pace e la fine dei drammi. Ottaviano accumulo, nella sua persona, poteri mai assunti da un solo uomo. Il risultato fu la formazione di un nuovo ordine politico, non piu la repubblica, ma il principato. Ottaviano non volle che il mutamento fosse vissuto come una rottura con il precedente assetto repubblicano. Con cautela ed astuzia non assunse la dittatura e non prese la corona di re, ma rivesti ininterrottamente il consolato (31-23) con colleghi a lui fedeli, e si fece attribuire il titolo di imperator. Imperator è il titolare dell’imperium, ma anche il trionfatore, il generale vittorioso, acclamato dai suoi soldati.

Potestas e auctoritas

58 La svolta fu nel 27 §

La svolta fu nel 27, quando Ottaviano, dopo aver ristablito la pace, ripose tutto il potere nelle mani del senato e del popolo romano. Il senato, invece, gli attribui onori eccezionali ed il titolo di Augustus. Da quel momento egli fu superiore a tutti per autorità, quanto a potesta non ne ricevette piu di altri magistrati (Res Gestae). L’interpretazione del principato sta forse nel rapporto tra potestas e auctoritas. Dal 27 Augusto esercito la potestas propria delle magistrature che gli vennero attibuite, ma la sua auctoritas lo pose su una sfera diversa, al di sopra di tutti gli altri. Lo stesso appellativo di Augustus, preferito a quello di “novello Romolo” che suscitava inquietudini, perchè Romolo fu un rex, aveva un significato piu ampio, di natura sacrale. Il risultato fu che venne riconosciuto ad Ottaviano, il quale aveva ristabilito la pace, una dignità superiore consacrata religiosamente. Il prestigio di Augusto era un prestigio personale, carismatico, fondato sulla forza delle armi che avevano sconfitto Antonio e messo fine alle guerre, ma era anche garantito dal favore divino. Nel 27 gli venne concesso un potere proconsolare a vita senza limiti (imperio proconsolare superiore a quello di tutti gli altri governatori di province territorialmente illimitato), un imperium maius et infinitum. A partire dal 23 gli venne riconosciuto il tribunato a vita, che fu uno dei cardini del potere imperiale. I poteri, già prerogative della magistratura plebea, erano la sacrosanctitas (condannare chiunque gli avesse fatto violenza), l’intercessio (diritto di veto ad ogni decisione del senato e dei magistrati) e lo ius auxilii (diritto di portare aiuto ad ogni cittadino romano). A questa si aggiunsero altri poteri: il diritto di emanare leggi ed editti, la cura dell’anona, degli acquedotti, delle strade, degli edifici pubblici e sacri. Con una serie di leggi tra il 18 a.C. e il 9 d.C., Augusto tento di recuperare gli autentici valori della romanità. Dal 12 a.C. ricopri anche tutte le cariche religiose piu importanti.

Continuità o innovazione

59 Il nuovo regime è una novità ma che non nasce dal nulla §

Il nuovo regime è una novità ma che non nasce dal nulla, ma dall’impossibilità e l’incapacità delle istituzioni repubblicane di far fronte ai conflitti interni ed esterni. Augusto, nelle Res Gestae, traccia la via l’ascesa del potere, avvenuto all’interno degli ordinamenti repubblicani. E’ il populus che conferisce le magistrature tradizionali e il pontificato massimo, è sempre il populus che attribuisce poteri magistraturali nuovi. Dall’assemblea riceve la tribunicia potestas. Il sistema dei poteri pubblici è quindi in continuità con i principi e con i modelli della res publica. Ma sono presenti anche poteri nuovi, estranei alle istituzioni cittadine, che traevanao la loro forza dai rapporti personali e familiari. In questa duplicità, governo della res publica e attività che Augusto svolge al di fuori dall’ordinamento cittadino (come la cura dell’annona – a spese proprie e per propria decisione), sta il germe dell’ordinamento imperiale.

Il princeps

60 Princeps è parola augustea §

Princeps è parola augustea, ma che ha una forte storia repubblicana (da princeps senatus). Cicerone aveva già utilizzato questo termine come rector rei publicae, l’uomo saggio che assume il compito di difendere la libertas rei publicae. L’espressione viene impiegato da Augusto ben tre volte nelle Reg Gestae sempre riferita ad atti connnessi con le imprese militari (allargamento e consolidamento). Ma il termine torna in ambito di politica interna: Augusto fa riferimento all’imperium e alla potestas, all’auctoritas e alla sacrosanctitas, al titolo di pater patriae e di imperator, tutti termini già conosciuti in età repubblicana. Per le leggi nuove Augusto usa auctor, dux per designare il ruolo militare. Augusto non si nomina mai princeps dei romani ma solo dei non romani, cautela, attenzione per non creare troppe visibile fratture con il passato? Forse, ma Tacito non ha dubbi che si trattava del governo di uno solo, ma con elementi di novità rispetto al regno o alla dittatura. Il termine, che non richiamava direttamente il nome di Augusto, fu una trovata geniale perchè ricopriva una realtà “incauta”. In futuro nessun successore di Augusto abbandono il termine, che interpretava bene la nuova realtà, che va ben al di là della concezione ciceroniana.

L’ambiguità del nuovo regime

61 Nel 27 Augusto rimette nelle mani del senato e del popolo romano §

Nel 27 Augusto rimette nelle mani del senato e del popolo romano, dopo aver riportato la pace, tutti i suoi poteri. Ma cosi evidentemente non fu, se Augusto (sappiamo attraverso Svetonio) in un editto chiarisce i sui intenti ed il suo ruolo, esprimendo l’auspicio di poter dare alla repubblica un assetto sicuro e stabile. Augusto si presenta non piu come colui che ha restituito la republica, ma come colui che, solo, puo garantire l’optimus status rei publicae. Il nuovo regime nasce da un ambiguità, da un lato legato alla persona carismatica di Augusto, cioè sulla sua auctoritas, dall’altro da una serie di poteri vitalizi o ripetutamente ricoperti. Tale amibiguità non poteva non generare il problema della successione. Augusto si era accorto che la nuova realtà poteva essere garantita solo attraverso un successore, da cercare nell’ambito gentilizio familiare. Tiberio, il successore, chiese di poter operare come un comune cittadino, evidentemente si era reso conto che il principato era un potere nuovo, cioè era preminenza rispetto ai cittadini. Mentre Augusto aveva sottolineato come il suo potere non fosse altro che quello dei tradizionali magistrati, a parte l’auctoritas, per Tiberio il principe detiene poteri personali, maggiori rispetto ad una ordinaria magistratura.

La lex de imperio

62 Vespasiano promulgando nel 69 d.C §

Vespasiano promulgando nel 69 d.C. la lex de imperio Vespasiani tolse all'istituto del principato le caratteristiche di finta eccezionalità e precarietà costituzionale che aveva avuto fino ad allora, trasformandolo in una vera e propria magistratura suprema costituzionalmente accettata; in questa legge, infatti, si stabilivano tutte le funzioni e facoltà spettanti all'Imperatore, nel rispetto di quelle – pur esigue – destinate al Senato. D'altra parte Vespasiano non discendeva né per sangue né per adozione dagli eredi di Giulio Cesare e Augusto, e doveva dunque sgombrare il campo da qualunque incertezza: avrebbe governato non in nome di una generica auctoritas, ma di precisi poteri civili e militari, ai quali aveva diritto in quanto vincitore della cruenta guerra civile dell'anno 69 d.C. Ci si è chiesto se fu un caso unico o una legge di investitura imperiale abitualmente votata già all’epoca di Augusto o da Caligola (lex tralaticia).

La pax Romana e il processo di integrazione

63 Dalla seconda metà del I secolo a.C §

Dalla seconda metà del I secolo a.C. alla fine del II d.C., nonostante tensioni interne ed esterne, all’interno delle frontiere la tranquillità fu assicurata e cio permise l’integrazione civile dell’impero. Si tratto di un lungo processo, che attraverso la forza, porto ad una omogeneità culturale di un complesso di popoli vinti, fino a tal punto che la differenza tra vinti e vincitori ando scemando fino a divenire una distinzione tra classi sociali, tutti soggetti non piu a Roma, ma all’imperatore. Il processo d’integrazione non fu rigido, la lingua latina ed il diritto romano si imposero quasi come un processo naturale. Roma, a differenza di altri imperi, estese la cittadinanza romana a tutti i sudditi dell’impero: questa fu la forza della romanizzazione spontanea, progressiva, per alcuni antichi, dove il ruolo dei romani era quello di reggitori per natura (Elio Aristide). Ma è illusorio pensare che tutti i vinti abbiamo accettato il dominio romano (Ebrei e Britanni) nè tutti si lasciarono attrarre dai benefici della pace romana. In ogni caso è indubbio che la civitas romana abbia realizzato l’unità politica dell’impero.

DAL PRINCIPATO AL DOMINATO

Il graduale prevalere dell’elemento militare

64 Provincializzazione delle legioni stanziate ai confini e arruolamento… §

Provincializzazione delle legioni stanziate ai confini e arruolamento in esse di elementi locali furono le cause che contribuirono a far divenire l’esercito senza piu identità ed interessi generali. Nel 193 d.C. Settimio Severo venne proclamato imperatore dalle legioni del Danubio e nel 235 d.C. Massimino il Trace fu il primo imperatore non appartenente all’ordine dei senatori. Già dopo la morte di Nerone, Vitellio e Vespasiano furono acclamati dai loro eserciti prima della nomina da parte del senato e del popolo romano. Il senato inerme di fronte al volere delle legioni si limito a riconoscere il candidato voluto dall’esercito. Dopo la morte di Alessandro Severo (235), le varie legioni tentarono di imporre il loro comandante, tanto che si combatterono ferocemente, gettando nel caos un impero che era divenuto una fortezza assediata dalle popolazioni limitrofe (le province orientali furono attaccate dai Goti e dai Persiani). Di conseguenza ando in crisi anche la vita economica dell’impero. Mancavano i viveri, i campi rimasero incolti, il commercio, in particolare nelle zone di confine, fu bloccato dalle continue guerre, il numero degli abitanti dell’impero si abbasso.

Nuove forme di legittimazione del potere imperiale

65 Il potere imperiale fragile poichè la successione era… §

Il potere imperiale fragile poichè la successione era sottomessa ai misteri del caso. In questo caos il popolo cercava segni annunciatori positivi della futura elevazione del potere, e gli imperatori cercavano una forma di legittimazione del loro potere. Il popolo era emotivamente portato a riporre speranze nelle virtu del sovrano, o se questo sembra sprovvisto a ricercarle in un’altra persona. Una via è fornita dalla credenza in una partecipazione del principe alla natura divina, o, almeno in una convivenza tra la divinità e il suo rappresentante in terra. Le tendenze religiose si polarizzano attorno al Sole: il Sole governa il cosmo, l’imperatore, protetto dall’astro maggiore, governa il mondo. Il culto pubblico del Sole fu tentato prima da Elagabalo (218) e Aureliano. Questo atteggiamento continuo con Probo e Caro.

LO SVILUPPO DELLE ISTITUZIONI IN ETA’ IMPERIALE

Magistrati e assemblee

66 Le funzioni delle assemblee continuavano ad eleggere i magistrati §

Le funzioni delle assemblee continuavano ad eleggere i magistrati, ma su proposta, dell’imperatore. Egli interveniva in due modi. ✓ La commendatio, la raccomandazione, che veniva utilizzata per pretori ✓ La destinatio, la designazione, utilizzata per pretori e consoli, un organismo forse formato da senatori e cavalieri proponeva candidati (la nominatio) da presentare ai comizi godendo dell’appoggio dell’imperatore La procedura della destinatio duro per un breve periodo, la scelta passo al senato, di fatto all’imperatore; il ruolo dei comizi divenne di semplice ratifica. Anche le funzioni giudiziarie passarono al senato, e di fatto all’imperatore, o dai funzionari imperiali. Nelle pubbliche cerimonie, l’imperatore si presentava con accanto i consoli, a testimoniare l’importanza di questa categoria. L’Imperatore ricopriva piu volte il consolato e lo faceva rivestire anche da parenti ed amici. Il prestigio del consolato era molto alto perchè dava l’accesso al governo delle province e delle piu importanti funzioni amministrative. I consoli continuavano a convocare il senato e i comizi, ma non avevano piu poteri politici. I pretori conservavano le loro funzioni giudiziare, ma il loro potere venne limitato dalla procedura della cognitio extra ordinem, che era di competenza dell’imperatore. La questura perse le sue funzioni finanziarie, mentre l’edilità perdette il compito dell’approvvigionamento alimentare e di polizia. Le funzioni di censore e di tribuno furono assunte dall’imperatore.

Senato e ordine senatorio

67 Il senato mantenne alcune sue prerogative §

Il senato mantenne alcune sue prerogative, ma presediuto dall’imperatore e, attraverso senatori a lui legati, controllato nelle sue decisioni. In età severiana crebbero le funzioni giudiziare, cioè quelle che l’imperatore ne trasferiva il giudizio. Il senato giudicava tutte quelle cause di interesse politico (concussione, lesa maestà), competenze che vennero assunte dal prefetto del pretorio e dal prefetto urbi. I membri dell’ordine senatorio continuarono a ricoprire le posizioni piu importanti nei sacerdozi, nell’amministrazione, nei tribunali, nell’esercito e a governare le province, anche se gradatamente le cariche si svuotarono di reale potere. La carriera iniziava dalla carica del vigintivirato, dopo la quale il giovane senatore militava come tribuno laticlavio in una legione. Si apriva cosi l’accesso alla questura (25 anni) e poi alla pretura (30 anni). Al vertice del cursus, il consolato e ,in seguito, il governo di una importante provincia senatoria o la prefettura urbis. Augusto innalzo il livello di censo per l’ordine senatorio a un milione di sesterzi, riservandosi il potere di immettere nell’ordine nuovi membri indipendentemente dal censo. Il numero resto fisso a 600, ma nel corso del I e II secolo entrarono Italici, in seguito Galli, Spagnoli, Africani, poi Orientali, per la diminuzione del numero di membri dell’antica aristocrazia romana, causati dalla bassa natalità e dalle frequenti epurazioni. Il senato divenne da consiglio dell’élite romana a assemblea che rappresentava l’impero. Tuttavia Traiano pretese che almeno un terzo dei senatori avesse proprietà in Italia, poi ridotto ad un quarto da Adriano, per riaffermare la fisionomia italica e romana del senato e per rafforzare i legami dei provinciali con l’Italia.

I cavalieri e le cariche equestri

68 Il cursus equestre si venne a definire negli… §

Il cursus equestre si venne a definire negli incarichi civili e nelle funzioni militari, sul modello di quello senatoriale, ma senza poter ricoprire le magistrature. I piu capaci che si erano distinti nei posti militari furono impiegati nell’amministrazione finanziaria e del patrimonio imperiale, nei grandi servizi pubblici e anche nel governo di province minori. Infine i piu abili tra coloro che erano entrati nel servizio statale, potevano accedere alle cariche piu importanti: le prefetture dei vigili, dell’annona, delle flotte, dell’Egitto e del pretorio, la piu alta carica equestre. L’autorità del prefetto del pretorio, il piu vicino all’imperatore tra i dignitari di corte, si estendeva a tutto l’impero, ma non su Roma. All’ordine equestre (400.000 sesterzi) appartenevano: ✓ Uomini d’affari ✓ Appaltatori ✓ Commercianti ✓ Aristocratici delle città italiane ✓ Ricchi provinciali ✓ Centurioni ✓ Liberti imperiali ✓ Decurioni Nell’ordine (non ereditario) si entrava per designazione imperiale, i figli dei senatori vi accedevano di diritto. I migliori potevano accedere per adlectio imperiale nell’ordine senatorio. Con Settimio Severo e Diocleziano i cavalieri divenirono la classe dirigente dell’impero (funzioni amministrative). I prefetti del pretorio alla fine del loro mandato ricevevano il consolato.

L’AMMINISTRAZIONE CENTRALE

69 L’impero romano era diviso in tre ripartizioni (politiche… §

L’impero romano era diviso in tre ripartizioni (politiche e amministrative): Roma, l’Italia e le province. Evoluzione del consiglio (consilium principis). ✓ Età repubblicana: i governatori delle province e i capi militari nel consiglio avevano gruppi di amici ✓ Augusto e Tiberio: scelti tra i familiari ✓ Adriano: non permanente scelti tra esperti di diritto ✓ Caracalla: non permanente scelti tra i capi principali servizi amministrativi ✓ Severi: permanente scelti tra alti funzionari, membri di diritto Il consiglio era presieduto dall’imperatore o dal prefetto del pretorio e si occupava di politica generale, amministrazione, legislazione e affari giudiziari. Pag.148-149

L’ORGANIZZAZIONE DEL TERRITORIO

Il sistema provinciale

70 Le province erano divise in senatorie (quelle pacificate)… §

Le province erano divise in senatorie (quelle pacificate) ed imperiali (quelle in cui era necessario lasciare le legioni). In quelle senatorie vennero mandati governatori chiamati proconsoli o propretori (scelti tra ex magistrati), i quali potevano ricevere istruzioni dall’imperatore e a lui si dovevano rivolgere per problemi amministrativi. Al loro fianco erano altri magistrati , legati o questori, con compiti finanziari. In quelle regioni in cui erano stanziate legioni, Augusto le riservo a se. In esse invio propri legati (legati Augusti propretore) di rango consolare e pretorio che si occupavano dell’amministrazione finanziaria. I provinciali pagano due tasse: una era uguale per tutti, l’altra in base alle proprietà fondiarie. In generale le province venivano amministrate dai governatori, che riunivano nelle loro mani i poteri militari, giudiziari, amministrativi. L’eccezione fu l’Egitto. In questa ricca provincia, l’imperatore, per evitare rischi, invio un governatore di rango equestre alle strette dipendente dell’imperatore. I senatori non vi potevano andare. Dal I secolo il numero delle province senatorie resto fisso, a meno che non si verificavano problemi politici. Le dimensioni di una provincia non obbediva ad criterio preciso: alcune erano divise in piu unità amministrative, in base alla densità di popolazione e i suoi modi di organizzazione, della tipologia del territorio, delle risorse disponibili. Lettera di Plinio (legato di Traiano nella provincia di Bitinia) pag. 151-152.

La latinizzazione

71 Non vi fu una latinizzazione forzata delle province §

Non vi fu una latinizzazione forzata delle province. Il latino era la lingua ufficiale dell’impero, la lingua del potere, la sua fu una assimiliazione graduale. I Galli si latinizzarono, i Britanni mantennero la loro lingua, Augusto tradusse in greco la sua opera, Nerone si rivolgeva in greco ai Greci. Nelle province occidentali il latino trovo terreno fertile, in quelle orientali le lingue locali mantennero la loro vitalità. La lingua, almeno a livello culturale, fu uno strumento di comunicazione. N3

L’Italia

72 L’Italia sconvolta dalle guerre civili §

L’Italia sconvolta dalle guerre civili, ritrovo rapidamente la prosperità. L’apertura di nuovi mercati facilito le esportazioni di vino, olio, ceramiche, vasellame. La ricchezza proveniva anche dai bottini dell’Oriente, e dalla manodopera schiavile. Inoltre durante l’età imperiale l’Italia, fino al 167) fu esentata dai tributi, a parte alcune come la ventesima sulla eredità e altre, e godette di una certa autonomia. Dopo la guerra sociale, tutti i cittadini dell’Italia godevano della cittadinanza romana e le guerre avevano mescolato le genti. Le lingue locali erano sparite davanti al latino. L’unificazione fu favorita dalle strade e dalle colonie dei veterani. L’Italia non era una provincia, la divisione augustea in 11 regioni era per svolgere alcune attività come il censimento. Le città godevano di ampia autonomia anche se dovevano seguire alcune direttive stabilite dal senato o dall’imperatore. Ben presto alcune competenze passarono ai funzionari dell’urbs, il prefetto della città e il prefetto del pretorio. Dal II secolo le cattive finanze dello stato determinarono la creazione di nuovi funzionari imperiali, scelti tra i senatori, che ebbero il compito di intervenire nella gestione finanziaria (cura annona, beni pubblici), in particolare nelle città in difficoltà. Adriano divise l’Italia in cinque distretti giudiziari a cui capo mise dei consolari. Sotto i Severi compaiono dei correctores già presenti nelle province per il controllo delle finanze e dell’amministrazione. La condizione dell’Italia si avvicina a quella delle province; il processo si concluse con Diocleziano.

IL MONDO DELLE CITTA’

Le città e l’impero

73 Le città versavano i tributi e per questa… §

Le città versavano i tributi e per questa ragione la stabilità politica e amministativa era necessaria. L’abilità di Roma fu di riuscire a coinvolgere le élite locali nel sistema romano, prima ad una collaborazione interessata poi all’integrazione completa attraverso la cittadinanza. Nelle città, i suoi abitanti formarono cosi delle comunità abbastanza omogenee, con consigli, magistrature, istituzioni, religione e diritto che regolamentavano la vita pubblica e privata. I suoi abitanti vivevano secondo un ordine sociale simile. Certo alle città venivano concesse decisioni minori riguardanti livelli locali, le decisioni comuni venivano prese a Roma. Non possiamo certo parlare di libertà vera e propria ma di una certa liberta limitata si. L’urbanizzazione delle città si specchiava in quella dell’urbs, con un foro, un tempio capitolino, un teatro, cioè erano città costruite e abbellite secondo il modello romano. In Occidente la fondazione di città fu spettacolare (Parigi, Treviri, Siviglia, Cordoba), in Oriente, dove esistevano già da tempo centri urbani, Roma aggiunse poco, limitandosi ad incoraggiare lo sviluppo della vita cittadina nelle aree poco urbanizzate (Libano, Siria, Giordania). A parte le grandi metropoli (Roma, Atene, Alessandria, Antiochia) le città avevano una popolazione scarsa (un migliaio di persone), anche perché i mezzi di sussistenza erano limitati a confronto con le campagne. La situazione giuridica delle città differiva in base alla sua origine e lo statuto poteva mutare in base a disposizioni imperiali. In Italia già dal 90 a.C. si avvio un processo di municipalizzazione mentre nelle zone provinciali la situazione era piu complessa. Nella varietà delle situazioni è possibile dividere in due categorie le città: i municipi e le colonie e le città peregrine.

Le città peregrine

74 Le città peregrine si possono dividere in tre categorie §

Le città peregrine si possono dividere in tre categorie. ✓ Le città liberae: la loro condizione non era garantita da un trattato ma da un atto di concessione di Roma, erano città non annesse ma soggette ad un controllo; se non pagavano alcun tributo erano dette immunes ✓ Le città liberae et foederate: i rapporti con Roma erano stabiliti da un trattato (foedus); erano la minoranza ad eccezione delle città della Gallia già per volere di Cesare; il trattato sostituiva la condizione di città alleata garantendo il piu alto grado di autonomia ✓ Le stipendiariae: erano soggette a tributo, dipendevano dal governatore della provincia, che attraverso uno statuto limitava la loro autonomia; in realtà queste città godevano di un’autonomia di fatto, poiché Roma, concedeva che continuassero a vivere con le loro istituzioni

Municipi e colonie

75 Le comunità di cittadini romani in età imperiale… §

Le comunità di cittadini romani in età imperiale sono distinte in municipi e colonie. Nell’organizzazione della vita cittadina e nella pratica quotidiana municipi e colonie sembrano molto vicini. Ma lo statuto di colonia era sentito come superiore, piu onorifico, tanto che molte città sollecitavano il cambiamento di statuto. Secondo l’imperatore Adriano, invece, era preferibile continuare a vivere secondo i propri ordinamenti (municipi) piuttosto che secondo le norme romane (colonie). Il parere dei municipali era diverso: divenire colonie significava crescere di importanza e dignità rispetto alle città vicine ed entrare a pieno diritto nella romanità. I municipi erano delle città peregrine ai cui abitanti Roma aveva concesso la qualità di cittadini.

Municipi di diritto latino (fare meglio per antichità pag. 161)

76 Nel I secolo compaiono municipi di diritto latino §

Nel I secolo compaiono municipi di diritto latino. Il problema dello ius Latii, in età imperiale, si presenta complesso. Ci si è chiesti se nella province il municipio avesso la foma di municipo latino e se i suoi abitanti possedevano una cittadinanza latina. Sembra fondata l’ipotesi che si potesse godere dello ius Latii solo in quanto membro di una colonia o di un municipio latino. Vespasiano aveva accordato (73-74) lo stato di ius Latii a tutte le comunità della Spagna. Il maggior vantaggio che il diritto latino prevedeva era la possibilità di accedere alla cittadinanza romana attraverso l’esercizio di una magistratura municipale, beneficio che era esteso agli ascendenti e ai discendenti. Pertanto, almeno nelle province occidentali, la concessione dello ius Latii rappresento uno dei piu efficaci mezzi di integrazione delle élite locali e favori l’adozione di istituzioni di tipo romano.

Colonie romane e cittadini romani

77 Le colonie dei cittadini romani furono inizialmente formate… §

Le colonie dei cittadini romani furono inizialmente formate attraverso la deduzione di gruppi di cittadini, spesso veterani; talora essi andavano a costituire una nuova città, talora si stabilivano in una città già esistente, che veniva innalzata al rango di colonia. Gli originari abitanti continuavano a vivere nella città come “stranieri residenti”. Il problema che si pone è se esistevano delle leggi per la fondazione di colonie. A Cesare viene fatta risalire un lex Iulia che avrebbe fissato le norme organizzative delle colonie, ma la questione è ancota dibattuta. La storia giuridica della colonia appare come una storia lunga e complessa, su cui piu volte si intervenne con atti. Il titolo di colonia poteva anche essere concesso a comunità peregrine, senza che ci fosse un reale invio di coloni. In questo caso avveniva per tappe: la prima tappa, municipio latino, la città poteva conservare le proprie magistrature (Leptis Magna); la transizione a colonia comportava la concessione della cittadinanza romana e l’adozione delle istituzioni romane. Con Settimio Severo si accentuo il movimento di promozione non solo delle città peregrine, ma anche di pagi e vici e di populi al rango di città di diritto latino o romano. Municipi furono elevati al rango di colonie. Il diritto italico, condizione giuridica delle città italiane, prevedeva l’esenzione dai tributi e la piena proprietà della terra. Esso fu esteso, da Augusto, a certe sue colonie romane in Oriente, forse per mantenere i privilegi di italici trasferiti. Esistevano, nelle province, raggruppamenti di cittadini romani che non fanno capo a colonie e municipi, ma a comunità minori. Si tratta di comunità di cittadini romani che vivevano in vaste proprietà terriere (Africa). Tali comunità possono essere amministrate da uno o due magistri, o, nei casi piu complessi, da un numero elevato di magistrati.

Cittadinanza romana e cittadinanza locale

78 Man mano che la cittadinanza romana veniva concessa… §

Man mano che la cittadinanza romana veniva concessa si poneva il problema tra rapporto tra la cittadinanza romana e quella locale. Da alcuni documenti epigrafici la cittadinanza concessa conteneva alcune clausole di salvaguardia dei diritti locali (continuava a vivere secondo il diritto locale), come la scelta di regolare contese davanti ai tribunali locali o romani. L’esenzione dai tributi fu un privilegio raro: il nuovo cittadino doveva continuare a versare i tributi al popolo romano e all’imperatore. Per Elio Aristide la cittadinanza romana segnava l’ingresso nel mondo privilegiato e diventava scudo per difenderdi dagli obblighi locali e per difendere le immunità ottenute per beneficio imperiale. Per i provinciali che avevano ottenuto la cittadinanza, Roma restava comunque lontana, e l’unica realtà dove esplicare i doveri rimaneva la città natale. Solo per i cavalieri ed i senatori la cittadinanza romana poteva esplicarsi in maniera totale. L’introduzione dei provinciali in Senato, in età imperiale, accellero: nel I secolo la maggioranza dei nuovi senatori proveniva dalle province occidentali; dal periodo degli Antonini aumentarono quelli originari dalle province orientali poiché nel II secolo l’Oriente era piu ricco dell’Occidente. Inoltre gli orientali conoscevano sia il greco che il latino, per cui erano in grado di governare in entrambe le zone dell’impero. Questo avanzamento dei provinciali trova giustificazione nella scelta stessa degli imperatori: Adriano e Traiano spagnoli, Settimio Severo di Leptis Magna in Africa.

L’editto di Caracalla

79 Nel 212 con un editto Caracalla concesse la… §

Nel 212 con un editto Caracalla concesse la cittadinanza romana a tutti i provinciali esclusi i cosiddetti dediticii. Alcuni contemporanei (Cassio Dione) insinuarono che non si tratto nient’altro che di un provvedimento volto ad aumentare le entrate dello stato. Ancora oggi il dubbio esiste: fu un provvedimento ormai inutile, perchè ormai svuotato da ogni significato e valore, o un atto rivoluzionario? Rimane aperto anche il dibattito sui dediticii, cioè coloro che ne furono esclusi. Comuque sia il provvedimento non suscito particolare entusiasmi. In ogni caso il provvedimento rappresento una rottura con il passato, Roma aveva sempre considerato la cittadinanza un favore riservato ad una élite. L’editto rappresento una tappa importante per il processo di livellamento degli statuti municipali, togliendo le distinzioni tra municipi, colonie e civitates.

La realtà municipale

80 Indipendentemente dal loro statuto tutte le città godevano… §

Indipendentemente dal loro statuto tutte le città godevano di una certa autonomia. In Oriente continuo ad esserci il modello polis greca, in Occidente i municipi latini. I cittadini, divisi in curie, eleggevano i magistrati e votavano le leggi. C’era il senato composto da ex-magistrati (i decurioni). Le occupazioni dell’ordine dei decurioni. ✓ Riscossione delle imposte locali ✓ Versamento dei contributi dovuti dalla città a Roma ✓ Sorveglianza dei templi e degli edifici pubblici ✓ Mantenimento delle strade ✓ Rifornimento d’acqua ✓ Vita religiosa ✓ Votava decreti onorifici Il cursus delle magistrature si sviluppava su questura, edilità, duumvirato che era la carica piu elevata. In alcune città si hanno dei quattruoviri al posto dei duuviri; ogni cinque anni assumono il titolo di quinquennalis con funzioni censorie. Nelle città peregrine, accanto agli ordini dei decurioni potevano esserci magistrature che conservavano il nome indigeno. L’accesso alle magistrature comportava un pagamento di una somma, il cui ammontare era proporzionale all’onore ricevuto. Le amministrazione delle città non disponevano di entrate finanziare per fronteggiare le spese che questo comportava, non esistevano tasse municipali. Le uniche entrate erano relative da rendite fondiarie, su terre affittate ai privati, o da lasciti testamentari. Per le spese straordinarie bisognava fare affidamento sul generoso intervento volontario, dei privati o dell’imperatore. Questo duro fino a che non entrarono in crisi economica i ceti dirigenti delle città: infatti dai privati, cittadini ricchi, venivano finanziati i giochi, la costruzione di templi, strade, ponti, le distribuzioni di denaro e di cibo alla plebe urbana. Questo sistema (evergetismo) era tutt’altro che disinteressato, in quanto mirava a raccogliere i suoi frutti sul piano politico. Si dà al popolo perchè il popolo vota. Le città cercavano spesso di mettersi sotto la protezione di un patrono, un personaggio ricco molto influente che era giunto al culmine delle magistrature. Eletto dai decurioni doveva garantire interventi politici ed amministrativi a favore delle città (anche con denaro). In cambio riceveva prestigio ed onori; la carica era ereditaria. Man mano che l’evergetismo si attenuo, divenne richiesto l’intervento dell’imperatore per ottenere condoni fiscali, sovvenzioni, elargizioni.

LA STRUTTURA DELL’ESERCITO

Le innovazioni augustee

81 Dopo Azio §

Dopo Azio, Augusto riorganizzo le sessanta legioni e piu che componevano l’esercito. Per ragioni di sicurezza e di numero, molte vennero smobilitate e per i soldati congedati vennero fondate nuove colonie. Il nuovo esercito era composto da volontari (la leva si pratico solo in due casi eccezionali) i quali, fedeli all’imperatore, erano destinati a militare per un lungo periodo, e sempre piu professionisti: ad essi era vietato il matrimonio finchè erano in armi. L’esercito imperiale era composto da 25 legioni di fanti (tutti scelti tra cittadini romani), da corpi ausiliari (da peregrini) e corpi speciali: nove coorti pretoriane vigilavano la sicurezza dell’imperatore; le tre coorti urbane e le sette coorti dei vigili la sicurezza di Roma. Tra i vari corpi vi erano differenze di importanza e dignità, che si rispecchiavano nel soldo e nella durata del servizio. Solo le coorti pretoriane, urbane e dei vigili potevano entrare in Roma, le truppe erano dislocate nelle province. Le frontiere vennero rinforzate con accampamenti permanenti.

Le riforme del III secolo

82 Fino a Marco Aurelio questo sistema fu in… §

Fino a Marco Aurelio questo sistema fu in grado di mantenere la pace alle frontiere. Ma dal 165 il grande sommovimento sia ad Oriente che ad Occidente, aveva messo in grave crisi la sicurezza del mondo romano. Settimio Severo opero alcune riforme dell’esercito per meglio contrastare il pericolo. La prima misura fu quella di creare una legione in Italia sia per salvaguardare la penisola che per avere un’unità mobile da spostare in caso di necessità alle frontiere. Il reclutamento degli ufficiali si apri sempre piu ai provinciali i quali potevano cosi accedere al rango equestre. Settimio Severo rinforzo anche le frontiere con la costruzione di nuovi castella e furono arruolate nuove truppe ausiliarie. Vennero cosi a costituirsi nuovi tipi di soldati lavoratori: i castellani, che avevano in assegnazione terre e pascoli da sfruttare nelle stessa zona in cui erano stanziati. Le condizioni dei soldati migliorarono, vennero aumentati gli stipendi, potevano sposarsi e vivere con la moglie, fu assicurata la carriera ai piu valorosi, ai veterani fu concessa l’esenzione dagli obblighi finanziari. L’esercito divenne un grande fattore di romanizzazione per le regioni di confine: coloro che non romani venivano arruolati ed erano forgiati dalla lingua e al costume romano. Gli accampamenti di frontiera, in molti casi, divennero delle nuove città.

L’ETA’ TARDOANTICA

L’ideologia dioclezianea

83 Diocleziano (284-305) con una azione energica avvio l’impero… §

Diocleziano (284-305) con una azione energica avvio l’impero ad una rinascita dopo una crisi di cinquant’anni. L’ideologia iovia esprimeva la sua sovranità, e l’appellativo di Iovius per lui ed Herculius per l’altro Augusto, ricordano che il potere è trasmesso da Giove. Né il Senato né l’esercito sono all’origine del potere imperiale; ogni sovranità viene da Giove con la mediazione di Diocleziano. Il cerimoniale e gli abbigliamenti degli Augusti vengono innovati: l’imperatore vive lontano dagli occhi comuni, l’omaggio assume la forma dell’adoratio. Il cerimoniale di corte segnava la distanza incommensurabile fra l’imperatore e l’ordinaria umanità.

Impero cristiano e assolutismo

84 La storiografia tende a vedere una coincidenza tra… §

La storiografia tende a vedere una coincidenza tra impero cristiano e assolutismo. L’indirizzo assolutistico dell’impero si coglie nella centralizzazione dei provvedimenti di Diocleziano, i quali miravano a creare una gerarchia di funzioni che rendesse piu facile la direzione da parte del potere centrale a vantaggio del fisco. Ma mentre Diocleziano guardava indietro alla tradizione romana, proponendosi di diffondere la lingua e il diritto romano in tutto l’impero, Costantino si discosto totalmente per alcune ragioni. ✓ Netta separazione tra le funzioni civili e militari ✓ Nuovo ordinamento dell’esercito ✓ Nuovo ruolo del senato di Roma grazie al trasferimento della sede imperiale a Costantinopoli Ma la novità fu costituita dalla concessione di piena libertà di culto ai cristiani. L’imperatore cristiano rappresenta Dio sulla terra; e come esiste un solo Dio che domina il mondo, cosi deve esistere un solo imperatore che per mandato divino comanda sulla terra. L’universalismo dell’impero, che poneva l’urbs al centro del mondo, diviene ora il segno del carattere divino. Una religione universale ed assoluta conveniva meglio ad un sistema egemonico che pretendeva di dominare il mondo: Roma era al servizio di un unico Dio.

Trasformazioni e permanenze

85 Anche dopo la divisione dell’impero §

Anche dopo la divisione dell’impero, a fianco di grandi trasformazioni si accompagnano forti permanenze. Le istituzioni dell’impero rimangono stabili quando non si consolidano anche grazie per l’ampia opera di sistemazione giuridica di questi secoli. Le norme giuridiche vengono raccolte, selezionate, classificate ed attualizzate in tre momenti: quello dioclezianeo-costantiniano, con i primi tentativi di compilazione; il primo grande codice Teodosiano, in cui furono raccolte le costituzioni di Costantino; il codice giustinianeo del 529. L’altro elemento è dato dallo sviluppo dell’apparato dello stato: una burocrazia che si dirama in tutto l’impero che risponde solo all’imperatore. In Oriente la centralizzazione burocratica resto fondamento per tutta la durata dello stato bizantino, in Occidente, soprattutto in Italia, le aristocrazie locali conservarono i quadri amministrativi romani. Ci sono anche delle rotture: in Occidente sparisce la forza dell’esercito, si accentuano i particolarismi, l’universalità è perduta, ma le istituzioni romane e la cultura latina perdurarono ancora nel VII secolo.

L’ORDINAMENTO CENTRALE E LA CORTE

Il declino delle magistrature

86 Il senato si sdoppio uno a Roma e l’altro a Costantinopoli §

Il senato si sdoppio uno a Roma e l’altro a Costantinopoli. Il senato, le assemblee e le magistrature si svuotarono di tutti i poteri decisionali che avevano in età republicana e che erano comunque già diminuiti durante il principato. Dopo Costantino la nobiltà senatoria divenne una nobiltà di corte, che accoglieva membri che avevano ricoperto le piu alte cariche. Col tempo questa nobiltà si stacco in maniera ancora piu netta dalle classe inferiori. In Occidente la sua base di ricchezza era fondiaria e si svilupparono tendenze di indipendenza rispetto al potere centrale. A Roma, l’aristocrazia non ebbe piu l’autorità politica di un tempo anche se conservava dignità e prestigio. Il consolato, la pretura e la questura non scomparirono. Il consolato era ancora ambitissimo soprattutto quando il collega era l’imperatore. Alla fine del IV secolo un console era nominato in Occidente ed uno in Oriente. Le magistature repubblicane venno sostituite da una sistema gerarchico e burocratico che ha alla testa l’imperatore; il funzionario è legato all’imperatore solo a lui deve rispondere. Inoltre con Costantino si concluse il processo di divisone delle funzioni civili e militari: i prefetti del pretorio e i governatori delle province avevano solo funzioni civili. Nel campo amministrativo, Diocleziano, affido ad una collega, Massimiano, il governo della parte occidentale dell’impero. Qualche anno dopo a questa diarchia si sostitui una tetrarchia. Due Augusti e due Cesari si ripartirono i territori. Questa tetrarchia duro solo sette anni, nel 306 il principio dinastico riprese il sopravvento con Costantino. Roma cesso di essere la residenza unica dell’imperatore, i quattro si stabilirono in diverse città dell’impero: l’imperatore viaggia e la sua residenza puo avere sede in diverse città.

La corte

87 La corte imperiale vive nel palazzo §

La corte imperiale vive nel palazzo, il palatium, con l’imperatore. Il personale gerarchizzato (palatini) è distribuito in molteplici e specializzate mansioni. Il ciambellano (praepositus sacri cubiculi) è la figura piu importante poichè vive a contatto con l’imperatore. Da lui dipendevano tutti i domestici privati dell’imperatore guidati da un primicerius, che acquisterà un forte prestigio. La guardia del corpo dell’imperatore era costituita dalle scholae palatinae composta da 500 uomini (barbari germani).

Gli uffici palatini

88 Costantino riorganizzo l’amministrazione centrale §

Costantino riorganizzo l’amministrazione centrale. Alla testa dei grandi servizi sono quattro ministri. ✓ Quaestor sacri palatii: cancelleria, redazione atti ufficiali e legislativi, archivio centrale; a stretto contatto con l’imperatore parlano a suo nome, scrivono i suoi atti, godono di altissima influenza, ricevono suppliche e le trasmettono all’imperatore ✓ Magister officiorum: “ministro degli interni”. Dirige il personale di corte, si occupa di politica estera e riceve gli ambasciatori, comanda le scholae palatinae ✓ Agentes in rebus: comandati dal magister officiorum erano i portatori di ordini ufficiali (lettere, leggi, arresti, convocazioni), compivano anche funzioni di polizia, godevano di pessima fama ✓ Comites: in numero di due avevano competenze finanziarie, responsabili delle confische, delle gestione del fisco e amministravano i beni del sovrano; il comes sacrarum largitionum che era il responsabile del tesoro imperiale Tutti questi ministri avevano a loro disposizione numerosi uffici e dipendenti.

Gli scrinia

89 Erano i grandi uffici posti sotto l’autorità del magister officiorum §

Erano i grandi uffici posti sotto l’autorità del magister officiorum. I diversi uffici, quattro in Oriente e tre in Occidente, si occupavano di corrispondenza, risposte ed osservazioni degli imperatori, suppliche e processi. Verso il 343 compare il Concistorio del Sacro Palazzo. E’ il luogo di riunione dove l’imperatore chiama a raccolta il suo consiglio, per avere pareri o informazioni: i quattro ministri palatini, i notai che svolgono la funzione di segretari e i comites consistorii, cioè i compagni dell’imperatore che fungono da consiglieri. I compiti del Sacro Concistorio sono vastissimi. ✓ Approvazione delle leggi proposte dal Senato ✓ Accuse di tradimento o delle ribellioni ✓ I vescovi vengono convocati per difendersi o esporre lamentele ✓ Distribuzione di donativi ✓ Nomina dei funzionari ✓ Giungono notizie da tutto l’impero

I POTERI LOCALI

Le prefetture e le diocesi

90 La divisione in prefetture dell’impero risale a Costantino §

La divisione in prefetture dell’impero risale a Costantino. Le prefetture furono divise in diocesi e le diocesi in province (un centinaio). Nasce una nuova carta amministrativa che registra il nome delle province e delle diocesi (Latercules veronensis). Al vertice dopo l’imperatore ci sono i prefetti, poi i vicari che sono a capo delle diocesi, e sotto i governatori delle province. Secondo Lattanzio la motivazione di questa riportazione va ricercata nell’esigenza di inasprire i controlli sui territori provinciali per ragioni di imposizione finanzaria. Il prefetto del pretorio, che ancora sotto Diocleziano comandava le truppe di Roma e dell’Italia, nonché le dieci coorti pretorie, con Costantino si vide riformare le sue funzioni. La carica fu regionalizzata, in numero di cinque erano in Gallia, Africa, Italia e due in Oriente. Il loro numero cambio negli anni a seguire (4 alla fine del IV secolo). Anche la sede cambio, da Roma dove era stata la sede originaria, si trovano ora a Treviri, Milano, Sirmio, Costantinopoli o Antiochia. Privi di potere militare, erano senatori con grandi responsabilità e con status altissimo. ✓ Responsabili dell’ordine ✓ Amministrazione locale ✓ Trasmettono disposizioni ai vicari e ai governatori delle province ✓ Controllano i giochi, i mercati, le costruzioni pubbliche ✓ Gestiscono l’annona civile e militare ✓ Incassano le imposte ✓ Stipendiano i soldati, i funzionari, il personale ✓ Giudici d’appello rispetto ai tribunali territoriali ✓ Rendono note le costituzioni imperiali Il vicario delle diocesi, di rango equestre, ha gli stessi poteri del prefetto nella propria diocesi. Il vicario aveva un suo ufficio ampio pari a quello del prefetto del pretorio. L’Italia era amministrata da due vicari (Italia annonaria e Italia suburbicaria).

Il governo delle province

91 I governatori delle province potevano essere sia di… §

I governatori delle province potevano essere sia di rango equestre che senatorio. Il loro titolo cambiava in base al rango. Eliminata la distinzione tra province senatorie ed imperiali, tutti i governatori erano sotto il controllo dell’imperatore, attraverso i prefetti ed i vicari. I poteri dei governatori erano solo civili, con compiti di polizia, finanziari, giudiziari. La corruzione (rapine, speculazioni, cupidigia) dei governatori fu oggetto di ripetuti interventi legislativi.

L’Italia e Roma

92 Diocleziano ridusse l’Italia a provincia §

Diocleziano ridusse l’Italia a provincia. Del resto dopo l’Editto di Caracalla, non c’era piu ragione che l’Italia e Roma avessero privilegi. L’urbs non era piu al centro dell’impero, l’Italia non di identificava piu con Roma. Il territorio ridotto a provincia non fu piu esente da tributo e da reclutamento militare; divenne sede stabile di eserciti. Roma e Costantinopoli erano governate dal prefetto della città, che sfuggiva al controllo sia del governatore della provincia che del vicario. A Roma il prefetto urbano aveva riunito nelle proprie mani le funzioni che un tempo erano state delle magistrature regolari. Era affiancato nelle sue funzioni dal prefetto dell’annona, dal prefetto dei vigili e una serie di curatores con compiti specifici. Il prefetto urbano era il responsabile del buon andamento della vita cittadina, compito non semplice per le difficoltà di approvvigionamento regolare della città: ad ogni avvisaglia di crisi annonaria il prefetto ne faceva le spese.

LA NUOVA BUROCRAZIA

I funzionari

93 Il personale amministrativo accrebbe vistosamente sia per poter… §

Il personale amministrativo accrebbe vistosamente sia per poter mantenere una struttura centralizzata che per la moltiplicazione delle province e la separazione dei poteri civili da quelli militari. Non era richiesta una particolare competenza; la mancanza di separazione tra le varie funzioni (amministrative, finanziarie e giudiziarie) faceva si che i maggiori dignitari si occupassero di tutto e per periodi abbastanza brevi. I comandi militari, invece, erano di piu lunga durata, richiedendo una maggiore esperienza. Servono in maniera permanente i notarii, funzionari con la funzione di stenografi che li metteva al corrente dei segreti dello stato. Reclutati nel seno delle classi umili avevano la fama di intriganti e servili. Il loro capo, il primicerius notariorum, col rango di proconsole teneva la lista completa dei funzionari.

Il loro reclutamento

94 L’imperatore era responsabile di tutte le cariche §

L’imperatore era responsabile di tutte le cariche, ma non potendo occuparsi di tutte le assunzioni (non esistevano concorsi) doveva affidarsi al giudizio dei funzionari della corte. Si sviluppo cosi un sistema di raccomandazioni, di intrighi, di pressioni, in cui avevano la meglio quelli che erano piu vicini all’imperatore. Nasceva cosi la pratica del suffragium: chi chiedeva appoggi promettava o dava già in anticipo ai suoi protettori terre o denari e vennero stabilite vere e proprie forme contrattuali. La pratica venne cosi in uso che Teodosio dovette riconoscerla e regolamentarla. Alti funzionari di palazzo mettevano all’asta apertamente le cariche statali. La pratica favori cosi la corruzione: chi otteneva la carica si rifaceva delle spese sostenute, accettando mance, praticando estorsioni, cercando tutti i mezzi per guadagnare. Nonostante cio gli imperatori successivi non ebbero scrupolo a vendere le cariche, pressati da problemi finanziari. Il reclutamento rispose a criteri diversi: Diocleziano escluse dalle cariche piu alte i membri della classe senatoria; Costantino li reintegro; Giuliano arruolo solo i pagani. I funzionari erano collocati in una rigida gerarchia, cui rispondevano titoli onorifici: 1 spectabiles, illustres, 2) clarissimi (antichi senatori), 3) perfectissimi (antichi cavalieri). Ciascun funzionario ha sotto le sue dipendenze un certo numero di subordinati. Tutti tentavano di raggiungere le piu alte funzioni: i nobili di nascita, chi inseguiva una progressione sociale, al termine di una brillante carriera.

L’ORGANIZZAZIONE DELL’ESERCITO

Le riforme di Costantino

95 Diocleziano aveva rinforzato le installazione difensive lungo i… §

Diocleziano aveva rinforzato le installazione difensive lungo i confini, ristrutturando i forti, e collocandovi l’essenziale delle forze, ma decisamente inferiori a quelli del primo impero. Costantino spezzo questa concezione statica della difesa, prelevo le truppe dalle frontiere, prendendo atto di non potere ammassare forze sufficiente nelle frontiere, e creo il comitatus, una forza di intervento, là dove era necessario, o di scorta. I comitatenses divennero il corpo piu importante dell’esercito; a tale esercito si affianco l’esercito stanziale, rafforzato da corpi ausiliari barbari. Per rimpiazzare i prefetti del pretorio, ora carica civile, Costantinio mise a capo dell’esercito due “capi di stato maggiore”: il magister peditum, per la fanteria, e il magister equitum, per la cavalleria. Ad ogni suddivisione amministrativa corrispondeva un comando militare. Con l’intento di sottrarre il comando delle legioni ai governatori delle province, che causarono le usurpazioni del III secolo, Costantino diede il comando militare ai magistri militum diocesiani e duces provinciali. L’esercito costava: la loro renumerazione era non solo in denaro, ma anche in cibo (pane, carne, olio, vino) e in armi. Questa nuova prassi di pagare i soldati, spiega la loro dislocazione presso le città per problemi logistici complessi. Ma le città non erano abituate alla contiguità con i soldati; il malcontento dei cittadini era causato dalla rozzezza, dall’arroganza e dall’indisciplina delle truppe.

Le innovazioni nel reclutamento

96 In Occidente la cronica difficoltà di reclutamento delle truppe §

In Occidente la cronica difficoltà di reclutamento delle truppe, costrinse Diocleziano ad operare una riforma del reclutamento, che consisteva nell’imporre il pagamento delle imposte fondiarie in reclute, il che non trovo il favore dei proprietari di terre che si vedevano privati di forza lavoro e cercarono di limitare i danni fornendo gli schiavi peggiori. Ma molto piu frequentemente i proprietari versavano l’equivalente in denaro. Inoltre c’era il problema dell’imboscamento, che gli imperatori cercarono di frenare in vari modi, anche con la condanna a morte. La conseguenza fu la crescente barbarizzazione dell’esercito, che vede dei barbari alla fine del IV secolo l’asse portante dell’organizzazione militare. I barbari venivano reclutati in vario modo. I gruppi accolti all’interno del territorio dell’impero dovevano fornire contingenti di uomini (come i Goti in Tracia). I proprietari romani forninavo all’esercito i barbari deportati che erano stati loro forniti come coloni. La conclusione logica di questa evoluzione fu che alla fine del IV secolo gli alti comandi erano largamente barbarizzati: il vandalo Stilicone e lo svevo Ricimero assursero alle cariche piu alte fino a raggiungere quella di magister militum.

CHIESA E IMPERO

Dalle persecuzioni alla conversione

97 Durante la tetrarchia il programma di governo fu… §

Durante la tetrarchia il programma di governo fu improntato ad un profondo moralismo. Si auspicava un riavvicinamento ai valori religiosi tradizionali: Roma aveva pagato caro il suo rilassamento morale. Questa fu la causa delle persecuzioni contro i cristiani e i manichei. I cristiani furono allontanti dall’esercito, ma non dovette essere ininfluente il rifiuto dei cristiani di servire nell’esercito, conseguenza delle novità introdotte nel reclutamento. Nel 304 un editto di Diocleziano, obbligava tutta la popolazione a compiere un sacrificio, pena la morte: i cristiani preferirono la morte al rituale del culto imperiale. Nel 313, con Costantino, il cristianesimo subentro al paganesimo; non era peraltro possibile distruggere in un sol colpo credenze ed istituzioni pagane. Solo pochissimi templi furono chiusi.

Il rapporto tra imperatori e Chiesa

98 Nella cultura pagana §

Nella cultura pagana, all’imperatore era attribuita la responsabilità di mantenere la pax deorum, ossia il favore divino verso l’impero, attraverso la salvaguardia della regolarità del culto reso agli dei. In seguito alla conversione costantiniana, il problema si trasporto nel campo della religione cristiana. L’imperatore interviene nelle questioni religiose per mantenere l’unità tra i cristiani (Arles e Nicea). La Chiesa accettava che l’imperatore fosse arbitro delle dispute; alcuni editti degli imperatori stabilivano quale doveva essere la vera fede ed invitavano i vescovi ad accettare le loro decisioni. La Chiesa talvolta si oppose all’imperatore, poichè quest’ultimo, come cristiano, doveva ubbidire alle regole morali della Chiesa. Ma l’imperatore non si preoccupo solo dell’unità dell’impero ma anche dell’unità spirituale dei suoi cittadini.

LE ISTITUZIONI CITTADINE E LA LORO CRISI

La vita municipale

99 La città possedeva una sorta di piccolo senato (ordo) §

La città possedeva una sorta di piccolo senato (ordo), i cui membri erano chiamati curiali selezionati in base alla ricchezza. La Curia designava i magistrati; all’interno esisteva un sorta di giunta i principales o decemprimi che aveva il compito di ripartire annualmente le imposte e i munera tra tutte le categorie dei cittadini. Esisteva un cursus dei magistrati che partiva dalla prefettura dei vigili (incendi e ordine pubblico), la questura (finanza), l’edilità (lavori pubblici) per giungere al duumvirato, tutte le cariche erano annuali. Il duumvirato era la carica piu prestigiosa ma anche piu onerosa, che si doveva occupare di tutto.

I curiali

100 I curiali erano i proprietari §

I curiali erano i proprietari, piu o meno ricchi, che amministravano la città. L’impero aveva bisogno di risorse per mantenere l’esercito, ed i curiali ne fecero le spese. Infatti i curiali non dovevano solo sobbarcarsi grandi spese per la vita della città, ma erano obbligati a garantire la riscossione delle tasse nel loro territorio; il carico fiscale era pesante il rischio personale grande. L’imposta fondiaria era fissa e ripartita tra le province, suddivisa poi tra le città e i villaggi e di qui giungeva al singolo contribuente. L’imposta poteva essere pagata in natura o in denaro, veniva raccolta nei vari magazzini dell’annona e distribuita all’esercito, ai funzionari, alle grandi città. L’ampiezza della fiscalità, il metodo di ripartizione delle tasse, aggravata da numerose esenzioni, le vessazioni e la violenza con cui gli incaricati imponevano le riscossioni aumentarono la disaffezione verso il governo centrale. Il mancante doveva essere pagato dai curiali e per evitarlo tartassavano i loro concittadini. I cittadini odiavano i curiali che a loro volta odiavano lo stato. Non stupisce allora che i curiali cercassero di fuggire dalle città ritirandosi nei loro campi. Altri sistemi per sfuggire alle imposte erano quelli di arruolarsi nell’esercito, farsi preti o trovare un impiego negli uffici pubblici (che erano le categorie esentate). Gli interventi imperiali, sempre piu minacciosi, si moltiplicarono, tutti resi a fare restare nelle città e nel ruolo di magistrati i notabili piu ricchi.